
Agosto è il mese in cui si festeggia sia il compleanno che – purtroppo – la dipartita di uno degli eroi della Bara, ovvero Wes Craven che ci lasciava dieci anni fa, urca! Il tempo vola più di questo feretro.
Per ricordarlo abbiamo pensato di mettere su una piccola iniziativa commemorativa, che mi pone di fronte al solito problema, cosa scrivere dopo aver già dedicato un’intera rubrica a Craven? Per mia fortuna il nostro è stato tanto prolifico da lasciarmi con ancora qualcosina per integrare la rubrica, intanto vi avviso, al fondo del post troverete il resto della celebrazione a tema, intanto, bentornati a… Craven Road!

Per trovare un titolo sono tornato fino al 1990, esattamente l’anno dopo in cui zio Wessy, in aperta polemica con l’andazzo che la New Line Cinema aveva data alla saga di Nightmare, il regista di Cleveland aveva provato a lanciare una nuova icona Horror, un Freddy 2.0 di nome Horace Pinker e non lo dico solo per motivi temporali, tenente a mente il nome di Mitch Pileggi, che tornerà a trovarci nel corso del post.
Di bocca buona quando si parlava di lavorare, memore della sua gavetta come montatore (anche di film per adulti), Craven dopo la delusione di Sotto Shock si è rifugiato ancora una volta sul piccolo schermo, un altro film televisivo come già fatto in passato per Summer of fear, Invito all’inferno e Sonno di ghiaccio. Il suo nuovo lavoro si intitola “Night Visions”, scritto a quattro mani insieme a Thomas Baum avrebbe dovuto essere il pilota di una di quelle serie che, citando Pulp Fiction, non è diventata niente. Anzi, per la precisione è rimasto un film per la tv, trasmesso negli Stati Uniti il 30 novembre 1990 su NBC e qui da noi, in uno strambo Paese a forma di scarpa da Rai 3 nel giugno del 1996, con il fin troppo rivelatorio titolo di “Delitti in forma di stella”.

Nel tentativo di smarcarsi dal cinema dell’orrore, Wes Craven era sempre pronto a sperimentare con qualche nuovo genere, in questo caso siamo davanti ad un thriller a tinte Horror, un poliziesco con assassino seriale che riesce a cavalcare tutti, ma dico proprio tutti i cliché del genere.
Colpisce fin da subito il fatto che le musiche siano state composte da quel genietto di Brad Fiedel, qui costretto ad aprire con salsa e merengue, visto che il film inizia in un locale dove si balla “latino” e dove l’amichetta di Ray, Aura, fa gola ad un po’ troppi ballerini generando la gelosia del suo boh, compagno, amico, trombamico, non è chiaro. Sta di fatto che Aura fuori dal locale viene strangolata e uccisa, il suo corpo, disposto a terra con braccia e gambe aperte come se stesse facendo l’angelo della neve, nuova vittima dello “Spread-Eagle Killer”, ci sono delle tracce di trama in questo cliché di poliziesco.

Se poliziesco deve essere, ci vuole il poliziotto, ed è uno con l’aria credibile per la parte di quello un po’ matto quando perde la tramontana, visto che ad impersonare il Sergente Thomas Mackey troviamo quel pazzarello di James Remar, che dopo Hill e Cameron avrebbe dovuto volare altissimo, invece i trascorsi personali lo hanno portato anche sul piccolo schermo, a pestare Ray, che per via della coda di cavallo, la giacca extra large color salmone e l’anno di produzione del film, sembra Fiorello ai tempi del Karaoke.

Cosa manca? Il nuovo compagno per questa stramba versione della formula dei film di Strambi Sbirri, per completare il “Buddy Movie” poliziesco arriva una psicologa, la Dr. Sally Powers impersonata da Loryn Locklin, bellissima malgrado i capelli alla Nino D’Angelo. Visto che il clichè scorre potente, siccome la dottoressa entra in scena anche con l’ultimo bottone della camicetta allacciato, già sappiamo che da qui al terzo atto, finirà il film in maniche di mutante (è una regola, non si scappa) inoltre partono tutte le dinamiche pseudo amorose tra lei e il rude sbirro con un’aggiunta, era il periodo della carriera di Craven in cui stava in fissa con… i poteri!

Vi ricordate le visioni oniriche di Sotto Shock? Bene qui Craven cerca di mettere un po’ di sogni anche qui, pare che con la laurea in psicologia, ti diano anche i poteri ESP, Sally si sdraia sulle sagome – ovviamente a forma di stella – delle vittime e c’ha le visioni di come sono morte, ma questo non le evita la missione sotto copertura, l’inevitabile momento seSSi per Loryn Locklin, che tutta vestita di pelle deve infilarsi nel locale dove fanno le cosacce, avete presente Cruising? Eco, la versione per bambini.

Vi avevo promesso del Mitch Pileggi, quindi rimedio subito, Craven si porta dietro il suo attore per offrirgli un ruolo da capo della polizia, che alza la voce per le intemperanze del suo sergente e per certi versi, sembra il punto di incontro tra i tipacci che gli faceva impersonare zio Wes e il ruolo che lo ha resto celebre, il direttore Skinner, non dei Simpson ma di X-Files.

Se la soluzione del mistero è facilmente intuibile – al movente invece, ci penserà lo spiegone del killer – la parte piatta di questo film televisivo è la regia, sembra che Craven abbia tempo e denaro per una sola ripresa per ogni scena, quindi molto spesso, opta per bizzarri angoli di inquadratura molto alti, in modo da riprendere entrambi i personaggi intenti a recitare i dialoghi, insomma, dei quattro film televisivi diretti da Wes Craven, questo sembra quello più realizzato con la fretta nel cuore, invisibile ed introvabile su supporto fisico, rappresenta il classico titolo che solo i veri fanatici del Maestro di Cleveland potrebbero andare a cercarsi, infatti, eccomi qua ad aggiungere un altro tassello alla rubrica.
Per il resto della celebrazione in memoria dello zio Wes, vi rimando alle pagine di Vengono fuori dalle fottute pareti e del Zinefilo, cliccate fortissimo e buona lettura, perché ovunque si trovi, Wes Craven sicuramente ci sta osservando con il suo sorriso da Stregatto psicopatico, quanto mi manca!


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