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Dirk Gently – Agenzia di investigazione olistica – Stagione 1: Tutto è interconnesso (anche il cervello di Max Landis)

All’improvviso il miracolo! Quando pensi che
Max Landis abbia toccato il fondo e
poi si sia messo a scavare, succede che su Netflix ti mettono questa serie e il figlio del grande John riparte di
scatto.

Sapevo che negli Stati Uniti sarebbe uscita
una serie ispirata al personaggio di Dirk Gently, è stata una gradita sorpresa trovarla disponibile dall’11 dicembre 2016 sul paginone di Netflix
(sempre sia lodato), ora mettiamo i puntini sulle “i”: quando qualcuno mi fa il
nome di Dirk Gently io faccio mezzo salto carpiato sul posto, perché ho sempre
considerato quel gran genio di Douglas Adams uno dei miei autori preferiti e
anche se è famoso ai più per la mitica trilogia (in cinque parti) della “Guida
galattica per gli autostoppisti”, l’altro suo personaggio più celebre è proprio
Dirk Gently, l’investigatore olistico convinto che tutte gli eventi siano
interconnessi tra di loro.
Il primo libro dedicato al personaggio (“Dirk
Gently Agenzia investigativa olistica” 1987) è uno dei migliori
romanzi mai scritti da Adams, un intrigo di divani incastrati per le scale e
viaggi nel tempo difficile da riassumere anche per quelli dotati della capacità
di sintesi, quindi figuratevi per me. Il suo seguito è il bel libro intitolato
“La lunga oscura pausa caffè dell’anima” (1988), non geniale come il primo, ma
davvero molto divertente, visto che il nostro Dirk si ritrova ad interagire con
Thor il dio del tuono della mitologia Nordica, evento che viene brevemente
citato nel primo episodio di questa serie tv, piccola strizzata d’occhio ai
lettori di Adams.



“Todd ho appena avuto un ide…” , “Ti prego risparmiaci la battuta sulla lampadina”.

A dirla tutta, Dirk Gently fa anche una
(purtroppo) breve comparsata, nel romanzo postumo Il salmone del dubbio, raccolta di tutto e un po’ degli scritti più
sfiziosi trovati in casa dello scrittore dopo la sua dipartita.

Adattare le avventure dell’investigatore
olistico per il piccolo schermo non è certo un’impresa facile, vista la
complessità della trama ordita da Adams, anche perché vuol dire esporsi al
confronto diretto con un mostro sacro come il creatore della “Guida Galattica”.
L’unico modo per avere una vita ancora più complicata, è quella di venire al
mondo e ritrovarsi addosso un cognome come LANDIS, che leggerissimo da portare
non deve essere e finora il giovane Max, diciamolo, ne aveva abbastanza
abusato.



Se ve lo state chiedendo, si, il Corgi è il vero divo della serie.

Ma evidentemente il ragazzo è uno di quelli
che dà il meglio solo nelle condizioni più complicate, perché questa serie tv,
non solo si pone l’obbiettivo di onorare il personaggio originale, ma di
adattarlo allo stesso tempo ai gusti del pubblico televisivo americano e ci
riesce pure!

Todd Brotzman (Elijah Wood che ultimamente è a suo agio con le commedie) fa il fattorino
in un albergo, si arrabatta con l’affitto, un ex band musicale (che ha fondato
e distrutto) e le spese per i medicinali di sua sorella Amanda (Hannah Marks)
che soffre della stessa rara malattia che ha falcidiato Todd per anni, ovvero
la Pararibulite che provoca allucinazioni e relativi dolori atroci.



“Sento che non riesco trattenere a il doppio FACCIAPALMO”.

Nell’albergo dove lavora, però, succede un
clamoroso casino nella camera all’ultimo piano, persone morte ammazzate (male)
da quello che parrebbe essere a tutti gli effetti uno squalo (!), ma Todd non fa
in tempo a capirci nulla, perché prima incrocia un tizio con maschera da
gorilla (e qui Max mostra di essere figlio di cotanto padre), poi una stropicciata versione di se stesso in pelliccia
e conclude la giornata quando un Inglese dalla voce fastidiosa di nome Dirk
Gently gli piomba in casa, presentandosi come un investigatore.

Ma tranquilli, da qui in poi le cose si
complicano notevolmente, tra un Corgi particolarmente intelligente, un gattino,
i bulli in giacca di pelle che si fanno chiamare “Il trio chiassoso” e una non
specificata (strana) coppia di militari, per non parlare di Ken (Mpho Koaho)
rapito dalla tormentata Bart (Fiona Dourif) che si auto definisce “Assassina
olistica” e proprio per effetto del suo ruolo nell’universo, non solo non è
possibile colpirla o ferirla in nessuno modo, ma la ragazza lascia dietro di sé
un ragguardevole numero di morti ammazzati.

La sua uscita su Netflix potrebbe
garantire alla serie un buon numero di spettatori anche in questo strambo paese
a forma di scarpa, voi non fate l’errore di perderla, perché a mani basse
rischia di essere una delle migliori uscite negli ultimi giorni dello scorso
anno, vi do solo un consiglio: se vi sembra di non capirci nulla della trama,
tenete duro per i primi tre episodi, perché gli ultimi cinque, oltre a creare
una discreta dipendenza, risolvono molti dei dubbi sollevati, anche perché Max
Landis mette su una trama piuttosto intricata, ma poi è bravo ad infilare un
paio di momenti espositivi, in cui i protagonisti si aggiornano uno con l’altro
sullo stato del mistero. Un modo intelligente di gestire i tanti personaggi in
gioco, fornendo al pubblico un paio di momenti (sono davvero solo due) di
“spiegone” in modo non noioso, ma anzi piuttosto utile.

“…agguanta il gatto!” (Cit.) che è la vera arma letale della serie, capito? Arma Let… Ok la smetto.

Lo dico per i fan di Douglas Adams come me: la
serie non è un adattamento dei romanzi, quindi questo potrebbe far storcere più
di un naso, inoltre è chiaro che l’obbiettivo fosse quello di presentare il
personaggio alla platea del pubblico americano, quindi il geniale e corrosivo
umorismo (che qualcuno definirebbe “Inglese” se questa espressione volesse dire
qualcosa) di Adams viene sostituito da trovate più vicine alla sensibilità
degli spettatori di serie tv Yankee, questo spiega perché Dirk Gently è l’unico Inglese del cast e il risultato finale non è affatto male, sembra la prima
avventura del personaggio nella terra della torta di mele.

Samuel Barnett, (intra)visto in quella ciofeca
di Jupiter – Il destino dell’universo,
è davvero azzeccato per il ruolo, nella mia testa Dirk Gently è una specie di
Sherlock Holmes scombinato dalla vocina saccente, Barnett evidentemente aveva
le mie stesse idee perché interpreta il personaggio proprio in questo modo e
funziona alla grande.



“Salve sono Dirk Gently, forse vi ricorderete di me per alcuni romanzi di Douglas Adams”.

Elia Boschi è spaesato come trama impone, l’ex
Frodo Baggins, nel giro di pochi episodi riesce a portare in scena l’evoluzione
di un personaggio che sembra Mr. Bravo ragazzo, ma in realtà ha parecchi
scheletri nell’armadio, trovo clamoroso il modo in cui il nostro sia fino ad
ora riuscito a schivare l’”Effetto Mark Hamill”, riuscendo ad uscire dall’ombra
del suo personaggio più famoso e a riciclarsi in ruolo completamente diversi come
questo qui.

Con la pelliccia e la balestra Elijah, sembri il peggior imitatore di Chewbacca di sempre.

Menzione speciale per i personaggi di Ken e
Bart, ogni volta che entrano in scena, sembra quasi di guardare un’altra serie
televisiva, poi realizzi che, a loro modo, sono sì due pedine nella grande trama
spazio temporale messa su da Max Landis, ma allo stesso tempo sembrano una
versione distorta di Dirk e Todd, uno dei due è finito in mezzo
(apparentemente) per caso, l’altro è guidato dalle forze olistiche, eppure anche
questi due hanno un ruolo importante nella partita.

Come detto, gli ultimi episodi vanno in
crescendo, il finale aperto per una prossima stagione (già confermata, olè!),
ha un senso d’ineluttabilità che a ben guardarla è più americana che inglese
nello spirito, resta il fatto che questa prima stagione, risulta una gran
sorpresa, sarà difficile per Max Landis replicare il successo, o forse no,
visto che il ragazzo dagli strani capelli pare dare il meglio quando decide di
mettersi nei casini da solo, proprio come Dirk Gently.



Ok Max, ora non ci resta che sistemarti quei capelli orrendi.

Risultato finale: da grande appassionato di
Douglas Adams, posso dirmi molto soddisfatto per questa versione americana del
detective olistico che, però, rispetta in pieno lo spirito del testo originale,
inoltre, sono doppiamente contento, con quella famiglia ho dei contatti diretti, ogni volta che esce un bel prodotto firmato
da un Landis io sono felice, bravo Max! I fumetti ti riescono benino, questa
serie tv anche, vuoi vedere che per te l’universo prevede una carriera di
sceneggiatore lontano dal grande schermo? Staremo a vedere, ho fede nel fatto
che ogni cosa è interconnessa e questa volta erano (inter)connessi anche i
neuroni dentro la testa del figliolo del grande John. 

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