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Doctor Sleep (2019): Abracadabra, Abracadanny

Alla Bara Volante abbiamo anche un dottore che su richiesta, viene a visitarvi a casa per accettarsi delle vostre condizioni mediche, si chiama Doctor Tanga. No cioè, volevo dire Doctor Slip. No niente, è Quinto Moro che con sprezzo del pericolo torna all’Overlook Hotel per la seconda volta.

Capitolo 1: Alla Reception

Darò per scontato che tutti abbiate visto Shining. Qui alla Bara abbiamo un buttafuori armato di pala per certa gente. Se siete troppo giovani o impreparati potete sempre dire la parola d’ordine e passare. Hey tu, si tu, là fuori al freddo tutto solo, qual è la parola d’ordine?
“La so la so! Ha a che fare con la luce: Luminanza!”
Pollice verso. Sbam! Pala sui denti e abbiamo riempito un fosso. Tocca a te, si tu coi brufoli, parola d’ordine?
“Lucentezza”
Pollice verso e: Stunk! Pala in pieno petto e abbiamo riempito un loculo. Qualcun altro?
“Sbrill…sbarluccicaggine?”
Dito sotto il collo e: Spata-squart! Testa da un lato e corpo dall’altro. Le ossa all’ossario e la testa sulla picca. È rimasto qualcuno?
“Lucciiii…canza?”
Swiss-szock! Gola tagliata e abbiamo finito i curiosi. Come dite? Luccicanza era la risposta giusta? Beh, non sembrava così convinto. Il punto è che vogliamo gente preparata, perché con tutta la volontà di questo mondo non riuscirei a parlare di Doctor Sleep e basta. Non era pensabile per chi ha realizzato il film, non dovrebbe esserlo nel commentarlo, anche se ha una storia tutta sua che funziona a prescindere e questa è la sorpresa positiva. Non darò per scontato che tutti abbiate letto i libri da cui sono tratti, e non è fondamentale, perché i due film sono opere che giocano benissimo le loro carte sul piano cinematografico.
Ci tenevo a commentare Doctor Sleep e mi rendo conto di quanto sia un compito ingrato, difficile, perché non ci sono stati anni di tempo per assimilare. Facile fare i fighi parlando di Kubrick, abbiamo le spalle coperte. Più difficile giudicare a caldo, specie un’opera derivata. Chissà che ad una seconda o terza visione il giudizio non cambi. Sono convinto che potrei meglio apprezzare quel che già mi è piaciuto, ed essere più aspro verso quelle cose che non funzionano ma comunque gli ho perdonato. Riesce ad essere un “sequel di Shining” più del romanzo, e crea una sua dimensione, in bilico tra passato e presente.

Locandine per tutti gusti
Capitolo 2: Dal romanzo al film

Era solo questione di tempo prima che il romanzo Doctor Sleep venisse adattato. Mi chiedevo chi fosse abbastanza fatto… ok, questo è un genuino lapsus freudiano, volevo dire “pazzo” ma devi essere più che folle per confrontarti con Kubrick partendo da un materiale ben più scadente.
Tecnicamente è confezionato benissimo. Il rispetto per l’iconico capostipite trasuda da ogni fotogramma, con piani sequenza a go-go, un sonoro portentoso e una fotografia perfetta. Ottime le scenografie, con l’eccellente ricostruzione dell’Overlook Hotel, e pure i costumi curatissimi nelle scene del 1980.
Il romanzo, lo dico da non lettore di King, fu per me una delusione. L’avevo letto di seguito a Shining, ma erano passati la bellezza di 36 anni tra l’uno (suo 3° romanzo) e l’altro (il 37°). Una vita. E al monumentale fardello di chi è considerato il Re del brivido si aggiungeva “l’odiata” fama, ingombrante persino per lui, del filmone di Kubrick che gli ha dato l’immortalità cinematografia. Più di De Palma con “Carrie”, o Carpenter con l’ottimo Christine. E il fatto che King fosse entusiasta di Doctor Sleep, visti i suoi trascorsi, non mi dava buone vibrazioni. Come il fatto che sia uscito in Italia una settimana prima che negli USA. A naso non un buon segno.

A volte fa più paura guardarlo che leggerlo.

Il romanzo Shining era ben più stratificato e intenso di Doctor Sleep, che è l’esercizio di un romanziere navigato, con prosa scorrevole ma senza guizzi (e un po’ povera), privo della voglia di stupire e inquietare il pubblico. Entrambi hanno come filo conduttore l’alcolismo e il potere della luccicanza, per il resto sono storie e personaggi lontani tra loro. Tra le cose migliori del romanzo c’era il totale cambio di registro rispetto a Shining, dal claustrofobico inferno domestico dell’Overlook Hotel ad una caccia on the road vissuta da un capo all’altro degli States.

Mike Flanagan, in mezzo ai due giganti (il Regista e il Romanziere) è riuscito a non fare brutta figura, e questo è già un successo. Navigato regista horror si era pure confrontato con King nell’adattamento de Il gioco di Gerald, e che non si limita a dirigere, firmando sceneggiatura e montaggio (ma avrebbe fatto meglio a tagliare 10-15 minuti dal film, come fece Kubrick). Bisogna stringergli la mano per ciò che di buono ha fatto, e dargli una pacca sulla spalla per i difetti.
Danny reagisce alla visione di sé stesso da vecchio. Poteva andarti peggio, sei Ewan McGregor. Potevi diventare come me o Cassidy [Belli belli in modo assurdo, nota Cassidiana].
Capitolo 3: Compromesso storico
Doctor Sleep è un macroscopico compromesso tra il mito e il nuovo, e con una dose di lucida follia riparte proprio dagli eventi immediatamente successivi a Shining, portando in scena vecchie icone con nuovi attori: Danny bambino, Mr. Halloran e Wendy hanno le loro reincarnazioni, e a sorpresa funzionano! Ammetto che a qualcuno possano dare l’orticaria, che il vecchio mito non andrebbe toccato in certi punti, e queste scene sono abbastanza superflue ai fini della trama. Ma era tutto nel romanzo di King, perciò è accettabile che ci siano.
La presenza di Mr. Halloran era indispensabile in quanto “spirito guida” di Danny, con l’ottimo Carl Lumbly capace di replicare la mimica facciale di Scatman Crothers. Azzeccata anche la sconosciuta Alex Essoe, imparruccata di brutto ma per il poco che si vede è una Wendy accettabile. Ci saranno anche un po’ di vecchi spettri dell’Overlook, ma su questi ci torniamo in zona spoiler…
Tutta la prima parte vive di antefatti che si accavallano, una roba da romanzo un po’ tediosa per un film. Si parte con la presentazione dei “vampiri di luccicanza”: Rose Cilindro e la banda del “Nodo”, sempre a caccia di bambini da scannare per nutrirsi di vapore scintilloso.
[Questa benedetta luccicanza ognuno la chiama come vuole. Abra la chiama magia, il Nodo la chiama vapore, Ewan McGregor la chiama Forza che dà a Danny la possanza, che ci unisce, ci lega, tiene unito tutto l’universo.]
Ritroviamo Danny Torrance cresciuto (male), che ha sepolto i traumi d’infanzia sotto fiumi di alcool ed è andato avanti per la sua sgorbia vita. L’entrata in scena di Abra Stone, il nuovo prodigio della luccicanza, innesca la vicenda. Tramite il suo potere, Abra inizia a mettersi in contatto con Dan mentre gli affamatissimi vagabondi del Nodo si mettono sulle tracce della piccola.
«Aiutami Obi-Wan Kenobi, sei la mi unica speranza»
Capitolo 4: Una regia brillante luccicante
Sin dalle prime inquadrature, quel furbacchione di Flanagan imposta la regia con lunghi piano sequenza, riciclando qualche espediente kubrickiano, costruendo atmosfere e tensione grazie all’uso intelligente della colonna sonora di Shining, ben miscelata con quella nuova. Il citazionismo non è mai esagerato né invasivo (è fine a se stessa solo la replica dell’ufficio del datore di lavoro di Dan, ma ci sta). Siamo lontani dalla bruttissima tendenza al newquel che replica situazioni e cita a casaccio. Si gioca col passato, a volte con puntate rischiose, ma con la giusta intelligenza. Flanagan è un giocatore di poker accorto che sa come chiudere in positivo.
Purtroppo, Doctor Sleep non è un horror, si nutre dell’aura sinistra passata come la banda del Nodo si nutre del potere di altri per sopravvivere. La scena dello squartamento è l’unico momento forte, avvia la parte migliore del film e la fase più sperimentale nelle soluzioni di regia. Flanagan azzecca la messa in scena dei poteri di Abra e Rose Cilindro, con inquadrature “antigravitazionali” di forte impatto. Mentre Abra e Rose esplorano una la mente dell’altra, si arriva al vertice della tensione. Purtroppo siamo solo a metà e pian piano le sperimentazioni vanno a farsi benedire, tutto diventa più ordinario. La tensione cala, un paio di soluzioni facilone e personaggi secondari sacrificati (in tutti i sensi), e Doctor Sleep diventa a tutti gli effetti un’opera di puro intrattenimento, che rinuncia ad ogni colpo d’autore. Cinema per le masse a tutti gli effetti, e non ci trovo niente di male. Purtroppo alcuni difetti sono duri da digerire, come la scena della grande mattanza: è di una bruttezza imbarazzante e spreca una serie di morti che dovevano essere gestite meglio, perché così siamo dalle parti del chissenefrega. Recupera un po’ nel “gran finale”, ma ci torniamo nella sezione spoiler.
«Fermate la stanza! Ho firmato per Doctor Sleep, non Trainspotting 3!»
Capitolo 5: Abracadente
Il casting è perfetto, e mi ha fatto vincere lo scetticismo iniziale: Ewan McGregor è un ottimo Danny adulto, tormentato e combattuto, ci mette un’intensità fantastica specie nei momenti di lotta col demone della bottiglia. Questo ruolo è una sintesi della sua carriera: ha fatto incontrare Mark Renton con Obi-Wan Kenobi.
Rebecca Ferguson è perfetta. Non immaginavo attrice migliore per Rose Cilindro, con quella sensualità inquietante che riesce a dare potenza al personaggio, e lo fa da sola, senza che la sceneggiatura le venga in aiuto.
Kyliegh Curran per il ruolo di Abra è un po’ altalenante. Inspiegabilmente, la regia non si impegna ad esaltare il ruolo di Abra, pochi primi piani e inquadrature d’effetto per quella che doveva essere la protagonista e diventa una comprimaria. Anche il doppiaggio non aiuta, ma solo per quanto riguarda Abra, perché tutti gli altri hanno le voci giuste e sono ben doppiati.
«Mangia bene. Vivi a lungo. E lavati spesso di denti ché i bambini sanno di cipolla» motto della banda del Vero Nodo.
Ora, fin qui sembra che Doctor Sleep sia una roba davvero ben riuscita. In parte lo è, ha superato le mie aspettative. La zona morta della pellicola sta nella seconda parte, sta tutta sotto spoiler.
Capitolo 6: SPOILERoom 237
Devo togliermi il dente: se sei così fortunato da azzeccare tre attori per tre personaggi iconici come Danny, Wendy e Halloran, dovresti avere l’intelligenza di fermarti lì. Così non è stato, e se lo spettro di Jack Torrance aleggiava su Danny sin dall’inizio, mostrarlo nella scena dell’Overlook è una scelta perdente in una scena necessaria e importante per Danny. Per un po’ si resiste a questa finzione, alla maschera posticcia di un’icona che proprio non si poteva toccare. Anche perché c’era il modo di inquadrarlo di spalle o fuori campo, soluzione che sarebbe passata per intelligente e “kubrickiana”, senza scadere nell’imbarazzo. Inizialmente ho retto, perché la scena al bar dell’Overlook importante e tesa, il dialogo tra Dan e suo padre è ben scritto (“la mente è una lavagna, il bicchiere il cancellino” si porta dentro enormi significati nella storia dei due personaggi). Purtroppo Flanagan non ha resistito a mostrare questo Jack posticcio, e con una molesta insistenza. Anche l’uso degli spettri dell’Overlook mi ha deluso, perché non sono stati usati come vero elemento horror.
Il “gran finale” col ritorno all’Overlook era prevedibile. L’hotel saltava in aria nel romanzo di Shining ma restava integro nel film. Ci stava che il cerchio andasse a chiudersi lì, ma non ho apprezzato che venisse spoilerato con un paio di minuti d’anticipo. L’aspettativa si carica all’eccesso nel ritorno all’hotel, che emana ancora la sua aura sinistra in quei corridoi invecchiati e affascinanti.
«Sono invecchiato peggio di questo rudere di hotel. Quasi quasi ci bevo su…»
La delusione arriva dallo scontro finale con Rose, la cui forza non è stata resa a dovere. Sognavo una Rose che scatena il suo potere, magari in lotta con gli spettri dell’Overlook, non di vederla soccombere dopo 3 minuti (Halloran aveva fatto più strada). Il potenziale horrorifico del ritorno all’hotel è sprecato, doveva essere la festa degli spettri, avrei anche accettato che si andasse un po’ sopra le righe (magari non in caciara stile It – Parte 2), ma così è stata una delusione. Kubrick faceva esplodere le tensioni nel finale, qui non esplode un bel niente.
Mi è partito l’embolo col cliché delle sirene che arrivano a salvare Abra, e non si capisce perché un hotel lasciato a marcire tra le montagne dovrebbe suscitare l’allarme della cavalleria.
I difetti del finale fanno tornare a galla tutti i difetti precedenti: Billy, il miglior amico di Dan, è un buco di sceneggiatura vivente. La sua morte è gratuita e priva di pathos. Se lo devi uccidere fammi disperare il buon Dan, o non ucciderlo (infatti nel romanzo sopravvive). Lo stesso vale per i genitori di Abra, specie il padre, vittima incidentale che non ci fa né caldo né freddo. “Andi la serpe” è un personaggio interessante che non giustifica i minuti che ruba, ma In generale tutta la banda del Nodo è inutile, Rose si salva solo grazie a Rebecca Ferguson. Insomma, tanti morti e nessuna tensione. Per quanto il romanzo non mi abbia entusiasmato, aveva potenzialità che il film non ha osato esplorare (il dualismo tra Rose e Abra doveva incendiare la trama), ma ci si è limitati a cavalcare il mito di Shining.
Il finale, con Danny che fa esplodere la caldaia distruggendo l’Overlook e se stesso, sembra un contentino dato a King. La “lotta interiore” di Dan è brutta, gestita da schifo, e fa rabbia che dopo varie scene superflue, laddove c’era bisogno di qualche minuto in più per far montare la tensione finisca tutto così facilmente. Ok, è l’ideale chiusura del cerchio, una sintesi tra romanzi e film, ma la sensazione è che si sia accettato qualche compromesso di troppo.
FINE SPOILER
 
Jack & Rose: «Jack… sto svapando!»
Capitolo 7: Who’s bad?
Il difetto più grosso in qualunque horror o thriller è l’assenza di pericolosità del cattivo. Se non ci fossero i passati incubi e spettri nella mente di Danny Torrance, il pathos sarebbe inesistente. Rose Cilindro, nonostante l’ottima Rebecca Ferguson, non è mai realmente pericolosa. Abra è tanto potente da diventare lei la minaccia per i “cattivi” del Nodo, che sembrano più una banda di morti di fame (stessa sensazione che mi avevano dato nel libro). E il fatto che il Nodo non commetta così tanti delitti non ci dà nemmeno il gusto di vederli sconfiggere. Perciò anche la tensione che si crea non riguarda mai un vero senso di minaccia, non si soffre per i protagonisti.
Allo script è mancato il coraggio di uscire dai limiti del romanzo King e dal seminato di Kubrick. Il potenziale dei trip mentali di questa luccicanza più grande non è stato sfruttato, ci si è limitati a qualche trovata visiva. Poteva essere più psichedelico e horrorifico, ma pure la minaccia degli orrori chiusi nella mente di Danny si esaurisce in una robetta piccola piccola.
Epilogo
Doctor Sleep non vi farà addormentare, ha ritmo e buoni momenti. Forse riuscirà a farvi avere qualche brutto sogno, ma solo grazie a quel monumento dell’Overlook Hotel, eretto in un’altra epoca…
P.S.
Mille grazie a Quinto Moro per aver recensito il film!
Vi invito tutti a passare a scoprire qualcuno dei suoi lavori, che potete trovate QUI.
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