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Doctor Strange nel Multiverso della Follia (2022): da La Casa alla casa delle idee

3 maggio 2002, esce Spider-Man
di Sam Raimi.
4 maggio 2022, esce “Doctor Strange nel Multiverso della
Follia” di Sam Raimi.
Più le cose cambiano più restano le stesse (cit.)

In epoca recente quanto film della Marvel ricordate che
siano stati pubblicizzati (e un po’ di pubblicità a questo è stata fatta,
appena appena) sottolineando il nome del regista? Forse qualcuno di quelli di James Gunn e poco altro. Anche perché
ammettiamolo, i Marvel Studios sono una catena di montaggio che sforna prodotti
omologati di qualità stabile, in cui i registi sono spesso ingranaggi nella
macchina, quasi mai il vero traino. Ecco perché quando Scott Derrickson ha portato le sue labbra ad un indirizzo nuovo
(cit.) l’annuncio del suo sostituto, un tale di nome Raimi Sam (mi dicono bravino) ha fatto esplodere il multiverso.

Passare da uno che ha ancora molto da dare nel campo dell’horror
(attendo molto il suo “Black Phone”) ad un genio come Raimi è una gran notizia,
perché parliamoci chiaro, il vecchio Sam sarà eternamente ricordato per Evil Dead, ma anche per essere stato l’unico ad adattare il cinema al fumetto (tutti
gli altri hanno fatto l’opposto) con i suoi Spider-Film. Ma ho così tanta stima di Raimi da non essere uno di quegli estimatori del suo
lavoro che nega la verità sotto gli occhi di tutti: Raimi è un professionista in crado di riuscire ad essere sempre riconoscibile anche nei suoi lavori su
commissione, la regia di Sam ha reso appassionante la storia romantica del giocatore
di Baseball Kevin Costner, oppure un western dalla trama risibile, “Il grande e
potente Oz” (2013, sono uno dei pochi che conosco ad avere anche il Blu-ray,
storia vera) è un bellissimo film sull’amore per la settima arte, fatto con i
soldi e i mezzi della Disney.

Raimi poteva scimmiottare il suo cinema, oppure dirigerne ancora di ottimo e riconoscibile. Barrate pure B.

Pensare che questa volta Sam Raimi, avrebbe avuto la
libertà creativa avuta ai tempi del primo Spider-Man,
sarebbe stato impensabile, la sfida per lui e la curiosità per noi era proprio
questa: il Dottor Raimi sarebbe stato in grado di uscire vivo dal Multiverso
della Marvel senza finire schiacciato da un sistema che tenda ad omologare? Ardua
sfida, perché facendo un paragone ardito, sarebbe stato come far venire giù
[INSERIRE-QUI-NOME-GROSSO-DI-REGISTA-BRAVO] per dirigere una puntata a caso di “General Hospital”, perché “Doctor
Strange in the Multiverse of Madness” è il nuovo capitolo della soap opera
Marvel, con una piccola differenza, questa volta abbiamo un regista con i
cosiddetti che rende il tutto un vero spettacolo.

Anche perché parliamoci chiaro, questo tanto strombazzato multiverso per ora, ha prodotto i due film con le trame più lineari (se non proprio banali) di tutto l’MCU, quindi il vero spettacolo qui è garantito proprio da Spider-Sam, perché la Marvel era interessata a coinvolgere un grosso nome e
Raimi, era pronto a cimentarsi con lo stile Marvel (che per altro lui stesso ha
contribuito largamente a creare fin dal 2002), un matrimonio dei sogni che si
traduce in un film riuscito, che inizia senza titoli di testa, subito di
corsa rispettando la regola dei cinque minuti iniziali, quelli che determinano
tutto l’andamento di un film che Sam Raimi spesso utilizza per trasformare lo
schermo in una tavola di Steve Ditko, che poi è il vero motivo per cui Spider-Sam
era interessato a dirigere un film su Stefano Strano.

Si capisce che Sam è cresciuto con i fumetti di Steve Ditko?

Raimi non ha mai nascosto il suo amore per le storie classiche
di Spidey, quelle disegnate dal J. D. Salinger del fumetto, quello Steve Ditko
che faceva scintille proprio sulle pagine di “Doctor Strange”, ed è incredibile
come l’estro registico di Raimi, si sposi alla perfezione con il nuovo capitolo
della telenovela Marvel, un film che aveva parecchi punti da sbrigare nella sua
lista delle cose da fare, eppure Raimi qui fa lo slalom tra i paletti con i suoi
tipici e vorticosi movimenti di macchina, con gli zoom improvvisi, con scene d’azione
ben coreografate, ma fosse solo quello, “Doctor Strange nel Multiverso della
Follia” è un film di Raimi a tutti gli effetti, anche solo per la sua idea di
composizione dell’immagine al servizio del sistema Marvel, ma siccome so che
con l’MCU di mezzo siete tutti (giustamente) ultra sensibili, quando arriverà
la parte con le anticipazioni, vi avviserò per tempo come al solito.

Michael Waldron, quello che alla Marvel è il più esperto
di Multiverso visto che ha scritto Loki, qui ha il compito di introdurre un
personaggio e di basare la trama su altri due già noti al pubblico, quindi può sbizzarrirsi
con gli universi paralleli senza fare i danni fatti ai personaggi nella miniserie
dedicata al fratellino di Thor, infatti “Doctor Strange in the Multiverse of
Madness” ruota intorno ad una damigella in pericolo, un Macguffin in giacca di
jeans che risponde al nome di America Chavez (Xochitl Gomez), personaggio che
ha fatto incazzare tutti: il suo papà Joe Casey che l’ha creata sulle
pagine di “Vengeance” nel settembre 2011 e che non ha preso un soldo ora che la
sua creazione è sbarcata sul grande schermo (la Marvel è uguale a qualunque
altro posto di lavoro, ricordatevelo), ma anche molti Paesi arabi, che hanno
boicottato l’uscita del film perché America Chavez ha due mamme ed è omosessuale, anche se io lo so perché sono un vecchio nerd lettore di fumetti, ma beccami gallina se nel
film si capisce, il fatto che faccia un’affermazione d’estasi alla vista di
(una delle) Rachel McAdams non fa di lei un personaggio omosessuale, al massimo
mette in chiaro il suo buon gusto.

Il riassunto del film è che bisogna salvare l’America.

America Chavez ha il potere di aprire portali su tutto il multiverso, per questo è l’oggetto del desiderio di Wanda, che dopo gli eventi
di Wandavision risulta perfetta per
due ragioni, la prima è che possiamo vedere ancora quella meraviglia di
Elizabeth Olsen recitare come è davvero capace di fare, dopo una vita passata a
tendere le manine davanti a schermi verdi, ma soprattutto offre una risposta
pratica ad un annoso problema Marvel, l’assenza di cattivi degni di nota. Wanda
a ben guardare avrebbe le sue ragioni, che conosciamo benissimo dopo la
miniserie televisiva (perché la Soap Opera Marvel utilizza ogni tipo di
formato), ma è anche uno di quei cattivi in cerca di redenzione che potrebbe
avere le sue ragioni e che vanno di moda nel cinema contemporaneo, solo molto meglio lei, che se non altro ha uno scopo preciso, piuttosto che un altro
spreco di che so… Mads Mikkelsen no?

Elizabeth Olsen si mangia l’Oscar Isaac si Moon Knight e Sam Raimi si mangia tutto (gnam!)

“Doctor Strange nel Multiverso della Follia” è basato su un
mago come Stefano Strano, che ha paura di soffrire e perdere ancora chi ama e quindi
risulta bloccato, un orologio rotto come da METAFORONE, e Wanda, una
che invece ha già perso e sofferto ed ora vuol rimediare, con ogni mezzo se necessario. Due personaggi spezzati e opposti che mettono su una sfida tra maghi tipo Merlino contro la Maga Magò, dove però il vero Stregone
Supremo è Sam Raimi, che fa cominciare il film con uno scontro con un polipone inter
dimensionale (non chiamatelo Gargantos, la Marvel non detiene i diritti) che ci
regala già tanti di quei momenti di pura regia da far impallidire gli ultimi tre film dell’MCU che avete visto, garantito al limone.

Dopo la lotta in strada contro Doc Ock, un altro cefalopode.

Quello che apprezzo della Marvel oltre alla capacità di
prendere sul serio il loro lavoro ma non loro stessi (caratteristica che secondo
me hanno ereditato proprio da Sam Raimi) è anche il modo in cui i loro
personaggi crescono, sbagliano e migliorano, super eroi con super problemi era
il motto di Stan Lee e anche qui alla fine del film, il dottor Stephen Strange
è un po’ più vicino all’essere lo stregone che da anni conosciamo nei fumetti, un’evoluzione
che Sam Raimi orchestra alla grande, traendo dalla trovata del multiverso l’elemento drammatico che serve, anzi, parliamone visto che questa è la prossima frontiera dei film tratti dai fumetti di super eroi.

Se America Chavez è l’ennesimo personaggio giovanissimo,
con cui la Marvel sta pian piano svecchiando il suo cast fisso per avvicinarsi sempre di più alla media dell’età
del suo pubblico di riferimento, l’altro enorme paletto con cui Sam Raimi ha
dovuto fare i conti è proprio il multiverso, un potenziale infinito di trovate
(e strizzate d’occhio ai fan) con cui la Marvel espande all’infinito sé stessa.
Da un certo punto di vista mi ha quasi stupito che “Doctor Strange in the
Multiverse of Madness”, con il suo umorismo più contenuto non fosse l’orgia di
gomitate e strizzatine d’occhio ai fan che per certi versi è stato (grazie ad
un umorismo da terza media) Spider-Man – NoWay Home, i momenti di… Uff mi tocca scriverlo, “Fan service” (brrrr…) ci
sono ma sono tutti al servizio della trama, mi piace pensare che la
professionalità di Sam Raimi sia stata buona influenza anche su questo scomodo
punto.

Ci sono tracce di MCU dentro tutto questo Sam Raimi.

Il risultato finale non è quello che quel furbone di Kevin
Feige ha cercato di spingere in tutti i modi, non siamo davanti al primo Horror
della Marvel, più che altro “Doctor Strange nel Multiverso della Follia” è un
riuscito film d’avventura che offre 126 minuti belli tirati, quasi senza
nessuna pausa o tempo morto, che pescando dalla valigia dei trucchi di una
vecchia volpe come Raimi, che può permettersi gustose pennellate Horror e qui lo
dico fieramente, perché non ho mai nascosto la mia stima per Spider-Sam: per
emergere, registicamente parlando, da un “sistema” come quello Marvel che tende
ad omologare, devi essere davvero un registra dalla personalità stra bordante,
anche questa volta basta guardare la scena di possessione a distanza, l’uso
degli specchi e delle superfici riflettenti per capire il nome del regista. Sam
Raimi come i grandi chitarristi, puoi riconoscerlo dopo un paio di note anche
quando sono suonate nell’orchestra della Marvel e non è un caso se una delle scene
migliori sia proprio una sfida di magia in musica, un momento in cui la colonna sonora del suo vecchio compare Danny Elfman (che bello che quei due abbiano fatto
pace), viene utilizzata in modo brillante e in armonia perfetta con le immagini,
diegetico direbbero quelli bravi e raffinati, io che sono uno più pane e salame
vi dirò invece che si tratta di una scena degna di nota (ah-ah).

Speriamo che la modifica della locandina italiana porti bene al botteghino, facciamo le corn… Ehm no (Ma Spidey quando spara le tele allora!?)

Sam Raimi il vero Stregone Supremo sperimenta, riesce a
tenere abbastanza bene in equilibrio il passaggio tra dramma e commedia e
riempie il film di trovate che se non sono farina del suo sacco, beccami gallina
se non lo sembrano a tutti gli effetti, insomma lo dico fuori dai denti, lo
sapete che sono un grande appassionato di fumetti e un cultore dello stile
Marvel, ma devo essere onesto, mi sono scaldato, emozionato e divertito più per
le trovate legate a Sam Raimi che a quelle dell’MCU (che comunque sono
notevoli, più avanti ci torniamo) quindi è chiaro che il mio cuore stia nella
Casa più che nella Casa delle idee, ma se volete due ore di avventura, gustose
pennellate horror, divertimento e più in generale, vedere lo schermo
trasformato in una doppia “Spash page” degna delle tavole di Steve Ditko,
sappiate che Sam Raimi è tornato in città, due ore nel Multiverso con lui
(impreziosite da qualche secondo del trailer dell’ultima fatica di James
Cameron, ovvero “Avatar 2”) valgono davvero la pena, Raimi ha fatto la sua
magia confermando ancora una volta di essere non solo uno dei registri con
maggiore estro in circolazione, ma anche un professionista in grado di non
perdere nulla del suo inimitabile stile, nemmeno in film su commissione come
questo, gli manca solo la cappa di levitazione, il vero Stregone Supremo della
Marvel è lui ed ora, sotto con la porzione del post piena di SPOILER! 

Man in alto! Da qui in poi SPOILER.

Fosse per me, riassumerei il film in questo modo: streghe
volanti minacciose (come L’armata del tenebre o “Il grande e potente OZ”), libri sacrileghi da trovare,
leggere e se il caso distruggere, Bruce “The King” Campbell a cui come da
tradizione, l’amico Sam Raimi chiede di picchiarsi da solo (geniale la seconda
scena dopo i titoli di coda, con il secondo sguardo in camera del film, perché
Sam Raimi distrugge e al tempo stesso omaggia lo stile Marvel con grande
stile), manine che spuntano da ogni dove, protagonisti in lotta con il proprio
doppio malvagio e ad un certo punto, anche la mitica The Classic, la
Oldsmobile Delta 88 che fa la sua immancabile apparizione anche qui. Non ci
sono dubbi che “Doctor Strange in the Multiverse of Madness” sia Raimi al 100%,
il vecchio Sam si è seduto sulla poltrona Marvel e a colpi di chiappe ha fatto
prendere all’opera la sua forma, la gioiosa anarchia portata dal regista del
Michigan messa al servizio del nuovo capitolo della telenovela Marvel non
sembra quasi mai un compromesso tra la parti ma una felice collaborazione, anzi
se devo essere onesto, il saluto finale del Dottore ad America, per certi versi
mi è sembrato una sorta di «Il mio lavoro qui è finito» da parte di Sam Raimi,
non so se lo vedremo dirigere altri film dell’MCU o il prossimo Doc Strange, di
sicuro qui il nostro è tornato, ha alzato l’asticella per tutti i registi che
arriveranno dopo di lui mettendo in chiaro come dirige un film su commissione
un vero professionista. Anche se devo dirlo, nella sala dove ho visto il film sono stato l’unico ad esaltarsi per l’apparizione di Bruce “The King” Campbell (storia vera).

“Sei un bravo ragazzo! Un bravo ragazzo! Un bravo ragazzo!” (cit.)

Per altro gestendo al meglio anche i momenti “gomitino
gomitino” della Marvel, come ad esempio l’entrata in scena degli Illuminati, che
dai fumetti fanno il loro esordio anche nell’MCU con una formazione che è a
metà perfetta per intuire le prossime traiettorie della strategia commerciale
di Kevin Feige, ma anche un ottimo modo per continuare a dialogare con il
pubblico: volete John Krasinski nei panni di Reed Richards (perché in realtà
tutti vorrebbero sua moglie Emily Blunt in quelli di Sue Storm, è questa la
verità!) e grazie al multiverso possiamo accontentarvi. Volete un esempio? Io
stesso avevo invocato Hayley Atwell in tutina aderente, quindi ora che so che Kevin Feige legge la Bara Volante, possiamo avere un bel film su Howard il papero ora?

Divertente vedere una nuova versione di Monica Rambeau,
ma soprattutto Freccia Nera, il capo degli Inumani in una versione che non sia
quella della brutta serie pezzente di qualche anno fa, quella nascosta sotto il tappeto dalla Marvel, anche se
la “nerdata” suprema resta il ritorno di Patrick Stewart, che grazie a quella sedia gialla introdotta dal tema musicale più
bello di sempre degli Uomini-pareggio (quello della serie animata degli anni ’90)
scherza con la nostra fantasia e ci ricorda che presto su Disney+ le avventure
degli X-Men in versione animata continueranno, ma tutto questo non è (solo) pubblicità
per la Marvel che si specchia in se stessa trovandosi bellissima, ma anche l’occasione
perfetta per Sam Raimi per mostrarci quanto sia davvero potente Wanda, ditemi
se non è un atto di gioiosa anarchia mostrare gli Illuminati, tutti insieme, super potenti e
poi lasciare che Sam Raimi li spazzi via come avrebbe fatto Ash con i Deadite, grazie Sam non cambiare mai!

Multiverso e sei il protagonista! (quasi-cit.)

Ultima prima di chiudere il paragrafo dove sfoghiamo
tutte le anticipazioni: da vecchio lettore ho sempre pensato che Clea fosse uno
dei personaggi femminili più sexy dell’universo Marvel, ora che è fatta a forma
di Charlize Theron il concetto dovrebbe essere chiaro a tutti… FINE della parte
con SPOILER!
 

Insomma “Doctor Strange in the Multiverse of Madness” è il solito giocattolone Marvel, con meno multiverso di quello che forse tanti volevano ma per nostra fortuna più Sam Raimi, di nuovo in azione, il ragazzo il cui talento è
nato nella Casa tornato a spiegare come dovrebbero sempre essere i film della
Casa delle idee, il cinema contemporaneo e noi spettatori abbiamo tanto bisogno
di genietti come Sam Raimi, che come Frankie Hi Nrg Mc anche nella casa (delle
idee) continua a fare la sua cosa, magari in qualche sfaccettatura del multiverso esiste una realtà dove tutti i film dell’MCU sono stati diretti da Raimi, intanto teniamoci stretto questo.

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