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Doctor Who – 11×03 – Rosa: get down, sit down, sit down for your right

Bisogna dire che il nuovo corso di Chris Chibnall prosegue
all’insegna della tradizione, dopo il doveroso viaggio su un pianeta alieno, il terzo episodio
dell’undicesima stagione si gioca un vero classico di “Doctor Who”, portare i
nuovi companion a fare la conoscenza di una “Celebrità” storica, e non di certo
una qualunque: Rosa Parks.

Questo classico della serie è una tradizione con cui ogni
Showrunner deve misurarsi, e che si rifà alle vere origini della serie, nata anche
come spettacolo mattutino per insegnare la storia ai bambini, e che in passato proprio
con questo filone, ha sfornato alcuni dei miei episodi preferiti di “Doctor
Who”, tipo quando David TENnant era alle prese con Madame De Pompadour (2×04 “The
girl in the fireplace”) oppure Eleven ha incontrato Vincent Van Gogh (5×10 “Vincent
and the Doctor”). Rosa Parks, la figura simbolo del movimento dei diritti
civili che nel 1955 si rifiutò di cedere il posto a sedere sull’autobus in
favore di alcuni passeggeri bianchi, è un’ottima scelta, molto al passo con i
nostri brutti tempi moderni. Si sa che trovare un posto a sedere sull’autobus è
sempre un’impresa.
No scherzi a parte, le notizie dagli Sati Uniti (ma non
solo, anche qui da noi) di piccoli e grandi (ma tutti basati dalla stessa
enorme ignoranza) atti di intolleranza sono all’ordine del giorno, e se ci
aggiungiamo anche una lieve critica agli Inglesi e alla loro Brexit che
nell’episodio non manca, fanno capire che Chris Chibnall (co-autore
dell’episodio) non ha intenzione di mandarle a dire. In sé “Rose” potrebbe
essere il miglior episodio visto fino a questo momento di questo nuovo corso,
anche se i difettucci non mancano.

In quale stato devi tirare indietro l’orologio di un secolo? Il Mississippi l’Alabama (quasi-cit.)

Iniziamo dal più grosso di tutti, il cattivo di turno,
Krasco, una specie di fighetto spaziale vestito come Fonzie, rappresenta una
minaccia tutta da comprendere. Si perché di suo sembrerebbe un personaggio
abbastanza interessante, e anche (forse) destinato a diventare ricorrente nel
corso della serie, il fatto che ci venga presentato come un ex detenuto della
super prigione galattica di Stormcage (la stessa che ospitava River Song)
dovrebbe regalargli la “Street cred” (come dicono i giovani) necessaria. Le sue
tante armi dovrebbero renderlo poi ben più minaccioso di quello che in effetti
è, anche perché il “Vortex Manipulator” era già stato utilizzato sia da River
Song, che dal Capitano Jack Harkness, vuoi vedere che anche Chris Chibnall sta
cercando in qualche modo di lanciare il suo comprimario figo? Se si, iniziamo
abbastanza male.

Si perché ammettiamolo, sarà l’ambientazione dell’anno 1955,
ma questa puntata corre sul filo sottile dell’effetto Ritorno al futuro, siccome il gesto di protesta di Rosa Parks è un
momento cardine della storia dell’umanità, Thirteen e i suoi compagni di
viaggio si ritrovano a fare i Marty McFly della situazione, il loro compito è
quello di tenere in ordine la storia evitando che gli eventi accadano in modo
differente da come li conosciamo, con Krasco nella parte del guastafeste che
cerca di far saltare il banco.

A vederla così, mi ricorda una scena di “Forrest Gump”.

Si ma perché Krasco dovrebbe fare tutto questo? Non è chiaro,
l’unica motivazione sembra un infondato odio verso le persone di colore, anche
perché quando Ryan lo affronta (liberandosi di lui con una facilità irrisoria
per altro) Fonzie gli risponde malamente dicendo «Quelli come voi», e
considerando che Ryan è piuttosto nero, chi sarebbe questo cattivo? Un alieno
razzista, però solo contro gli umani di colore? Vi prego non servitemi questi
assist, altrimenti poi mi fanno notare che faccio sempre battute contro
Salvini!

“Aiutiamo gli alieni neri a casa loro”.

A meno che, Krasco non vada interpretato in senso lato, il
razzista che fa precipitare gli eventi con un piccolo gesto intollerante,
perché l’integrazione si ottiene un passo alla volta, con enorme difficoltà e
parecchio sacrificio (come notato Yaz e Ryan parlando tra di loro sui progressi
degli ultimi 50 anni per le persone di colore) mentre per rovinare tutto, basta
poca e frettolosa ignoranza. Vogliamo provare a giustificarlo così questo
cattivo? Vedremo se avrà davvero un futuro del corso della gestione Chibnall.

Cos’altro non funziona proprio benissimo? Le musiche, Segun
Akinola non mi sembra un cattivo compositore, però piuttosto canonico, il pezzo
che parte quando Doctor guida alla carica i suoi, mi sa tanto di già sentito,
speriamo che Akinola abbia conservato le tracce migliori per il resto della
stagione.
Altro giro altro difetto, questa volta tocca a Jodie
Whittaker, come scrivevo parlando del primo episodio della stagione, ha un po’
troppo la faccia da brava ragazza, e qui si nota quando deve minacciare Krasco,
riuscendo a dare ben poco l’impressione di una capace di passare dalle parole
ai fatti. Insomma va bene andare in giro con bretelle e pinocchietti per
sembrare strambi quando un personaggio come il Doctor richiede, ma spero che Jodie
Whittaker lavori sul sembrare davvero fuori di testa.

“Ma dici a me? … Ma dici a me? Ehi con chi stai parlando?” (Cit.)

Cosa funziona invece? Fumata bianca! Habemus companion! Si perché
dopo aver fatto da tappezzeria nell’episodio precedente, qui Ryan, Yasmin e nonno Graham sono tre personaggi ben
caratterizzati, con tre caratteri ben distinti, che affrontano la terribile e
razzistissima cittadina di Montgomery a loro modo.

Ryan in quanto nero è quello che se la vede peggio di tutti,
ma anche quello che lega di più con Rosa Parks (e per qualche minuto incontra
Martin Luther King), a Yasmin basta riflettere su quale posto sul bus, secondo
gli illuminati cittadini della città lei dovrebbe usare, per guadagnarsi
spessore e credibilità come personaggio. Dovrà sedersi tra i “Colored” forse?
Visto che tutti le danno della Messicana, oppure tra i “White”? Non pare siano
previste persone di origine pakistana nella Montgomery del 1955.

So now you see the light, aay, stand up for your right. Come on!

Una menzione speciale se la merita nonno Graham, il suo
lavoro di autista di bus torna utile per la buona riuscita della missione,
inoltre finalmente sembra emergere un personaggio vero, e non solo un vedovo
finito in viaggio per caso, anche se credo che la defunta moglie di Graham,
sarà sempre il metro di paragone per questi nuovi compagni di viaggio del
Doctor. É chiaro che la donna sarebbe stata la “Companion” perfetta, mentre
questo bizzarro trio, dovrà imparare a farlo con il tempo, ma se gli episodi
saranno tutti sullo stile di questo “Rose”, finiremo per affezionarci parecchio
a questi tre, e per altro, sotto con la seconda fumata bianca, finalmente l’episodio
ha un ritmo più che decente! Non si corre come ai tempi d’oro, ma nemmeno si
guarda l’orologio, insomma un altro miglioramento!

Anche se il tema del razzismo è grosso (e attuale), devo
dire che molti dialoghi aiutano a stemperare e a migliorare il brio dell’episodio,
Graham che si spaccia per un inventore di un telefono, che però manda anche le
lettere e fa da calendario, di nome Steve Jobs fa piuttosto ridere («Steve Jobs
would never disrespect a Montgomery police officer, sir.») ma anche i rimandi
al fatto che il Doctor conosca Elvis e Sinatra (già presenti in tanti vecchi
episodi della serie) per non parlare del fatto che malgrado la penna che si
cancella, il Doctor non è Banksy. Oppure si? Beh questo spiegherebbe molte
cose!

“Non dirlo a tutti, altrimenti “Girl with balloon” mi tocca ripagarlo per intero”.

Ma quando è il momento di fare sul serio “Rosa” non prende
prigionieri, trattandosi di quello che una volta questa serie chiamava “A fixed
point in time”, i nostri protagonisti dopo aver legato con Rosa Parks, sono
costretti a non interferire nel momento in cui avrebbe bisogno di maggiore
aiuto, quando testa cuore, logica e buon senso ti direbbero di farlo. Un
momento decisamente riuscito che si gioca l’azzeccata “Rise up” di Andra Day,
scelta stranamente pop per una serie che ha sempre contato su musiche
originali, ma mi sembra chiaro che Segun Akinola non sia (ancora) in grado di
giocarsi un pezzo potente come per anni ha fatto il buon vecchio Murray Gold.

“Già è un momento difficile, ci mancava pure Andra Day in testa tutto il giorno”.

Sullo “Spiegone” finale dell’asteroide di Rosa Parks
preferisco sorvolare, sembra che le ultime righe di dialogo della puntata siano
state scritte pscando dalla pagina di Wikipedia del personaggio, va bene dare
valore ai piccoli gesti, però avreste dovuto spiegarci come, la protesta non
violenta della donna, abbia avuto effetti positivi in tutta la galassia, non
parlarci di un asteriori, è “Doctor Who” mica “Super Quark”! Ma diciamo che mi
sento particolarmente magnanimo e questo momento didascalico, faccio finta di
non averlo visto.

Risultato finale, siamo ancora in zona “Alti e bassi”, mi
auguro che i prossimi episodi miglioreranno i punti deboli, perché quelli di
forza comunque non sono pochi, questo showrunner ha delle cose da dire e
nessuna paura di scegliere temi caldi, un approccio che mi piace, e il prossimo
episodio ha già un titolo che mi piace, come siete messi ad aracnofobia?
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