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Doctor Who – 11×05 – The Tsuranga Conundrum: Doctor & Stitch

Ridendo e scherzando, l’undicesima stagione di “Doctor Who” arriva
al giro di boa con un episodio che mah! No sul serio, il titolo che pare preso
in prestito da una puntata a caso di “The bing bang theory” non ha di certo
portato bene, se l’episodio precedente mi era sembrato poca cosa, questo per
certi versi è anche peggiore.

Non può essere un caso, dopo il viaggio sul pianeta alieno, la celebrità, e l’episodio in cui i compagni di viaggio decidono di seguire il Dottore, Chris
Chibnall continua a sfogliare il manuale del bravo showrunner della serie, e si
gioca l’episodio nella stazione spaziale, un altro grande classico di questa
serie. Ma solamente dopo una scena d’apertura che ci ricorda che i nostri
protagonisti, tra un episodio e l’altro continuano a viaggiare.
Impegnati a cercare chissà quale pezzo di ricambio su un
pianeta sfascia carrozze, Thirteen inciampa letteralmente in una mina sonica, che
Boom! Esplode, serie finita? No, perché guarda caso nei paraggi passava una
specie di enorme nave spaziale ospedale detta “Scrubs” (non si chiama così,
però sarebbe stato figo no?) che li raccatta al volo e offre loro le cure del
caso. A bordo il Doctor che ancora risente degli effetti dell’esplosione, fa
subito la conoscenza del nutrito cast, oddio nutrito, per 45 minuti di episodio
tutti quei personaggi nuovi tutti insieme sono abbastanza, ma per essere un ospedale
in volo nello spazio, sono anche piuttosto pochi a ben vedere.

“Fermi tutti, ho sentito un CLICK. E non credo fosse quello di una macchina fotografica”.

Qui iniziano i primi problemi, perché l’episodio scritto
dallo stesso Chris Chibnall mi ha dato l’impressione che a lungo non sapesse
bene dove andare a parare. Si inizia introducendo una specie di infermiere
chiamato Astos, per poi passare al Cintariano maschio però anche incinto, che
per un po’ immaginavo fosse la quota comica dell’episodio (una roba in stile “Junior”
di Ivan Reitman per capirci) e poi mi ha fatto pensare che in questa undicesima
stagione, devono aver tagliato un po’ sul trucco, visto che tutti gli alieni
sono rappresentati come umani con un altro nome, vabbè non è un grosso
problema, l’importante è non pensare alle battute di Aldo, Giovanni e Giacomo
quando facevano: «E tu partorirai con doloreeeeee!».

Aggiungiamo anche la pilota ricoverata, con il fratello
esperto di navi spaziali, che potrebbero tornare utili nel corso della puntata
(SPOILER: Lo fanno) e l’episodio risulta parecchio affollato, infatti i Companion
tornano per tutta la parte iniziale dell’episodio a fare da tappezzeria. Quando
finalmente arriva la minaccia vera, buona parte dell’episodio è andata via
dietro ad Astos, che pareva destinato ad un ruolo chiave ed invece ci saluta
portandosi via buona parte del minutaggio, mi sta bene la mossa Hitchcockiana
di farci appassionare ad un personaggio per poi toglierlo dall’equazione, però
ecco, ho come la sensazione che Chibnall non stesse facendo una citazione a “Psycho”
(1960).

“Siamo sicuri sia una nave spaziale questa? Mi sembra di stare all’Apple store”.

Ecco, la minaccia, si chiamano Pting, con la “P” ben marcata
(mi raccomando la pronuncia), a guardarlo è paffutello, con una bocca gigante e
dei grandi occhioni, sarebbe quasi carino se non avesse la pelle tossica, non
avesse bisogno di ossigeno per sopravvivere ed in compenso, pare dotato di un
appetito paragonabile a quello mio e del mio cane messi insieme. Ora, io sono
un grande fanatico di John Carpenter, mi sta anche bene l’episodio con la nave
spaziale e l’alieno pericoloso ma buffo che fa tanto Dark Star, però ancora una volta, il tono dell’episodio non è certo
comico, quindi l’aspetto del Pting stona parecchio con l’andazzo preso dalla
puntata.

Questi Pting sono alieni voraci con un brutto carattere,
potrebbero essere la versione Whooviana dei Critters,
oppure un tentativo di mettersi in competizione con la Disney, per rubare fette
di mercato al merchandising dedicato a “Lilo & Stitch”, in ogni caso, per
quanto ben poco minaccioso nell’aspetto, tenendo a mente che “Doctor Who” è
nato come serie per bambini, posso anche trovarlo abbastanza spiritoso, ma
ancora una volta è proprio la strutta della puntata a mandarmi fuori strada.

Secondo me Chris Chibnall ha beccato in rete questo video.

Capisci che Chris Chibnall sia interessato all’evoluzione
del personaggio di Ryan, ma l’ennesimo monologo su sua nonna, in un momento
della puntata in cui tutti i personaggi attendono il loro destino mi è sembrato
fuori luogo e capace di ammazzare il ritmo.

Inoltre nel finale assistiamo ad una sovrapposizione di
trame e personaggio anche esagerata, se non altro Ryan si riscatta abbastanza
durante la scena del parto, ma in generale la minaccia arriva troppo tardi, e
viene risolta in maniera troppo frettolosa, come se fosse quasi secondaria. Va bene
che la propensione naturale di Chris Chibnall è quella di orientarsi sui
personaggi, ma se a pagarne il prezzo è la storia e il suo andamento, non mi
pare una strategia vincente.
“The Tsuranga Conundrum” non è certo l’episodio che verrà
ricordato per sempre nella storia di questa serie, tra i primi cinque di questa
stagione, anche il più debole. Potrebbe essere una parentesi isolata che però
mi ha lasciato parecchi dubbi, non solo sulla volontà di Chibnall di mettere
troppa carne al fuoco, ma specialmente sull’uso che fa del personaggio del Doctor.

Se lo dici tu Doc, mi fido del tuo giudizio.

Escludendo i primi episodi di rodaggio, da un po’ mi pare
che la tendenza di Thirteen sia quella di reagire agli eventi, piuttosto che
trovare una soluzione, fino a questo momento, il personaggio non è mai riuscito
ad anticipare una sola mossa dei suoi avversari, in questo episodio ad esempio,
sfrutta le caratteristiche fisiche del Pting per disinnescare la bomba e
spararlo nello spazio profondo (l’immancabile citazione ad Alien, che non poteva mancare) però prima non ha fatto nulla per
evitare la mina sonica, ha perso Astos facendo spallucce e in generale ci ha
messo un tempo infinito per capire che il Pting si nutre di energia, il fatto
che si sia divorato anche il cacciavite sonico era un indizio non da poco,
bisogna dirlo!

Siamo sicuri che Chibnall non si sia accertato di affidare
il ruolo ad una brava attrice come Jodie Whittaker, di darle un look azzeccato
e qualche battuta ad effetto ogni tanto (come quella in cui Thirteen si auto
definisce un Dottore di ingegneria, fisica, zucchero filato e speranza) e poi
per il resto, valga la regola, vai così che vai bene? Non lo so, dopo cinque
episodi ho più di un sospetto ormai.
Però siamo a metà dell’opera, ci sono altri cinque episodi
per fugare ogni dubbio, e mandare a segno qualche episodio degno di nota, al
momento il piatto piange. Chibnall, la palla è nel tuo campo.

E.T. Pting telefono casa”.
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