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Doctor Who – 11×08 – The Witchfinders: un passo avanti (e due indietro)

Questa undicesima stagione di “Doctor Who” resta un rebus
irrisolvibile per chiunque, che ad ogni nuovo episodio mi fa pensare che
l’unico che ci abbia capito qualcosa è solo Bruce Springsteen quando cantava:
One step up and two steps back.

Sembra abbastanza chiaro che dopo Rosa e Demons of punjab,
gli episodi ambientati nel passato siano quelli che vengono fuori meglio sotto
la gestione di Chris Chibnall, la sceneggiatrice Joy Wilkinson che esordisce su
questa serie con questa puntata (ma la vedremo al lavoro anche sulla prossima)
porta subito Thirteen e il Team Tardis in un’ambientazione interessante, il
diciassettesimo secolo proprio nel bel mezzo della caccia dalle streghe nel
Lancashire.
Basta vedere la giovane Willa disperarsi per la sua povera
nonna, processata come strega tramite il metodo, altamente scientifico
lasciatemi aggiungere, dell’affogamento, per pensare: Ecco l’hanno fatto, la
prima donna Dottore di questa serie contro una delle pagine più nere della
storia dell’umanità, la caccia alle streghe. Il che fa subito aggiungere
all’affermazione le parole “Per fortuna” ma allo stesso tempo anche
“Purtroppo”.

Purtroppo si Doc, purtroppo è così.

Per fortuna perché “The Witchfinders” sembra l’episodio
pensato per rispondere ai leoni da tastiera che hanno criticato la scelta del
cambio di sesso del Doctor e di conseguenza l’arrivo di Jodie Whittaker.
Purtroppo perché visto come viene gestita la critica sociale in questa
undicesima stagione, c’è ben poco da stare allegri, il rischio è un altro Arachnids in UK, un’altra “Morale della
settimana” da far rimpiangere i commenti stucchevoli al fondo di ogni episodio
di He-Man.

Bisogna dire che “The Witchfinders” inizia abbastanza bene e
si gioca un ospite d’onore di tutto rispetto, Alan Cumming è un attore con un
curriculum invidiabile amatissimo in patria, la maggior parte del pubblico magari
lo ricorderà dipinto di blu nei panni di Nightcrawler in X-Men 2, ma Cumming era destinato a finire in questa serie, anche se per
ben due volte in carriera, ha rifiutato di interpretare il ruolo del Dottore
(storia vera), qui ci regala la parte di Re Giacomo I.

“Eccomi qua, mi volevate in questa serie, ora ci sono!”.

Non ambientando la vicenda nella solita Salem, Joy Wilkinson
può permettersi di non curarsi troppo dell’aderenza ai fatti storici, ma in
compenso dimostra di aver fatto i compiti, Re Giacomo I si iscrive ad una serie
di personaggi storici che hanno avuto modo di interagire con il Dottore nel
corso di questa serie, il fatto che sia interpretato da Alan Cumming lo rende
un personaggio ancora più regale, e poi ammettiamolo, è piuttosto divertente
vedere il Re che non ha mai nascosto di prediligere i giovanotti, molto
affascinato dal “Principe Nubiano”, come lui stesso etichetta lo spaesato Ryan.

“Che paura stringimi!” , “Sua Maestà, quello che ha paura qui sono io”.

Un passo avanti e due indietro dicevamo, “The Witchfinders”
inizia subito con la povera nonna di Willa che ci lascia le penne durante il
suo processo come presunta strega, quindi aggiungete anche lei alla conta dei
personaggi che Thirteen non è riuscita ad aiutare, per stare in tema di Re e
Regina, un tempo la canzone in questa serie era “Everybody Lives!”, ora ad ogni
episodio viene voglia di cantarsi: Another one bites the dust. Perdonatemi, ma
oggi sono in vena di paragoni musicali, che posso farci va così.

Se non altro, dopo aver ricordato a tutti i suoi compagni di
viaggio, l’importanza di non interferire con la storia, Thirteen si getta a
capo fitto nell’azione interferendo, non ottiene quello che vuole, ma per lo
meno, per la prima volta in otto episodi, la vediamo fare qualcosa, agire, e
non semplicemente reagire agli eventi, questo contatelo pure tra i passi
avanti, e poi aggiungete anche il prossimo lato positivo dell’episodio in
arrivo.

Cosa te ne fai di un distintivo, quando hai una carta psichica.

Gli eventi di “The Witchfinders” rendono Thirteen il giusto
Dottore, per la prima volta non è un “Undici barrato” o un “Dodici Bis”, l’essere
una donna diventa al principio una difficoltà, quando per superare i pregiudizi
dei locali è costretta a lasciare l’inguardabile cappello da capo persecutore
di streghe a Graham (anche se il Team Tardis, è più una squadra con una
struttura orizzontale, come afferma Doc a fine episodio) ma poi è proprio il
suo essere una donna che la aiuterà a convincere Re Giorgio. Dopo otto episodi,
“The Witchfinders” porta in parte in scena, un po’ timidamente ma con le
intenzioni giuste, quello che speravo di vedere da quanto Jodie Whittaker è
stata nominata nuovo Doctor, un personaggio femminile che risolve le situazioni
come farebbe una donna, è poco lo so, ma è un inizio, forse finalmente ci
siamo.

Invece per la sezione “Due passi indietro”, bisogna
segnalare nuovamente il problema dei tre companion tutti insieme, a cui viene
concesso poco spazio, a turno, rispettando la fila, ma per la maggior parte del
tempo non fanno altro che da carta da parati sul fondo della storia. Il breve
monologo di Yaz sul bullo scolastico che l’aveva presa di mira istigando la
paura di tutti i suoi compagni? Ma cazzarola è oro dare ad un personaggio femminile,
e per di più di origini Pakistane, una storia proveniente dal suo passato come
questa! Specialmente da utilizzare in una trama che prevede la caccia alle
streghe, ma allora perché non dare enfasi a questo dettaglio invece che
sfruttarlo poco e male?

Non ti arrabbiare Doctor, non è colpa tua, è che vi scrivono così.

Alla fine nonno Graham si conferma sempre il personaggio più
carismatico tra i nuovi compagni di viaggio del Doctor, e posso ammetterlo
senza timore di smentite, è uno che può permettersi anche di citare la frase di
Samuel L. Jackson in “Pulp fiction” (1994), se poi quando gli chiedono se è una
citazione Biblica da Ezechiele (25,17) lui risponde: «Tarantino!», se non fosse
per la frase successiva di Thirteen (tenetemi l’icona aperta che più avanti ci
torno) sarebbe la miglior citazione dell’episodio!

Cosette che fanno decisamente cantare al Boss «… and two steps
back» invece, la minaccia di turno, l’armata aliena dei Morax imprigionati a Pendle
Hill fanno il loro esordio nella storia davvero troppo tardi. Gli effetti
speciali dei viticci degli alberi, non lo so, non ho capito se sono CGI scarsa,
oppure addirittura un’animazione a passo uno, mi hanno ricordato un po’ la stop
motion come effetto finale. Mi sembra improbabile che abbiano utilizzato questa
costosa (e soprattutto estremamente lenta) tecnica per una puntata di “Doctor
Who”, ma a vederli così non mi sono dispiaciuti, è un peccato purtroppo che
mentre guardi la puntata, tutto lo scontro tra il credente Re Giacomo e la
donna di scienza rappresentata dal Doctor si risolva con tu, spettatore di
questa serie che ti ritrovi ad affermare: «Ah quindi alla fine la spiegazione è
che non era tutto colpa di Satana ma degli Alieni… Ooooook».

“Doctor io non farei così, potrebbe esserci in giro Guillermo Tell”. 

I Morax vengono spiegati frettolosamente ed eliminati con
ancora più fretta, mi ha fatto riflettere che forse, sarebbe stato molto più logico
renderli alleati di Re Giacomo, per supportare la sua convinzione di essere nel
giusto, purtroppo l’arco narrativo del personaggio interpretato da Alan Cumming
non mi ha convinto, una rappresentazione che è allo stesso tempo conservatrice
ma anche illuminata per il personaggio che non mi ha molto colpito.

Anzi, vista la riuscita citazione finale di Thirteen (così
chiudo l’icona lasciata aperta lassù) forse mantenere Re Giacomo e Doc su due
posizioni opposte e più nette sarebbe stato meglio, anche perché sentire Thirteen
che nel finale dell’episodio cita la frase del grande Arthur C. Clarke («Qualunque
tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia»), mi ha
fatto davvero pensare che dai! Iniziano ad intravedere i tratti del Dottore
anche in Jodie Whittaker finalmente.

“Un altro giro di vite alla sceneggiatura, e poi forse ci siamo”.

Insomma, nemmeno “The Witchfinders” è la puntata che tutti i
Whooviani stanno aspettando dall’inizio di questa undicesima stagione, ma fino
a questo momento è anche l’unica che mi ha fatto intravedere qualcosa di quello
che speravo di vedere dal personaggio in questa era Chibnall, tardino lo so, e
anche molto poco, considerando che mancano due episodi alla fine della
stagione, più uno speciale di Natale Capodanno.

Ma intanto vediamo cosa ci riserva il beh, futuro, come
diceva uno arrivato prima di Thirteen… Allons-y!
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