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Doctor Who – 1×05 – Dot and Bubble (2024): vivere e morire sui Social

Ho una memoria selettiva che per fortuna mi permette di cancellare dettagli che non ritengo importanti, anche se il commento ricevuto nel post dello scorso episodio di Doctor Who, secondo il quale la serie si starebbe spostando verso il fantasy, a distanza di giorni mi risuonava nei miei neuroni, anche mentre guardavo “Dot and Bubble”, quinto episodio (sesto contando anche lo speciale “zero” di Natale) di una stagione che è la numero quattordici secondo i puristi, ma è la nuova numero uno per via delle tante novità.

A Cittàbella inizia una nuova giornata per Lindy Pepper-Bean (Callie Cooke), si attiva Dot che a sua volta attiva il Bubble, che è letteralmente la rappresentazione visiva della “bolla” social in cui tutti noi viviamo, chi più e chi meno, anche perché è scientificamente provato che spimpolando i social-cosi sul telefono, il cervello va in beta e il mondo attorno scompare, motivo per cui camminando per strada devi evitare che i “telezombie” (cit.) al cellulare non ti vengano addosso.

METAFORONE, lo stai facendo bene.

Il Dottore infilandosi tra i contati della bionda Lindy prova ad avvisarla di un periodo, fuori da Bubble, per le strade di Cittàbella, degli enormi mostri, anticipati dal moscio titolo italiano della puntata, a metà tra dei lentissimi insettoni e delle gelatinose piante carnivore, divorano i ragazzini con la testa nei social, prede facilissime.

Andiamo per gradi, anzi per strati di lettura, il METAFORONE sui social con la sua nemmeno velata critica è chiarissimo, non potrebbe esserlo più di così, infatti “Dot and bubble” potrebbe risolversi così, daje di METAFORONE tanto poi ci penserà il Dottore a salvare tutti. Per nostra fortuna Russell T Davies è molto più arguto di così.

Qui ci starebbe una citazione a Una poltrona per due, ma poi passerei per quello che sono, un fanatico di Landis.

Per prima cosa, gli abitanti della cittadina vanno dai 17 ai 27 anni, sono bianchi, ricchi figli di papà e mammà (infatti occhio alla mamma della protagonista, faccia nota e ricorrente nella stagione), può sembrare una trovata da Boomer quella per cui i giovanotti non siano in grado nemmeno di camminare fuori dalla loro “bolla”, ma vi rimando ai “telezombie” di cui sopra e poi per fortuna Davies sa giocarsela alla grande, togliendo più volte a noi spettatori le certezze, anche sull’utilizzo del suo cast.

“Dot and Bubble” sembra un altro episodio girato in contemporanea per risparmiare sul piano di lavorazione, infatti per metà del tempo in scena abbiamo solo Callie Cooke, il Dottore e Ruby se la giocano in gran parte in “Smart Working” (quando l’uso sbagliato di un’espressione in inglese si radica talmente tanto da diventare di uso comune), ma anche questa trovata cambia in corso d’opera.

Lavorare in ciabatte comodamente da casa.

Ad esempio, l’entrata in scena dell’influencer Ricky September (Tom Rhys Harries) fa sospettare del personaggio, che in realtà si rivela essere uno che vive più nella realtà di quanto non si direbbe, proprio per questo lo troviamo nella palazzina al numero 55 suggerita dal Dottore come unica speranza, quindi per tornare allo spunto di partenza di questo post, “Dot and Bubble” è fantascienza tanto quanto poteva esserlo un vecchio episodio di Star Trek. Se non si fosse capito è un enorme complimento.

Si parte con un METAFORONE sui Social, una resa visiva della vita nella “bolla”, per poi parlare piuttosto apertamente di come i Social siano un modo per ignorare i mostri e gli orrori della vita reale, anche se accadono ad un metro da noi. Poi per nostra fortuna Russell T Davies scava ancora più in profondità, e con un colpo di scena (in realtà largamente anticipato da parecchi indizi piuttosto chiari), manda a segno un finale che ancora una volta ribalta molte delle abitudini di questa serie.

Più lo vedo più mi sembra un METAFORONE proprio figo.

Vivere nella propria zona di comfort, ignorando tutti coloro che stanno fuori, può diventare una condizione elitaria, da difendere, con ogni mezzo (anche quelli meno leciti), il monologo finale del Dottore non solo conferma che Ncuti Gatwa è stata una scelta illuminata per il ruolo del nostro Doctor, ma anche un gran modo di far valere le caratteristiche proprie dell’attore, quello che Doppia C non è MAI riuscito a fare con una Doctor donna. Nel prossimo paragrafo seguono moderati SPOILER!

Ncuti, prove tecniche di “momento Doctor”.

Sentir pronunciare le parole «Tu non sei uno di noi», da una banda di riccastri bianchi ad un Dottore nero che sta loro tendendo la mano, ha il triplo della potenza, se poi Ncuti ci mette il carico, con quella risata che diventa una mezza crisi isterica condita da lacrima maschia finale, che gli vuoi dire? A lui che ha quasi imbroccato il suo primo “momento Doctor” (quello in cui l’attore si cala nel ruolo e si conquista i cuori del pubblico) e a Russell T Davies, che con questo finale e quel sorriso da Gioconda di Lindy (con dentro un po’ di terrore e tanta arrogante spavalderia), ha messo la firma su una puntata clamorosa, un titolo che potrebbe diventare un piccolo classico di questa serie. Questa serie di fantascienza, giusto ricordarlo. Fine del paragrafo con moderati SPOILER.

In attesa della prossima puntata, una sorta di “Bridgerton” con gli uomini-pennuti di Rick & Morty, io resto sul pezzo e vi ricordo tutte le altre puntate di “Doctor Who”, le trovate cliccando QUI!

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  1. Che episodio PAZZESCO, questo! Che pesantezza nel petto e nello stomaco, nel finale… E pensa che quando Lindy (la smetteranno mai di fare cattive/stronze con nomi come il mio o quasi?) ha tradito Ricky September il mio commento era stato “un tempo gli episodi del Dottore non ti amareggiavano così tanto”.
    E mi mancava ancora il finale.

    Ovviamente, il mio commento ripetuto durante la visione, oltre a “Russell ti amo”, è stato “CHIBNALL, PRENDI NOTA” (un giorno la supererò, forse.)

    • Penso che Russell ci aiuterà a superarla 😉 Di mio amo i personaggi sfumati, sono stanco dei buoni buonissimi e dei cattivi che sognano solo di essere buoni, sono Carpenteriano nel DNA quindi anche per me super puntata. Cheers!

  2. Purtroppo per me ci ho visto dentro troppo Black Mirror per apprezzarla e dovere e il “momento del dottore” di Ncuti per quanto emozionante e rabbioso l’ho trovato anche troppo caricato. Sarà che non lo vedevo in scena da due episodi? Ci farò pace presto, già lo so, ma ho ancora il giudizio in sospeso aspettando l’episodio che riuscirà a convincermi al 100%.

    (Sì, sta pagando pegno per Sex Education dove a volte i suoi toni erano così esagerati da urtarmi un pochetto, chiedo perdono)

    • Ci sta, ma il modo in cui cambia timbro di voce mi permette di separare tra Ncuti Dottore e Ncuti di Sex Education, non è ancora il suo “Momento Doctor”, però sta scaldando i motori in attesa dell’episodio giusto per farlo. Cheers!

  3. Ho visto solo la foto ed essendo mattina, senza adeguata caffeina in corpo, il mio cervello bacato ha sovrapposto il Dottore a i “Me contro Te”. E’ stato un lampo ma dentro di me, sono prima morto e poi ho pensato “Ci siamo giocati Cassidy!”. Fortuna che poi ho messo a fuoco meglio il tutto…

    • Se mi pagassero una caSSata delle mie potrei anche scriverla, ma mi devono pagare tanto tanto tanto, costo troppo, anche se quei due i fondi in linea di massima li hanno. Cheers!

  4. Immaginavo che quel commento avrebbe continuato a ravanarti nel profondo 😉
    Del resto non è certo la prima volta che io vedo mettere in dubbio l’appartenenza del Dottore al genere fantascientifico, continuando a chiedermi, quando capita ciò, a quanta effettiva conoscenza della lunga vita del personaggio si accompagnino affermazioni del genere: giusto per rimanere nei dintorni più recenti, i Goblin dello speciale natalizio manipolavano il tempo per mezzo di magie e incantesimi, forse? Perché a me pare proprio di no, eh. O, ancora, i “fantasmi” creati dal terribile Re Pescatore e incontrati dal Doctor di Capaldi erano forse dei comunissimi spettri? Il Giocattolaio, La Grande Intelligenza, la versione di Morgana e Fenric incontrati da Sylvester McCoy sono fantasy? Certo che no, come, per tornare al presente, non lo è (per il tema che tratta e per come lo tratta) nemmeno “Dot and Bubble”…

    • Infatti in tutta risposta molti, specialmente la stampa estera, ha paragonato “Dot and bubble” ad una sorta di “Black Mirror”, che è la risposta facile ed immediata per dire we! Siamo in zona fantascienza, perché quella serie (che ha perso di vista lei si il sui obbiettivo) ha comunque quell’etichetta presso il grande pubblico. Per inciso “We!” è la tipica espressione della stampa estera. Cheers

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