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Doctor Who – The giggle (2023): se la storia la stai scrivendo tu, un Dottore lo puoi rigenerare come cacchio ti pare!

Qualche anno fa, quel nerd di Max, ha pensato di mettere su con qualche amico (alcuni anche parecchio famosi) la sua personale versione del celebre fumetto “La morte di Superman”, in questo simpatico video, ad un certo punto Simon Pegg, con occhiali tondi e barba posticcia, interpreta la parte del celebra papà di Max, ovvero il grande John Landis. Mettendo in scena quella che io m’immagino essere un normale dialogo padre/figlio a casa Landis, Pegg chiede come si può uccidere un vampiro in una storia, Max risponde: «Beh, con i paletti di frassino nel cuore, con la luce sol…», «Sbagliato! Se la storia la stai scrivendo tu, un vampiro lo puoi ammazzare come cacchio ti pare!»

Perché vi racconto questo? Perché è una lezione su come scrivere le storie che mi è tornata in mente guardando il terzo ed ultimo speciale di questa nuova (vecchia) gestione di “Doctor Who” firmata da Russell T. Davies. Da anni siamo abituati a certe regole per il Dottore, regole che spesso proprio David TENnant ha raggirato, pasticciando con le rigenerazioni. Eppure le regole che uno scrittore si impone, devono funzionare o almeno essere coerenti all’interno del “mondo” che ha creato. Trovo significativo infatti che per chiudere questo corso, Davies abbia pescato un antico nemico del Dottore, il Giocattolaio (perché ve lo ricordate che la serie nasce come spettacolo per bambini no? Quindi un Giocattolaio malvagio è un nemico ideale), che non rispetta nessuna regola, se non quelle dei giochi, anche se penso che la selezione dell’attore per interpretarlo sia stata fatta sulle base di due parametri, il primo, Neil Patrick Harris è un’icona Gay e Davies è attento all’argomento, infatti vedere il biondo ballare e fare il “Lip sync” su Spice up your life delle Spice Girls è la cosa più gaia che vedrete nel 2023 e per buona parte del 2024, ma lo rende anche uno spassosissimo agente del caos, roba che Joker lèvati, ma lèvati proprio.

Mito e campione del mondo di lipsync.

Secondo punto chiave, credo sia stato scelto lui, solo per fargli ripetere più volte e in varie declinazioni, davanti ad ogni nuova sfida del dottore, che lui accetta la sfida. Essù dai, non possono non averci pensato!

“The giggle” è la prova che la gestione di quel cretino di Chris Chibnall è morta e fortunatamente sepolta, per una semplice ragione, “Doppia C” stiracchiava un’ideuzza per un’intera puntata – l’atteggiamento tipico di chi ne ha poche – nel tentativo di usarla per fare metafora del presente, il più delle volte in modo didascalico. Russell T. Davies invece è un vulcano, ha la calotta cranica che scotta come roccia lavica (cit.) e si inventa un prologo quasi horror, in cui il pupazzo Stooky Bill diventa il virus che si è diffuso nel corso degli anni attraverso il segnale televisivo… In una delle serie tv più longeve della storia dell’umanità, se non è avere idee brillanti questo non so cosa sia.

Ma visto che Davies non si limita a stiracchiare, le sue tante idee le cavalca fino alla prossima, quindi il prologo si lega perfettamente con il disastro che ha colpito il mondo, come abbiamo visto alla fine dell’episodio precedente, in cui gli abitanti della Terra pensano tutti di avere ragione e se qualcuno glielo fa notare, si arrabbiano ancora di più, insomma, il mondo è diventato una normale discussione tra sconosciuti sui Social-Così! Ed anche qui, mi sembra una stoccata mica male.

«Mettere in difficoltà il Dottore? Challenge accepted!»

Finiscono qui le idee di Davies? No perché UNIT, per resistere, ha inventato un bracciale che funziona da vaccino a questa rabbia nell’aria, si potrebbe risolvere se tutti lo indossassero ma secondo voi è così facile convincerli? Ecco, vi ricorda niente tutto questo? Il tipo di satira sulla modernità che avrebbe voluto fare “Doppia C” senza mai riuscirsi, che per Davies è solo un brillante dialogo in un altro bellissimo episodio. Da qui in poi modesti SPOILER!

“The giggle” passa da essere una minaccia su scala globale ad un piccolo dramma da interni, in cui gli interni sono rappresentati dal Dottore e Donna alle prese con le mille porte e i mille giochi del Giocattolaio, in cui persino la magrezza di TENnant diventa metafora delle batterie a terra del personaggio, uno che ha sempre corso senza fermarsi mai e come gli ricorda il suo nemico nel teatrino dei burattini, ha lasciato indietro più di una “Companion”, ed ora che ha un’altra minaccia-fine-di-mondo per le mani, la possibilità concreta di non farcela e alta, Murray Gold lo ricorda alzando la posta in gioco in ogni scena anche con la sua colonna sonora.

«Non hai detto Uno però, uffa!»

Va detto che recuperare Melanie Bush, la prima di tante rosse del Dottore è un grosso gancio con il passato quasi quanto UNIT o il Giocattolaio, e a ben guardare anche la conclusione scelta per molti personaggi ricorda scelte del passato (il Custode) per un grosso Everybody lives, tutti, anche le talpe e nonno Wilf perché? Perché se la storia la stai scrivendo tu, un vampiro lo puoi ammazzare come cacchio ti pare.

Quindi in virtù di questo, Russell T. Davies più motivato di molti continua a ripeterci che il mondo non è binary-binary-binary anche se tanti Whoviani (o presunti tali) non voglio sentirselo dire, quindi stando alle sue regole, anche la rigenerazione cambia e diventa una bi-generazione, coerentissima visto che TEN ha sempre pasticciato con le rigenerazioni e poi lui, David “Più grande attore del mondo” Tennant se la merita un’uscita di scena diversa dai suoi colleghi. Forse molti si aspettavano un I don’t want to go versione 2.0 invece questa volta TEN lo affronta alla sua maniera, con le rosse della sua vita e un «Allons-y!» in punta di labbra, ma anche lui deve stare alle nuove regole del giocattolaio Davies.

Questa volta ha avuto il tempo di scegliersi la frase d’uscita (che poteva essere solo una)

Difetti dell’episodio? Non di certo la porzione Horror con Donna Noble che risponde per le rime (letteralmente!) alla famiglia di Stooky Bill, di sicuro nemmeno il nuovo dottore Fourteenth Doctor anzi, Fifteenth che è il primo della storia di questa serie che si rigenera in mutande. No l’unico difetto forse è nel montaggio della sfida al Giocattolaio, ovviamente un gioco in cui i vari rimbalzi e salti con la palla, sono tutti ripresi in campi stretti e montaggio frettoloso, perché immagino che nel dietro le quinte di quelle evoluzioni, la palletta sarà caduta a terra mille mila volte, ma con quei tre sicuramente, deve essere stato un set molto divertente.

Per restare in tema Spice Girls, 2 become 1 (o 1 become 2 o 10 become 14… Ok basta!)

Russell T. Davies con questo episodio chiude con le vecchie trame, concede un “Buen retiro” ai suoi personaggi e si lascia aperte porte per il futuro (di chi è la mano che afferra l’incapsulato Master? Lo scopriremo), di sicuro ha già imbroccato un’altra ottima idea, Ncuti Gatwa, reso celebre da “Sex Education” che posso dirlo? Mi mette allegria già solo l’idea che proprio lui, della banda di quella bella serie abbia fatto tale carriera. Se mi sembrava una scelta ideale per l’inizio della nuova (questa volta nuova davvero) gestione Davies, vederlo e sentirlo nella parte mi sembra già un’ottima scelta, prossima destinazione… Natale!

«Ed ora fuori da questa Bara, devo trovarmi un paio di pantaloni prima di Natale»

Ci vedremo con l’appuntamento con Doctor Who qualche giorno dopo il 25 dicembre, dipende da quanto sarà bello lo speciale e da quanto avrò mangiato io per le feste, finalmente questa serie è tornata a scintillare!

Sepolto in precedenza domenica 10 dicembre 2023

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