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Doctor Who – The Star Beast (2023): abbiamo di nuovo una serie… Allons-y!

22 novembre 1963, a Dallas un attentatore secondo la Storia (due secondo Oliver Stone e non solo) sparano al presidente Kennedy, quasi in contemporanea in Inghilterra, il canale BBC mandava in onda il primo episodio di una serie pensata per far avvicinare i bambini alla Storia intitolata “Doctor Who”, un alieno fatto a forma di William Hartnell che viaggiava nel tempo e nello spazio a bordo di una Bara Volante cabina del telefono blu.

Sessant’anni dopo, in occasione del notevole compleanno la BBC fa le cose in grande, per il primo speciale sul personaggio intitolato “The Star Beast”, torna uno Showrunner capace di fare il suo lavoro (e la storia del Dottore) come Russell T. Davies, la regia viene affidata alla mitica Rachel Talalay (… TALALAY!), per inciso colei che ha diretto alcuni dei migliori episodi recenti della serie, mentre davanti alla macchina da presa, si è fatto le cose in grande, David “Più grande attore del mondo” Tennant è tornato nei panni di TEN, il Dottore che ha pasticciato di più con le rigenerazioni, ma anche il “frontman” della serie, colui che non invecchia, al massimo dimagrisce, vantaggi dell’aver passato tanto tempo a bordo del TARDIS.

Avevamo davvero bisogno del ritorno dei migliori per riprenderci dalla precedente gestione.

Con lui torna la miglior companion di sempre, la mitica Donna Noble interpretata da Catherine Tate e non vi sfugga, il ritorno delle musiche di Murray Gold, posso dirlo? Dopo anni della disastrosa, urticante e completamente inutile (infatti questo episodio da un colpo di spugna a tutto con la difficoltà di una scrollata di spalle) gestione Chris Chibnall, tornate ad avere Gold che sottolinea tutti i momenti più riusciti è come recuperare l’udito dopo anni di sordità.

A sorpresa abbiamo visto la compianta e lo ripeto, incolpevole Jodie Whittaker rigenerarsi in David TENnant, spaesato per il ritorno della sua vecchia “Faccia”, l’episodio si gioca un breve riassunto dell’uscita di scena di Donna Noble, sulla sua cantilenante «Binary!», l’avevamo lasciata senza più memoria del Dottore, più ricca di un biglietto della lotteria da 166 milioni di Sterle (per dirla alla Guy Ritchie), ma perché è proprio Donna la prima beh, donna che Ten incontra appena rigenerato? Guarda caso accompagnata da Rose, si ma non quella Rose, parliamo di Rose Temple, la figlia di Donna interpretata dall’attrice Yasmin Finney e metto subito le mani avanti anche se mi sembra quasi ridicolo sottolinearlo.

Di tutti i nomi femminili, ma dico io, proprio Rose?

Russell T. Davies era già pro-inclusività prima di salire a bordo del Tardis, più o meno dai tempi della sua “Queer as Folk” (1999-2000), quindi era avanti rispetto a quello che oggi, per molte altre serie è pura imposizione non davvero sentita. Quindi ci sta che Rose sia interpretata da un’attrice Queer con gli stessi trascorsi del suo personaggio o che Shirley Anne Bingham (Ruth Madeley), il nuovo contatto di UNIT si muova su una sedia a rotelle per altro più armata e carrozzata di quella di un altro Dottore, Charles Xavier.

Non si fa in tempo a capire perché Donna non abbia più i soldi della lotteria (anche se ci verrà spiegato) perché a differenza della pallosa gestione “Doppia C” (di cui non vorrei sentire parlare mai più!) bisogna correre, correre e ancora correre! Per anni ci siamo beccati episodi da un’ora (percepite ventiquattro), mentre qui, a metà episodio, mentre degli alieni si sparano per strada facendo saltare automobili, ho esultato per una serie tornata in vita, una serie dove persino gli “errori” (mi sono chiesto come mai i colpi delle armi non intaccassero minimamente il Taxi, un minuto dopo ho avuto la risposta ai miei dubbi, questa è buona scrittura) trovano un loro senso nella storia e le tematiche care a Russell T. Davis hanno la loro giusta collocazione.

Non voglio rivelarvi troppo, godetevi l’enorme crescendo finale (con quel vetro mi ha fatto pensare a Spock) dove persino la cantilena “Binary” di Donna, sembra una trovata studiata e preparata con anni di anticipo insomma, in questo “The Star Beast” funziona tutto, anche i richiami al passato, infatti Davies, fine studente di questa serie, per la trama dell’episodio pesca un vecchio soggetto fumettistico del Dottore, scritto da Pat Mills e disegnato da Dave Gibbons, dove facevano il loro esordio i teneri Weep.

La gavetta di tutti i migliori artisti britannici, 2000 AD e i fumetti del Dottore.

Ora, se pensate che piccolini, con le orecchie e gli occhioni grandi sia sinonimo di carineria, vi posso prestare Lamù una settimana poi magari ne riparliamo, nel frattempo la banda di alieni alla caccia dell’E.T. della situazione Weep è la scusa per rimettere in moto i personaggi, che correndo, scappando e cercando di risolvere il giallo (fantastico TEN che riesce a “Bimbominchieggiare” da serio, anche improvvisando un processo intergalattico in un parcheggio), riallacciano i legami e beh, salvano Londra e tutti i suoi abitanti dall’essere trasformati in carburante per astronavi.

Carucci e con le orecchie giganti, sono i più pericolosi!

Cosa ho amato di “The Star Beast”? Tutta la soluzione della “Metacrisi” di Donna è una tirata, anche emotiva che mancava a questa serie come l’aria, forse la parte più frettolosa è la mezza battutina protofemminista con cui si risolve la questione del potere, ma è più che altro una strizzata d’occhio alla precedente gestione, un momento di passaggio, un semplice dialogo che Gold beh, trasforma in oro quindi non so davvero cosa criticare a questo episodio.

Gli effetti speciali animatronici del Weep sono fantastici, il ritmo è micidiale e le trovate del Dottore sono una meglio dell’altra, ad esempio il doppio “vetro” anti proiettile generato con il cacciavite sonico è stato un gran modo per uscire da un gran casino, mettendo in chiaro la pro-attività del personaggio che sembrava essere finita in ghiacciaia da tempo.

Che bello avere di nuovo un Doctor che non aspetta che le cose accadano e basta!

Per il resto i membri della famiglia Temple-Noble sono simpatici e viene voglia di seguirli nei loro casini, il riferimento a nonno Wilfred Mott toccante, autoreferenziale? Forse, ma dopo anni di quello schifo di gestione “Doppia C” noi Whoviani ci meritiamo una puntata così, in cui Tennant e Tate possono tornare a sfoggiare quella loro gran chimica, dove ogni trovata esalta e ve lo dico, erano ormai anni che non mi capitava con “Doctor Who” di tornare indietro per rivedere una scena che mi aveva esaltato, con “The Star Beast” l’ho fatto due volte (storia vera), forse l’aria che tira in questa nuova, vecchia gestione è tutta riassunta qui.

Siete fichissimi, minchia quanto mi siete mancati!

A dirla tutta, mi piacciono anche i nuovi interni del TARDIS, vedere TENnant correre tra i corridoi come un bambino rappresenta un po’ la nostra gioia davanti a questo nuovo corso, il bello? La prossima settimana l’avventura continua perché sì, perché ci meritiamo ancora un po’ di tempo con Ten e Donna Noble, quindi prossima settimana saremmo ancora a bordo del TARDIS, dopo molti anni è di nuovo una gioia attendere la nuova puntata di “Doctor Who”… Allons-y!

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