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Doringo! (1965): arriva la cavalleria (ma senza Peckinpah alla guida)

Cosa mancava a questa rubrica? Facile un capitolo a
sorpresa, oggi facciamo un piccolo saltino indietro nel tempo per il nuovo
capitolo speciale della rubrica… Sam day Bloody Sam day!

Il 4 dicembre 2020, la 7Gold (tra una pubblicità e l’altra)
ha trasmesso “Doringo!” (1965) alle 23.15, non me ne sarei nemmeno
accorto se non fosse stato per l’occhio attendo di Lucius che era pronto a colpire come un cecchino, quindi
ringraziate lui per questo capitolo speciale della rubrica.

Per parlare di “Doringo!” dobbiamo tornare al periodo in cui
Sam Peckinpah era stato relegato in panchina, dopo il disastro di Sierra Charriba, in un microscopico
ufficio pieno di volumi dedicati alla rivoluzione messicani (da cui Bloody Sam
avrebbe tratto un’altra sua sceneggiatura, “Viva! Viva Villa!” del 1968), il
regista di Fresno mastica bile sperando di trovare il modo di tornare a
dirigere per il cinema, quindi ogni occasione per lavorare era valida, anche
quando arrivava da una vecchia conoscenza.

Il regista Arnold Laven in carriera ha prodotto e diretto
molti film Western, lavorando tanto anche per il piccolo schermo, in carriera è
arrivato a dirigere episodi per telefilm come “La famiglia Bradford”, “Ralph
supermaxi eroe” e “A-Team”, ma in precedenza aveva fornito idee per la serie tv
“The Rifleman”. Proprio Laven aveva suggerito lo spunto di base per la storia, una relazione tra padre e figlio da far interpretare all’attore e giocatore di
baseball Chuck Connors nel ruolo principale. Tra i giovani e talentuosi
sceneggiatori che hanno reso “The Rifleman” un successo, proprio il nostro Sam Peckinpah.

I gloriosi titoli di testa del film.

Il piano originale di Laven era quello di produrre un film
ispirato alle gesta del generale George Armstrong Custer e sul suo 7° cavalleggeri, ma
quando arrivò la notizia che la 20th Century Fox aveva un progetto simile in
cantiere, nessuno se la sentì davvero di sfidare la grande casa di produzione,
quindi la bozza intitolata “Custer’s Last Stand” venne accantonata, in favore
di un adattamento del romanzo “The Dice of God” (1956) di Hoffman Birney adattato per il grande schermo dal nostro Bloody Sam. Peckinpah che aveva già affrontato la vita dei
soldati nel suo Sierra Charriba, per
un breve momento venne preso in considerazione per la regia, almeno fino a
quando qualcuno si ricordò del buco nell’acqua che era stato il suo film al
botteghino, quindi il nostro Sam a denti stretti, si limitò a firmare la
sceneggiatura portata sullo schermo dallo stesso Laven, un film che tuttavia
rischiò comunque di non vedere la luce lo stesso.

Il considerevole contributo del nostro alla causa.

Si perché il plico di fogli intitolato “The Glory Guys” era
sulla scrivania di casa di Peckinpah, quando la sua villa tra le colline di
Santa Monica venne minacciata da uno dei terribili incendi che ancora oggi
affliggo quella zona della California, vi ho già raccontato questa storia, che
per altro portò ad un notevole strappo tra Peckinpah e sua figlia Sharon: nel
cuore della notte Bloody Sam caricò in auto moglie figli e i due cani di
famiglia, Simbo e Rita, ma invece di scappare a gambe levate, tornò indietro, per salvare i gattini appena nati che stavano nel capanno, come gli urlò
disperata sua figlia Sharon? Assolutamente no, Peckinpah tornò con le sue
sceneggiature, ma senza nemmeno l’ombra di un micetto (storia vera).

“Gli hai presi i gattini?”, “Ma non dovevi salvarli tu?”

Forse “The Glory Guys” non valeva un tale trauma alla povera
Sharon, ma resta un film Western molto classico (tanto che a metà film non
manca un momento tradizionale: la rissa nel saloon), in cui è impossibile non
notare quando per Sam Peckinpah, Sierra Charriba fosse ancora una ferita aperta. Perché per certi versi “Doringo!” – il titolo Italiano presta più attenzione al nome del fiume dove si svolge la battaglia
finale – sembra un “Major Dundee” in misura minore, ma senza il genio di Peckinpah
alla regia, che per altro ha sempre sostenuto che la sua sceneggiatura sia
stata rovinata da una selezione di attori completamente sbagliata per i ruoli
principali, guardando il film è difficile non dargli ragione.

Lungo il fiume Doringo è in atto una rivolta indiana, per
contrastarla il governo degli Stati Uniti affida al generale Hoffman il compito
di trattare per la pace sedarla. La trama ruota intorno alla guida Sol
Rogers (Harve Presnell) e al capitano Harrod (Tom Tryon), due vecchi amici
d’infanzia che nella vita hanno intrapreso strade diverse e che qui si
troveranno nuovamente a battagliare con i nativi, ma anche per le attenzioni di una bella rossa, Lou
Woddard (Senta Berger) che porterà un altro po’ di pepe tra i due, il tutto
mentre Harrod dovrà trovare il modo di far sembrare dei veri soldati, la banda
di gatti senza collare che si ritrova tra le file dei suoi uomini.

Il Triello no (non l’avevo considerato)

Lo spunto di partenza quindi, è quasi lo stesso di “Sierra Charriba”, un ufficiale con il
compito di far filare la più disparata banda di disperati, per affrontare
un’inferocita orda di indiani, che qui restano ancora una volta sullo sfondo,
un po’ perché Peckinpah è sempre stato più interessato a raccontare la vita
degli uomini (bianchi) della frontiera, ma anche perché come detto, “Doringo!” è
un Western estremamente classico, antecedente all’epoca del revisionismo storico in
favore dei nativi.

Quello che colpisce del film è proprio la selezione di
attori, per questo sostengo che Peckinpah se pur costantemente sbronzo e
riottoso di carattere, non avesse tutti i torti. “Doringo!” sfoggia attori più
carismatici nei ruoli di contorno piuttosto che in quelli principali, ad
esempio la spalla di Harrod è il sergente James Gregory, interpretato dal
leggendario Slim Pickens.

“Non sei ancora una superstar James, ti tocca la gavetta, come ho fatto io”

Mentre tra i disadattati che Harrod ha il compito di
trasformare in soldati, quello che spicca più di tutti è la faccia da schiaffi
di Anthony Dugan, interpretato da un giovane ed ancora sconosciuto James Caan,
che ironicamente avrebbe incrociato ancora il cammino di Sam Peckinpah in un
momento molto diverso delle rispettive carriere, collaborando per Killer Elite.

“Doringo!” ha dei momenti molto riusciti, come ad esempio il
finto attacco indiano, organizzato da Harrod con la collaborazione di Sol
Rogers, un modo per cercare di mettere alla prova lo stato di (in)preparazione
dei suoi novelli soldati, ma è innegabile che a parità di sceneggiature
scritte dallo stesso Peckinpah, la diligente regia di Arnold Laven non possa proprio tenere il passo con quella di Bloody Sam, quindi anche massacrato al montaggio e frutto di una battaglia
con la produzione, “Sierra Charriba” risulta un film molto superiore a questo, ennesima conferma del fatto che la regia
di Peckinpah poteva far fare il salto di qualità a quasi qualunque storia e che
“Major Dundee”, resta il grande capolavoro mancato della carriera di Bloody Sam,
quello che però ha reso possibile la genesi di altre pietre miliari della sua filmografia.

La lunga marcia verso i futuri capolavori del cinema.

Non bisogna sforzarsi nemmeno più di tanto per notare che
anche in “The Glory Guys” alcune delle tematiche care a Peckinpah sono
presenti, le donne sono bellezze da conquistare, una mentalità figlia del suo
tempo che è valsa a Bloody Sam costanti accuse di maschilismo, ma poiché il suo
cinema “da uomini” proprio di questo parla, anche in “Doringo!” il tema del
tradimento tra amici è sempre presente anche se meno accentuato del solito.
Harrod e Sol Rogers ci metteranno tutto il film per dirimere i loro trascorsi,
il loro scontro sarà meno marcato di quanto visto in Sfida nell’alta sierra, ma è innegabile che un autore, così
ossessivo nel cercare la fedeltà nei suoi fidati collaboratori (quelli che lui
chiamava in maniera auto celebrativa il suo “mucchio selvaggio”) abbia affrontato
il tema anche al cinema, perché pochi registi più di Peckinpah hanno utilizzato
la loro arte per affrontare i traumi della propria vita, sarà sicuramente stato
un uomo tormentato e per certi versi anche criticabile (citofonare alla figlia
Sharon e alle tante donne della sua vita per conferma), ma come autore era uno
pronto a gettarsi nelle fiamme (letteralmente!) per la sua arte.

“Mirate bene e sparate poco!”

“Doringo!” resta sicuramente un episodio molto riuscito ma minore
nella filmografia di Peckinpah, una storia che funziona con un finale dove
l’azione e gli scontri non mancano, un Western come detto molto classico che se
avesse potuto avvalersi anche della regia di Bloody Sam, sarebbe stato ancora
migliore, ma così risulta più che godibile ed estremamente riuscito, condito
anche dalle efficaci musiche di Riz Ortolani.

Anche se per assurdo è più facile trovare informazioni anche
sull’altra sua sceneggiatura, sfornata più o meno nello stesso lungo periodo
passato in “panchina” dalla regia, forse perché per “Viva! Viva Villa!” ci sono
stati dei dissidi con il protagonista Yul Brynner e quando si tratta di
Peckinpah, a fare notizia sono sempre state le vicissitudini travagliate della
sua carriera e della sua vita, ma guardando “The Glory Guys” è quasi doloroso pensare a
Peckinpah, impegnato a scrivere una versione più ripulita del suo Sierra Charriba, nel tentativo di
trovare nuovamente il modo per tornare dove era destinato a stare, dietro la
macchina da presa, in sala di montaggio, insomma a capo di una produzione
cinematografica. Quell’occasione sarebbe arrivata poco dopo grazie a “Noon
Wine” (1966) ma questa è un’altra storia.

Questo è tutto per il capitolo a sorpresa della rubrica,
venerdì prossimo ritorno al futuro (passato), per la precisione all’anno 1978, e
ci andremo tutti insieme, magari formando un bel… Convoglio. Non mancate!

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