Home » Recensioni » Dracula – L’amore perduto (2025): Luc Besson’s Dracula (…forse)

Dracula – L’amore perduto (2025): Luc Besson’s Dracula (…forse)

Come si uccide un vampiro? Ci sono molti modi per farlo, ma se quel vampiro è Dracula, difficilmente nessuno potrà mai mettere fine alla sua (non)vita, sicuramente non al cinema, dove il Conte continua a tornare, con sortite sempre più ravvicinate.

Sembra sia impossibile per gli autori, che come tante piccole Mina o Lucy, vengono attratti dal mito di Dracula spinti dalla voglia di raccontare la loro versione della storia, questa volta è toccato a qualcuno che storicamente ha più propensione nel raccontare i personaggi femminili, mi riferisco a Luc Besson, che pare aver ritrovato ispirazione dopo Dogman, nell’attore Caleb Landry Jones, questo film è nato così: «Vorrei fare un altro film con te ragazzo mio, ti vedrei bene nel ruolo di Dracula», BOOM! Quarantacinque milioni di Euro dopo, ecco il risultato, che per altro, ha spiazzato l’Infernet.

«Dopo l’uomo cane sarai l’uomo pipistrello», «Batman?», «No»

Fin dal suo primo trailer è merso il paragone, questo più che Bram Stoker’s Dracula sembra beh, Bram Stoker’s Dracula, nel senso di una versione che tiene molto, ma molto conto del film di Francis Ford Coppola, che se ci pensate ha senso, parliamo del film che ha reso romantico il Conte (ve le ricordate tutte le “polemiche” per la versione baffuta e più animalesca di Eggers? Ecco, ripassatele mentalmente), un titolo in giro non da ieri, il 1992 non è più dietro l’angolo e ammettiamolo, amatissimo dal pubblico, ne abbiamo parlato diffusamente.

Lo scrivo sottovoce, non so come si faccia ma ci provo, non sarebbe insensato se qualcuno, pensasse di rifare un film del 1992, sfornano remake di titoli anche più recenti, il problema è il rischio, vorrebbe dire gettarsi tra le fiamme di Infernet, attirandosi i paragoni con un titolo considerato intoccabile dal pubblico. Quindi “Dracula – A Love Tale” di Besson è nato con i mirini laser puntati addosso, provo a fare ancora due distinguo poi andiamo nei dettagli.

Sottili metafore per mirini puntati.

Ha molto senso che un regista come Besson, da sempre innamorato delle donne e dei suoi personaggi cinematografici al cinema, scelga come riferimento la versione più romantica di sempre, di un’icona cinematografica maschile come Dracula per il suo nuovo “muso” (ah-ah) Caleb Landry Jones, il risultato è beh, più che alterno nella riuscita, ve lo dico, più volte mi sono ritrovato a pensare a Dario Argento.

Un altro autore incappato anche lui nel mito di Dracula, per un film, ai tempi venduto al pubblico come una produzione milionaria, in realtà poverissimo, meno di sei milioni di Euro il budget, con risultati a cui non vorrei ritrovarmi a pensare, vi rimando sulle pagine de Il Zinefilo per questo. Anche se in troppi momenti, mentre guardavo il film di Besson ho seriamente temuto di veder spuntare la cavalletta gigante (storia vera).

Come mi sento se ripenso al Dracula di Argento.

La storia la conoscete, è sempre quella, anzi, ancora più vicina a quella raccontata da Coppola, visto che Vladimir (Caleb Landry Jones) combatte gli infedeli in nome di Dio, con vistosa armatura, non rosso sangue ma con tanto di sagoma che si staglia all’orizzonte, questo sì colorato di rosso, il primo di tanti omaggi, per non parlare proprio di furti al limite del rifacimento non autorizzato del film dello zio di Nicolas Cage. Per citarne un altro paio palesi, la croce in fiamme davanti alla vampira ringhiante e il cappello a cilindro, oltre alla versione parruccona e incartapecorita del Conte, insomma, i dubbi di un’operazione di remake senza autorizzazione ci sono tutti.

«C’ho un talento così!»

Vlad(imir) perde la sua amata Elisabeta (Zoë Bleu) in un agguato e la sua morte è una scena tragicissima, che non fa che aumentare i sensi di colpa del personaggio e il suo odio per l’Onnipotente che fino a quel momento, aveva servito fedelmente. Si perché ripulendo la mente da tutto questo, l’inizio di “Dracula – L’amore perduto” somiglia ad una versione in piccolo, ma comunque abbastanza sontuosa, del film di Besson meno ricordato, “Giovanna d’Arco” (1999), guarda caso quello costruito attorno alla sua, allora, attrice di riferimento, Milla Jovovich.

I quarantacinque milioni spesi di Besson si vedono tutti, i costumi, i fondali ricostruiti molto bene in digitale, gli effetti speciali e anche la colonna sonora (firmata da Danny Elfman, distante dai suoi suoni tipici ma senza snaturarsi risulta efficace) fanno di questo film un lavoro, banalmente, bello da vedere, al netto di scivoloni e soluzioni abbastanza stranianti.

«Caduta?», «No, straniata, ma anche testata, ammazza che botta!»

Christoph Waltz è il Van Helsing (mai chiamato così) di turno, il grande attore nel ruolo chiave, a tratti mi è sembrato un Uomo tra i bambini a livello di recitazione, in altri, rassegnato come se avesse capito l’antifona di tutta l’operazione.

«Ho iniziato con l’ispettore Derrick, ho vinto due Oscar ed ora sto qui, esci da questo corpo!»

Una che pare essersi divertita, è la vampiresca Matilda De Angelis, che ha trovato il modo di recitare orgasmi anche fuori dalle scene di sesso (avrei una storiella correlata su questo, ma rischio di andare fuori tema), la sua prova è ancora in costume come se Lidia Poet snudasse di colpo i canini. La sua Maria è la facente funzione di Lucy di turno, sicuramente l’attrice si è divertita, ma i paragoni con le altre Lucy cinematografici anche qui, sono impietosi, se chiedete a me perde in “sesso a pile” anche (e soprattutto!) contro quella del Maestro.

«Io invece ho inziato a tavoletta e ora faccio Lidia Poet!» (e comunque, questo è da parte di Matilda, doverosa cit.)

Il migliore del lotto forse è proprio Caleb Landry Jones, la sua prova è più alla Klaus Kinski che alla Gary Oldman, il suo dolore traspare tutto, quando è manifesto e urlato, o quando si fa riflessivo, è un peccato che il suo Dracula, probabilmente andrà in ombra ad altri grandi vampiri della storia (ah! L’ombra del vampiro! L’avete capita? Ok, la smetto…) proprio perché è Besson che per un motivo o per l’altro, come una pallina da flipper, sembra un bimbo in un negozio di giocattoli che non sa più dove guardare.

Davanti all’occasione di fare il suo Dracula, il regista finisce per omaggiare quelli che evidentemente, sono i suoi modelli preferiti, il risultato a volte scivola sulla buccia di banana del barocco, come le sue scene di “ballo”, chiamiamole così, quella specie di installazione artistica umana con le suore, una scena fin troppo lunga che sembra un quadro, magari un po’ pacchiano, che nessuno ha mai dipinto, fino al famigerato balletto, che ancora una volta mi ha fatto pensare a Mel Brooks (che è sempre cosa buona e giusta, ma magari non erano gli intenti di Besson) che finisce in un massacro di sangue, che sarebbe anche bello se prima non fosse scivolato nell’imbarazzante involontario.

Manca solo il mitico cavicchio puntuto.

Il conte, solo nel suo maniero al suo tavolo da pranzo, mi ha ricordato a tratti l’hombre palido di del Toro, purtroppo i suoi assistenti qui non sono tre focose vampire, ma beh, i Gargoyle de “Il gobbo di Notre Dame”, voi direte la versione della Disney del 1996? Proprio loro! Victor, Hugo e Laverne nella versione “Live action” di cui nessuno sentiva il bisogno. Lo dico sempre che quei cazzo di Minimei hanno rovinato Besson per sempre!

Quando li vedrete, non riuscirete più a pensare ad altro, sono diabolico lo so, perdonatemi.

A dirla tutta, le creature sono anche molto ben animate, i soldi spesi si vedono tutti, voglio comunque credere che più che alla Disney, Besson stesse strizzando l’occhio ai mostrini di “Subspecies (1991), B-Movie sui vampiri diretto da Ted Nicolaou, ma magari sono io che mi sto illudendo per la mia stima superstite nei confronti di quel cicciotto con i capelli brutti di un francesino.

Insomma, logico che “L’uomo che amava le donne”, Francese, ma non di nome François, arrivasse, ad un certo punto della sua carriera, a raccontare la tragica storia d’amore del Conte più famoso della storia del Cinema, il risultato spiazza, sontuoso nella forma e a tratti da FACCIAPALMO nella sostanza, il fascino del Conte colpisce ancora e forse, fa un’altra vittima.

4.7 6 voti
Voto Articolo
Iscriviti
Notificami
guest
14 Commenti
Più votati
Recenti Più Vecchi
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti
Film del Giorno

Dolly (2025): la mamma è uscita di testa (e non rientra più)

Ogni palinsesto del ToHorror porta con sé delle scelte, la mia, durante l’ultima edizione è stata quella di dare priorità a Flush in sala… Non mi pento di nulla! Anche [...]
Vai al Migliore del Giorno
Categorie
Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
Chi Scrive sulla Bara?
@2025 La Bara Volante

Creato con orrore 💀 da contentI Marketing