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Dracula principe delle tenebre (1966): Lui è leggenda

Tempo di compleanni anche per il vampiro più famoso della storia del cinema, ma facciamo anche del vampiro più famoso e basta, altro giro, altro cinquantennale, altro regalo!

Quando il mitico Lucius mi ha proposto di celebrare “Dracula principe delle tenebre” non ci ho pensato due volte, non tanto per il valore di questo specifico film, quanto per la possibilità di omaggiare il grande Christopher Lee che l’anno scorso ci ha lasciati… O è tornato in Transilvania fate voi. Un altro dei santi protettori di questo Blog, messo a guardia della sezione Horror.

Qui trovate il bannerone festoso preparato da Lucius e la lista completa del blogtour tutto addobbato a festa con il mantello nero del Conte:

Il Zinefilo commenta alla sua maniera il film

Su IPMP trovate la locandina italiana dell’epoca

Per quanto mi
riguarda, “Dracula il vampiro” (1958) il primo film della Hammer dedicato al
Conte è un capolavoro senza sterzo, un pietrone miliare grosso così che ha
definito per sempre la percezione e l’iconografia del personaggio di Dracula al
cinema e presso il grande pubblico.
“Dracula
principe delle tenebre” è l’inevitabile seguito che arriva dopo l’enorme
successo del primo film, infatti ancora prima dei titoli di testa, assistiamo
alla scena finale della pellicola precedente e nemmeno la terribile “cornice”
con effetto bruciacchiato lisergico, riesce a scalfire il magnifico finale che
vede due leggende contrapposte: Christopher Lee avvolto nel mantello del Conte
Dracula e la leggenda Peter Cushing, nei panni del dottor Van Helsing. Se posso
aggiungere una nota personale, quei due sono responsabili del mio amore per i
film Horror della Hammer e del cinema gotico in generale, grazie Signori.


“Prego Cassidy, non c’è di che, per così poco”.
Alla regia
troviamo nuovamente Terence Fisher, un curriculum lungo come un braccio con un
sacco di titoli di film Hammer al suo interno e se abbiamo confermato il
regista, possiamo non confermare l’attore principale? Assolutamente no, infatti
il film viene venduto negli Stati Uniti ancora prima di contattare Christopher
Lee, tanto, vorrai mica che ci dica di no? Ecco, qui comincia la parte
divertente…
Sì, perché Christopher
Lee prima di essere un’icona cinematografica senza eguali, è stato uno dei
bipedi più incredibili che abbia mai solcato questo gnocco minerale che ruota
intorno al Sole, sono sicuro che tutti voi avete la vostra storia preferita sul
grande Lee, ma lasciatemi elencarne qualcuna di quelle che preferisco.
Nato nel 1922,
figlio del colonello Geoffrey Trollope Lee e della contessa Estelle Marie
Carandini di Sarzano (… Vien dal mare) donna nota per la sua straordinaria
bellezza, che evidentemente non ha passato al figliolo, un frugolo alto 1,96
con una di quelle facce che non si dimenticano e che dovrebbero appartenere al
cinema di diritto.


“Vattene! Ho noleggiato la bara volante per un voletto in solitaria, non ti voglio a bordo!”.
Ma prima del
cinema Christopher Lee ne ha combinate di ogni… Tipo quella volta che si vide
espellere dalla Svizzera, dove recitava il ruoto di Tremotino (Rumpelstiltskin
in originale) a teatro, motivazione? Disturbo della quiete pubblica, pare che
vagasse nella notte ripetendo: Rumpelstiltskin! Rumpelstiltskin! Rumpelstiltskin!
(Storia vera).
Figlio di
cotanto padre si arruolò non in uno, ma in DUE eserciti, prima quello della
Finlandia e poi l’anno dopo tornato in Inghilterra, entrò a far parte della
RAF, ma siccome fare il pilota prima e occuparsi di intelligence poi, non era
sufficiente, si offrì volontario per far parte della SOE (Special Operations
Executive). Non ho prove in merito e nelle mie ricerche non ho trovato niente, ma penso che sia stato lui a far scoppiare la seconda guerra
mondiale solo perché si annoiava troppo a stare a casa.
La Hammer lo
ha voluto per l’altezza, infatti nel suo primo film per la storica casa di
produzione inglese, ha interpretato il mostro di Frankenstein, ma anche la
Mummia e Rasputin, uno che malgrado la sua fama, se di notte si fosse trovato
davanti Christopher Lee, probabilmente sarebbe scappato urlando come una
ragazzina.
Quando Lucas gli ha chiesto di interpretare il Conte Dooku, ha modellato il suo stile di combattimento con la spada laser
sui suoi anni da schermidore professionista, mentre sul set de “Il Signore
degli anelli”, quando Peter Jackson gli ha descritto la scena della morte del
suo personaggio, Lee gli ha risposto: “Tu sai che rumore fa un uomo quando
viene accoltellato alle spalle? No? Io sì”. Da allora Peter Jackson va in giro con la scorta.
Armata.


STORIA VERA!
Se il
curriculum di Terence Fisher è chilometrico, trovatemi voi un aggettivo per
quello di Sir Christopher Lee, 250 film, tra cui cosine come “Agente 007 –
L’uomo con la pistola d’oro”, che per quei due che non lo sapessero era lo
stesso Lee, ma il ruolo per cui tutto il mondo lo ricorda e lo ricorderà per
sempre è proprio Dracula, interpretato la prima volta proprio in “Dracula il
vampiro” e altre otto volte dopo, tutte controvoglia, tra quelle otto, anche
“Dracula principe delle tenebre”.
Perché il
Dracula di Lee è speciale? Perché quando dici a qualcuno “Dracula” quello pensa
ad uno spilungone dai modi eleganti e nobili, ma anche ad un amante sensuale
capace di convincere tutte le pulzelle e porgergli la giugulare, prima di
azzannarle animalescamente. Insomma, se chiedi ad un bambino di disegnare
Dracula, quello ti disegnerà Christopher Lee, tutte le altre versioni del
Conte viste al cinema e nei fumetti, provano a distinguersi da quella
fornita da Lee, che comunque resta il Dracula definitivo.


Conte dite “Cheese”… Bravissimo, e complimenti al dentista.
Ora, voi
pensate che un tipo del genere, se vi risponde risoluto “NO” poi cambia idea?
Ecco, la Hammer lo sapeva bene, quindi per convincerlo a tornare a vestire il
mantello di Dracula cosa fece? Iniziò a ricattarlo.
La strategia della
Hammer era semplice: “Pensa a tutte le famiglie delle persone che lavoreranno
al film che non potranno mettere insieme il pranzo con la cena, se tu non
accetti di fare questo film”, non so come lo chiamate voi, ma per me questo si
chiama ricatto, tanto efficace che ha funzionato per otto volte di fila.


Non so voi, ma le locandine d’epoca mi mandano giù di testa.
Ma Christopher
Lee non sarebbe la leggenda che è, se non avesse interpretato il ricatto alla
sua maniera, risultato: Lee si rifiuta di pronunciare le battute assegnate al
suo personaggio presenti nel copione, quindi in “Dracula principe delle tenebre”
il conte Dracula, ovvero il motivo per cui la gente (allora e oggi) guarda il
film, non pronuncia una singola parola.
Qui il mito e
la leggenda si mescolano, la Hammer cercò di salvare la faccia dicendo: “No no,
abbiamo proprio scritto il copione così” pur di non darla vinta a Christopher
Lee, ma è una cazzata che non sta in piedi e diciamolo chiaramente: se non
fosse per la presenza di Lee, questo film non avrebbe ragione d’esistere.


“Al cuore Ramone, se vuoi uccidere un vampiro devi colpirlo al cuore”.
Alan e Charles
Kent (Charles Tingwell e Francis Matthews) sono due fratelli in viaggio nei Carpazi
con le rispettive mogli Helen e Diana Kent (Barbara Shelley e Suzan Farmer) e
per motivi abbastanza improbabili, vengono ospitati in un antico maniero
appartenuto ad un Conte passato a miglior vita, ma tenuto perfettamente in
ordine e pronto ad accettare ospiti, nemmeno fosse un Bed & Breakfast, dal
maggiordomo Klove.


Klove è uno
spilungone che quando entra in scena, in ombra, serve a far pensare al
pubblico, eccolo eccolo! Dracula! Invece… Ciccia, perché per vedere Christopher
Lee bisogna aspettare 45 minuti, si tratta della scena della sua resurrezione,
il sangue di una vittima sacrificale farà risorgere Dracula dalle ceneri nella
sua bara, grazie ad un uso vecchia scuola del montaggio sovrapposto.


Il film
procede tra inseguimenti e vampirizzazioni varie, ma anche il monaco più risoluto
mai visto sulla schermo, Padre Sandor (Andrew Keir) per essere una specie di
carmelitano scalzo è piuttosto cazzuto e comanda tutti i personaggi a
bacchetta dal primo all’ultimo minuto del film, non si fa nemmeno grossi
problemi ad imbracciare il fucile per sparare al ghiaccio gelato del lago, dove
avviene lo scontro finale tra Dracula e Alan.


“Non sono un monaco trappista, al massimo sono un monaco trapper”.
Scena che per
altro, è quasi costata la vita della controfigura di Christopher Lee, uno che
finchè il corpo lo ha sostenuto, ha sempre girato le sue scene d’azione in
prima persona, ma evidentemente era in sciopero completo con la Hammer, me lo
immagino sul set, mentre la controfigura rischia la vita, guardandola con mal
celato sdegno e immensa classe, tutto per mantenere il voto del silenzio fatto
per protesta.


Non aiutarlo, altrimenti è squalificato.
Eppure, anche
un film con una trama così risicata, dei personaggi spesso al limite (come
Padre Sandor), interpretato da un attore in rottura prolungata con la
produzione, ha comunque un valore, quel valore è proprio Christopher Lee.


“Bacia la mano”.
Anche autoimponendosi un totale mutismo, riesce ad avere una presenza scenica totale,
ogni volta che compare è magnetico, ogni suo gesto, che sia sfoderare i canini,
o sollevare un lembo del mantello, è recitato con un’impetuosità e una
teatralità assoluta, ma naturale, un divo del muto, in un film con il sonoro, dove la parola chiave della frase è “Divo”.
Perché questo
film compie i suoi primi 50 anni, mentre noi, dovremmo cambiare il calendario,
non siamo più nel 2016, siamo nell’anno 1 DL (Dopo Lee), perché Christopher Lee
era già leggenda prima di diventarlo davvero grazie al cinema, eterno e immortale
come il conte Dracula e proprio come il conte e tutte le leggende, dotato di
vita eterna.
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