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Echo (2024): parti di svariati buchi (logici)

La prima cosa che mi viene in mente pensando ad Echo non è nemmeno il suo bellissimo ciclo di storie d’esordio, “Parti di un Buco”, direttamente dalle pagine di Daredevil, ma è il sorriso compiaciuto, quasi da papà orgoglioso di David Mack.

Ho avuto modo di chiacchierare con lui nel corso del 2023 e lui, persona per altro gentilissima, parlando della serie aveva l’aria di uno che aveva appena accompagnato la figlia al primo giorno di scuola. Sono sicuro che Mack, da gran signore qual è l’avrà presa bene, ma della sua creatura nella serie “Echo” resta beh, solo l’eco.

Il gigante e la bambina, sotto il sole, contro il vento la cancellazione della serie da parte di Netflix.

I fatti li conoscete, Maya Lopez interpretata dall’attrice Alaqua Cox aveva già fatto il suo esordio nella miniserie Hawkeye. Kingpin e Daredevil invece, ormai sono stati dichiarati canonici all’interno dell’MCU già da tempo, quindi era lecito attendersi qualcosa da questa “Echo”, primo prodotto che ripesca l’etichetta “Spotlight”, che poi era la rivista antologica con cui la Marvel lanciava personaggi prima di affidar loro una serie regolare, quindi tutto beh, regolare.

“Echo” nasce come miniserie da otto episodi, poi Disney+ ha pensato bene di darli in pasto al pubblico tutti e cinque insieme lo stesso giorno. Cinque, perché frutto di tagli, rimaneggiamenti e modifiche in corsa che si notano TUTTE, visto che ogni due secondi viene da porsi una domanda destinata a restare senza risposta, oppure peggio, la risposta sarà solo abbozzata, così come il piano della protagonista di lasciare New York per tornare nel nativo Oklahoma, dando un calcio negli stinchi alle aspettative del pubblico.

Ha anche la moto a scurreggetta come Supergiovane.

Il primo episodio è un casino, avete presente la classica puntata fatta con gli spezzoni dei vecchi episodi che era la normalità nei telefilm con cui siamo cresciuti? Ecco uguale, l’unico contenuto inedito è un corpo a corpo con il diavolo di Hell’s Kitchen (no, non Gordon Ramsay) diretto quasi come si deve, nel senso che arriva dopo un finto piano sequenza abbastanza imbarazzante come resa visiva, quindi tocca accontentarsi.

Tutto quello che c’è da vedere nella serie in una Gif (scusa Matt!)

Mentre le domande restano senza risposta (perché Echo riesce a tenere testa a “Doppia D”? Come si è salvato Kingpin? Bastano i loro “pranzi domenicali” a creare questo rapporto su cui si dovrebbe basare tutta la serie?) diventa chiaro che i tagli e le modifiche abbiano massacrato il prodotto e infilarlo giù per la gola del pubblico, rilasciando su Disney+ tutti gli episodi insieme, è una tattica studiata per evitare che gli spettatori si soffermino troppo sui tanti difetti dei singoli episodi. Quindi più che “Parti di un buco” qui siamo a “Parti di svariati buchi” (logici e di trama), unica nota positiva, almeno qui c’è della violenza, la domanda (un’altra) quindi è: perché “Echo” sì e “Moon Knight” no? Mistero!

La sensazione guardando “Echo” è che alla Marvel sia di colpo venuta l’invidia dell’FX (Hulu) e abbia voluto farsi una serie dedicata ai nativi tutta sua, con Blackjack e squillo di lusso! Problema: qui da noi in uno strambo Paese a forma di scarpa, “Reservation Dogs” si trova comoda su Disney+ e risulta migliore e più divertente delle spalle comiche infilate a forza nella storia di Echo. Della titolare ai capoccia dell’MCU pare interessare il fatto che sia una donna nativa, sordomuta e con un arto artificiale, più che una tostissima guerriera capace di far fronte alla sua disabilità perché sotto, ha due palle così. Antico proverbio nativo.

«Vi do cinque ragioni per guardare la serie: Vin, Cent, Don, O e Frio»

Come si risolve tutto? E con tutto intendo dire, dinamiche, conflitti e anche storia di origini alla “Spotlight” del personaggio? Con il classico metodo del “Taralucciatore” (copyright ©️ La Bara Volante), la capacità di far concludere tutto a taralucci e vino, storpiando un personaggio che aveva nella cazzutaggine la sua vera forza, non in un mitologico potere (in odore di METAFORONE) con manine che si illuminano, che però immagino, debbano essere molto comode per leggere a letto senza accendere la luce disturbando la persona che dorme nell’altra metà del materasso.

Insomma “Echo” risulta essere meno peggio delle ultime serie targate MCU sbarcate su Disney+ per due ragioni: il sangue e Vincent D’Onofrio. Enorme, in tutti i sensi, anche alle prese con dialoghi in grado di far male alle orecchie riempie lo schermo, donatore sano di carisma. La scena dopo i titoli di coda ci fa capire che tornerà e sarà il Thanos degli eroi urbani della Marvel, ma al momento questa miniserie vale davvero solo per la presenza del suo Kingpin. Mi dispiace solo per papà David Mack.

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