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Edge (2015): Shane Black, sai che ti dico, sei un gran figlio di…

Parafrasando le immortali parole di “Nello” Venditti “… e
quando penso che sia finita, è proprio allora che ricomincia la rubrica…” Back
in Black!


Sul serio, ero profondamente convinto non ci fossero più
film di Shane Black là fuori, invece con mia grande sorpresa ho scoperto dell’esistenza
di questo “Edge” che non solo è diretto dall’uomo con il nome più figo del
mondo, ma è anche scritto insieme al suo storico compare Fred Dekker e, come se non bastasse, è pure un western! Mi sono convinto a vedere dei film per molto meno di così.
Secondo la solita teoria (che poi non è tale, ma vabbè… ci
siamo capiti) per cui l’universo trova sempre il modo di rimettere i pezzi al
loro posto, trovo azzeccato concludere la rubrica su Shane Black con un film
scritto insieme a Fred Dekker che è proprio da dove tutto è cominciato.
L’altra faccia della medaglia è che “Edge” non è proprio un
film, cioè lo trovate spesso etichettato come film per la tv, ma in realtà si
tratta del pilota di una serie televisiva commissionata da Amazon nel 2015. Ed
ora per un minuto, lasciatemi vestire i panni di Jules di “Pulp Fiction”:
sarete certo al corrente che c’è un’invenzione chiamata televisione e che su
quest’invenzione ci sono le serie.

A vederla così questa, poteva essere una serie dalle ottime premesse.

In televisione, il modo per scegliere una serie è che fanno
un episodio, l’episodio chiamato “pilota”. Poi mostrano
quell’episodio a gente che sceglie gli episodi e sul valore di quell’episodio
decidono se vogliono fare altri episodi. Alcun vengono scelti e diventano
programmi televisivi e invece altri no e diventano niente. “Edge” è uno di
quelli che è diventato niente.

Quindi, diventa un pochino complicato giudicare quello che è
evidentemente il primo episodio di una serie tv, come parte coerente di una filmografia
di un autore come Shane Black, ma per fortuna è lo stesso Black a semplificarmi
il compito, perché ancora una volta il nostro pesca a piene mani dai romanzi di genere, nella fattispecie, quelli
del prolifico scrittore inglese Terry Harknett che attraverso i suoi infiniti
pseudonimi ha scritto qualcosa come 200 libri ed è piuttosto famoso (nei Paesi
anglofoni) per i romanzi dedicati al pistolero Edge, scritti con il nome d’arte
di George G. Gilman.

Con Shane Black di mezzo, non può mancare qualche romanzaccio di genere.

Non è difficile capire perché Black si sia avvicinato alla
storia del pistolero per metà Americano e per metà Messicano Josiah Hedges, soprannominato
Edge nel corso della storia dal suo amico nero Benny e se ve lo state
chiedendo, per due minuti anche questo film si gioca una strana coppia che inevitabilmente
fa pensare ad Arma Letale per ovvie
ragioni.

Il pilota film dura circa un’ora, inizia nel Missouri
(in realtà la California ma vabbè) nel giugno del 1865, quando il fratello
minore della famiglia Hedges, Jamie (Nate Warren) riceve la visita non certo di
cortesia di alcuni soldati dell’Unione che pretendono di riavere indietro i
soldi persi a poker contro il fratellone nemmeno fossero quelli di Equitalia,
risultato finale: il giovane Hedges viene ucciso e i cattivacci, guidati dal
sadico e stronzissimo Merritt Harknett (Ryan Kwanten) par far capire anche all’ultimo
degli spettatori quando è bastardo, infrange la regola numero uno dei cattivi
al cinema: puoi ammazzare tutti, ma NON il cane.

In cerca di vendetta per il fratellino ucciso, Josiah Hedges
(quel tamarro di Max Martini) arriva nella cittadina del Kansas nota come Shaterd,
dove fa subito la conoscenza della fauna locale, il classico becchino dei film
western impegnato ad assemblare insieme le bare, ma, soprattutto, una bionda mica
male di nome Beth, fatta a forma di Yvonne Strahovski, già vista nei panni di Serena
Joy Waterford nella serie The Handmaid’s Tale e prossimamente anche nel cast di The Predator, giusto perché Shane Black non è mica uno di quegli autori che ama
utilizzare sempre gli stessi attori… no no, proprio per niente!

“Dove ti ho già vista carina?”, “Se sei fortunato in tutti i prossimi film di Shane Black”.

Su questo principio, può mancare uno sceriffo tosto che
governa con pugno di ferro la cittadina? Certo che no, allora perché non far
interpretare Big Bill a William Sadler? Che in Iron Man 3 faceva la parte del presidente (“Il presidente di che?”
cit.) ed è dai tempi di 58 minuti per morire che è specializzato in ruoli da
cattivone.

Se papà si chiama Big Bill, suo figlio, ovviamente, per tutti
è noto come Little Bill (non fa una piega vero?) è interpretato da Beau Knapp
ed è anche uno dei componenti della banda di bastardi che ha ucciso il fratello
di Edge, non è difficile capire come continua la storia, vero?
Diventa complicato conciliare l’archetipo narrativo dello
straniero senza nome, che parla poco e agisce molto ed arriva a rivoltare
tutti i sassi, spaccando il cranio a tutte le vipere che ci sono sotto in una
piccola cittadina, per capirci: il personaggio reso celebre da Clint Eastwood
nella “Trilogia del dollaro” di Sergio Leone, con quelli tipici scritti
da Shane Black che, oltre ad essere stropicciati e tormentati, hanno tutti la
capacità di snocciolare battute al fulmicotone che non sono proprio tipiche dei
silenziosi pistoleri del west.
Il risultato è che il nostro Edge è sì uno “Straniero senza
nome”, solo che ogni tanto spara una frase che t’inchioda al pavimento, aiuta
il fatto che ad interpretarlo sia Max Martini che magari ricorderete per il
tamarissimo pilota di Jaeger Australiano Herc Hansen in Pacific Rim, insomma uno che con
questi personaggi coatti ci sguazza.

“Sò fico, sò bello, sò fotomodello”.

Quindi, il nostro Edge, quando gli fanno notare che un
cartello all’ingresso della cittadina di Shaterd, intima a tutti di non portare
armi, lui fa spallucce fingendo di non averlo visto anche se molto grande e si
svincola dicendo: «Anche il sole, ma tendo a non guardarlo» insomma, Shane Black
che scrive cose alla Shane Black!

Ora vorrei dirvi che fila tutto liscio e che “Edge” è una
piccola perla dimenticata per ragioni che potremmo riassumere come: Sfiga! In
realtà, non è proprio così, certo lo sforzo produttivo da parte di Amazon si
nota, vi basti sapere che la fotografia è curata dal nostro Dante Spinotti,
quindi non propriamente la pizza con i fichi, ecco.
Tuttavia “Edge” è di fatto una storia estremamente classica,
a cui i due amici Shane Black e Fred Dekker aggiungono gli elementi tipici del
loro cinema, in parti uguali, ma sono sempre troppo in equilibrio. La prima cosa
che colpisce è il fatto che in “Edge” c’è sangue senza tirar mai via la mano e
di puro istinto, mi viene da dare la paternità di tutte queste dita mozzate e
cagnoni che le utilizzano come snack di metà mattina più a Dekker che a Black,
se non altro per i trascorsi del buon Fred.

La 45 automatica non verrà inventata prima del 1911, quindi ti tocca il revolver come Roger Murtaugh.

Lo stesso Black alla regia, in certi momenti sembra un po’
in affanno, come se il formato televisivo lo limitasse un po’, in altri momenti sembra davvero troppo bravo per un pilota di una serie, l’agguato degli
uomini di Big Bill ad Edge è una super scena, con il nostro che cade dalla rupe
(un personaggio di Shane Black che fa un salto nel vuoto? Non succede mai!),
resta miracolosamente appeso ad un ramo e da lì ne approfitta per sparare in
mezzo agli occhi ad un paio di cattivoni. Il classico momento di un film di
Shane Black, in cui il protagonista viene ferito, tocca il fondo, prima di
ripartire alla grande ed andare ad ammazzare tutti i cattivi, per dirla come i
protagonisti di Kiss Kiss Bang Bang:
il classico momento alla Johnny Gossamer.

In generale, però, “Edge” ha la tendenza ad andare parecchio
sopra le righe, ad esempio i fuochi d’artificio che Shane Black ci mostra ad
inizio pilota film, tornano utili nella sparatoria finale che prevede
anche una mitragliatrice Gatling che potrebbe essere in parti uguali un omaggio
a “Il texano dagli occhi di ghiaccio” (1976), oppure a Django.

Ma non è solo questo, diciamo che in una scena più vicina ai
cartoni animati che ai film western, persino il cane ucciso all’inizio trova un
modo di vendicarsi, insomma “Edge” nel finale la butta un po’ in caciara e non
riesco a non immaginarmi i due amiconi Shane e Fred impegnati a scrivere, dire
cose del tipo: «E se con un colpo di pistola Edge facesse saltare il lucchetto
della cintura di castità della bella messicana?» , «Siiii figata! Facciamolo!»
e, in effetti, nel film succede davvero, quindi un pochino i due si sono fatti
prendere la mano.

Per la serie: Buttarla in caciara!

Per fortuna, in generale “Edge” ha una certa propensione per gli
effetti visivi vecchia maniera e il granguignolesco che lo rende chiaramente
una creatura di Black e Dekker che messi così uno vicino all’altro, sembrano
la marca di un trapano ora che ci penso.

Di negativo resta l’epilogo finale, tutto dedicato al sadico
Harknett, in un club di “Gentiluomini” del Sud, una scena che ci ricorda che
questo pilota è uno di quelli che non è diventato niente, ma se “Edge” fosse
diventato una serie, probabilmente l’avrei seguita, se non altro per il gusto
per la caciara e le battutacce, certo probabilmente non sarebbe durata molto
come serie!
Capolinea gente! Dichiaro il silenzio radio fino a settembre,
quando questa rubrica tornerà prepotentemente di moda, prossima fermata The Predator. Shane, la palla è nel tuo
campo!
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