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El Diablo (1990): Chi ha detto che Carpenter non ha mai fatto un western?

Sapete qual è il
bello di avere un blog come questo? Potersi inventare tutte le rubriche, anche
le più disparate e magari riportarne in auge una che dai lettori è stata molto
apprezzata (muchas gracias a todos!) tipo quella dedicata a… John Carpenter’s
The Maestro!


Magari non sono
stato tanto bravo a farlo trasparire, ma siccome siete lettori attenti, sono
certo che potreste aver intuito che ho una leggerissima passione per Giovanni Carpentiere, motivo per cui
sono alla costante ricerca di tutto quello che porta la firma del Maestro, come
questo “El Diablo” a cui come il protagonista del film, davo la caccia da
parecchio tempo, per fortuna posso contare su Lucius Etruscus, senza il cui prezioso intervento starei ancora
inseguendo i cottonwood impegnati a rotolare nel deserto.

Non mi capitava
di vedere un film di cui conoscevo il titolo e poco altro in televisione da
tempo, certo è stata un’impresa affrontare le infinite e fin troppo frequenti
pause pubblicitarie de la 7 Gold, ma per Giovanni Carpentiere si fa questo ed
altro, quindi mettetevi comodi, che ora ne parliamo!



“Mena il tuo colpo più duro 7 Gold, non mi fai paura!”.

Il più grosso
desiderio di ogni fan del Maestro è probabilmente quello di vederlo alzarsi dal
divano e rivederlo in azione non dietro a tastiere e sintetizzatori, ma ad una
macchina da presa, l’altro grande desiderio è quello di vederlo alle prese con
un western. Badate bene: i film di Carpenter sono TUTTI dei western nello
spirito, da Distretto 13 a Vampires e almeno uno, piuttosto famoso,
è stato originariamente scritto con un cavallo rubato, invece che un camion (storia vera). Ma il sogno sarebbe vedere
Giovanni alle prese con un western classico, uno con i cavalli e i cappelli a
tesa larga per capirci e ve lo dico subito, anche se già lo sapete: no di
western così Carpenter non ne ha diretti, però un paio li ha pure scritti ed
uno di questi è proprio “El Diablo”.

Salto indietro
nel tempo, 1988, il Maestro è reduce dall’insuccesso commerciale di due dei
suoi migliori film di sempre (sai che novità!) come Il signore del male ed Essi vivono e scrive, scrive un sacco, scrive una marea di sceneggiature, in
particolare western, il suo primo grande amore.
Non è certo una
segreto che Giovanni abbia scritto solidi film diretti poi da altri registi, oppure che abbia accettato progetti televisivi
con risultati anche notevoli, per “El
Diablo” dev’essere stata irresistibile l’idea di poter lavorare con il suo
grande amico e collaboratore Tommy Lee Wallace, con cui scrive a quattro mani
il film, anzi, sei mani, perché nella sceneggiatura c’è anche lo zampino di Bill
Phillips, giù autore dell’adattamento per il cinema di Christine – La macchina infernale.



Ha più probabilità lui di beccare un bersaglio, che io la paternità delle singole scene.

Insomma, “El
Diablo” diventa un film tra amiconi, tanto che nel ruolo di produttrice
esecutiva insieme a Carpenter torna anche la leggendaria Debra Hill e qui
cacchio! Toglietevi il cappello quando entra una signora!

Tutto bene, ma chi
paga? Beh, facile la HBO Pictures, lo dico per i più giovani: oggi il celebre
canale “per adulti” televisivo è famosissimo per serie tv incentrare su intrighi
e trame ben scritte
poppe e culi, ma un tempo produceva serie tv davvero
toste come “Oz”, oppure film TV fatti come si deve, tipo quello dedicato a Mike Tyson con Michael Jai White. Ma il
canale era celebre anche per lo spazio dedicato a comici e commedie, che costituiva
un’abbondante porzione, motivo per cui “El Diablo” il film fatto tra amici
viene etichettato come “Western commedy” e, tutto sommato, riesce a gestire
piuttosto bene entrambe le sue due anime. Ora che (forse) siete abbastanza
curiosi, parliamo della trama!



…Ma prima rispettiamo la tradizione di questa rubrica dei titoli di testa!

Billy Ray Smith (Anthony
Edwards, il “Ciccio” di E.R.) è il goffo insegnante di un paesello come ce ne
sono tanti lungo il vecchio west, tutto galline che gironzolano per strada e
vita tranquilla. Ma la grande passione di Billy Ray sono i racconti del suo
eroe, Kid Durango, il più veloce pistolero del west! Proprio mentre in classe,
davanti ai suoi studenti in estasi, il giovane insegnante legge loro l’ultima
avventura di Kid Durango impegnato a sistemare alcuni banditi, i banditi
arrivano davvero!

Si tratta di El
Diablo (Robert Beltran) che rapisce la più brillante alunna della scuola, la
bionda Nettie (Sarah Trigger), senza più l’uomo di legge, lo sceriffo a cui El
Diablo taglia allegramente la lingua, chi potrà correre a salvare Nettie dal
suo triste destino? Ci penserà Billy Ray che, consapevole dei suoi (molti)
limiti da eroe improvvisato, sa bene che per salvare qualcuno da una situazione
impossibile, ci vuole Jena Plissken Kid Durango!



“Sei sicuro Ciccio? Guarda che fai ancora in tempo a chiamare Jena”.

“El Diablo”
incredibilmente non è affatto brutto, la qualità generale per essere un
film per la tv è piuttosto alta, certo non siamo di fronte ad un capolavoro, ma
il regista Peter Marckle, lo stesso di un mio personale culto (“Bat*21”, 1988)
tutto sommato fa un lavoro più che decente e il film riesce a gestire
abbastanza bene le parti da commedia e quelle più tragiche dove scorre il
sangue.

Diventa sempre
complicato attribuire la paternità di questa o quella scena, all’interno di una
sceneggiatura scritta a sei mani, ma la trama ha qualcosa di ognuno dei suoi
autori, procede dritta da un punto “A” ad un punto “B” senza incespicare come
nei lavori di Bill Phillips, ha una leggerezza, condita da NESSUNA volontà di
letture di secondo livello, se non quella primaria di intrattenere il pubblic,
che è tipica dei film (anche da regista) di Tommy Lee Wallace e un gusto per
il western classico e per i personaggi dalla battuta facile che viene
istintivo attribuire a John Carpenter.
La ricerca
dell’alunna rapita di Billy Ray, fa pensare ad un “Sentieri selvaggi” (1956)
volutamente più scemo e nella sua ricerca del leggendario Kid Durango, il
nostro Ciccio trova quello che diventa di colpo il vero protagonista del film, Van
Leek interpretato da uno scalciante Louis Gossett Jr.


Ora ho un altro motivo per stimare il grande Louis Gossett Jr. (come se ne avessi bisogno!).

Ho un culto per Louis
Gossett Jr. per il semplice fatto che nella sua filmografia è passato dalla
serie A (con l’Oscar per miglior attore non protagonista per il sergente
istruttore di “Ufficiale e gentiluomo”) per scivolare sempre di più il titolo decisamente lontani dalla serie A, ma
tutti interpretati con una grinta e una faccia da schiaffi capaci di riempire
lo schermo, piazzando lungo la strada un’infilata di titoli ed interpretazioni
di culto, in cui il suo Van Leek (che suona come Van Cleef e non credo sia un caso!) non sfigura
affatto.


Entra in scena
armato di quattro pistole, sproloquiando sul fatto che non sarà più veloce come
una volta ad estrarre, ma che comunque sa barare bene: non
serve essere veloci e poi morire lo stesso. 
Van Leek è un personaggio a cui lo spettatore si aggrappa subito,
proprio come fa Billy Ray, basta questa scena e il suo parlare all’orecchio
del suo cavallo di nome Rio e Boom! Abbiamo il nostro sghembo El Grinta che,
infatti, pochi minuti dopo in una sparatoria, fa il verso proprio a John Wayne,
con briglie tra i denti e revolver in mano, certo Peter Marckle dirige tutta la
sparatoria a colpi di primi piani, ma poco importa, vedere Van Leek mettere il
cotone nelle orecchie del suo amato cavallo prima di gettarsi all’assalto dei
nemici gli fa comunque guadagnare dei punti simpatia.



“…che ne dite di giocare, come si come si fa a Bangkok?” (cit.)

Una buona parte
della riuscita del film è merito anche delle facce che lo popolano, nel loro
percorso alla ricerca di Kid Durango e della giovane Nettie, i due protagonisti
mettono su una posse di scapestrati che per qualche minuto sono anche sette,
anche se non propriamente magnifici,
giusto per ribadire le influenze dei classici su questi piccolo film fatto tra
amici.

Tra i componenti
della squadra assemblata strada facendo, troviamo il predicatore furbacchione
interpretato dalla faccia scavata di John Glover (che qualche anno dopo, rischierà di beccarsi una clamorosa ginocchiata nella palle da Sam Neill all’inizio di un filmetto abbastanza ben riuscito di Carpenter), da Bebe con la sua vistosa gamba di legno e dalla faccia di M.C.
Gainey, attore che avete visto in TUTTI i film e non manca nemmeno un indiano
che è interpretato mica da uno a caso, ma da l’INDIANO per eccellenza, quello di
“Renegade” il grande Branscombe Richmond!



“Tutti insieme preghiamo che i calci di Sam Neill non siano troppo forti”.

Certo, questa
armata brancaleone è volutamente ironica, Orso che balla con il suo trucco in
faccia rischia di passare per un cliché, ma complici le facce giuste e dei
dialoghi davvero frizzanti, che filano belli lisci, ci si affeziona a questi
magnifci (si fa per dire) sette che, a ben guardare, hanno più carisma di quelli
del remake di Antoine Fuqua e tra le
loro fila hanno anche un indiano comunque più credibile e motivato!

“In 110 puntate di Renegade, non avevo mai visto una cosa del genere”.

Bisogna dire che
non tutte le battute e le gag sono riuscite, alcune sono particolarmente sceme
(tipo Billy Ray che sviene come una donnetta ogni momento), altre, invece, se pur
non tanto ben costruite, fanno ridere, come quando lo sfigato professorino spara
per sbaglio al suo stesso cavallo, con Van Leek che gli urla “Prega solo che
non sia Rio!”. Ho trovato simpatica anche la gag dello sgherro di El
Diablo, colpito due volte da una freccia nella stesso punto, un po’ riciclata
da Mel Brooks ma comunque riuscita.

Il fatto che il
gruppo di protagonisti riesca a guadagnarsi le attenzioni del pubblico, è utile
quando il film cambia leggermente di passo, diventando più drammatico, il
sacrificio del gruppo arriva un po’ a sorpresa, visto il tono leggerino della
storia e compensa il fatto che il vanesio El Diablo, con i suoi vistosi
speroni da vero tamarro, non sia propriamente un Boss finale che sprizza
carisma da tutti i pori, ecco.



Evidenti segni di continuità da parte del Maestro.

Una delle trovate
più riuscite ruota intorno al personaggio di Kid Durango, qui interpretato da
un’altra faccia nota, quella di Joe Pantoliano, conciato come Billy Bob
l’albino del film L’Uomo dai 7 capestri
(guarda caso un altro western ironico), il personaggio si rivela essere una
finzione, di fatto è solo uno scrittore, impegnato a mettere su carta le
avventure di Van Leek, romanzate perché “Nessuno comprerebbe le storie di un
negro cowboy” per dirla con le parole dello stesso personaggio di Louis
Gossett Jr.

Ora, io non vorrei
scomodare la citazione sulla leggenda che vince sulla realtà tratta da quella
bomba assoluta di “L’uomo che uccise Liberty Valance” (1962), però il ruolo di
Kid Durango nel film è un modo molto efficace di ricordarci che nel west le
leggende potevano nascere e prosperare come in nessun altro posto ed epoca
storica al mondo, oltre ad essere un simpatico omaggio al valore di una storia,
ma su questo, se volete sapere tutto, cliccate fortissimo QUI.

“Ed ora tutti insieme dall’Etrusco che ci racconta una storia…”.

Insomma, “El
Diablo” non è il film che vi cambierà la vita, temevo un film in tono molto minore, invece mi sono ritrovato davanti un solido film per la tv scritto con il piglio giusto, insomma, anche questa volta, San Giovanni
Carpenter, non fa inganni!

Ed ora che ho
finalmente messo le mani sullo sfuggente El Diablo? Qualche altra avventura
attende questo vecchio cowboy? Ci sono tanti altri Carpenter nascosti là fuori
e almeno un altro prevede sei colpi, cavalli e cappelli a tesa larga, quindi,
per ora, io e questa rubrica ce ne andiamo cavalcando verso il tramonto… Hasta
luego!
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