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Elvis – Il Re del rock (1979): Fuga da Las Vegas

 

“Non sarei mai riuscito a farmi una ragazza
se non ci fosse stato Elvis, ne sono certo”

John Carpenter
Dovreste aver
già intuito che anche oggi va in onda una nuova puntata di: Giovanni Carpentiere’s
THE MAESTRO!

Avete mai
ascoltato un cantante o un gruppo così tanto da arrivare a percepire la
minima variazione, anche di una sola nota, in un pezzo eseguito dal vivo? Ecco,
per me vedere questo film è stato come inciampare nel primo disco di un
musicista che conosco e amo molto, magari un vinile un po’ particolare che
suona più Blues e meno Rock del solito, sulle prime suona tutto un po’ strano,
poco familiare, poi basta un passaggio o il riff di chitarra giusto e ti
ritrovi a gridare… GIOVANNI!!

Scusate, non
sono riuscito a mantenere la metafora musicale fino alla fine della frase.
Quentin
Tarantino aveva espresso un concetto molto interessante, nel suo primo film “My
Best Friend’s Birthday” si lanciava in un monologo tanto riuscito, da farlo poi
ripetere con ben poche modifiche a Christian Slater in “Una vita al massimo”,
cito a memoria quindi potrei sbagliare qualche parola, ma il concetto è questo: nella vita ti possono piacere Elvis e i Beatles, ma puoi amare davvero solo uno dei
due, quindi ad un certo punto devi scegliere se sei un tipo da Elvis, o uno da
Beatles.
John Carpenter
è sempre stato decisamente un tipo da Elvis Presley, dopo l’enorme successo
commerciale di Halloween – La notte delle streghe, Carpenter continuava a ricevere copioni di film Horror da
dirigere, quasi tutti rifiutati in modo sistematico, alla ricerca di qualcosa
di differente, Giovanni si rifugia nuovamente in un progetto per la
televisione, proprio come per Pericolo in agguato.
L’ABC gli
propone una biopic sulla vita di Elvis Presley, Carpenter cresciuto nel mito
del Re del Rock accetta senza pensarci due volte, se non fosse sufficiente la
frase di apertura per farvi capire la passione del Carpentiere per il Re,
potreste sempre provare a sentire Giovanni cantare, ad esempio il tema musicale
di “Grosso guaio a Chinatown” e allora diventerà chiaro come il sole a
mezzogiorno che John si sia consumato le orecchie ascoltando Elvis, quel suo
vocione mentre canta parla chiaro, anzi, canta chiaro.



“…A un Elvis-maniaco dovrebbe piacere” (Cit.)
Di certo non si
può dire che questo film sia farcito dalla solite tematiche carpenteriane, beh,
quello proprio no, ma resta costante il suo talento alla regia,
Giovanni paga il suo debito di gratitudine e ammirazione nei confronti del Re
del Rock, senza adattarsi al formato televisivo. Esattamente come per Pericolo in agguato, il film resta
estremamente cinematografico ed essendo biologicamente stracarico di carisma,
non riesce a trattenere il suo estro, applica il suo cinema anche al genere
Biopic, il risultato è un bersaglio centrato, forse un po’ didascalico in
alcuni passaggi, ma sicuramente dignitoso, infatti lo stesso Carpenter quando
viene interrogato in merito a questo film cosa fa? Ne parla malissimo!
Nemmeno il
grande successo di pubblico nella serata della messa in onda ha mai convinto
Carpenter che ha quasi ripudiato quest’opera, di certo non impeccabile,
ma è tutt’altro che pessima come si direbbe ascoltando i commenti del Maestro.
Il film è
piuttosto lungo, sicuramente il più lungo diretto da Giovanni Carpentiere, la
versione originale è di 167 minuti, ma ne esistono anche versione da 103
minuti, da 119 e da 150, circolate anche nelle sale cinematografiche, si
potrebbe anche ipotizzare che la messa in onda sia stata divisa in due parti,
la scena in cui Elvis spara alla televisione (quasi una metafora di quello che
fa Carpenter con questo film…), viene ripresa ad inizio e a fine film, come prologo ed epilogo del grande flashback che compone il film e tramite il quale Carpenter ci racconta la vita di Elvis.



“No, non mi chiamo Jena sono Elvis, è un altro film quello…”.
Uno degli
aspetti positivi del film è sicuramente la narrazione tutta in flashback, dove Elvis ricorda tutta la sua vita, prima del grande concerto di Las Vegas, il
momento decisivo che assume i toni epici del grande evento.
Ma tutte le
fasi della vita del Re sono sempre state eventi epici, come il suo arruolamento
per il servizio militare, bisogna dire che la storia forse eccede in qualche
lungaggine di troppo, tipo la scena in cui Priscilla Prisley prende a
cazzottoni il sacco da Boxe per sfogarsi dopo l’ennesima lite con Elvis, si
sarebbe potuta tranquillamente sforbiciare di qualche minuto e, inoltre, nella
sceneggiatura non c’è traccia della parte più oscura della vita del
personaggio: droghe, decadenza e morte, tutta roba su cui lo sceneggiatore
ha pensato bene di glissare senza troppi rimorsi, concentrandosi più sul lato
umano (quasi mammone direi) di Elvis.
Ed è proprio
qui che Carpenter fa un buon lavoro, dimostrando di avere nel suo cinema anche
i tempi del film drammatico, in questo senso “Elvis – Il Re del rock” suona un po’
come un raro bootleg del vostro gruppo preferito.



“La prossima canzone è dedicata al mio amico John, questa è per te vecchio mio…”.
Carpenter
riesce a mettere bene in evidenza il lato più intimo e problematico di Elvis,
la sua difficoltà nel gestire la maschera del personaggio che lui stesso a
creato per sè, mettendolo a confronto con il ragazzo degli esordi e il suo
genuino affetto per la madre prima, e la moglie e la figlia dopo. Con il
passare dei minuti (e dei flashback) quell’Elvis scompare, sostituito piano
piano dal Re del Rock…
Visto il
soggetto, le canzoni non mancano, sono tante, tantissime, una buona selezione
di pezzi, dai meno famosi ai classici del Re, senza mai scadere
nell’effetto “Musicarello”, per fortuna questa Biopic non somiglia mai a quei
film da spiaggia in cui l’Elvis attore si è trovato (fin troppo spesso) a
recitare. Ecco, in quasi tre ore di film, un paio di volte viene da pensare che
qualche canzone in meno avrebbe aiutato, ma bisogna anche ricordarsi che stiamo
parlando di un film televisivo, per il pubblico americano del 1979, per fortuna
Carpenter non si è limitato al compitino… Malgrado lui stesso dichiari di
odiare questo film con tutto se stesso.
Nel film ci
sono carrellate tipicamente Carpenteriane, ad esempio quella sulle chitarre mi
ha ricordato la scena iniziale di “Christine”. Ma la marcia in più di “Elvis – il
Re del Rock” ha un nome e un cognome: Kurt “Prima o poi ti chiameremo
anche Jena, ma per ora pettinati che devi fare Elvis” Russell!



“Con quella banana in testa potresti dire della grandi verità, ma è difficile prenderti sul serio”.
Per le canzoni
Russell è stato doppiato (per altro anche piuttosto bene), ma non è certo la
somiglianza con il Re a rendere la prova di Kurt ottima, nella parti in cui
interpreta il giovane Elvis, i due non si somigliano davvero per niente. Ma se
Carpenter lo ha scelto come protagonista è perché aveva visto qualcosa di
particolare in quel ragazzo, un certo carisma, considerando poi l’amicizia nata
sul set tra i due e le loro numerose collaborazioni, direi che ancora una
volta il Maestro ci aveva visto lungo!



“Lo conosco da 30 anni, è sempre stato scemo così…”.
Come detto,
Russell non somiglia a Elvis, ma a livello di linguaggio del corpo, ci sono
alcuni momenti in cui si muove, balla e cammina proprio come il Re, inoltre
allora Kurt Russell non era ancora un divo, era un ragazzo che arrivava dai
film della Disney, il risultato è molto funzionale al racconto, perché quello
che vediamo sullo schermo è un giovane che pian piano cresce e diventa… Il Re
del Rock! Il che per una biopic su Elvis è il massimo che si possa chiedere.
Inutile
girarci intorno: questo film è la prima collaborazione tra Kurt Russell e John
Carpenter, un po’ come quando John Lennon incontrò Paul McCartney ma
immensamente più stilosi, i due oltre che diventare grandi amici, hanno
sformato dei pietroni miliari del cinema insieme, di cui non vedo l’ora di
parlarvi… Già mi frego le mani!
La cosa
divertente è che Russell prima di questo film, era solo un giovanotto uscito
dal vivaio dei film Disney, protagonista di titoli come “Il computer con le
scarpe da tennis”, in pratica il Kurt Russell di allora era come Lindsay Lohan,
solo che invece di scoprire la droga e le feste selvagge, ha scoperto John
Carpenter… La storia del cinema ringrazia!



Elvis has left the building…
Tra le
curiosità, impossibile non citare il fatto che Kurt Russell ha interpretato
nuovamente un “Elvis” anche nel film del 2001 “3000 Miles to Graceland” (La
Rapina) titolo che probabilmente abbiamo visto in due, però mi sembrava giusto
segnalarvelo. A proposito di curiosità, intorno al minuto quattro, o forse
cinque, quando Elvis entra nel casinò dell’hotel, se guardate all’estrema
sinistra dello schermo, uno dei giocatori, camicia di jeans addosso, capelli
lungo, baffi… Bravi, avete beccato il cameo di John Carpenter in questo film!
“Elvis – Il Re
del Rock” è un film molto particolare, una specie di B-Side di John Carpenter,
ma anche in una raccolta di B-sides si possono trovare degli ottimi pezzi,
anche questa volta, in trasferta televisiva, San Giovanni… Non fa inganni! Ok,
ora questa rubrica ha il suo grido di battaglia ufficiale!



Se volete un sacco di altre informazioni sul Maestro, vi suggerisco la pagina del Facciolibro de Il seme della follia, fan page italiana dedicata a John!
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