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Elvis & Nixon (2016): The king has entered the building

Tra tutte le
foto conservate nella Casa bianca a Washington DC, una in particolare è la più
richiesta dai visitatori, è quella che immortala lo storico incontro avvenuto
il 21 Settembre del 1970 tra il presidente Richard “Tricky Dicky” Nixon e Elvis
“The King” Presley. Il re del mondo e il re del Rock, riuscite a pensare a due
personaggi più agli antipodi?

Dicky, potrai anche essere il presidente, ma lui è il Re.

Allo stesso
tempo, riuscite a pensare a due personaggi più difficili da interpretare? Definirli
due volti noti è appena riduttivo, entrambi con fattezze e movenze
caratteristiche, imitate tanto da diventare iconografiche, il simbolo della
vittoria del Presidente e le movenze da karateka del Re.

Entrambi sono
stati interpretati da un sacco di attori sul grande e sul piccolo schermo, non
pretendo di ricordarli tutti, ma Nixon ha avuto il volto di Frank Langella (“Frost/Nixon
– Il duello” di Ron Howard, 2008) e di Anthony Hopkins (“Gli intrighi del
potere” di Oliver Stone, 1995) entrambi piuttosto riusciti.
Mentre Elvis,
ah beh, Elvis è un’altra faccenda, quel volto che ha fatto sciogliere centinaia
di signore è appena complicato da replicare, ci ha provato Jonathan R. Meyers
nella serie tv “Elvis” (2005), con risultati tutto sommato decenti, almeno fino
al momento di cantare (FACCIAPALMO).
Due che ci
sono riusciti molto bene sono sicuramente stati Bruce Campbell e Kurt Russell,
il primo aveva dalla sua la carta dell’anziano Re del racconto originale di Joe
R. Lansdale, portato sul grande schermo da Don Coscarelli, il bellissimo Bubba
Ho-Tep (2002). Kurt, invece, ha interpretato il giovane Elvis nel film diretto dal suo amico John Carpenter.



“Toh! Cassidy che parla di Carpenter, non succede mai”.

Non so voi, ma
un film che mette insieme due personaggi di tale calibro m’interessa a
prescindere. Quando ho sentito l’annuncio degli attori, il mio livello di
interesse è salito ulteriormente, per la semplice ragione che il cast può
vantare non uno, ma due attori che trovo fenomenali.

Kevin Spacey
deve averci preso gusto ad aggirarsi nello Studio Ovale,
visto che da quattro stagioni (e il tassametro corre…) interpreta il Presidente
Frank Underwood nella serie tv Netflix House of cards, insomma, ormai è quasi uno specialista.



“Anche così, i miei capelli non sono brutti come quelli di Trump”.

Un altro
affare, invece, è l’attore scelto per interpretare il Re del Rock, no sul serio,
con tutta la stima che ho per lui, se mai avessi dovuto stilare una lista
di possibili candidati per la parte di Elvis, Michael “Capoccione” Shannon non sarebbe MAI stato tra questi.

La regista
Liza Johnson, ci racconta l’incontro tra questi due celebri personaggi,
fortemente voluto e caparbiamente ricercato da Elvis, il suo obbiettivo ultimo
era molto semplice: aiutare il suo Paese contro il degrado portato dalla droga,
facendosi assegnare un distintivo e diventando un agente sotto copertura della
narcotici.
Ve lo ripeto:
è una storia vera. E sì, Elvis, una delle facce più riconoscibili del mondo,
secondo forse solo a Gesù di Nazareth, aveva davvero in testa di fare l’agente
sotto copertura. Capirete da soli che l’unico modo credibile per raccontare una storia del genere sia usare la commedia.



Questi due mi convincerebbero a guardare qualunque film.

L’incontro
farebbe comodo ad entrambe le parti: una asseconderebbe le idee bislacche
del Re e l’altra guadagnerebbe voti e popolarità. Associando Nixon (non
propriamente Mr. Simpatia) ad una delle personalità più amate del mondo,
sicuramente dagli aventi diritto al voto americani. Quindi, da una
parte abbiamo l’entourage di Presley, composto dall’amico Jerry (Alex Pettyfer)
e il magheggione Sonny (Johnny Knoxville, sì quello di “Jackass”, complimenti
al direttore del casting per il coraggio). Mentre per #TeamNixon abbiamo
Egil Krogh (Colin Hanks, figlio di Tom, visto nella serie tv Fargo) e Dwight Chapin (Evan Peters, veterano di mille American Horror Story).

Ma a fare la
parte di veri mattatori sono, ovviamente, Spacey e Shannon, con il primo che in
certi momenti si ritrova quasi a fare da spalla comica e vi assicuro che più
di una volta ho temuto che venisse fuori il Frank Underwood dentro di lui.
Kevin Spacey,
ingobbito come Nixon e aiutato da una capigliatura quasi identica a quella di “Tricky
Dicky”, il suo Nixon è volutamente sopra le righe, ma nemmeno poi così tanto,
sembra quasi una versione distorta di Underwood, senza la possibilità di
rivolgersi allo spettatore guardando dritto in camera. Spacey fa davvero un
ottimo lavoro nel sottolineare tutte le manie di Nixon, da quella, direi
abbastanza celebre per registrare le conversazioni, fino all’ossessione per l’aspetto
fisico.

“Non mi freghi con quei basettoni, tu facevi lo sbirro in una serie tv”.

Ma, per
assurdo, il film tira fuori il suo meglio proprio in quello che sulla carta
avrebbe dovuto essere il punto debole, la prova di Michael Shannon è talmente
sbagliata da risultare giustissima. Se riuscite a superare i due minuti
iniziali, in cui vedendolo conciato da Elvis, sembra di guardare il peggior
imitatore al mondo, uno capace di arrivare ultimo anche contro il classico
Giapponese ubriaco che canta “Love me tender” al Karaoke.

Poi, contro
ogni pronostico, la capacità di esagerare, ma in maniera sempre controllata di
Shannon, si rivela perfetta per un personaggio, che all’apice del suo successo,
può permettersi di portare armi da fuoco su un aereo di linea, o di avere un
colloquio con i più alti papaveri, sfruttando numeri di telefono ottenuti dalla
groupie ai suoi concerti. Il dialogo chiave è quello in cui il Re spiega al suo
amico Jimmy che quando lui entra in una stanza, nessuno vede Elvis, ma quello
che lui rappresenta nelle loro vite. A questo punto la somiglianza fisica non
con il vero Presley non è più fondamentale, ci vuole solo uno capace di portare
sul grande schermo la lucida follia dell’uomo più famoso del mondo, che vuole sconfiggere
gli spacciatori andando sotto copertura. A questo punto, trovatemi uno più adatto
di Michael Shannon ad interpretare la follia.



“Hey modera i termini, non sono pazzo, sono Elvis”.

Il suo Elvis
Presley è magnetico come richiede la parte ed ironico quel tanto da convincere
anche lo spettatore, lui sicuramente è quello che si diverte più di tutti e il
film vola via velocissimo, una commedia brillante con pochissime location con
dialoghi irriverenti e sagaci, potrebbe piacere a chi apprezza House of Cards e anche agli Elvis-maniaci,
proprio perché non ha nessun intento di sbeffeggiare i personaggi, anzi, ad un
certo punto sembra quasi che lo strambo piano del Re del Rock potrebbe
funzionare.

Unica nota
negativa, forse, non si sentono canzoni di Elvis Presley, in compenso abbiamo “Hold
On! I’m a Comin’” di Sam and Dave e “Susie Q” dei Creedence, poteva andarci
decisamente peggio!
Elvis has left
entered the building.
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