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Escape Plan 2 – Hades (2018): Seguiti di cui non si sentiva il bisogno

Per tutti quelli cresciuti a pane e film d’azione, l’idea di
avere Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger nello stesso film è stato il
sogno bagnato di tutta una vita. Ora, escludiamo quella partita delle vecchie
glorie che risponde al nome di “Expendables”, trilogia di film che meriterebbe
un discorso a parte, alla fine il primo vero film che ha visto insieme Sly e
Arnold è stato “Escape Plan” (2013).

Già “Escape Plan”, una cosina che con il “Sì” di Arnold, si
è ritrovata improvvisamente ad esser per Stallone e Schwarzenegger, quello che “Heat”
(1995) per Al Pacino e Robert De Niro, certo con le differenze del caso, perché
Mikael Håfström non è Michael Mann (e aggiungerei pure “Thank you to the dick”,
grazie al cazzo) però è uno che ha sempre affrontato i generi con il giusto
brio, e il risultato finale non era così malaccio.

Devo dire che ricordo poco, nel senso mi ricordo di Sly che
faceva la parte di Ray Breslin, esperto di sicurezza delle carceri, nel senso
che con sprezzo della vita e del pericolo, si faceva incarcerare per mettere
alla prova la sicurezza delle varie prigioni. Ricordo che ovviamente uno degli
ospiti era proprio un Arnold Schwarzenegger in grado di mangiarsi tutte le
scene in cui compariva, compreso un monologo tutto matto recitato in tedesco,
ah sì poi c’era Sam Neill che faceva
il dottore, ma senza dinosauri, a meno di non considerare Sly e Arnold come i
due predatori Giurassici.

É l’assenza (di Arnold) la vera misura della presenza (sempre di Arnold).

“Escape Plan” era onesto, non il film che avremmo sempre
sognato ma per essere un titolo del 2013, una cosetta del tutto priva di
malinconia, ma in grado di sfruttare i suoi due protagonisti, senza chiedere
loro di strizzare continuamente l’occhio ai loro vecchi ruoli, insomma si
lasciava guardare, senza cambiarti la vita ma senza nemmeno prenderti per il
culo. Sentivo il bisogno di un seguito? Onestamente no, però beh, “Escape Plan
2” esiste, quindi io dico, ok, vediamolo!

Ve lo dico subito, niente Schwarzenegger a questo giro, lo
so che lui dice sempre che tornerà, ma questa volta, ciccia, tutto è sulle comunque ancora notevoli spalle di Sly Stallone, ma bisogna dirlo, “Escape Plan
2” rappresenta il ritorno di Stallone ai film di cassetta, il film è uscito in
patria in home video e on demand, d’altra parte Sly arriva da lì, però non cambia il fatto che fa un po’ senso
vedere uno dei più grandi divi di Hollywood degli anni ’80 stare qui a
barcamenarsi in cerca di un ruolo.

“Sly gli anni ’80 sono finiti” , “Non è finito niente! Non è un interruttore che si spegne!”

Alla regia troviamo lo specialista Steven C. Miller, che
ricordo per “Silent Night” (2012) e qualcuno di quegli action con Bruce Willis,
in cui Bruce Willis compare sulla locandina e poi per tre secondi nel film e
fatevelo bastare, ma forse l’informazione più rilevante che arriva dai titoli
di coda sono le venticinque o ventisei casa di distribuzione tirate dentro l’operazione
molte delle quali cinesi, ovvero l’unico Paese su questo gnocco minerale che
ruota intorno al solo in cui girano ancora i soldi grossi per fare i film,
anche quelli di genere.

Ma la produzione cinese porta con sé delle conseguenze,
anzi, più che altro degli attori, come Huang Xiaoming, attore, modello,
cantante come quasi tutti gli attori cinesi e ovviamente prestato alle arti
marziali, lo abbiamo intravisto in “Ip man 2” (2010), intravisto perché quando
c’è in giro il maestro Donnie Yen gli altri sono tutti destinati a fare da
carta da parati.

“Prima Donnie Yen ed ora io, fossi in te cambierei agente ragazzo”.

Pronti via partiamo con un’operazione di recupero ostaggi in
Cecenia che finisce male, per due ragioni, la prima, che ci scappa un morto tra
i civili, la seconda, che le esplosioni sono realizzate in una CGI così brutta,
ma così brutta che pare di vedere i vecchi pixel di quando giocavo con l’Amiga,
insomma, non proprio il miglior degli inizi.

Che peggiora quando scopriamo che Ray Breslin (Sylvester
Stallone) ora dirige la sua società di consulenza, in pratica fa il mega
direttore galattico, hai una prigione con più buchi del Groviera? Alza il
telefono, chiama Ray Breslin e lui ti manda uno dei suoi ragazzi, che fa
esattamente il suo lavoro, si infiltra nella prigione, ne individua i punti
deboli, mentre lui può stare alla scrivania, o al massimo, comparire come voce
narrante, quindi per più di metà film, ci troviamo di fronte ad Obi-Wan
Stallone, il mentore che suggerisce frasi motivazionali ai suoi ragazzi, solo
che quando dice loro di usare la Forza, non intende quella che tiene unita la
galassia, quella che scorre in ogni cosa, diciamo più che altro la forza bruta
ecco.
Ed è qui che entra in gioco Huang Xiaoming, spedito nell’ultra
tecnologica prigione di Hades, guidata con pugno di ferro da un Titus Welliver
visibilmente svogliato, peccato perché è un ottimo attore, mi dicono tutti bene
della serie “Bosch” in cui recita, ma qui persino 50 Cent pare più vivo di lui.
Ah sì perché torna pure 50 Cent, Schwarzenegger no, ma vuoi mica rinunciare a 50
Cent nella parte dell’occhialuto esperto di computer? Io ne conosco di
smanettoni informatici, ma nessuno somiglia a 50 Cent, uno che per chiudere una
finestra di pop-up probabilmente gli spara.

“Ha provato a spegnere e riaccendere? A sparare al PC invece?”.

Huang Xiaoming che nel film interpreta Shu, e che da qui in
poi chiamerà Shu perché così evito di impazzire a scrivere tutte quelle
consonanti a caso che mi ci va mezz’ora solo per lo spelling corretto del suo
nome, appena entrato in prigione deve combattere con un tizio nero piuttosto incazzato
(forse perché aveva dei pop-up aperti sul suo pc, non so), il galantuomo gli
corre in contro con la bava alla bocca e boom! Spicca un salto di 87 metri a rallentatore
che lo guardi e persino il vicino di casa ti viene a bussarti per dire che è
una roba che sembra uscita da “300” di Zack Snyder, fatta totalmente a caso che
mi ha fatto subito capire che tra me e questo film non ci sarà mai una lunga storia
d’amore.

Shu combatte, Steven C. Miller riprende tutto da vicino e
con decisamente troppi stacchi di montaggio per rendere almeno figo il
combattimento, e se vince si guadagna, invece che una fredda cella, un
soggiorno in una cella sì, ma molto più grande, tecnologica, e animata con
effetti speciali che ad una prima occhiata non sembrano male, ma se li guardi
troppo becchi subito le magagne, un posto chiamato “Il santuario”. Vi frega
qualcosa del fatto che si chiami “Il santuario”? Si fosse chiamato “la zucca di
Cenerentola” sarebbe stato lo stesso, ma almeno serve a far vedere che io ho
provato a stare attendo e a seguire il film, ma niente, mi sono fatto due palle
così lo stesso.

“Qui Cassidy continua a mettere foto di tutti, ma il protagonista sarei io”.

Si perché “Escape Plan 2” sembra due o tre film diversi
mescolati insieme a forza, potrebbe essere un film carcerario con tornei di
arti marziali tra detenuti, un genere glorioso che nel corso del tempo ci ha
regalato tante gioie anche molto grandi,
però poi ogni tanto vediamo Stallone indagare sulla società che gestisce la
prigione, girando case vicoli e palazzi (perché lei ama i colori) ma
soprattutto bar, tipo quello gestito da Dave Bautista, un ex mercenario, un
altro che è stato sotto l’ala protettiva di zio Sly, che ora ha messo la testa
a posto, ma comunque un canne mozze lungo come la vostra gamba sotto il bancone
lo tiene sempre, si chiama Trent DeRosa, il personaggio di Bautista, non il
fucile, ma Sly lo chiama “Tiny”, in una battuta che non prende mai piede come
tormentone del film.


Lo avesse chiamato Drax il distruttore sarebbe stato uguale, voglio bene a Bautista per non essersi
montato la testa continuando ad alternare un film Marvel ad un titolo in home
video, peccato che qui faccia poco e niente, ora io capisco che lavorare su un
set con Stallone possa essere motivo più che sufficiente per partecipare a
questo film, però Bautista non ci prova nemmeno ad oscurare Sly, se era qui per
fare il sostituto di Schwarzenegger, andiamo proprio male.

Se dà un colpo di straccio al bancone, lo trasforma in segatura.

Mentre Shu continua a picchiare tutto e tutti in cella,
cercando di capire il funzionamento del super computer che regola la prigione, un’intelligenza
artificiale che risponde al nome di Galileo, la noia ha il sopravvento su di
me, quindi prima mi viene un attacco di “ridarola” quando all’ennesimo “Galileo”
pronunciato, inizio a cantarmi da solo: Thunderbolt and lightning, very, very
frightening me (Galileo) Galileo (Galileo) Galileo, Galileo Figaro
Magnifico-o-o-o-o (storia vera).

Ma la frattura con “Escape Plan 2” si registra drammatica
quando Shu impara i fonemi della lingua solo ascoltando le persone parlare, era
dai tempi di Banders che impara il Vichingo
che non vedevo una trovata del genere, sarà stata una citazione? Chi lo sa, so
solo che che per vedere Sly menare due colpi, con calma e piano perché l’età
avanza, tocca aspettare quasi la fine del film.

C’è chi va a guardare i cantieri, e chi fa un action DTV,
ognuno la pensione la passa come vuole.

A proposito di citazioni, forse quella finale è Sylvester
Stallone che fa il verso a sé stesso, citando LA frase di “Rambo 2 – La
vendetta” (1985)? Non lo so, so che questo “Escape Plan 2” non è soddisfacente
come film con tornei marziali carcerari, risulta troppo
fantascientifico per sembra davvero un seguito del film precedente, e tutto
questo spezzettamento riduce a zero il coinvolgimento emotivo.

Però Stallone ci crede, quando recita ci mette la faccia, si
vede proprio che non riesce a fare qualcosa senza buttarci dentro i quintali di
personalità che di certo non gli mancano, lui non fa un “Expendables” all’insegna
della malinconia, ne fa TRE, cercando la formula giusta, ok forse senza
riuscirci in pieno ma è talmente uno “larger than life” come direbbero i nostri
amici Yankee che non può solo fare un DTV prodotto con soldi cinesi no, lui ne deve fare una trilogia!

“Mai trovato una sedia più comoda di questa” , “Ma veramente serve per torturare i prigionieri”.

Infatti “Escape Plan 2” si risolve con un “I’ll be back” che
anche se è la frase di Arnold è proprio quello che succede, il film ha un
finale aperto e Stallone ha già firmato per “Escape Plan 3”, insomma mi
verrebbe quasi voglia di fare una citazione ardita dicendo che lui è ancora
grande, è il cinema d’azione ad essere diventato piccolo, però preferisco
sedermi qui e aspettare il seguito di Creed,
perché quando Stallone ci crede e ha i mezzi, di solito vengono fuori cosette
comunque da vedere, ecco magari non come “Escape Plan 2”.

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