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eXistenZ (1999): morte a Videogamedrome!

Benvenuto giocatore uno, premi ‘START’ per avviare il nuovo capitolo della rubrica… Il mio secondo Canadese preferito!

Dopo aver adattato per il grande schermo romanzo di Ballard e di Burroughs, ormai dovrebbe essere chiaro che la letteratura ha un ruolo fondamentale nel processo creativo di David Cronenberg, per la sua prima sceneggiatura completamente originale dai tempi di Videodrome, il mio secondo Canadese preferito si lascia ispirare nuovamente da uno scrittore, in particolar modo dalle vicende di Salman Rushdie che nel 1988 venne accusato di blasfemia da parte degli islamici quando scrisse “I versi satanici” (The Satanic Verses), tanto da dover fuggire negli Stati Uniti per non rischiare la pelle.

Anche per Cronenberg, la responsabilità dell’arte è quella di smuovere le coscienze, ma addirittura rischiare la vita per una propria opera? Un’idea troppo stuzzicante per non essere sviluppata, nel suo cervellone Davide Birra elabora tutte queste nozioni e le adatta a quelli che secondo lui sul finire degli anni ’90 rappresentano la nuova frontiera degli artisti, i game designer.

cOme dA tradiZione i tItoli Di tEsTa dEl filM.

David Cronenberg non è mai stato un fanatico di videogiochi (a differenze di Carpenter per esempio), ma come dico sempre, è un ossessivo di prima categoria, quindi il nuovo campo dei videogames, è l’occasione per tornare a sviscerare temi a lui molto cari, i punti di contatto tra questo film e Videodrome sono molteplici, verrebbe quasi da definirlo una versione 2.0 o se non altro una sua variante, con i videogiochi al posto della televisione.

Per la seconda volta in carriera, il nostro Cronenberg fiuta l’aria e capisce da che parte tira il vento, proprio come M. Butterfly, anche “eXistenZ” si trova a scontrarsi al botteghino con un film dalle tematiche molto simili, sì, certo, sto parlando dell’ultra celebrato “Matrix” degli allora fratelli Wachowski (oggi sorelle Wachowsikfo). Al netto di un budget di quindici milioni di ex presidenti spirati stampati su carta verde, il film ne porta a casa circa ehm, tre, forse anche meno, impossibile conquistare il grande pubblico con una trama volutamente a scatole cinesi, troppo complicata per opporsi ai balzi a rallentatore di Neo. Ma intanto zitto zitto, il mio secondo Canadese preferito, proprio con questi film ha anticipato tutti i temi che avrebbero tenuto banco al cinema nel decennio successivo, sfornando un altro capolavoro unico nella sua filmografia, trama? Vai di Trama!

Intanto il Dottore, ci spiega il corretto utilizzo delle maiuscole.

In un futuro che potrebbe essere mercoledì prossimo, Allegra Geller (un ottima Jennifer Jason Leigh) viene celebrata come una divinità in terra, la biondina è la più famosa creatrice di videogiochi del mondo e sta per provare con un gruppo di volontari beta tester la sua ultima creatura, eXistenZ, un gioco creato su un complesso sistema di collegamenti biologici che permette al giocatore di vivere la sua partita in una dimensione parallela del tutto realistica. Ma non proprio tutti tutti amano Allegra (Quindi diciamo che ha poco da stare allegra, ah-ah!), di sicuro non è l’idolo dei Realisti, gruppo fondamentalista che accusa la donna di aver messo in discussione la sacralità della realtà e proprio durante il lancio del gioco attentano alla vita della donna ferendola lievemente con ehm, un morso? Vabbè, lasciatemi l’icona aperta che su questo punto ci torniamo.

Per fuggire, salvare il costosissimo gioco e la vita della sua creatrice, Ted Pikul (Jude Law) in prova al reparto marketing, s’improvvisa prima guardia del corpo e poi videogiocatore, per controllare insieme ad Allegra le condizione del gioco, contenuto all’interno dell’ultimo modello di Pod biomeccanico.

Brood versione 2.0, da oggi disponibile anche su Amazon.

La continuità tematica di Cronenberg è la sua vera costante, anche in “eXistenZ” troviamo tutti i temi cari al regista canadese, iniziando proprio dal rapporto uomo/macchina, qui Davide Birra ci regala la sua interpretazione del rapporto fisico, quasi intimo, che si crea tra un videogiocatore e il suo gamepad. Anche se non sono mai stato un gran giocatore in vita mia, persino io so che certi giocatori incalliti sono pronti a tutto pur di arrivare all’ultimo livello, un buon giocatore deve poter usare il suo gamepad al buio, anche bendato, pensateci, quante volte vi è capitato di uscire di casa senza lo smartphone e sentirvi come se vi mancasse un pezzo del corpo?

Stessa cosa, il Pod dei giocatori di eXistenZ è l’unione uomo macchina definitiva, a guardarlo sembra quasi un organo supplementare esterno (state pensando a Brood? Bravi!). Coccolati come animaletti domestici (un po’ schifosi, ma a loro modo teneri, come gli ibridi anfibi che popolano il film) possono connettersi al giocatore attraverso un cavo che è un vero e proprio cordone ombelicale, con cui collegarsi alla bioporta installata sulla spina dorsale del giocatore, che permette al Pod di connettersi al sistema nervoso centrale umano, proprio per questo, l’ipocondriaco Ted Pikul non ha mai voluto nemmeno sentir parlare di farsi installare una complicata USB nella colonna vertebrale, giammai!

Che carino possimo tenerlo? Voglio chiamarlo Giano!

La bioporta è l’occasione per Cronenberg d’inserire riferimenti nemmeno tanto velati al sesso, perché il congegno è una chiara metafora sessuale, che viene portata avanti per tutto il film, quando Pikul confessa ad Allegra di non averne una e di non aver mai giocato a nessun gioco, è un po’ come se stesse ammettendo di essere verginello.

I dialoghi non fanno altro che sottolineare il concetto, la Bioporta va lubrificata prima dell’uso e in una scena Ted lo fa utilizzando la lingua (più chiaro di così!), anche gli scambi di battute tra i due fuggitivi sono chiarissimi e sottolineano la tensione sessuale tra i due personaggi, Allegra parla di “un breve momento di intimità” quando Ted deve usare il suo coltello svizzero per toglierle il proiettile dalla spalla e il buon Giuda Legge è sconvolto quando nel mezzo del casino delle loro vite, Allegra vuole connettersi, infatti le dice “Non puoi avere voglia di giocare ora”. No, sul serio, dai, ve le devo spiegare anche? Essù siamo tutti grandi dai!

Vi consiglio di non farlo con la porta USB del vostro computer.

L’altra faccia della medaglia sono i Realisti, talmente ancorati alla realtà da arrivare ad utilizzare armi fatte con le ossa degli animaletti anfibi e al posto dei proiettili dei denti umani (“La fatina dei denti del traffico armi”), un’idea talmente bizzarra e geniale, che Cronenberg prima ci illustra il funzionamento della pistola attraverso i dialoghi dei protagonisti e poi, non pago, ci fa vedere come l’arma viene assemblata, pescando i pezzi dal piatto speciale del ristorante cinese, in una scena che se per caso voi foste tra quelli che hanno pregiudizi nei confronti della cucina etnica, di sicuro non cambierete idea dopo aver visto questo film!

eXistenZ, scritto proprio così, come ci illustra l’ex Doctor Who Christopher Eccleston ad inizio film, è un continuo gioco di specchi orchestrato alla grande, i protagonisti rimbalzano costantemente tra realtà (cinematografica) e finzione (videoludica), in un modo equivalente, ma forse meno radicale di quanto capitava a Max Renn in Videodrome. Tra i due film i punti di contatto sono palesi, oltre alla pistola biologica con cui attentare al potere, anche l’urlo di guerra “Morte al demone Allegra Geller! Morte ad Antenna Research! “, è praticamente identico al più celebre “Morte a Videodrome gloria e vita alla nuova carne”, siamo di fronte al più classico dei casi di un autore che ritorna sui temi che preferisce per svilupparli nuovamente. Succede con tutti i vostri scrittori preferiti, figuriamoci se non poteva accadere ad un ossessivo compulsivo come Cronenberg, uno che non molla un’idea finché non è tutta in pezzi da analizzare sopra il suo tavolo operatorio.
«La prossima volta che ho voglia di cibo etnico, tu dammi uno schiaffo in faccia ok?»

A Cronenberg non interessa fare come vostra madre, quando vi gridava “Tutti quei videogiochi ti faranno male al cervello!”, per lui “eXistenZ” è l’occasione di aggiornare ad una nuova tecnologia il messaggio del professor Oblivion, ancora una volta il Canadese utilizza l’arte per sollecitarci a dubitare delle immagini che ci vengono propinate come realtà, continuità tematica soffocante, pensavate che non l’avrei detto, vero?

I personaggi all’interno del videogioco ricoprono dei ruoli, alcuni passaggi chiave della storia sono forzati, Allegra e Ted si ritrovano a dire cose, oppure a fare azioni contro la loro volontà, ma non succede così anche nella vita reale? Quante volte vi capita di dire una cosa che non pensate per mantenere lo status quo del vostro ruolo?
Cronenberg è bravissimo a ricordarci costantemente che siamo di fronte ad una messa in scena, per farlo utilizza proprio il cinema, i mostriciattoli in più che decente CGI compaiono solo nel mondo immaginario di eXistenZ, ma fateci caso, in più di un’occasione i dialoghi forniscono un ulteriore indizio per far notare la fallibilità del piano di Gas (un diabolico ma anche spassoso Willem Dafoe) Allegra gli dice “Non ci vai mai al cinema?”, poco dopo il benzinaio è ancora più esplicito, parlando proprio si sceneggiature e parti all’interno del videogioco di Allegra, ma forse anche del film di Cronenberg.
«In effetti non vado mai al cinema, di solito sono direttamente dentro al film»

Nel bellissimo finale sono gli stessi personaggi (del film) a riflettere sulle caratteristiche dei propri personaggi (nel videogioco), in un continuo gioco di specchi tirato su ad arte dal Canadese non per fornire risposte chiare, ma per sollevare dubbi, insomma: ancora una volta per fare quello che l’arte dovrebbe sempre fare. 

Fun Fact: Perky Pat è il fastfood del film, ma anche la bambola del romanzo “Le tre stimmate di Palmer Eldritch” di Philip K. Dick.
Uno dei pochi punti di riferimento forniti da Cronenberg per orientarsi sono i capelli di Allegra, fateci caso, appena entra in scena la biondina, Ted si stupisce che una celebrità come lei sia così schiva, ci pensa Christopher “Fantastic!” Eccleston a fargli notare che una che programma videogiochi sola in camera sua non può essere poprio una Rockstar, eppure quei due o tre ciuffi riccioli tra i capelli della ragazza, fanno quasi pensare al suo lato più selvaggio che stenta ad esplodere. Infatti, all’interno di eXistenZ, Jennifer Jason Leigh sfoggia una criniera riccioluta, come se il personaggio fosse finalmente libero di scatenarsi solo nella finzione, vi devo spiegare che è tutta una metafora di piattaforme tipo Second life, ma anche solo il FACCIALIBRO e i vari social cosi, per dirne qualcuno molto più popolare? No, vero?

Metti i riccioli, togli i riccioli, tutto un lavorone di piastra per capelli.

Visto che sono entrato in argomento, Jennifer Jason Leigh qui è bravissima, “Doppia J” ha più di un film di culto in carriera, ma la sua prova qui in “eXistenZ” è mitica, basta dire che il grande citatore Tarantino, in The Hateful Eight, ha trovato il modo di farle fare nuovamente le boccacce come fa qui, quando mostra la lingua allo schifato Ted, quando i loro dialoghi vertono su “Punti di accesso al corpo umano”. Inoltre, tanto di cappello alla Leigh che pur di interpretare Allegra Geller si è rifiutata di tornare sul set di “Eyes Wide Shut” (1999) per girare alcune scene aggiuntive volute dal certosino Kubrick che, comunque, l’ha presa bene, sì sì, infatti se non vi ricordate di Jennifer Jason Leigh in “Eyes Wide Shut” è perché al rifiuto, zio Stanley ha tagliato il suo personaggio dal film (storia vera).

La risposta di Jennifer alla ripicca di zio Stanley.

Altrettanto bene funziona il buon Giuda Legge, che per tutto il tempo ha un’aria spaesata da “Alicio” nel paese delle meraviglie, ma è bravissimo a cambiare di passo quando il suo personaggio si lascia tirare dentro le dinamiche del gioco, la scena in cui urla “eXsistenZ in pausa!!” con relativo collasso/stand-by del personaggio mi fa morire, Cronenberg utilizza poco l’umorismo, ma questo non vuol dire che ne sia privo, tutt’altro.

Alla faccia di chi dice che Cronenberg non ha il senso dell’umorismo.

Inoltre, adoro il modo in cui i personaggi risultino tutti volutamente schematici, non sono altro che la versione cinematografica delle comparse dei videogiochi, Ian Holm che ci dà dentro con un pesantissimo accento ungherese (omaggio a due dei produttori del film, così come le lettere maiuscole nel titolo “XZ” che in Ungherese suonano come “Isten”, che vuol dire Dio. Storia vera), ma pensate anche al cameriere del ristorante cinese, al militare conciato come un G.I. Joe, o ancora meglio al personaggio di Willem Dafoe, dai andiamo fa il benzinaio e di nome si chiama Gas!

Vi assicuro che la proprietaria del mio ristorante cinese preferito è molto più pericolosa (storia vera).

Bisogna dire che la parte centrale del film risulta volutamente frammentaria e questo lascia una sensazione di poca coesione allo spettatore, ma vi giuro che mi importa davvero pochissimo, perché grazie a quel finale così azzeccato, il film si conclude di slancio, dando a tutto il film/videogioco un’atmosfera onirica in cui tutti i simbolismo funzionano alla grande, pensate al cane che porta la pistola nel corso del film e che trova una sua spiegazione solo in quel bellissimo finale aperto, che ci costringe ancora a riflettere sulla immagini che stiamo  guardando.

“eXistenZ” è un film grandioso, come detto la parte centrale cala un po’ e di sicuro non risulta estremo come Videodrome, ma proprio per questa ragione, fa di lui un film ideale da consigliare a qualcuno che non ha mai visto un film di Cronenberg e che vorrebbe farsi un’idea di che cosa parlano i film del mio secondo Canadese preferito, probabilmente non mangerà mai più in un ristorante cinese a vita, ma vi ringrazierà lo stesso. Tra sette giorni, sempre qui, si va tutti nella tana del ragno, no, non Spider-Man però!
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