
La malinconia al cinema è una bestia strana, se parli con le persone sembra quasi che sia stata inventata negli ultimi anni, come se per corto circuito, fosse una novità. Anche se magari poi, quelle stesse persone che si lamentano “Non ci sono più storie nuove”, poi amano alla follia Ritorno al futuro, che, badate bene, lo amo anche io, sono reduce dall’ennesimo ripasso con la Wing-woman (storia vera), però quel film era l’apoteosi della malinconia.
In realtà il viaggio di Ben, Wolfgang e Darren (il mio preferito, lasciatemi l’icona aperta) è iniziato molti anni prima, quando il copione con la storia dei ragazzini che costruivano un’astronave con i pezzi di un vecchio Apple, scritto da Eric Luke ha cominciato a girare per le scrivanie di Hollywood, più o meno da dopo l’enorme successo di E.T. l’extra-terreste, tutti i produttori erano alla caccia di nuove storie spaziali con giovanissimi protagonisti.

Edward S. Feldman in realtà era più interessato a piazzare i copioni di roba come The Hitcher quando il suo socio, David Bombyk lo chiamò per dirgli che aveva trovato il Graal, la sceneggiatura che rispondeva al titolo di “Explorers”.
Tutti concordano su un elemento, la prima parte di questo copione è oro, oro puro, tanto che si cerca di coinvolgere per dirigerlo Wolfgang Petersen, reduce dall’altro film delle nostre infanzie (e traumi) condivise. Non so se l’idea sia venuta dal nome di uno dei personaggi della trama, ma è uno di quei cortocircuiti che rende speciale questo film, anche se poi, l’unico Wolfgang rimasto – letteralmente – a bordo è stato il ragazzino chiamato dai genitori come il compositore, perché il regista tedesco avrebbe voluto girare tutto vicino a casa sua, ma i produttori avevano il sospetto che sarebbe risultata strana la provincia americana in Germania, quindi si è optato per la seconda scelta, il piano B, uno degli eroi di questa Bara: Joe Dante.

Per Mighty Joe, senza un tocco personale, un film è destinato a fallire, lui in “Explorers” vede un grande omaggio alla fantascienza classica, quella degli anni ’50, d’altra parte anche Guerre Stellari si rifaceva ai classici quindi perché non puntare dritto a titoli come “Destinazione… Terra!”, “La guerra dei mondi”, “Cittadino dello spazio” e “Ultimatum alla Terra”, tutti prontamente omaggiati, tra poster e passaggi tv, nel tipico stile del Guru di Trailer from Hell.
Per il giovane cast, Mighty Joe sceglie l’unico del gruppo con un po’ di esperienza da attore, ovvero Jason Presson per il ruolo di Darren, anche lui una seconda scelta di lusso, visto che originariamente Dante aveva pensato per la parte a River Phoenix, spostato poi sul ruolo del secchione del gruppo, ovvero Wolfgang, anche in virtù della sua infanzia, passata in buona parte in Venezuela, dove la setta a cui appartenevano i suoi genitori li aveva spediti a fare proseliti e che lo ha reso uno straniero in patria, americano sì, ma senza vera conoscenza della loro cultura popolare (storia vera).

Diversante è andata per un altro, che, come Dante, arrivava dal New Jersey (pur essendo nato in Texas), Ethan Hawke non aveva mai recitato, era stato il più classico caso di accompagno un amico ad un provino, venne scelto al volo, ma ha avuto un solo problema, una frattura al piede durante le riprese, questo spiega come mai il suo Ben spesso sia seduto.
La produzione fila alla grande, che problemi potevano esserci con il cast giusto e Mighty Joe dietro la macchina da presa, caldo come una stufa dopo Gremlins? Con gli effetti speciali della IL&M e i trucchi dell’uomo con il nome più bello del mondo, ovvero Rob Bottin? Se poi aggiungiamo le evocative musiche di una sicurezza come Jerry Goldsmith, la risposta è: TUTTO. Allacciatevi le cinture, da qui in poi si balla.

Nel corso della produzione, un cambio al vertice durante le riprese fa agitare la nuova dirigenza, che sente la pressione dei tanti film con ragazzini alle prese con roba di fantascienza annunciati per l’estate del 1985, quindi la Paramount continua a mettere fretta a Dante. Poco convinto dell’ultimo atto del suo film, Mighty Joe si presenta alla proiezione di prova convinto che sarebbe stato rimandato indietro ad aggiungere la roba con cui lui stesso, sperava di poter approfondire meglio la storia, risultato: «Bellissimo Joe, lo distribuiamo il 12 luglio!» (storia vera).
Buttato nelle sale proprio quel giorno, Dante aveva una sola speranza, che il pubblico cogliesse il suo messaggio, il suo omaggio alla fantascienza classica degli anni ’50, insomma uno sguardo amorevolmente malinconico e in puro stile Joe Dante, che purtroppo no, non è stato capito dal pubblico, anche perché nove giorni prima era uscito il viaggio andata a ritorno di Marty McFly che ancora riempiva gli occhi del pubblico e la piccola navetta Thunder Road è stata triturata dalla DeLorean DMC-12 di Zemeckis al botteghino, finendo per riuscire a recuperare circa un terzo del suo intero budget, venticinque milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti.

La verità è molto semplice, la prima parte di “Explorers” è quello che ottieni quando metti in mano l’oro puro al miglior orafo del mondo, Joe Dante fa brillare tutto talmente tanto da creare un’aspettativa forse impossibile da sostenere per il finale, e quando ci arriva, quando ci porta tutti lassù, sceglie una soluzione incredibilmente teorica, impeccabile sa analizzata con lucidità (sono verdi e hanno le antenne, insomma sono la descrizione di come noi umani ce li aspettiamo da sempre), per certi versi la conclusione perfetta di chi decide, per troppo cuore e poco tempo nelle dita, di lanciare il proprio oltre l’ostacolo. L’unica colpa di Joe Dante è quella di aver peccato di troppo amore per la materia, ma io potrò mai criticare un tale gesto? Non potrei, se l’autore del gesto fosse chiunque, figuriamoci se l’autore è Joe Dante, l’unica cosa che posso fare io è aprire alla Thunder Road le porte dei… Classidy!

“Explorers” parla del sogno di volare, letteralmente visto che la tecnologia che rende possibile il viaggio arriva ai protagonisti così, in sogno, il mezzo è Ben (Ethan Hawke) che non a caso dei tre, è quello più appassionato di film (come Dante) esattamente come i tre tipi strambi del mago di Oz, uno deve essere il cuore per intraprendere un viaggio fantastico.
Il mezzo per renderlo possibile, il cervello, è Wolfgang Müller (River Phoenix) che con una serie di pulsanti ha permesso al suo topo di parlare e anche di insultare, lui che ha un sottoscala che è un laboratorio e che come padre, ha James Cromwell e non vi sfugga il fatto che suo figlio, ha voluto e avuto il primo contatto, molto prima di papà.

Poi abbiamo Darren, i muscoli, quelli con cui salva Ben dai bulli che non conoscono il significato della parola “Elefantilici” («… Che ai bastardi come te li fa credere eroi!»), quello che sceglie il nome della navetta sulla base di un pezzo di Bruce Springsteen, e che pezzo! Quello che capisce per primo che quello grosso, verde, con le antenne è il padre, perché è incazzato. Sempre lo stesso che sulla via del ritorno, vede le luci della finestra ancora accese del suo di papà e si chiede come mai, non proprio malinconicamente, visto che la cosa migliore che riesce a dire sul suo genitore è «Mi ha insegnato a correre e adesso non mi prende più». C’è tutto un tormentato e doloroso rapporto padre/figlio in questa frase, anzi a dirla tutta c’è un film nel film su Darren che Dante non ha avuto il tempo di beh, esplorare, ma che se volete, si ritrova nelle fibbie della cintura oltre misura e negli incubi paterni visti in The Hole, perché Dante non pontifica, Dante racconta per immagini.

Mighty Joe si è diplomato alla scuola Roger Corman ma la laurea l’ha presa al College Spielberg, da cosa si capisce? Dal fatto che questa avventura ad altezza ragazzini (guardate da che punto di vista Dante inquadra la madre di Wolfgang), non possa prevedere per forza di cose degli adulti, non è un caso se l’unica che si accorge del loro viaggio (con il bigliettino “Have a nice trip?”) sia la loro coetanea, e a ben guardare, un solo altro personaggio, che qui copre idealmente il ruolo del Mister Mazzo di chiavi (Peter Coyote) di E.T. mi riferisco ovviamente al pretoriano di Dante, Dick Miller che sembra una po’ una minaccia al viaggio, ma poi si rivela il perfetto adulto-bambino, quando li saluta dicendo loro: «Buon viaggio ragazzi.»

Il fatto che siamo proprio a metà degli anni ’80 poi, si capisce da un dettaglio chiave, gli alieni come da tradizione di quel decennio, sono teledipendenti, come lo eravamo noi da ragazzini. Lo era Alf, ovviamente E.T. e gli alieni di “Explorers” sono i più teledipendenti di tutti, citano film, programmi tv e nella versione doppiata – quella che guardavamo noi durante le repliche televisive – si rivelavano essere fanatici di Beppe Grillo, Roberto Benigni e Gianni Minà (e qui i quarant’anni del film si sentono tutti), un modo di localizzare la trovata, che purtroppo ci ha fatto perdere la favolosa prova vocale in originale, dell’altro pretoriano di Dante, ovvero il mitico Robert Picardo, che in tutta la sua carriera, ha dichiarato che un costume più scomodo di quello di Wak, non l’ha indossato mai più, anche perché era incompleto, quella sorta di sciarpa al collo, Rob Bottin ha dovuto inventarsela al volo per via della fretta maledetta che aveva la Paramount (storia vera).

Spero non vi sfugga anche l’altra grande citazione, oltre che l’altro ruolo di Picardo nel film, l’immaginario personaggio di Starkiller, una sorta di parodia di Guerre Stellari che i ragazzi vanno a vedere al drive-in, con un personaggio che porta proprio il nome scartato da Lucas, perché prima di Skywalker, Luke avrebbe dovuto essere proprio Starkiller (storia vera).

“Explorers” forse non è un film impeccabile, è il meglio che si può fare con i pezzi che si hanno per le mani, insomma, è la metafora stessa della sua trama, un film che ha volato altissimo per troppo poco tempo, ma abbastanza per diventare di culto per qualcuno, tipo beh, il vostro amichevole Cassidy di quartiere. Perché amare Joe Dante per Gremlins è facile e anche giusto, amarlo per “Explorers” fa la vera differenza tra malinconia giusta e malinconia di moda… Auguri “Explorers”!


Creato con orrore 💀 da contentI Marketing