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Fear the Walking Dead – Episodio 1×01 – Pilot: Paura? Più che altro noia…


Hanno fatto lo
Spin-Off de I Camminamorti siete contenti? Oh, il pilot è andato fortissimo, l’audience
ha toccato punto di 10.1 milioni di Yankee-Spettatori, un numerone! Leggendo
poi i commenti in rete sono quasi tutti unanimi, l’episodio… Ha avuto uno share altissimo! Ma tipo che 7 Americani su 10 lo stavano guardano, una cosa
pazzeschissima, sì, ma voi direte: “Com’è?”. Uguale ai Camminamorti, solo molto più
noioso, però oh! 10.1 milioni, mica pizza e fichi eh?

Evidentemente
Robert Kirkman, creatore del fumetto originale ed executive producer della
serie tv, non ne aveva abbastanza di soldi voglia di raccontare storie
legate all’outbreak zombesco, quindi questo spin off “Paura dei Camminamorti” è
ambientato a Los Angeles e mentre laggiù in Georgia lo sceriffo pazzerello
Rick Grimes giace in coma (e sua moglie si dà alla pazza gioia con il suo
migliore amico) noi spettatori abbiamo la fortuna di seguire le vicende di un’altra
famiglia.
Madison Clark
(Kim Dickens, vista in Sons of Anarchy e nell’ultimo film di David Fincher) è
un’insegnante alle prese con una famiglia bella incasinata: suo figlio Nick
(Frank Dillane) è tossicodipendente, la figlia Alicia (Alycia Debnam-Carey) è
una studentessa brillante, ma con lo scazzo alla risposta come Vodafone e il
suo compagno Travis (Cliff Curtis, un ruolo da protagonista dopo una vita da
terrorista/cattivone cinematografico) cerca di fare l’uomo di casa e di
gestire i figli nati dal suo precedente matrimonio.

We’re a happy family, We’re a happy family… Me mom and daddy.
I clichè si
sprecano, ma il grosso problema è il ritmo: l’episodio dura un’ora e verso
metà ho temuto davvero che non avrei mai visto la fine, non penso sia un
problema prendersi il tempo per approfondire i personaggi a livello
psicologico, il problema è che, come detto, i personaggi sanno parecchio di già
visto…
L’unico vero
guizzo è rappresentato da Nick, il ragazzo non gode certo di buona fama visto
il suo vizietto e si ritrova nella triste condizione di essere il ragazzino
che grida al Lupo al Lupo, quando dice di aver visto un morto e il cadavere
non si trova, tutti pensano che siano solo visioni frutto di una mente
strafatta.


“Ti prego fai che questa serie abbia successo, voglio finire anche io come Norman Reedus”.
Nel finale,
poi, Kirkman ha finalmente l’occasione di scrivere quello che nella serie
originale e nel fumetto non ha mai potuto fare, ovvero: le primissime reazioni
alla comparsa dei primi morti viventi. Qui assistiamo alle reazioni degli
spettatori che assistono alle scene di violenza in tv, o nei filmati che
diventano presto virali in rete. Roberto Kirkuomo si sarà anche tolto questo
sfizio, ma di fatto non è nulla che Zio George A. Romero non avesse già
mostrato nel suo (ben più riuscito) “Diary of the Dead”, insomma Kirkman… Ok,
rendere omaggio al papà degli Zombie, ma questo film lo abbiamo già visto.
Se non altro
la messa in scena è molto buona, il (poco) gore che si vede è ben fatto e si
spera di vedere una storia più articolata in futuro, il problema è sempre lo
stesso: ormai sono fiaccato da cinque stagioni di una serie in cui non succede
molto e quello che succede sembra scritto da un lobotomizzato sotto acido. Era
inevitabile questo spin-off visto il successo della serie originale, ma personalmente
ne sentivo il bisogno come di una spinta alle spalle mentre stai scendendo le
scale.
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