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Filo da torcere (1978): Tanti auguri Clyde!

Il 30 marzo del 1979, veniva proiettato per la prima volta,
in uno strambo Paese a forma di scarpa, il più strambo film della carriera di
Clint Eastwood. Quando Lucius mi ha
segnalato questo quarantennale, non potevo proprio perdermi l’occasione per
rivederlo!

Voi non avete idea di quante volte io abbia visto Filo da torcere da bambino, andiamo un
film con Clint e un orangutan? Per uno scimmiologo convinto come me è un invito
a nozze! Eppure Se avessi dovuto riassumere la trama del film a grandissime
linee, il succo sarebbe stato: Clint e il suo amico orango fanno cose e vedono
picchiano gente.

“Mah, te l’ho detto: giro, meno gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose” (Quasi-cit.)

Rivedendo il film per questo compleanno, ho capito perché della
trama ricordavo solo i suoi carismatici protagonisti, la trama in questo film,
semplicemente non esiste!

Il titolo originale “Every which way but loose” potremmo
tradurlo come “Fallo come ti pare, ma sciolto” ed è anche il modo giusto per
riassumere tutta la filosofia di questo film e forse, anche la sua
realizzazione. Il rimpianto per un mancato titolo inglese così azzeccato però,
dura poco meno di un secondo, perché “Filo da torcere” è un gioco di parole
tutto italiano, che non esisto a definire geniale, visto che il protagonista
interpretato da Clint si chiama Philo Beddoe.
Nel 1978 era l’uomo di punta della Warner Bros. arrivava da
cosine come Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan, oppure i suoi film da regista, tipo “Il texano dagli occhi di ghiaccio” (1976), roba da niente insomma. Quando per le mani gli capita la sceneggiatura
di Jeremy Joe Kronsberg (salute!) per un film originariamente pensato per
essere una di quelle commedie scemone, che venivano tanto bene a Burt Reynolds.
A questo punto cosa sia passato per la testa del vecchio Clint, lo sa
probabilmente solo lui, ma “Every which way but loose”, diventa la vacanza di
Eastwood, il suo parco giochi personale.

“Un mio amico Italiano diceva che ho solo due espressioni. Questa è la prima”.

La regia viene affidata a James Fargo, che aveva già diretto
Eastwood in “Cielo di piombo, ispettore Callaghan” (1976), mentre per il ruolo
della donna per cui Philo perde la testa, chi meglio della donna che ricopriva
lo stesso identico ruolo anche nella vita di Eastwood? Sondra Locke, purtroppo
scomparsa lo scorso anno, è stata una presenza fissa nei film di Clint, almeno
finché i due sono stati insieme. Non si sono mai sposati, ma è abbastanza
chiaro che non dividessero solo le spese delle bollette, anche perché “Filo da
torcere” è stato il terzo dei sei film in cui hanno recitato insieme, nemmeno con
Don Siegel Clint ha fatto così tanti film!

“Salve, mi chiamo Sondra Locke, forse vi ricorderete di me per il ruolo della bionda in tutti i film di Eastwood”.

La trama è presto raccontata, Philo Beddoe si guadagna da
vivere con gli incontri clandestini di boxe a mani nude, ma dimenticatevi la
solidità di L’eroe della strada,
perché il ragazzo ha le mani pesanti sì, ma il cuore di panna, la prova è il
suo migliore amico, è un orango di nome Clyde, riscattato dalla sua prigionia
in uno zoo-safari, ovviamente a colpi di pugni.

Perché Clyde nel film sia un orango non è dato sapersi, ai
fini della storia avrebbe potuto essere un umano, un soprammobile oppure un
pappagallo, certo in questi ultimi due casi, non avrebbe avuto la sua arma
segreta: il dito medio con cui sfotte la banda di ridicoli motociclisti, che
coprono il ruolo di avversari nel corso del film. Per essere una commedia con una
coppia di protagonisti composti da un uomo e un animale, la pellicola se ne
frega proprio di sfornare tutte le gag possibili sull’argomento, anzi sembra
proprio ignorare questo fattore, quindi mi viene da pensare che Clint abbia
chiesto di avere una scimmia nel suo film, solo perché voleva farlo e poteva
permetterselo, questo fa di Eastwood uno “scimmiologo” ad honorem!

“Clyde, come si chiama la birra della scimmia? La Guinness del primate!”

Tra un tiro a canestro un incontro di boxe e un film
di Spike Lee James Fargo, la vita di Philo fila via (ah-ah!) tutto
sommato tranquilla, a portare lo scompiglio è la bella cantante country Lynn
Halsey-Taylor (Sondra Locke), una tipina molto spigliata che si orizzontalizza
Philo alla prima uscita, salvo poi mollarlo il mattino dopo senza nemmeno un
grazie. Sono gli anni ’70 gente! Un tempo in cui un personaggio femminile al
cinema, poteva ancora permettersi di cavalcarsi il protagonista e abbandonarlo
cotto di lei la mattina dopo, senza dover per forza tenere conto di #MeToo, test
di Bechdel oppure Troll in rete che criticano perché il personaggio non ha il pene. Anzi, senza rivelarvi troppo sull’arco
narrativo di Lynn Halsey-Taylor, la biondina sfoggiava un progressismo che oggi
sarebbe inseguito dal pubblico con torce e forconi, in questi quarant’anni “Filo
da torcere” non è invecchiato bene, ma il mondo attorno a lui è messo pure
peggio.

Lo dico? Avete presente tutti quelli che piangevano per il
finale della pellicola, il cui titolo ufficiale è “Il film dove Clint Eastwood
non spara a nessuno“ (ma il resto del mondo si ostina a chiamare “I ponti di
Madison County”)? Ecco, era solo perché non avevano mai visto come termina la
storia tra Philo e Lynn Halsey in “Filo da torcere”, tzè dilettanti!

Coraggio… fatti ammazzare Orangutare (questo vale come Finger guns?)

“Every which way but loose” è davvero tutto qui, una
commediola in cui i 114 minuti di durata si sentono tutti, in cui Philo insegue
la sua bella lungo le strade degli Stati Uniti per cercare di conquistarla
anche se lei non ne vuole proprio sapere. Nella ricerca viene ovviamente
supportato da Clyde, ma anche dall’amico Orville, che pare stare nel film quasi
per rappresentare l’anti-Philo.

Ad interpretarlo sono i bicipiti e gli occhi blu di Geoffrey
Lewis, il papà dell’attrice e cantante Julliette che avete visto in tutti i film giusti. Se Philo spreca tempo
e fatica dietro ad una donna che non ci sta, Orville l’amore lo trova senza
cercarlo, per la precisione tra i meloni della bella Echo (Beverly D’Angelo). Lo
so, la frase suona ambigua, ma la lascio così e lo faccio per voi, in modo che
siate preparati per quello che vi aspetta, se decideste di rivedervi “Filo da
torcere”.

So che dovrei scrivere una battuta sagace sui meloni di Echo, ma questo film me le ha già fregate tutte!

Si perché Echo ha una bancarella a bordo strada dove vende davvero
dei meloni, ma le battute sui “meloni” nel film si sprecano, quindi credetemi
lo faccio per il vostro bene. Ma visto che siamo in argomento, ci sarebbe da
dire che tra i meloni di Beverly D’Angelo e le non pupille di Sondra Locke –
sono totalmente d’accordo con Lucius,
per la Locke bisognerebbe rispolverare il monologo di Quint in Lo squalo – ad Orville è andata
decisamente meglio!

Gli avversari nel film sono rappresentati da una
stereotipata banda di motociclisti, guidati da un panzone con la svastica sul
giubbotto (in modo che sia chiaro a tutti che sono i cattivi), la spalla comica
invece, è la madre di Orville, una vecchia signora interpretata da Ruth Gordon,
che nel doppiaggio italiano usa spesso l’espressione «Col kaiser!» e mentre tenta
di farsi rinnovare la patente, tratta tutti malissimo, specialmente i
motociclisti. Se vi fa ridere l’idea di una vecchia signora che tiene in scacco
dei rozzi centauri, il film potrebbe fare al caso vostro, nel caso ve lo dico
sempre per il vostro bene, qualunque film con Bud Spencer e Terence Hill, di solito
fa di più e meglio.

Ricordate il Walt Kowalski di “Gran Torino”? Ha preso tutto dalla nonna!

“Filo da torcere” visto da bambini, può sembrare un cartone
animato con attori, da adulti inutile girarci attorno, è solo una palla in cui
Clint fa davvero quello che vuole, ma sciolto. Perché Eastwood si sia lanciato
in una pellicola del genere, resta uno dei più grandi misteri dell’umanità,
come abbia fatto a fare soldi, tanto da sfornare un seguito nel 1980 intitolato
“Fai come ti pare”, va oltre le barriere dell’umana comprensione, ma anche
rivedendolo mi è chiaro che tutto questo è potuto accadere solo grazie ad un
fattore: Clyde l’orango!

Clyde è una meraviglia, non fa nulla ma lo fa benissimo, con
un magnetismo naturale tiene lo schermo e spesso oscura Eastwood, che in questo
film è la spalla di Clyde e non viceversa! Non ci posso fare proprio niente, a
me basta vedere Philo e Clyde al bancone del bar a bersi una birra per
scoppiare a ridere come lo scemo che sono.

Ora sapere da dove nasce il detto, bere come una scimmia.

Ma i momenti migliori sono quelli in cui il talento da
improvvisatore di Clyde ruba la scena, sono sicuro che abbiate visto tutti “Million
dollar baby” (2004), la scena in cui un’entusiasta Hilary Swank, salta in
braccio a Clint per esprimere la sua gioia, e Eastwood improvvisando una frase
che non era presente nella sceneggiatura originale (storia vera) le risponde
dicendo: «Ma che stai facendo, ma non lo sai quanti anni ho?», ecco è un trucco
che Clint ha imparato sul set con Clyde, perché quando alla guida del suo pick-up
l’orango inizia ad abbracciarlo, e poi abbracciarlo ancora, Clint gli risponde:
«Basta Clyde troppa intimità, la gente poi mormora».

Aveva ragione Quelo, l’uomo non può discendere dalla scimmia, ma la scimmia può discendere da Clint!

Eastwood ha dichiarato che Clyde era un attore naturale, con
il solo difetto di annoiarsi molto in fretta, motivo per cui le scene andavano
girate giuste il prima possibile. Eastwood negli anni si è costruito una carriera
di solido regista, con uno stile minimale e diretto, raccontandoci per anni che i pochissimi ciak che gira sul set
dei suoi film, servono a cogliere la spontaneità della recitazione degli attori,
qualcosa imparato da Don Siegel, e dai western dove ha recitato, in cui
bisognava fare in fretta per non far agitare i cavalli. Ma solo rivedendo “Filo
da torcere” ho capito tutto, non era vero! Clint ha imparato tutto da Clyde!

Insomma, prima di tornare a fare cosette davvero serie, Clint si è preso una vacanza, decidendo di
fare la spalla al vero eroe del film. Se “Filo da torcere” e un film a suo modo
di culto (per me lo è) lo dobbiamo davvero solo a Clyde, quindi tanti auguri
Clyde, se non fosse stato per te la carriera di Eastwood sarebbe finita primo
del tempo, tutti gli appassionati di cinema ti devono molto!

“Se la strada non è dritta e ci sono duemila pericoli. Ti basta solo ricordare che, che c’è un grande amico in me!” (Cit.)

Vi ricordo la recensione del Zinefilo al film, e la locandina originale di IPMP!

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