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Final Destination 5 (2011): se vuoi sangue, l’avrai

Avevo iniziato questa mini-rubrica dedicata alla saga di Final Destination, facendo i paragoni diretti con un altro Slasher, in linea di massima famosino, sempre prodotto dalla New Line Cinema, che sapeva giocarsi l’elemento sovrannaturale, mi riferisco a Nightmare.

Una saga che nel corso dei capitoli è diventata Freddy-centrica in cui a tener banco, oltre alle sue battutine, il modo sempre più fantasioso con cui uccideva le sue vittime, possiamo dire che “Final Destination” ha seguito un po’ la stessa filosofia, morti sempre più ricercate per un assassino che qui è l’assassina personificata, la Morte, arrivata a fare ancora grossi numeri al botteghino, anche con un quarto capitolo più che bruttino ma vitaminizzato dagli occhialini 3D.

«Tocca a me fare Devon Sawa adesso! Oddio tocca a me!»

All’alba del quinto capitolo, la New Line Cinema non cambia rotta, resta così fedele alla formula e al successo del 3D, da rompere una tradizione, quella del cambio di stampo cestistico tra i due registi, il palleggio tra James Wong e David R. Ellis viene interrotto da un altro regista, si ma quale? Quello, anzi, proprio Steven Quale. Perdonatemi, sapevate che avrei fatto questa battutaccia degna di morire per primo in un film di questa saga.

Quale ha lavorato a lungo nei film di James Cameron, curando gli effetti speciali in particolare di Avatar, quindi se non altro si sono rivolti al meglio del cinema 3D, quello con un senso, tutto questo si nota nella tradizionale scena iniziale, quella del disastro che in questo caso avviene su un ponte che cade a pezzi e malgrado la terza dimensione, è chiaro che non sia la solita scena pensata per lanciare in piena faccia al pubblico con gli occhialetti 3D sul naso in sala, tanta roba giusto per far notare l’effetto.

Morte e distruzione in 3D, ma soprattutto morte visto il tema della saga.

Va anche detto che all’alba del quinto capitolo, qualcosa bisogna inventarsi, l’unica vera svolta – se così vogliamo chiamarla – è un’ideuncola piccola piccola che allo sceneggiatore Eric Heisserer serve fondamentalmente a dare una scossa all’ultimo atto: se hai compreso il disegno della Morte, questa volta puoi “passarla” a qualcun altro, ereditando immediatamente la vita da vivere che resta a questa persona, una roba a metà tra la VHS di “The Ring” ed ereditare la classe di merito della patente.

Un gioco ad eliminazione che diventa auto-eliminazione.

Questa novità aumenta le morti, perché ovviamente per ereditare il prezioso tempo vita (a ben guardare comunque, sempre un grosso salto nel vuoto), devi uccidere qualcuno, una trovatella sfruttata al minimo qui, in una saga che comunque arrivata al quinto capitolo risulta ancora piuttosto fresca, grazie in particolare alla trovata meno strombazzata, se il capitolo precedente aveva un 3(D) nel titolo ma era il quarto film della saga, questo vicino al titolo infila il numero 5, ma avrebbe potuto intitolarsi “Final Destination Zero”, come il passo zero nella pallacanestro, l’intelligenza è stata quella di non urlarlo ai quattro venti, ma farlo accadere davanti allo sguardo degli spettatori, come se fosse parte del disegno stesso della Nera Signora.

Tra le tradizioni della saga, fa sicuramente parte il recupero di Tony Todd nel ruolo di padrino di “Final Destination”, poco importa che qui abbia meno capelli in testa che nell’anno 2000, creando un crinologico problema di continuità interna a cui nessuno importa, perché fa sempre piacere ritrovare Todd, specialmente dopo l’inspiegabile pausa forzata, la sua assenza nel capitolo precedente.

Il becchino ufficiale della Bara Volante.

Un altro ruolo messo al sicuro, da chiunque abbia selezionato il cast dimostrando di saper fare il suo dovere (o di aver visto Krampus), consiste sicuramente nella scelta di David Koechner nella parte di un altro odioso idiota che fa piacere vedere far fare una brutta fine e non mi nascondo dietro ad un dito, prego, naso verso l’alto in direzione del nome del sito, dovreste aver lo capito che l’umorismo nero è il mio pane quotidiano, quindi in sala ai tempi e rivedendo il film a casa nel corso del tempo, mi sono sempre fatto delle ottime risate su alcune morti, e una in particolare l’ho particolarmente patita, occhio che lo “spiegone” potrebbe essere un po’ tortuoso.

Tra le tradizioni del film abbiamo anche quella dei personaggi con il cognome cinefili, il più delle volte un omaggio a qualche regista Horror, per ovvi motivi, il mio personaggio del cuore è la gotica popputa con occhiale da porno segretaria di nome Olivia Castle (come Nick, come William) per una sua vistosa caratteristica… Non quelle! Mi riferivo agli occhiali. Spiego, questo è un passaggio tortuoso, reggetevi.

Occhio! Nel prossimo paragrafo una… Storia vera!

Nel 2016 mi sono sottoposto alla chirurgia laser per eliminare la miopia, che poi è la scena che vede protagonista il personaggio impersonato da Jacqueline MacInnes Wood, come in tutto il resto del film, la dinamica è sempre la stessa, anche Steven Quale dissemina false piste, ci tiene sul filo mostrandoci mille oggetti e situazioni pericolose, potenzialmente mortale, che in realtà sono finte di corpo che è divertente cogliere, per indovinare come la Nera Signora colpirà davvero. Ok, bello, ma spiegatelo al Cassidy del 2016 che prima di operarsi non riusciva a pensare ad altro che a questo film e che al macchinario utilizzato, somigliasse a quello che trasformava Bill Bixby nel Golia Verde nel vecchio telefilm di Hulk (storia vera di una mente buffa).

“Final Destination 5” grazie alla sua ultima finta di corpo, riesce a mandare a segno un film fresco, la prova che questa saga aveva ancora tutto nel 2011 per proseguire e in effetti oggi, al ridosso dell’uscita di “Final Destination Bloodlines” finalmente ci siamo, il film di Steve Quale poteva essere una di quelle conclusioni riuscite in grado di non farti rimpiangere il passato, ma anzi, sperare in un capitolo futuro, niente male per un film che parla ossessivamente di morte.

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