
Ormai la conoscete a memoria perché ve la ripeto tutte le settimane, la regola aurea dei seguiti: per essere valido un secondo capitolo deve essere uguale al primo… Ma di più! Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, anche noti come Radio Silence le regole degli Horror le conoscono bene, ma soprattutto sanno che se hai per le mani una tua proprietà intellettuale che funziona e fa soldi, meglio non restare impantanati in quelle degli altri.
La prova che il loro Ready or not abbia funzionato, non sono solo i numeri al botteghino, ma anche il fato che abbia fatto a suo modo scuola e proseliti, nel giro di pochi anni dalla sua uscita, la sposa imbrattata di sangue (cit.) di Samara Weaving è diventato un culto che si meritava un seguito. Da bravi studenti i due registi, avvalendosi del lavoro degli sceneggiatori Guy Busick e R. Christopher Murphy, sanno bene come va gestito un secondo capitolo, infatti nel replicare la formula introducono quei due o tre piccoli elementi di novità, che servono ad apparecchiare il tavolo per un sequel dal titolo automatico “Ready or Not 2: Here I Come”, da noi il più banale “Finché morte non ci separi 2”, scelta pigra, occasione persona per intitolarlo alla Rambo qualcosa come “Finché morte non ci separi – La vendetta” che per lo meno, avrebbe reso anche in uno strambo Paese a forma di scarpa quel “Here I come” che è un po’ il tema del film.

Che i Radio Silence abbiano fatto i compiti lo sappiamo, “Finché morte non ci separi – La vendetta” inizia un minuto dopo la fine del primo film, ricordate? Scalinata, sigaretta, da qui si riparte, un mezzo collasso e una corsa in ambulanza dopo Grace MacCaullay ormai ex Le Domas (Samara Weaving… Applausi grazie!) si risveglia in ospedale e sì, se state pensando ad Halloween II avete capito il gioco, perché anche in questo caso siamo davanti all’ideale “secondo tempo” del film precedente, con l’obbiettivo di espandere il mondo creato dal primo capitolo, nello specifico, aumentando il numero di parenti.

Parenti da ambo i lati, per la sposa entra in scena Faith MacCaullay (Kathryn Newton) la sorellina della protagonista con cui non ha più contatti da tempo, intenta a vivere la sua splendida vita da influencer, ritrova Grace in ospedale e finisce tirata dentro allo psicodramma, perché se sposi – in questo caso lui – sposi anche la sua famiglia e i Le Domas sono dei bei pazzarelli.

Mi ha fatto molto piacere la scelta fatta da Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett di espandere questo lato della famiglia, introducendo tante facce note, molte legate per tradizione al genere Horror, il più clamoroso di tutti, uno dei prediletti di questa Bara, David Cronenberg compare poco, ma in un ruolo molto significativo da patriarca. Ora, io non vorrei metterla giù troppo dura, ma siccome il mio secondo Canadese preferito è la continuità in persona, nelle sue ultime apparizioni continua a trattare il tema della morte tenendoselo molto vicino, cosa che fa anche qui, come al solito, in perfetta e soffocante continuità con la sua idea di cinema, fine del mini paragrafo dedicato al Canadese.

La guerra per la successione passa da Grace e dalla sua ignara sorellina, che vengono prese di mira da tutta una serie di aspiranti al trono costretti a loro volta a sottostare alle “esplosive” (è il caso di dirlo) regole dei Le Domas, il primo a farne le spese ad esempio è Kevin Durand e qui lo dico e non lo nego, quanto si sono divertiti i Radio Silence a lanciare secchiate di sangue (finto) addosso alle loro due bionde protagoniste? Un casino visto che qui si va in un crescendo, spesso di trovate anche volutamente da cartone animato, fino al pozzo finale che strizza volutamente l’occhio a Sam Raimi, no dico, brutto?
Tra le facce utilizzate dai due registi per allargare l’iconografia creata con il primo film, spicca senza ombra di dubbio l’avvocato di famiglia, Elijah Wood che ogni volta che può fare un Horror, lo fa con la stessa gioia con cui qui si fa carico dei momenti spiegone, non pochi va detto.

Allo stesso modo fa piacere vedere che anche l’originale Buffy, ovvero Sarah Michelle Gellar, sia tornata nel caldo abbraccio del genere che l’ha resa così celebre, qui con un ruolo da cattiva più sfaccettato di quello che si potrebbe pensare, una sorta di Anti-Grace, molto ben integrata dalla storia.

Difetti? L’unico, anche abbastanza fisiologico, l’effetto sorpresa dettato dalla novità del primo film si perde, in favore di una versione espansa della “Pericolosa partita” del Conte Zaroff che prevede più morti, più bionde coinvolte, più esplosioni di sangue e trovate grondanti sangue, come detto, a volte anche con una venatura di umorismo nero a fare da collante.
Quindi il film diventa una bella corsa fin dal momento in cui Grace torna ad indossare i suoi abiti (da sposa inzaccherati di sangue), il film è tutto uno scappare da Néstor Carbonell e da tutti gli altri che vogliono provare a fare la pelle alle due protagoniste, in un crescendo che, proprio con l’obbiettivo di espandere il mondo raccontato nel primo capitolo, culmina in un finale che mi ha fatto pensare ad un altro film con Samara Weaving, solo molto più riuscito.

Proprio Weaving è la marcia in più di questo film, lo sapete perché lo dico sempre, sogno un Horror che inizia dove di solito finiscono gli altri Slasher, ovvero con la Final Girl che nella prima scena del film uccide il mostro, per poi ritrovarsi in un casino ancora più grande. Questo permetterebbe al personaggio di superare tutta la fase in cui il personaggio passa da normale ragazza a tosta Final Girl, insomma il passaggio che Grace ha già fatto con il primo film e Samara Weaving – ormai Scream Queen a tutti gli effetti da molti anni – sa benissimo sfruttare. Se nel primo film Grace era straniata, terrorizzate e poi giustamente incazzata, qui parte già incazzata e finisce furente, in un delirio di sangue da cartone animato violento che ho trovato spassosissimo, anche perché Samara nero vestita risulta una Madonna Horror iconica.

Forse un altro minuscolo difetto del film è il suo procedere idealmente per livelli, vai lì, uccidi o sopravvivi all’ennesimo attacco, ma è un non problema perché i due registi sono abilissimi a tenere sempre alto il ritmo della storia e del divertimento, quindi personalmente anche la loro scelta di ricalcare volutamente alcune situazioni (sottolineate dall’uso delle musiche scelte) funziona alla perfezione, il risultato è che se avete amato il primo film, quasi sicuramente di divertirete anche con questo seguito più grande, più grosso, con più sangue e con il doppio di protagoniste bionde.



Creato con orrore 💀 da contentI Marketing