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Fire and Ice (1983): quarant’anni per questa barbarica gemma

Esiste un film che incarna tutte insieme tante di quelle ossessioni e passioni di questa Bara, che per festeggiarlo a dovere ho atteso il momento giusto, visto che è un mio coscritto che festeggia anche lui quest’anno i suoi primi quarant’anni, direi che è il momento giusto per parlare di “Fire and Ice”.

Frank Frazetta. Se vi siete alzati in piedi ed idealmente tolti il cappello leggendo questo nome, vuol dire che siete tra i giusti. L’influenza del suo lavoro è incalcolabile, parliamo dell’artista che da solo ha incarnato meglio di tutti l’epica fantasy del Conan di Robert E. Howard, rendendo ancora più piacevole la lettura dell’avventure del Cimmero, perché sul comodino spesso potevi ritrovare un libro con in copertina un capolavoro dipinto da Frazetta. Il cinema, il fumetto e le copertine dei dischi Heavy Metal sono state influenzate pesantemente dal suo lavoro, dovessi spiegare questo straordinario artista ad un marziano, gli direi che se mai si è imbattuto in un’immagine con l’eroe in posa, spada sguainata sopra la testa e bella di turno aggrappata alla sua gamba (muscolosa), beh quello è il contributo di Frazetta all’immaginario collettivo.

Eleganza, potenza, anatomia ed epica, tutto questo è Frazetta.

Negli anni ’80 il nostro si era già assestato su una fase della sua carriera in cui poteva raccogliere i frutti del suo duro lavoro al tavolo da disegno, ma il decennio dei jeans a vita alta coincideva con il ritorno in grande stile dello “sword and sorcery” per una generazione, tra cui la mia e molto probabilmente quella di molte Bariste e Baristi, il Fantasy ha rappresentato quello che per i nostri padri è stato il Western e i film di guerre, una rivoluzione iniziata al cinema proprio grazie a Conan nella versione di John Milius, il film che ha aperto la diga piena di eroi, spade, streghe e mostri che hanno invaso la produzione anni ’80, con effetti a lungo termine che possiamo ritrovare in Dungeons & Dragons fino all’esposizione dei Masters of the universe, giusto per darvi un’idea del decennio e dell’immensità di Frazetta.

Il titolo che ha cavalcato quest’onda, nel momento esatto in cui era più alta in assoluto è stato “Fire and Ice”, uscito esattamente quarant’anni fa questo gioiellino non è stato mai davvero apprezzato pienamente, eppure ha idealmente radunato attorno ad un tavolo tutti i nomi giusti, i migliori possibili, a partire dal regista, quel genietto di Ralph Bakshi.

«Raga io ve lo dico, ho fatto un sacco di bozzetti pieni di culi»

Ci sono essenzialmente due nomi, due autori che si sono parati scudo e spada alla mano, tra noi e il drago divoratore noto come Walt Disney, quello che di lì a poco avrebbe mosso la coda e imposto una colorata e canterina aria di buonismo su tutta l’animazione occidentale, mi riferisco a Don Bluth e Ralph Bakshi, il secondo in particolare è uno dei miei prediletti proprio per la sua propensione a rivolgersi ad un pubblico adulto, utilizzando la sua arma d’elezione, il Rotoscopio, già abbondantemente affilata ed utilizzata in modo virtuoso per la sua versione de Il signore degli anelli, quello da cui, giova ricordarlo, Pietro Di Giacomo ha pescato a piene mani.

La tecnica del Rotoscopio consiste del fotografare e riprendere attori in carne ed ossa, per fornire ai disegnatori materiale su cui disegnare, fotogramma per fotogramma ogni animazione, un lavoro lunghissimo e per questo costoso, che però come ogni attività che richiede tempo, dedizione e fatica, paga dei dividendi sulla lunga distanza che però fa a pugni con gli incassi, quelli immediati, infatti Ralph Bakshi oltre alla sua ideale lotta per frenare l’avanzata Disneiana, ha sacrificato corpo e filmografia sull’altare del Rotoscopio, per far evolvere questa tecnica regalandoci film bellissimi, che però hanno sempre faticato a rientrare dei costi.

Frazetta supervisiona il suo protagonista (pre rotoscopio)

“Fire and Ice” è il titolo che incarna al 100% l’iconografia di Frank Frazetta, produttore, autore dei bozzetti, del design dei personaggi e del soggetto, lavorando gomito a gomito con Ralph Bakshi. La sceneggiatura invece è frutto di altri due nomi enormi, guarda caso anche loro legati a filo doppio al Cimmero, visto che si tratta di Gerry Conway e Roy Thomas, due dei principali responsabili della storie a fumetti di Conan il Barbaro pubblicate negli anni ’80 dalla Marvel, insomma la quadratura del cerchio.

Per dirla nel modo più barbaro e diretto possibile, “Fire and Ice” è il film che andrebbe arrotolato e utilizzato per colpire sul naso tutti quelli che si lagnano quando i film hanno “una trama troppo semplice”, cosa vorrà dire non lo capirò mai, ma la forza di questo gioiellino non sta certo nell’innovazione di una storia che è puro canone “sword and sorcery”, qui è il “come” a prevalere sul “cosa” così tanto che il risultato è un Classido!

L’inevitabile spiegone introduttivo, che arriva mentre sullo schermo scorrono bozzetti disegnati a matita da Frank Frazetta (quindi già arte ad altissimo livello), ci porta alla fine dell’ultima era glaciale, in un mondo fantastico dove la regina a capo della tribù del Nord, la strega Juliana ha iniziato una guerra per il dominio del mondo. Insieme a suo figlio Nekron comandano dal loro “Picco di Ghiaccio” e grazie ai poteri oscuri del figliolo, possono far avanzare il ghiaccio. Spingitori di ghiaccio su Rieducational Channel! (cit.)

Si capisce che lui è il cattivo no?

La minaccia arriva fino alla “Torre del Fuoco”, giù a sud nel regno comandato da re Jarol, che non ha nessuna intenzione di cedere alle minacce e resiste stoicamente all’avanzata dei rozzi sub-umani di Nekron. Il tentativo di mediazione da parte di Juliana è una presa in giro, suona più come un ultimatum che si risolve con il rapimento della figlia di Jarol, la principessa Teegra, ovvero il personaggio che fa svoltare “Fire and Ice”, infatti non solo ruota tutto attorno al suo rapimento e alla sua fuga (… ho detto fuga!), ma anche alla sua fisicità dirompente, ma mordete il freno, bisogna prima affrontare la prima scena, perché è fondamentale.

Basta guardare la prima battaglia, il primo momento d’azione di un film che è tutto interamente basato sull’azione, tanto che i dialoghi sono una manciata nel corso degli 81 minuti di “Fire and Ice”, i soldati-scimmia di Nekron hanno appena massacrato gli uomini di Jarol, si aggirano tra i corpi per rubare loro oro e armi e in una fugace scena, costringono anche ad inginocchiarsi al loro cospetto una bionda prigioniera (senza mutande) che sembra la versione animata della Candice Bergen di “Soldato Blu” (1970), in uno scenario post bellico che differisce di poco rispetto a quello del film di Ralph Nelson. Bella l’animazione per i piccini eh?

Allo stesso modo, che lui sia il buono è chiarissimo.

Tra i cadaveri sul campo, fingendosi morto troviamo Larn, biondo eroe di turno senza nulla da perdere se non la vita, infatti qui inizia la sua fuga dai soldati-scimmioni, tra lance, liane, arrampicate, lotte sugli alberi e cadute nel vuoto, ma il dettaglio chiave per me resta il modo in cui uno dei Neanderthal, nel tentativo di acchiappare Larn, affonda le dita nella “ciccia” della sua chiappa, perché va detto che “Fire and Ice” è il film con più alto quantitativo di perizoma della storia del cinema, roba che “300” lèvati, ma lèvati proprio!

Carne, sangue e chiappe, molte chiappe.

Perché è importante questo dettaglio “a posteriori”? Perché mette in chiaro che l’aver sacrificato la sua vita artistica sull’altare del Rotoscopio è la prova della caparbietà ma anche della saggezza di Ralph Bakshi, non esiste niente di simile a “Fire and Ice” a livello di carnalità, ma oserei dire anche carnosità dei suoi protagonisti, che corrono, saltano, sfoggiano chiappe al vento, lottano e in generale si muovono, con una fluidità di movimento che viene esaltata dalla tecnica del Rotoscopio. Per assurdo un effetto così non lo si sarebbe potuto ottenere usando degli attori, anche perché non sarebbe esistita su tutto il pianeta un’attrice davvero perfetta per incarnare la classica bellezza disegnata da Frank Frazetta come la principessa Teegra.

La troviamo nella sua torre, languidamente impegnata a rotolarsi nel letto, “vestita” con due tratti di matita. La scena del suo rapimento che avviene a rallentatore, è quanto di più Pechinpah ad Ovest di Bloody Sam.

Non è nuda, è che la disegnano così (quasi-cit.) 

Teegra è “sesso a pile” che si muove, con il Rotoscopio che la rende più reale del reale, più Frazetta di Frazetta, nel 1983 molti critici si sbrigarono ad etichettare il personaggio come esagerato, un’esca per i ragazzini stracarichi di ormoni, in realtà è “Fire and Ice” che gioca a carte scoperte. Tutto il film è questo, corpi in movimento, azione allo stato puro e la stessa Teegra sembra consapevole della sua sensualità moltiplicata, tanto che si mette a fare la seSSi per distrarre gli scimmioni e scappare.
Tutto il film ruota intorno al corpo di Teegra e dei personaggi, un enorme “Cherchez la femme” perché chi ha la femmina comanda, come a ribadire l’importanza dei ruoli femminili anche in un mondo che è maschio al 100%, dove ogni cosa può ucciderti, il ghiaccio che avanza, il mostro occhiuto e tentacolare che spunta da una pozza d’acqua, gli scimmioni, tutto! Per sopravvivere in questo mondo devi avere un fisico bestiale, un fisico alla Frazetta e i protagonisti del film lo hanno, infatti lo sfruttano anche più dei dialoghi, a costo di inquadrature al limite del “ginecologico” su Teegra che ci ricordano che l’animazione non è rivolta esclusivamente ai bambini.

Dell’alto numero di perizoma abbiamo parlato no? Ok, andiamo avanti.

Il personaggio che alla pari di Teegra riassume tutte l’epica di Frazetta è il secondo più iconico uscito da un film di poco più di 80 minuti, tecnicamente non ha nemmeno un nome, a posteriori (ah-ah) tutti lo chiamano Darkwolf, anche se in vari momenti del film ricorda molto da vicino uno dei dipinti più celebri di Frazetta ovvero Death Dealer.

FRAZETTA a MANETTA!

In una storia piena di personaggi che sono archetipi narrativi, Darkwolf sembra la versione con esperienza di Larn di cui diventa salvatore e mentore, un personaggio mascherato che non rivela mai il suo volto o i suoi trascorsi, ma la cui maschera stringe gli occhi, ben prima che iniziasse a farlo anche Deadpool. Intorno a questo personaggio esiste un film dentro al film non raccontato, ed è proprio il bello della “storia semplice” di “Fire and Ice” perché tutta questa carnalità e carnosità racconta, ci dice molto del passato non detto di Darkwolf, non conosciamo nulla del suo odio nei confronti di Juliana e suo figlio Nekron, ma è proprio la forza del suo odio quello che lo rende super potente e nel finale anche l’unico in grado di fare la differenza contro la magia del ghiacciolone, dimostrazione che si può raccontare tantissimo, anche con pochissime parole e usando le immagini, che qui salgono in cattedra.

Non tutti gli eroi indossano una maschera, ma lui si.

“Fire and Ice” è il trionfo della potenza delle tavole di Frank Frazetta, forse il punto più alto della tecnica del Rotoscopio di Ralph Bakshi, un’alleanza tra eroi che per la loro “Quest” Fantasy hanno radunato animatori di talento come James Gurney, Thomas Kincade e Peter Chung, non proprio la pizza con i fichi. Costato 1,2 milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti spirati, “Fire and Ice” non ha incassato così male ma non abbastanza da venire decretato un successo, più che altro perché alla sua uscita spiazzò tutti, critica e pubblico, perché come la tecnica del Rotoscopio, che richiede tempo e fatica, il film ha raccolto dividendi sul lungo periodo.

Qui alla Bara, tutto questo ha un nome: poesia!

Forse è più facile capire l’influenza del film di Bakshi ora, a quarant’anni dalla sua uscita, va detto che da anni Robert Rodriguez minaccia un remake che è finito nello stesso cassetto del suo progetto su Red Sonja, quello chiuso a chiave. Ma quanta distanza abbiamo tra “Fire and Ice” e “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” di Martin, anche in termini di quantitativo di nudi in Giocotrono? L’unico altro film che davvero somiglia a quello di Bakshi è il quasi coevo Heavy Metal anche lui nato da una base fumettistica e con parecchio S-E-S-S-O dentro, invece se dovessi indicare un titolo che ha davvero capito la lezione di Bakshi e la porta avanti con orgoglio, indicherei senza ombra di dubbio Primal.

Fighi ed epici anche in posa.

Se non lo avete mai visto, avete l’occasione per fare la conoscenza di un film d’azione nel vero senso della parola, un gioiello che andava festeggiato a dovere perché questa è roba da Bara Volante al 100%.

Sepolto in precedenza venerdì 10 novembre 2023

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