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Firestarter (2022): mettiamola di nuovo così, la colonna sonora è bella

1981, la Universal offre a John Carpenter la possibilità di dirigere “Firestarter”, tratto dal romanzo di Stephen King “L’incendiaria” (1980), ma poi si spaventa per il flop di La Cosa e affida il film a Mark L. Lester, lo ricorderete con il nostrano e chilometrico titolo di “Fenomeni paranormali incontrollabili”. Un cambio in stile cestistico alla regia di cui abbiamo parlato diffusamente QUI.

2022, Giovanni si riprende almeno la colonna sonora del
nuovo “Firestarter” al grido di: MIA!

I libri di Stephen King sono tantissimi e il nostro,
continua a sfornarne puntualmente di nuovi, eppure il cinema sembra innamorato
di quei suoi quattro o cinque soggetti noti, infatti stiamo assistendo ad una
serie di adattamenti Kinghiani di seconda generazione, quelli che ad ogni nuova
uscita fanno esclamare la porzione più distratta di pubblico frasi tipo: «Hanno
fatto un remake di IT?», no benedetto
figliolo è un nuovo adattamento, come Pet Sematary o The Stand, adattamenti
2.0 piuttosto carenti bisogna dirlo, ma dopo l’uscita di questo nuovo “Firestarter”,
l’asticella è stata ulteriormente abbassata.

Questa volta tocca alla Blumhouse, che mette in campo le
forze della sua scuderia, alla regia troviamo infatti Keith Thomas, che aveva
saputo far bene con un horror d’atmosfera come The Vigil, mentre alla sceneggiatura Giasone Blum si gioca ancora
la carta di Scott Teems, già autore di Halloween Kills infatti il risultato è lo stesso del precedente titolo firmato
Blumhouse, un filmetto dimenticabile con una gran colonna sonora, perché anche
se non proprio in prima fila, anche il Maestro John Carpenter e la sua band, composta
da Cody Carpenter e Daniel Davis, sono ammanicati con Giasone e qui il nostro
Giovanni rientra dalla finestra a bordo del progetto “Firestarter” dopo essere
uscito dalla porta nel 1981, una piccola consolazione per lui, ma anche l’unico
elemento di valore di questa nuova versione.

“Shhh! Non dire a nessuno che sono nel cast, mi sono fatto crescere la barba per non farmi riconoscere”

Mark L. Lester nel 1981 manteneva la struttura del libro di
zio Stevie, con i protagonisti già in fuga e alcuni flashback a raccontare l’antefatto,
qui Scott Teems nel tentativo di risultare più originale, espone gli eventi in
maniera cronologa riuscendo così a risultare più didascalico (e letterario! Cit.)
sia del romanzo originale che del vecchio film, anche se la sensazione generale
guardando “Firestarter” è un’altra: il pilota di una nuova serie tv della
durata di 94 minuti.

La storia è quella della piccola Charlene
“Charlie” McGee (Ryan Kiera Armstrong), nata con poteri pirocinetici
che la rendono una sorta di Jean Grey pronta a trasformarsi in Fenice Nera,
questo regalino è l’effetto collaterale di un esperimento del governo su alcune
droghe sperimentali, alla quale si sono sottoposti i suoi genitori, Andrew
“Andy” McGee (Zac Efron) e Victoria “Vicky” Tomlinson-McGee
(Sydney Lemmon), papà è diventato un telepate di scarso livello, mamma può
usare la telecinesi ma preferisce evitarlo, in compenso la loro bambina domina
il fuoco e potrebbe scatenare esplosioni nucleari come ridere, un enorme potere
su cui gli scienziati della segretissima organizzazione nota come la Bottega, vorrebbero
tanto mettere le mani, segue fuga, morti croccanti e tutto il cucuzzaro
Kinghiano di una storia nata dopo lo scandalo Watergate, con nella pancia la scarsa
fiducia per il governo e un occhio alle leggende urbane tipo MK-Ultra e tutta
quella roba lì.

La versione diretta da Keith Thomas è di una piattezza
sconcertante, nel tentativo di avvicinarsi al materiale originale, la storia
risulta monocorde, specialmente dopo una ventina d’anni passati a vedere
ragazzine con super poteri, spesso difficili da controllare al cinema e sul
piccolo schermo, un tema inflazionato dopo le varie Jean Grey, Eleven di Stranger Things e mettiamoci anche la Matilde di Freaks Out.

Lo so che state pensando ai Prodigy fin dal titolo del film, vi conosco.

Lo spreco è vedere il mitico Kurtwood Smith nel ruolo del
signor spiegoni, colui che spiega le cose ma in generale non aiuta nemmeno che
papà McGee abbia il volto di Zac Efron, a cui il pubblico tende ad associare
subito commedie sceme piuttosto che le sue solide prove in titoli come “Ted
Bundy – Fascino criminale” (2019), anche perché qui la sua idea di interpretazione
drammatica si riassume nell’essersi fatto crescere la barba e poco altro, impossibile
trovare un gancio emotivo con papà McGee, personaggio che nel libro ricopriva
un po’ il ruolo dello Zio Ben della situazione per Charlie. Non vorrei infierire ricordando che
John Carpenter ai tempi, per la parte avrebbe voluto Richard Dreyfuss (storia vera), perché la differenza di
potenziale tra Dreyfuss ed Efron è il vero fenomeno paranormale incontrollabile
di questo film.

Forse l’unica vera novità di “Firestarter” è aver recuperato
il personaggio del cacciatore di taglie John Rainbird, qui affidato al nativo
americano Michael Greyeyes riducendo così la distanza con il libro, ma anche
qui senza nulla togliere alla sua prova (che però mi ha ricordato molto un
ruolo quasi identico di un personaggio nella serie tv Fargo) in precedenza era stato interpretato da George C. Scott,
altro capogiro da differenza di talenti in campo.

Nei precedenti episodi di “Fargo”…

Nel finale poi “Firestarter” mostra il fianco, qui Keith
Thomas aveva finalmente la possibilità di risultare originale mostrandoci la
porzione di storia all’interno dei laboratori della Bottega, peccato che la
messa in scena risenta di un budget non all’altezza. Sul serio il laboratorio
segreto consiste in un paio di spogli corridoi illuminati con quella che sul
grande schermo sembrano essere l’equivalente di una lampadina viola comprata al
Brico più vicino, no sul serio Giasone? Ti è venuto di colpo il “braccio di
legno” oppure il budget da episodio pilota era già bello che terminato?

Cosa funziona nel film? Poco, forse il fatto che se riuscite
a digerire i soliti bulli stereotipati che perseguitano Charlie, chiamandola
pensate un po’… Strana (ohhhh! Quanta crudeltà), se non altro il film riesce
minimamente a mostrare un personaggio con un potere infinito e quasi nessuna
paura e remora di utilizzarlo, ci sono animali che muoiono male per insegnare
una dura lezione alla protagonista, ma anche quell’ombra per cui la nostra piccola
incendiaria, da grande potrebbe non limitarsi solo ad ascoltare i Prodigy, ma è davvero troppo poco e
tutto piuttosto abbozzato per rendere il film memorabile, perché “Firestarter”
non è orribile, ma solo inutile il che tante volte può essere peggio.

Ma un bell’adattamento di “La bambina che amava Tom Gordon” invece dei soliti titoli Kinghiani, brutto?

La sensazione è davvero quella di un pilota di una serie tv
dove i personaggi parlano, parlano, parlano, la recitazione è poca roba e il
budget ancora meno, per un film che sarà anche uscito in sala, ma sembra uno
dei tanti titoli da streaming, per questo sono sicuro andrà fortissimo quando
comparirà su qualche piattaforma, perché con quel suo stile indistinguibile da
una serie tv e il gancio emotivo di nomi come King e Carpenter (e per qualcuno
anche Efron), sono certo verrà cliccato senza pietà e magari anche gradito,
anche se lo dico fuori dai denti, datemi del Carpenteriano senza ritorno
(avreste ragione), l’unico a nobilitare questa operazione, regalandole un tocco
davvero cinematografico è proprio il nostro Giovanni Carpentiere con la sua colonna
sonora.

La tensione è quasi costante, anzi, spesso quel senso di
minaccia che una storia con protagonisti in fuga deve avere, arriva al
pubblico esclusivamente grazie alle musiche composte da Carpenter, che
risultano fin troppo azzeccate e ispirate, appiccicate sopra immagini di un
film tanto piatto e poco memorabile, anzi vi consiglio di ascoltarvi la colonna sonora per intero, anche questa
volta San Giovanni non ha fatto inganni e io ho passato un’altra giornata a parlare
bene di lui, quindi un altro giorno ben speso!

Provate ad ascoltarvi I’ll find you e poi ditemi se Giovanni non è sempre il numero uno.

So cosa state pensando: invece che una piccola
compensazione, Jason Blum avrebbe potuto direttamente puntare al bersaglio
grosso e proporre la regia a Carpenter, io credo che lo abbia fatto, anzi credo
che ci stai provando in tutti i modi a riportarlo dietro la macchina da presa,
credo anche che Giovanni non ne abbia la minima intenzione, quindi per ora mi
tengo questo suo ritorno riuscito
come compositore, nel dubbio avremmo sempre Christine.

Un’ultima menzione se la merita Ryan Kiera Armstrong, non so
se questo film le porterà fortuna come accaduto a zia Drew Barrymore, di sicuro
è brava ma sarebbe stato meglio vederla in soggetti Kinghiani che al cinema non
ci sono ancora arrivati, sto pensando a “L’Istituto” oppure considerando
il colore della sua felpa, perché non “La bambina che amava Tom
Gordon”? Libro di King che forse ho amato solo io, questo bisogna dirlo, ma con le musiche di Carpenter si potrebbe far cambiare idea a tanti.

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