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Freddy Vs. Jason (2003): chiunque vinca, noi perdiamo

Venerdì 13, in un anno bisestile, nel mezzo di una pandemia
globale. Cosa potrebbe esserci di peggio? Essere inseguiti anche da Freddy
Krueger oltre che da Jason Voorhees? Abbiamo anche questo per voi sul menù di
oggi, d’altra parte, se abbiamo resistito ad undici mesi di 2020, possiamo
affrontare anche due delle massime icone del cinema Horror in contemporanea.

Quindi benvenuti al capitolo speciale, che da appassionato
di fumetti americani potrei definire “Crossover” tra lo speciale su Venerdì 13 e quello su Nightmare!

Il genere horror è sempre stato caratterizzato da grandi
“maschere” a rappresentarlo, dai tempi dei mostri della Universal, come
Dracula, l’uomo lupo, Gill-Man e la creatura di Frankenstein, personaggi che
spesso si incontravano (e si scontravano) nella tradizione del Monster Mash. Ma i film dell’orrore sono
costantemente in evoluzione, dalla Notte di Romero al “New Horror” i (dis)gusti sono cambiati nel tempo, negli anni
’80 il genere si è scatenato generando mostri come Jason e Freddy, che più di
tutti gli altri pessimi soggetti mascherati del decennio dei jeans a vita alta,
hanno avuto un’attrazione magnetica, infatti il loro incontro era nell’aria da
parecchi anni.

Almeno fin dai tempi di Nightmare 3 – I guerrieri del sogno la New Line Cinema sognava di vedere il padrone
di casa Freddy, incrociare le lame con il ragazzone di Crystal Lake, ma non
venne trovato nessun accordo decente e nemmeno una sceneggiatura ritenuta
all’altezza di questi due miti. Ecco perché in tutta fretta nel 1988 è stato
arruolato quell’adorabile matto di Renny Harlin per dirigere il suo Nightmare 4 – Il non risveglio, mentre
per Jason, quello che è venuto fuori è stato Venerdì 13 parte VII – Il sangue scorre di nuovo. Sognavano di fare
“Freddy Vs. Jason” e invece ci hanno dato “Bernie Vs. Jason”, visto che in quel
film recitava anche Terry Kise, il Bernie Lomax di “Weekend con il morto”
(1989).

Il primo incontro tra i due pesi massimi.

Dopo un’infilata di film che hanno raccolto risate al botteghino, i diritti di sfruttamento
dell’assassino di Crystal Lake sono stati acquistati dalla New Line cinema nel
1993, infatti la scena più memorabile di “Jason va all’Inferno” era proprio
vedere il braccio di Freddy (in realtà di Kane Hodder. Storia vera) trascinare
la maschera di Jason giù all’inferno. È fatta! Abbiamo entrambi i personaggi
defunti insieme laggiù nelle grinfie di Satana, un film così si scrive da solo!
E invece… Niente, finalmente Wes Craven aveva ceduto alle lusinghe della New
Line, quindi Freddy era destinato ad un rilancio firmato dal suo creatore e Jason invece, beh lui è stato spedito nello spazio e Elon Musk…
MUTO!

Visto che nessuno dei due rilanci per i personaggi (quello
autoriale e quello spaziale) ha funzionato per davvero, non resta che lo scontro,
finalmente i tempi sono maturi anche se verrebbe da dire che in realtà sono più
marci della pelle di Giasone sotto la maschera, visto che ormai siamo arrivati
al 2003, il genere horror è passato attraverso la svolta postmoderna di Scream, sempre firmata dal papà di
Freddy, zio Wes Craven. Come fai a vendere ad una nuova generazione di
ragazzini due miti provenienti da un’epoca antecedente? Facile, la butti in
caciara!

Non so voi, ma nella mia scuola le studentesse mi sembravano più giovani di così.

Per l’ingrato compito la New Line dimostra lungimiranza
assumendo Ronny Yu, una vita da regista ad Hong Kong per poi ritrovarsi negli Stati Uniti, a firmare quella meraviglia di La sposa di Chucky, normale che la New Line lo vedesse come l’uomo giusto per
l’operazione anche se il problema di “Freddy Vs. Jason” è tutto nella
sceneggiatura, era dal 1988 che le più brillanti menti del pianeta cercavano di
trovare il modo di far convivere nello stesso film un personaggio che uccide
nei sogni e uno che invece, sbudella e decapita nel mondo reale. Si poteva
cercare di risolvere il surriscaldamento globale, le disparità sociali,
l’inquinamento invece si è preferito scrivere “Freddy Vs. Jason” (e vabbé), per altro
affidandolo ai due sceneggiatori che avrebbero poi scritto il rilancio della
saga di Giasone (il prossimo venerdì 13 su queste Bare) e successivamente il
film di Baywatch, un film dove per
altro si vedevano meno bocce che in “Freddy Vs. Jason”, il che dovrebbe farvi
intuire quando Damian Shannon e Mark Swift siano in grado
di non capire i punti di forza dei film che sceneggiano, anzi che “scemeggiano”
visti i risultati.

L’occhio del vero maniaco sessuale regista.

Quindi Freddy è stato trascinato all’inferno dal suo accordo
con i demonietti in 3D di Rachel Talalay
mentre Giasone è precipitato sulla terra come David Bowie giusto? Ah no Freddy
è stato rilanciato da Wes Craven ed ora è tutto ripieno di trovate meta
cinematografiche? Sbagliato! “Freddy Vs. Jason” se ne frega di tutto, diventa
abbastanza chiaro perché il film rappresenta un tentativo di rilanciare
i personaggi, partendo da quelle quattro nozioni in croce che uno spettatore
medio potrebbe avere di loro due, che poi era più o meno così il pubblico del
2003, mi ricordo che quando andai al cinema a vedere questo film (colpevole
vostro onore!), i miei amici nel tragitto in auto mi hanno costretto a raccontar
loro le trame di sette film di “Nightmare” e di dieci film di “Venerdì 13”,
anzi nove, perché Jason X lo avevamo
visto al cinema con la stessa compagine di amici… Colpevole anche di questo
vostro onore!

Con soli quindici anni di ritardo, finalmente ci siamo.

Sforzo inutile visto che Giasone nel film è sempre lui, il
solito lacustre e silenzioso ammazzasette (ma anche più di sette), mentre Freddy
è alla ricerca di un modo per tornare ad uccidere, perché essere morto va bene,
ma dimenticato proprio no! Quindi il prologo del film è un monologo (ma non era
un prologo?) di un Robert Englund più gongolante che mai, che in barba a quanto
visto in Nightmare 6 reinventa le
origini del personaggio, che qui dichiara di essere conosciuto da tutti come lo
squartatore di Springwood, anche se in sette film della sua saga NESSUNO lo ha
mai chiamato così. Ma cosa pretendete, nel doppiaggio Italiano del film sono
riusciti a cambiare per l’ottava volta di fila la sinistra filastrocca di Freddy, vorremmo mica soffermarci su questi dettagli
secondari? Anzi a questo proposito devo dire che la rima “Otto e nove, se
t’addormenti poi non sai dove” è notevole, più che parlare di Freddy Krueger,
sembra descrivere un problema grave di alcolismo.

…Dieci, undici e dodici sarà l’effetto dei narcotici.

Freddy quindi ha bisogno di un “ragazzone che gli fa le
consegne” per tornare a seminare il panico nel mondo reale, non potendo
uccidere con i suoi artigli, raggira Jason nei suoi sogni, per scatenarlo
contro i ragazzi di Springwood, lasciando che il mito dello squartatore torni
ad auto alimentarsi, quando tutti ad Elm Street (citata pochissimo in questo
film), ricorderanno il nome di Freddy, lui potrà tornare. Un’idea fumettistica
che tutto sommato funziona, bisogna solo digerire il fatto che proprio come nei
fumetti, questa storia è da considerare “fuori continuity”, ma trattandosi di
quello che lassù ho definito un “crossover”, direi che siamo in piena zona
fumettistica, proprio in un periodo in cui il cinema americano cominciava ad
essere largamente influenzato dai fumetti. Anzi
a questo proposito, parliamo dell’elefante nella stanza, anzi, dello Xenomorfo.

L’errore più comune quando si parla di moderni “Versus”
cinematografici, è quello di equiparare “Freddy Vs. Jason” a Alien vs. Predator (uscito un anno dopo)
pensando che il secondo fosse l’inseguitore, quando invece era la versione
cinematografica di una lunga tradizione a fumetti che andava avanti con alterni successi dagli anni ’80. Il massimo
che ha fatto “Freddy Vs. Jason” è stato generare una serie di seguiti a fumetti
con ospite Ash Williams, ma di suo resta un film
che è salito al volo su un treno in corsa, mi sembrava doveroso specificarlo
visto che la confusione è ancora presente dall’uscita del film.

Rispedito dritto ad Elm Street.

Anzi a proposito di continuità saltata come un tappo di champagne a capodanno, “Freddy Vs. Jason” è anche il film che ha interrotto la
striscia aperta di apparizioni di Kane Hodder dietro alla maschera da Hockey di
Giasone, notizia che il vecchio Kane non ha preso per niente bene, arrivando ad
accusare la produzione di essere troppo “Freddy-centrica”, ma la beffa assoluta
è stata quella di scegliere per il ruolo Ken Kirzinger, stuntman di 1.93 (il
più alto Jason di sempre, storia vera) che era già stato “ucciso” proprio da
Kane Hodder in una scena di Venerdì 13 parte VIII – Incubo a Manhattan.

Cosa si può dire di questo “Freddy Vs. Jason”? Visto che
sono in vena di paragoni, ricorda uno di quei duetti musicali tra due grandi
star della musica, che il più delle volte sono progetti musicali che sono meno
della somma delle due parti. La parte più strabiliante di solito è l’idea di
sentire quei due grandi nomi insieme, proprio come succede in questo film.
“Freddy Vs. Jason” è cazzone (nel senso migliore del termine) e caciarone in
parti uguali, non mancano sangue, ammazzamenti e tette come non era più di moda
vedere da fin troppi anni in film di questo tipo. L’unico vero film in cui Freddy
Krueger fa davvero paura è il primo capitolo, da lì in poi lo squartatore di
Springwood
l’assassino di Elm Street è diventato un’icona dell’horror
votata alla comicità, mentre Jason Voorhees ha davvero mai fatto paura? I suoi
film sono la sagra della mattanza, infatti anche qui la bilancia della conta
delle vittime pesa decisamente dalla parte dell’assassino di Crystal Lake, che
lascia a terra (se non ho sbagliato i conti mentre guardavo il film) ben 19
morti ammazzati, contro i miseri 5 portati a casa da Freddy. Qualcuno lavora di
fino, altri invece lavorano di machete.

I talenti di Monica Keena, entrambi.

Quello che bisogna mettere in conto in un film così sono i
soliti adolescenti interpretati da trent’enni bellocci tra cui spiccano la
pettoruta Lori (Monica Keena) e una delle Destiny’s Child, Kelly Rowland quando
ancora tentava di lanciare la sua carriera al cinema.

Il tuo corpo non è più “Bootylicious” baby.

Nella prima parte del film Giasone ha davvero campo libero,
infatti con il suo solito piglio punisce gli “Adoletrentenni” impegnati a fare
sesso e drogarsi, ovvero quello che ha sempre fatto dal 1980 e visto che proprio quest’anno il nostro Jason compie
quarant’anni, sarebbe bello vederlo tornare, dopo tante mascherine in giro mi
piacerebbe rivedere anche la maschera da Hockey di Giasone.

Quarant’anni e più di quaranta adolescenti mai arrivati ai quaranta per colpa sua.

Tra gli omicidi più divertenti, senza ombra di dubbio il
tipo nel letto, che dopo aver penetrato la bionda, viene penetrato (con fin
troppa enfasi) dal machete di Jason, che mettendoci troppa energia spezza il letto a metà,
piegando il poveretto come una Graziella. Tutto si può dire di questo film, ma
non che tolga la mano quando è il momento di massacrare personaggi che
sono pura carne da macello.

Ronny Yu non riesce a replicare il brio del suo film su Chucky, ma se non altro “Freddy Vs.
Jason” ha un budget, un budget vero! Venticinque milioni di fogli verdi con
sopra facce di ex presidenti defunti, che almeno donano al film un aspetto beh,
da film. Ronny Yu può permettersi di strizzare l’occhio al primo Nightmare, permettendo a Freddy di inseguire la bella Katharine
Isabelle, in una scena che è chiaramente un omaggio a quella di apertura del
film del 1984 diretta da Wes Craven.

Tra tutti i momenti cretini del film, forse il mio passaggio
preferito resta il rave tra i campi di grano, in cui Giasone prima ammazza due
“Strafumati” e poi spegne il suo corpo in fiamme, colpendo a colpi di machete
un fusto di birra da usare come estintore. Insomma Ronny Yu fa il suo dovere ma
non mancano i passaggi davvero imbarazzanti, degni delle trovate più sceme dei
tanti seguiti di “Nightmare”.

A sinistra per svitare, a destra per avvitare.

Freddy in versione Brucaliffo sarebbe già abbastanza una
trovata idiota se la CGI non fosse invecchiata così male, meglio invece il
trucco sul volto di Robert Englund, che ormai cambia ad ogni film della saga
adattandosi alle lamentele dell’attore, costretto sulla sedia del truccatore
per ore. Ma dove forse il film delude è proprio nel “Versus” del titolo.

“Tu non sei il Brucaliffo, io sono il Brucaliffo. La domanda è: chi sei tu?” (Cit.)

Mi fa ridere l’idea di Freddy che sguinzaglia Jason, ma poi
si incazza con lui quando l’assassino di Crystal Lake non la smette più di
uccidere, per la serie: puoi ammazzare ok, ma non troppo! Ecco perché tra i due
personaggi assistiamo a tre grossi round, il primo nel mondo dei sogni vede in
vantaggio Freddy ed è anche quello meno riuscito tra tutti. Freddy che fa
svolazzare Jason come una pallina impazzita in un flipper? Le trovate sono
quelle di un grosso cartone animato violento, ma senza la riuscita commedia che ha reso mitico La sposa di Chucky, quindi per certi
versi risulta un pochino migliore il secondo scontro, quello dove la trama
cerca di dare un po’ di spazio anche al passato di Jason e le sue amabili (si
fa per dire) estati passate al campeggio di Crystal Lake.

L’ultimo duello è quello definitivo (più o meno), perché
ovviamente in uno scontro così non esiste un vincitore, non vorrete mica far
arrabbiare i fan dello sconfitto vero? Ecco perché l’unico paragone che mi
sento di fare con Alien Vs. Predator è nel citare la frase di lancio di quel
film: chiunque vinca, noi perdiamo.

“Ahhhh… Sei lento, eh, eh!” (cit.)

Perdiamo perché gli umani nel film sono tappezzeria o carne
da cannone, né più né meno che in qualunque film della saga di “Friday the 13th” mentre
l’elemento onirico della saga di “A nightmare on Elm street” diventa del tutto
secondario, quindi invece di avere il meglio dei due mondi, il film si accontenta
pigramente di dire al pubblico: avete visto! Freddy e Jason insieme!

Il risultato è la mattanza finale, in cui i personaggi si
scambiano le armi per macellarsi a vicenda, uno spettacolo fuori tempo massimo
per il 2003 ma con tutta la tradizione caciarona che da un’operazione come
questa un po’ ci si aspetta anche. Il problema è che malgrado i 113 milioni di
dollari (cifra appropriata con Jason di mezzo) portati a casa, il film non ha
generato niente: nessun seguito nemmeno per il mercato dell’home video, ma
soprattutto nessuna possibilità di rilancio per i due personaggi, scivolati
mestamente nel buco nero del fastidio reboot, un inferno da cui ancora non sono riusciti ad uscire per
davvero. Ecco forse è questa la parte peggiore di “Freddy Vs. Jason”, un film
gongolante, scemo e auto celebrativo, che ci ricorda di essere arrivato fin
troppo tardi, ma a suo modo fiero rappresentante di una tradizione horror ormai
fuori moda. Peccato che questi due grandi interpreti degli ammazzamenti sul
grande schermo, siano andati via con un duetto simpatico, ma decisamente poco
memorabile.

“Ci vediamo il prossimo Venerdì 13”

Ma ricordatevi, in ogni posto del mondo esiste una Elm
street e sul calendario, il giorno tredici prima o poi cadrà ancora di venerdì,
quindi mentre aspettiamo, non perdetevi lo speciale di Lucius dedicato ad entrambe queste icone cinematografiche e il suo
commento al film… Buon venerdì 13 a tutti!

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