
Completiamo l’opera e con essa i festeggiamenti per i primi quarant’anni di Ammazzavampiri, che in quanto classico degli anni ’80 non è riuscito nemmeno lui ad evitare il passaggio di rito per ogni film diventato abbastanza popolare con il tempo, ovvero il remake.
“Fright Night” appesantito dal solito ridondante sottotitolo italiano ha avuto dalla sua la benedizione di un tempismo notevole, quando si parlava di film di vampiri in grado di arrivare al grande pubblico nel 2011, diciamo che solo noi Horror-maniaci tiravamo fuori titoli come l’ottimo “Lasciami entrare” (2008), anche lui passato attraverso le forche caudine di una versione americana nel 2010. Ovviamente parlare di film sui succhiasangue nel 2011 voleva dire sbattere il naso contro i luccicanti vampirelli della saga di “Twilight”, con tutto l’orrore – da parte del pubblico – che esso si porta dietro.

Se fosse uscito in qualunque altro momento, il remake di Ammazzavampiri si sarebbe calamitato l’odio per il semplice fatto di esistere, eppure il film scritto da Marti Noxon (che si è fatta le ossa scrivendo molti episodi di Buffy) ha il pregio di saper modificare la trama originale quel tanto che basta da risultare quasi un film differente, in uno strambo Paese a forma di scarpa poi, il cambio di titolo aiuta in tal senso.
Alla regia Craig Gillespie, uno che si è fatto conoscere grazie a “Lars e una ragazza tutta sua” (2007) e da allora ha saputo ben giostrarsi tra titoli intelligenti e ben gestiti, qualche marchetta per stare al mondo e roba da streaming ma comunque di buon livello. All’annuncio, non sembrava proprio il nome più adatto uscito dal mazzo a dirigere il rifacimento di un classico Horror amatissimo, ma Gillespie è uno di quei nomi che oggi, mi fa quasi venire voglia di vedere il film, anche perché ha saputo uscire bene anche dalla prova non semplice di questo “Fright Night”.
Di base la trama resta ovviamente la stessa, un ragazzino scopre che il suo nuovo vicino, carico di sesso-a-pile, è un vampiro, il sottotitolo italiano ci teneva a rassicurarci tutti, ma sono i piccoli cambiamenti a far funzionare questa nuova incarnazione, ad esempio Charlie Brewster non è più un fanatico in fissa con l’Horror, ma un ragazzo con trascorsi Nerd di cui non è nemmeno troppo orgoglioso, ha fatto il salto, ha una ragazza e ora gira con gli stronzetti della scuola, ben rappresentati dai cinque minuti in scena di Dave Franco.

Ad impersonarlo è mister Super Giovane anno 2011, l’azzeccatissimo Anton Yelchin che è la prima di tante facce giuste che popolano questo film, perché ammettiamolo, se “Fright Night” funziona dobbiamo dire grazie al direttore del casting che si è decisamente guadagnato la pagnotta. Anton Yelchin è perfetto per la parte, innegabile che la sua purtroppo fin troppo bene filmografia, sia piena di ruoli che lo hanno reso molto amato dal pubblico, il fatto che sia stato strappato a questa vita ridicolmente presto non cambia nulla della sua buona prova qui, ma da una faccia giusta, passiamo subito all’altra.
Amy Peterson non è più solo la damigella in pericolo un po’ svenevole e con l’ormone sottopelle, una riga di dialogo – più che didascalica – lo ribadisce, ma il film ci restituisce un personaggio pro-attivo che diventa protagonista anche di uno degli scambi più riusciti quel film, quella sorta di battibecco a colpi di “Frasi Maschie” (spara con le pallottole d’argento senza esito, «Licantropi», vira sull’acqua santa «Vampiri»), fino al momento in cui inevitabilmente, la trama imbocca di nuovo i binari noti e quindi Amy diventa la nuova vampirizzata di Jerry, riportando in scena quel sotto testo nemmeno velatamente erotico già presente nel film del 1985, per cui la tua fidanzatina, adesso me la ciuccio io. Mi chiedo solo come mai Imogen Poots, che sembrava bella lanciata, sia un po’ sparita, strano, in ogni caso qui con Yelchin anticipa la coppia di quel gioiellino di Green Room, confermando ancora una volta l‘ottima selezione del cast.

Tutta la parte Nerd viene spostata sulle spalle di Ed Thompson (che trova il modo anche di essere “Evil Ed” anche qui) impersonato da quello che la Wing-woman ha etichettato come un giovane Leo Ortolani, in realtà McLoving in persona, ovvero Christopher Mintz-Plasse, uno che con quella faccia, passerà la vita a fare sempre lo stesso ruolo con successo, finché dura, e per un po’, va detto che ha funzionato. Spostare l’attenzione sul rapporto tra i due quasi ex amici Charlie ed Ed funziona molto bene, restituisce la dimensione adolescenziale della storia, lasciando comunque il protagonista totalmente all’oscuro di tutto quello che i vampiri rappresentano, anche se ancora una volta “Fright Night” è un puro film sui succhiasangue, ci sono tutte le regole, e il film gioca bene anche su quella dell’invitarli in casa.

Il film lo fa tre volte, la prima con il non invito in casa da parte della mamma di Charlie, Jane, qui impersonata dalla mamma degli Horror (e non fate battutacce!) Toni Collette, colei che incarna la regola: se ci recita Toni Collette, il film va visto. Il suo personaggio non è una svampita come la mamma della versione 1985, malgrado l’evidente attrazione per il bel vicino, non fa l’errore di portarselo a casa, scottata da tanti idioti conosciuti in vita, inoltre con il suo lavoro, porta al centro della trama l’ottima scelta di ambientare “Fright Night” nei sobborghi di Las Vegas, un posto dove la gente va e viene, dove molti dormono di giorno per lavorare tutta la notte, insomma il terreno di caccia ideale per un vampiro, ottima scelta!

Sulla questione del non invito ad entrare, il film si gioca anche la seconda ottima scena, quella della birra, con Jerry che si ferma sulla soglia e le prova tutte per farsi invitare, e ancora meglio, l’esplosione, tutto migliora con una bella esplosione e non ti possono invitare ad entrare in casa, se non c’è più una casa, logico no?
Visto che sono saltato alle sezione “adulti” del cast, si scherzerà pure su un vampiro di nome Jerry, ma Colin Farrell in versione coatto con canotta, spesso intento a sfogarsi mordendo una mela (più che Mentadent, Vampirdent) è azzeccatissimo, sprigiona un sesso-a-pile meno elegante e se vogliamo anche più selvaggio di Chris Sarandon (che ovviamente fa un’apparizione in bella vista anche qui) ma risulta molto più aggressivo, a metà tra uno squalo e un predatore sessuale con prigione per le sue vittime in cantina, ma passiamo al punto debole che è anche il punto di forza di “Fright Night”?

In questo rifacimento, viene a mancare completamente una delle ragioni che ha fatto di Ammazzavampiri uno dei miei titoli del cuore, quella manifesta e spudorata dichiarazione d’amore al cinema Horror classico che qui è totalmente assente. Peter Vincent non è più un attore e presentatore spiantato, ma un illusionista che beve troppo, insomma un’altra forma di ciarlataneria per il personaggio, ma a ben guardarlo sembra più una Rockstar decaduta che qualcuno davvero legato al mondo dell’Horror. Anche qui è sicuramente un vigliaccio (con tanto di stanza anti-panico) ma entra in azione quando viene colpito sul vivo, nel personale, a quel punto come una ragazza, se beve abbastanza fa di tutto (parole sue) e la sua rivincita coincide con la parte più ritmata e movimentata del film, l’ultimo atto con l’attacco al nido dei vampiri, quello che si gioca gli scambi di battute più frizzanti, coincide anche con la redenzione per il personaggio, che a tutti gli effetti, risulta meno riuscito rispetto alla sua controparte originale, eppure che gli volete dire? Affidato alla faccia da schiaffi di David “più grande attore del mondo” Tennant, il suo Peter Vincent è la prova che un attore a volte, più migliorare un personaggio, se lo avessero affidato a quasi chiunque altro, sarebbe stato il punto debole di “Fright Night”, invece una delle ragioni per cui questo rifacimento riesce a stare in piedi sulle sue gambe, viene dalla Scozia.

Ho poco altro da aggiungere, Ammazzavampiri non si batte, ha il fascino senza tempo del classico, questo rifacimento ha dalla sua anche il tempismo, nel 2011 era un film di vampiri, di vampiri veri, non di quelli luccicanti al sole, questo gli ha permesso di guadagnarsi l’indulgenza del pubblico, le facce che lo popolano e le piccole modifiche hanno fatto il resto, difetti? Hanno voluto dargli un seguito per forza, che più che altro è un brutto rifacimento del film del 1985, uscito solo in home video, si intitola “Fright Night 2 – Sangue fresco” (2013), oltre alla vampira donna non ho altro da segnalare su un seguito sciapo, che conferma che con questa versione del 2011, tutto sommato ci è andata di lusso.


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