Home » Recensioni » Furiosa – A Mad Max Saga (2024): AMMIRATELA!

Furiosa – A Mad Max Saga (2024): AMMIRATELA!

Due film di George Miller visti al cinema, nell’arco della stessa vita. Pensavo (anche) a questo l’altro giorno in sala davanti allo spettacolo di “Furiosa”, due film di George Miller visti in sala nella stessa vita. Può sembrare poco ma non lo è affatto, quanto abbiamo aspettato per vedere il film del millennio? Ad un certo punto Fury Road detto in amicizia “Furiostrada”, era diventato una sorta di leggenda urbana, anche per via dei biblici tempi di lavorazione del genietto australiano. Ed ora, “solo” nove anni dopo, siamo di nuovo nelle Terre Desolate, già solo per questo dovremmo essere felici, se poi nel mucchio mettiamo anche che si tratta di un film grandioso, capirete che nella stessa vita, abbiamo avuto due momenti cinematografici fantastici.

Come nove anni fa la scena si è ripetuta uguale, rientrato a casa dopo la visione ho detto alla Wing-Woman che sì, nel caso dovesse accadere, speriamo che sia femmina e il suo nome ufficiale sarà Furiosa, perché Miller l’ha fatto di nuovo, offrendo al pianeta l’ennesima lezione cinematografica del grande narratore e creatore di mondi che è sempre stato.

«Rimettete in moto quelle macchine! Rimettete in moto quelle macchine!!» (cit.)

Furiostrada era il piano inclinato lungo la quale sono scivolati tutti e tre i precedenti film della saga di Mad Max, pescando in parti uguali da ognuno di loro, risultato? Un solo clamoroso titolo, un lungo assalto alla diligenza che per qualche cagamin… Ehm, povero di spirito era “solo” un grande titolo d’azione, come se fosse una cosa da poco o peggio, un problema. Un titolo talmente denso, strapieno di dettagli, fulgido esempio di narrativa in movimento, follia australiana e meticolosa, se non ossessiva cura per il dettaglio, 120 minuti perfetti che conteneva dettagli per almeno altri due o tre film oppure un altro speculare, uguale ma diverso, come è sempre stata nella saga di Mad Max, che ha saputo rigenerarsi, cambiare pelle e faccia restando fedele al suo spirito e ai suoi archetipi di riferimento.

Quando senti che hai toccato facendo la retro.

Un po’ come passare dal volto di Mel Gibson a quello di Tom Hardy, in “Furiosa – A Mad Max Saga” la titolare passa dall’essere Charlize Theron al volto di Anya Taylor-Joy, detta Anya Taylor-gioia-per-gli-occhi (ciao Quinto Moro), l’unico altro volto/corpo possibile, per quanto opposto per certi versi a quello della sua controparte adulta. Anche se per questo cambio, conosciamo i colpevoli, lo ha confessato Edgar Wright, che ha diretto gioia-per-gli-occhi in Ultima notte a Soho e che l’ha caldamente spalleggiata quando in un ristorante inglese, a cena con George Miller, il leggendario regista gli ha chiesto se secondo lui, sarebbe stata la scelta giusta per la giovane Furiosa (storia vera). Visto che non ho intenzione di ripetere lo stesso errore compiuto nel 2015, ovvero attendere per non passare per eccessivamente entusiasta, per lo spettacolo sfoggiato, la cura generale e l’incredibile coerenza narrativa, accolgo il primo spin-off (e prequel) della saga nel club dei Classidy. Gesto folle? Forse ma il futuro appartiene ai folli (cit.)

Cambiando il volto nato per il cinema scelto per stare al centro della storia, Miller fa un altro salto carpiato, sceglie un approccio ancora differente per la saga e chiude anche il cerchio con il film precedente che era a suo modo circolare, perché iniziava con un inseguimento in una direzione e terminava con uno a marcia opposta. “Furiosa” invece si apre con una pesca colta da un albero e si conclude allo stesso modo, con soluzioni visive che mi hanno ricordato anche un po’ il suo sottovalutato (perché non Madmaxiano) Tremila anni di attesa, per una trama che approfondisce un po’ di più, alla faccia di chi non ha capito l’approccio alla narrazione utilizzato in “Furiostrada” che a ben guardare era un lungo, bellissimo e adrenalinico «Lo dimo» (cit.) anche noto come “worldbuilding” per chi ama gli anglicismi a tutti i costi. In fondo è anche la lingua degli Australiani no?

Il fatto che a Furiosa il vecchio (nuovo) Max ricordasse qualcuno, oppure le altre due cittadelle, Gas Town e Bullet Farm, fino ai figli di Immortan Joe (qui interpretato dal sostituto dalla voce quasi identica, Lachy Hulme) tra cui l’ormai mitico Scrotus, con il suo nome che sembra pensato da Leo Ortolani (ed ora che ci penso, nel film c’è anche un Piccettino), fino ad arrivare alla genesi della titolare, il suo romanzo di formazione, supercarburato nell’epica più pura, tutti elementi accennato nel 2015 e approfonditi qui, perché se in “Fury Road”, il nostro Max perdeva tutti i suoi simboli caratteristici (la giacca, la V8 e la sua arma) qui in “Furiosa” con il passare dei minuti vediamo prima la giovane Alyla Browne diventare Anya Taylor-Joy e poi lei a sua volta, diventare la versione giovane della futura Imperatrice, senza braccio, senza capelli, tutta cazzimma.

Piccettino in questa foto lo noteranno solo le fan di Thor.

Il fatto che il mondo ultra cesellato di Mad Max sia stato curato nei singoli dettagli dal suo creatore è una certezza per me, ad esempio mi sono chiesto come facesse Dementus – un Chris Hemsworth gigione ma in modo molto riuscito, che porta avanti la tradizione dei palestrati bruciati dal sole della saga – a spegnere il motore delle sue tre motociclette-biga, usando solo le briglie, ma sono certo che Miller ha pensato anche a questo, perché l’unica altra occasione che abbiamo avuto per calarci così tanto nel dettaglio in questo mondo folle, è stato nel fumetto ufficiale, un vero spasso da leggere ma ammettiamolo, “Furiosa” riportando tutto in zona cinema, vince la sfida confermando il genio di Miller ancora una volta.

Con la sua divisione in capitoli, “Furiosa” sceglie un approccio diverso a quello di “Fury Road”, si prende il suo tempo, racconta per episodi, anzi meglio per segmenti, un po’ come se fossero le sottotrame del fumetto o le tappe della vita della futura Imperatrice. Si inizia con un rapimento, quello della giovane titolare, portata via dal suo rigoglioso Luogo Verde, in una corsa costellata di morti nel tentativo di tenere nascosta l’ubicazione del sua casa ai predoni di Dementus, un pavone da deserto post atomico che sogna di diventare un Mammasantissima ma non è in grado nemmeno di tenere insieme i suoi uomini. Difetti di questa prima parte? Quello che per me è anche l’unico difetto del film, nella versione doppiata non hanno avuto il fegato di adattare “Thunder Bike” in qualcosa tipo “TUONOCILETTA”, sarebbe stato epico!

Il suo nome è Furiosa, il suo mondo è fuoco e sangue (quasi-cit.)

Le lezioni nelle Terre Desolate, la trasformazione in un’infiltrata tra le file degli uomini di Immortan Joe fino alla completa trasformazione, che passa con l’incontro con un Proto-Mad Max (il Praetorian Jack di Tom Burke) e la BLINDOCISTERNA che ovviamente non poteva mancare e un viaggetto, non oltre la sfera del tuono, ma oltre la sfera delle vendetta, Miller racconta le origini di Furiosa con due registi a loro modo simili, quello della favola, con la protagonista che si mimetizza fingendosi un maschietto, ma anche quello dell’epica. A ben guardare “Furiosa” è la storia di un’eroina (o anti-eroina) rapita dalla sua famiglia che vorrebbe solo tornare a casa, un archetipo narrativo tanto quanto la corsa avanti e indietro di “Fury Road”, che ci viene raccontato con il passo dell’epica.

Guadagnarsi i propri simboli, costruire la propria leggenda.

Forse è la biga motorizzata di Dementus ad avermi influenzato, ma a suo modo “Furiosa” è il “Ben Hur” di Miller, non per durata o ambizioni ma per analogie con la storia, anche qui abbiamo protagonisti ridotti in schiavitù, allontanati dalla famiglia e costretti a correre, chi su una biga chi alla guida di una BLINDOCISTERNA, entrambi però dovranno fare i conti con la vendetta, in qualche modo con la sua assurdità e il suo lascito emotivo, non è un caso che proprio Dementus sia l’autore di quella «Riuscirai a rendere questo momento epico?», frase riferita proprio alla vendetta della protagonista.

Il suo naso posticcio è indubbiamente epico, Pippo Franchesco nelle dimensioni.

Va detto che Miller nella sfida di rendere tutto epico, vince, anzi trionfa, su molti fronti, il primo quello del “Prequel”, formato abusato anche più che affidarsi alle favole o agli altri archetipi narrativi. La sfiga dei “Prequel” è quella di avere la strada segnata, sono storie dal finale già noto, e non è un caso se sui titoli di coda di “Furiosa”, il visionario pazzo australiano finisca per mettere scene prese proprio da Fury Road, utilizzando ancora la colonna sonora composta da DROGATONE (anche noto come Junkie XL), perché il nostro è qui per chiudere il cerchio, firmando un lavoro che è il perfetto compendio al film del millennio, mettendo in chiaro che quei 120 minuti contenevano così tante idee da poter generare un altro titolo monumentale, proprio come “Furiosa”.

Il personaggio con cui Miller sfotte quelli che lamentano l’assenza di Mad Max: Praetorian Jack (ma nel film Miller “trolla” tutti due volte, occhi aperti!)

“Furiosa: A Mad Max Saga” è una lezione su come rendere avvincente e coinvolgente un prequel, come non ne vedevo una da quella volta in cui Spielberg (uno che si trova a meno dei sei canonici gradi di separazione da Miller) ha fatto lo stesso nel prologo di un suo filmetto abbastanza riuscito del 1989. In un mare magnum di “Prequel” pensati solo per spremere il limone di un soggetto amato dal pubblico, Miller si gioca forse una sola scena estemporanea, per altro brevissima, mini-gomitino per i fan, dopodiché spiega al mondo come si possa passare da uno spettacolare «Lo dimo», ad un altro, altrettanto spettacolare «Lo famo» (cit.), ed io a mia volta ‘vo dico, era da un pezzo che non mi capitava di stare in sala e guardando una scena particolarmente articolata, pensare: «Ma questa come cacchio l’hai diretta George?», qui mi è successo un paio di volte, una durante l’equilibrismo in volo di Furiosa appesa al carro attrezzi sospeso nel vuoto, e se vi siete lasciati spaventare della CGI intravista nei trailer tranquilli, era quella provvisoria, ve lo avevo detto ai tempi, fidatevi del mostro Mad Cass, se non possiamo più credere nemmeno in George Miller chi si merita davvero la nostra fiducia?

Tutto questo qui alla Bara ha un nome: ARTE.

Anche perché parliamo di uno che a metà film, alla sua ragguardevole età è in grado di gestire duecento persone sul set, per girare in settantotto giorni, lo ripeto, sette-otto giorni una sequenza d’azione di quindici minuti che è già stata ribattezzata “Stairway to nowhere”, che altro non è che un’altra, l’ennesima variazione sul tema dell’assalto alla diligenza, ancora più grande, esagerata e folle. Quando ho visto un auto ribaltarsi sul cofano della BLINDOCISTERNA, attacchi aerei e tutto il corollario messo su da Miller, mi sembrava di essere tornati a casa, mancava solo Kid a raccogliere la cartuccia come ai tempi d’oro.

Perché con “Furiosa” Miller chiude il cerchio con tutta l’iconografia da lui creata, non solo con quella rilanciata in una corsa sfrenata nel 2015, abbiamo ancora una volta un vecchio narratore che è anche in parte voce narrante, come nel 1979, abbiamo un’altra eroina della strada, il quinto cavaliere dell’apocalisse in cerca di vendetta, trasformata in leggenda urbana sia lei, che le gesta della sua vendetta, perché Miller la lezione dei grandi Maestri l’ha fatta propria, tanto che in una scena di sparatoria proto-Western, ci infila un cane (senza arto) con un arto umano tra le fauci, una strizzata d’occhio a Kurosawa ma anche un modo per ricordarci la massima di John Ford: qui siamo nelle Terre Desolate, dove se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda.

La leggenda di Furiosa, la donna in cerca della sua vendetta.

Ed è davvero qualcosa di leggendario il fatto che George Miller, classe 1945, sia riuscito a firmare un altro capolavoro di questa portata, battendo anche i miei sospetti su Anya Taylor-Joy e ancora di più, quelli della Wing-woman che sulla trasformazione da Taylor-Joy a Theron ha messo su una sua teoria che passa attraverso l’episodio dedicato ad Apollo di “C’era una volta Pollon” (storia vera), anche se è chiaro che per il personaggio che ha dato il nome alla mia primogenita (quella di Terra-206), ci voglia qualcuno ad interpretarla che sia un corpo, un volto, e in questo caso un paio di occhi alieni giganti, nati per essere puro materiale da cinema, perché di questo stiamo parlando, ok, grandi occhi ma anche grande cinema, e nella stessa vita posso dire di aver avuto l’onore di essere stato accolto nel Valhalla da Miller per due volte di fila. “Furiosa” è tra noi… AMMIRATELA!

Furiosa, bella di papà nata su Terra-206, oggi ti spiegherò l’origine del tuo nome.
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  1. Quando ti lasci andare a questi post entusiasti non puoi che aumentare anche il mio fomento per un film per cui avevo abbassato le aspettative (i cvitici di Cannes) godendomi ancor più quelle scene d’azione spettacolari!
    Un po’ di effettacci speciali li ho notati lo stesso, ma non hanno cambiato il risultato.

    Usciti dal cinema è stato difficile non darci a fughe pazze e testacoda per strada, e tenere del contegno con tutti i banchieri accorsi su invito per Ennio Doris. Due pubblici agli antipodi che si scontrano.

    • Davanti a questo spettacolo, bisogna aprire tutto e far rombare i motori, anche della Bara 😉 L’effetto schermo verde che si vede, termina nella scena in cui madre e figlia di separano nella gola tra i canyon, dopodichè è un non-problema, a differenza di chi ne parla male perché è povero di spirito o dei cVitici di Cannes, dove va di moda per farsi notare fischiare un po’, porelli 😉 Ed ora sogno la battaglia dei quarantadue giorni, da una parte orde di fanatici di Mad Max dall’altra banchieri incravattati, non ho dubbi su quale parte della barricata sceglierei. Cheers!

  2. E la storia si ripete.
    Come 9 anni fa ero fiducioso, sognante, e un pò dubbioso. Se quello di Max e Furiosa è un mondo senza speranza, Miller si conferma baluardo di speranza nel mondo del cinema. E’ possibile fare grandi film d’azione senza scadere nell’ovvio, nel banale. La visione post-apocalittica di Miller è ricca, nitida, esagerata, non ha cedimenti. E’ un mondo con le sue regole.

    Io non avevo dubbi su Anya Taylor-Gioia (ciao Cass), che parla pochissimo e lavora di sguardi, e coi ferri del mestiere che si ritrova (ovvero occhioni d’acciaio) non mi aspettavo niente di meno. Tra l’altro Anya arriva tardi nel film perché Miller si prende tutto il tempo che gli serve per gestire la transizione da bambina a giovane donna, tutti i passaggi per trasformarla da trofeo, a preda e schiava, a padrona del suo destino. Infatti la prima volta che distinguiamo i suoi occhioni sotto l’olio per motori sono spaventati come poi non li vedremo più, si fanno via via più duri, inflessibili, umani per quel brandello di speranza subito perso, per trasformarsi in pura vendetta. Senza nemmeno un briciolo d’odio. Lucida vendetta.

    Approvo la promozione a Classido. Diverso da Fury Road, uguale solo a se stesso. Un’altra tacca sulla cintura di Miller. Mai visto una saga che al 5° capitolo avesse tanto da dire in termini di regia, narrazione e spettacolo.

    E la storia si ripete.
    Come 9 anni fa ero fiducioso, sognante, e un pò dubbioso. Se quello di Max e Furiosa è un mondo senza speranza, Miller si conferma baluardo di speranza nel mondo del cinema. E’ possibile fare grandi film d’azione senza scadere nell’ovvio, nel banale. La visione post-apocalittica di Miller è ricca, nitida, esagerata, non ha cedimenti. E’ un mondo con le sue regole.

    Io non avevo dubbi su Anya Taylor-Gioia (ciao Cass), che parla pochissimo e lavora di sguardi, e coi ferri del mestiere che si ritrova (ovvero occhioni d’acciaio) non mi aspettavo niente di meno. Tra l’altro Anya arriva tardi nel film perché Miller si prende tutto il tempo che gli serve per gestire la transizione da bambina a giovane donna, tutti i passaggi per trasformarla da trofeo, a preda e schiava, a padrona del suo destino. Infatti la prima volta che distinguiamo i suoi occhioni sotto l’olio per motori sono spaventati come poi non li vedremo più, si fanno via via più duri, inflessibili, umani per quel brandello di speranza subito perso, per trasformarsi in pura vendetta. Senza nemmeno un briciolo d’odio. Lucida vendetta.

    Approvo la promozione a Classido. Diverso da Fury Road, uguale solo a se stesso. Un’altra tacca sulla cintura di Miller. Mai visto una saga che al 5° capitolo avesse tanto da dire in termini di regia, narrazione e spettacolo.

    Una parola per descrivere la visione: appagante. Sotto ogni punto di vista. Miller non sgarra di una virgola. L’incipit con quel Luogo Verde così artefatto, pulito, quasi posticcio, mi aveva fatto temere il peggio. Tempo 3 minuti e arriva il deserto, l’inseguimento, e la sabbia spazza via tutto.
    Mi ha spiazzato anche un uso così misurato della colonna sonora, là dove Fury Road era un roboante concertone, qui è solo accennata quando serve. La mastodontica sequenza della Blindocisterna è interamente leggibile, senza la musica a “coprire”, quasi a voler esaltare il realismo del girato.
    E ancora: Hemsworth abbruttito con naso posticcio e truccato per nasconderlo, evitare ogni distrazione per il pubblico abituato a vederlo in altri panni. Le vendette di Furiosa mostrate tutte, per poi chiudere con la più folle, fantasiosa e sensata.

    Ah, e c’è una biga fatta con le motociclette.

    • Miller è pazzo, cioè è Australiano, un sinonimo, l’attrice che da sola “vende” i film, lui la fa entrare in scena dopo un’ora e ha ragione lui, recita tutta d’occhi perché beh, è così ed è la scelta giusta per la parte, inutile aspettare anni per promuoverlo a Classido, ora l’annuale maratona di ripasso Mad Max sarà composta da cinque grandi film 😀 Cheers!

  3. Be’, cos’altro aggiungere se non che questa sì che è una BLINDORECENSIONE 😉

    • Fiammante e supercarburato, per Miller questo e altro 😉 Cheers!

  4. …E niente.
    Pare che Miller abbia messo a segno un altro colpo da maestro.
    D’altra parte, ci ha preso gusto e si diverte un mondo.
    Hanno sdoganato la sua saga, Mad Max lo conoscono tutti e quindi può fare tutto quello che vuole.
    E lo fa. Eccome se lo fa.
    Altri cent’anni cosi’, George.
    Che mi sa che hai ancora un casino di storie da raccontare, e non basta una vita.

    • Qualcuno davanti a tutti questo riesce anche a lamentarsi ma d’altra parte la fine della civiltà dovrà pur arrivare no? Altrimenti su cosa farebbe i film Miller? 😉 Cheers

  5. Adorato, forse andrò a vederlo ancora una terza volta al cinema. Comunque si sente la presenza di un greco alla sceneggiatura, quella soluzione poteva solo uscire dalla mitologia dell’antica Grecia.

    • Senza ombra di dubbio, gli archetipi sono quelli dell’antichità. Cheers!

  6. Concordo su come insegni a fare un prequel.

    Soprattutto: è un poema epico e mitologico, con la stessa cadenza e lo stesso tono.

    Pretorian Jack è si una trollata, ma anche un “what if?”, ossia cosa sarebbe accaduto a Max se si fosse unito a qualche tribù.

    • Favola, epica e anche qualcosa che arriva dall’ultimo film non Madmaxiano di Miller, non si può chiedere di meglio 😉 Cheers!

  7. Goduto ieri sera con gli occhi a cuore. Ero tiepido (non mi sono fiondato in sala al giorno uno per dire…) perché avevo paura che non fosse all’altezza del primo. E invece “madornale errore!” il mio. Altro filmone e altra tacca sulla cintura per Miller. Solo per l’assalto alla blindo-cisterna da tutti i lati, pure dal cielo dovrebbe far urlare a tutti che questo film “Dovrebbe stare in un museo!”.

    Domanda: le strizzate d’occhio a Max? Una ok, lo si vede che scruta Furiosa (è l’inizio dell’altro film) e ok, l’ho notata. Ma la seconda?

    • Primo giorno, primo spettacolo, prima fila. Due volte nella vita godere di tale spettacolo è una gioia. Lo stesso Praetorian Jack è un proto-Max in tutto (dalla giacca allo stile), ora abbiamo capito quello sguardo di Furiosa a Max-Tom Hardy, in cui non si parlavano ma sembrava si stessero dicendo qualcosa 😉 Cheers

  8. STIZZITA per quanto mi riguarda è già film dell’anno 🤩🥳✨ puro fomento, sono uscito dalla sala che desideravo una moto e un fucile da cecchino 🤣 sarà dura andare a lavoro in bicicletta, oggi…

    • Lo è, pochi cazzi e senza stare a fare tanto gne gne è meglio “Fury Road”… Cazzate, Miller ha colpito ancora e alla grande, gloria al V8 e a George Miller 😀 Cheers!

Film del Giorno

Gli intrighi del potere – Nixon (1995): la storia di Tricky Dicky secondo Oliver Stone

Oggi affrontiamo il titolo che per certi versi da solo, ha confermato una delle etichette appioppate al titolare della rubrica, quindi senza ulteriori indugi, benvenuti al nuovo capitolo della rubrica… [...]
Vai al Migliore del Giorno
Categorie
Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
Chi Scrive sulla Bara?
@2024 La Bara Volante

Creato con orrore 💀 da contentI Marketing