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Ghostbusters (1984): venimmo, vedemmo e lo Classidammo!

In principio fu Douglas Adams. Se conoscete la sua “Guida galattica per gli autostoppisti” a questo punto siete in piedi e vi siete tolti il cappello. Ma prima di aggiungere qualunque altra cosa lo dico subito…. Classido!
Nel 1982 Ivan Reitman e alcuni produttori erano in contatto con Douglas Adams, l’idea era di adattare la “Guida galattica” per il Cinema, Adams lavora sulla sceneggiatura e Dan Aykroyd è molto interessato ad interpretare Ford Prefect, ma voi ed io viviamo in un universo parallelo in cui questo film non esiste, per un problema di diritti legati alla precedente incarnazione della “Guida galattica” (il radio-racconto), la trattativa andò per le lunghe, sono sicuro che quel genio di Adams da questo dettaglio, avrebbe tirato fuori una freddura talmente divertente da farvi cadere dalla sedia. Ciao Douglas, ci manchi di brutto.
Nell’universo dove viviamo noi, è successo che il testone di Dan Aykroyd aveva un’idea da sottoporre a Reitman e alla sua gang di produttori, così, giusto per riempire l’attesa, il soggetto parlava di un futuro prossimo in cui i fantasmi si aggirano senza controllo e di una squadra di professionisti stile SWAT che dà loro la caccia utilizzando delle bacchette magiche, prima di chiedervi: “Cosa aveva fumato”, ricordatevi che state parlando di Dan Aykroyd, sapete cos’è in grado di fare quell’uomo.

Have no fear…. Dan is here!
I tre protagonisti erano scritti e pensati per lo stesso Aykroyd, per il suo compare John Belushi e per Eddie Murphy, a questi aggiungete John Candy in un ruolo secondario. Il titolo di lavorazione è “Ghost Smashers”, Ivan Reitman è molto interessato e qui la realtà varia una seconda volta, generando un altro universo parallelo in cui quella squadra All-Star ha portato a termine il film… Ma voi ed io non apparteniamo a quel mondo, non abbandonate il sentiero, lo so che il richiamo dell’esplorazione è forte, ma le alternative sono infinite e, vi assicuro, non vorrete finire in un mondo dove Mad Max è stato diretto da Steven Soderbergh (brrrrr…)
Per vostra informazione, noi non viviamo nemmeno nell’universo in cui Sylvester Stallone è la star principale di “Beverly Hills Cop”, no, noi viviamo nel mondo in cui Sly ha sfanculato quel progetto perché non gli concedevano di fare ciò che voleva con lo script ed è andato a rifugiarsi dietro i Ray Ban a specchio del Ten. Marion Cobretti in “Cobra” ed Eddie Murphy non ci ha pensato due volte a salutare tutti e a partire per Beverly Hills.
Questo universo è anche quello in cui John Candy è sceso dal carro, perché non gli hanno consentito di interpretare il suo personaggio facendo l’accento tedesco e di avere due rottweiler al guinzaglio, però se guardate bene lo vedete fare una comparsata nel video della canzone (storia vera). Mi spiace portarvi brutte notizie, ma questo è anche quel famigerato universo in cui il più grande comico del mondo, per un problema di prenotazioni, per una notte ha diviso una camera dello Chateau Marmont Hotel di New York con una dose di Speed appena conosciuta, se così non fosse stato, probabilmente avrei passato tutti i Natale della mia vita a vedere “Una poltrona per due” la famosa commedia di John Landis con Dan Aykroyd e John Belushi… Fottutissimi universi paralleli!

Vi siete persi? Ecco un comodo schema per sopravvivere al caos degli universi paralleli.
In compenso, tutta la storia del futuro e della SWAT viene ridimensionata e collocata nel nostro tempo, per contenere i costi di produzione. Spinti dalle esigenze di chi ha un cast tutto da rifare e meno soldi possibili da spendere, tutti mettono gli occhi su uno dei co-sceneggiatori chiamati a riscrivere la sceneggiatura, fidato collaboratore di Reitman dai tempi di “Stripes – Un plotone di svitati”, ovvero Harold Ramis. Durante le letture di gruppo della sceneggiatura, l’occhialuto ragazzo faceva spanciare tutti nella sua versione (seriosissima) delle righe di dialogo di Egon Spengler… Arruolato sul campo. Anche perché era già disponibile, conosceva la sceneggiatura e costava meno degli altri attori considerati fino a quel momento, i due Christopher Walken e Lloyd, John Lithgow e Jeff Goldblum, fate voi il conto delle realtà alternative, che sto iniziando a perdermi…
Coperti i ruoli di Ray Stantz (Dan Aykroyd) e Egon Spengler (Harold Ramis) il ruolo di Peter Venkman va alla terza scelta, dopo i rifiuti di Chevy Chase e Michael Keaton e qui il nostro universo piazza il primo punto a suo favore, noi viviamo nell’universo parallelo in cui Peter Venkman è interpretato da Bill “Inculafantasmi” Murray! Vi lascio il tempo per alzarvi in piedi ad esultare.

Sono il vostro asso nella manica… Ma per sicurezza ho portato tutto il mazzo di carte.
Sempre forti di una politica di Spending review, la parte che avrebbe dovuto andare ad Eddie Murphy viene ridotta della metà e affidata al primo che passa, Ernie Hudson vince così il ruolo di Winstone Zeddmore.
Il titolo cambia, diventa “Ghostbusters”, ma solo dopo aver passato una valigetta piena di ex presidenti spirati stampati su carta verde ai tipi della Filmation, detentori del copyright sul nome. Per chi come me nella sua piccolezza seguiva gli acchiappa fantasmi anche in versione cartone animato, di certo ricorderete un trio composto da un biondo, un cicciotto e un gorilla, mentre le versione cartoon di Ray, Peter, Egon e Winstone si chiamava “The Real Ghostbusters”.

Per non fare torti a nessuno, da bambino li guardavo entrambi.
I produttori vogliono uscire in piena estate, quindi la fretta diventa la migliore amica di tutte le persone coinvolte della produzione del film, si comincia a girare e metà delle scene vengono improvvisate sul set dal cast, l’atmosfera è così elettrica che anche uno scaffale della biblioteca decide di farsi prendere dall’improvvisazione e cade alle spalle dei protagonisti, la battuta che segue (“Ti era mai successo?”, “Ah, prima volta”) è una delle 100 venute fuori dal flusso creativo.
Si va di corsa anche per comporre il tema musicale che viene affidato a Ray Parker Jr. che accetta di buon grado, poi sbatte il grugno contro lo scoglio del blocco dello scrittore, viene salvato dallo slogan letto su un camion dello spurgo (“Who ya gonna call?“) e una base che ricorda molto “I Want a New Drug” di Huey Lewis & The News, lo ricorda molto anche ad Huey Lewis che fa causa, ma poi la ritira dopo il patteggiamento, in qualche modo gli Huey Lewis & The News sono talmente in vista per via (anche) di questa storia, che vengono scelti per la colonna sonora di Ritorno al Futuro. Ora, non so chi ha fatto la colonna sonora di questo film negli altri universi paralleli, ma la versione più figa in assoluto, per quanto scopiazzata, la trovata solo su questo pianeta tiè!

Non venite a raccontarmela, anche voi fate questo balletto quanto sentite il pezzo di Ray Parker Jr.
Ci sono un milione di aneddoti che si potrebbero raccontare su Ghostbusters, ad esempio il fatto che Paul Reubens (più nome nei panni di Pee-Wee Herman) era stato contattato per interpretare l’architetto pazzo Ivo Shandor, costruttore del palazzo e fondatore del culto di Gozer, salvo poi essere tagliato e sostituito dalla modella Slavitza Jovan (più nota come “La troia preistorica” citando Peter Venkman), ma una delle curiosità che preferisco è relativa all’attore William Atherton che qui interpreta il burocrate che fa disattivare la griglia di contenimento liberando fantasmi per tutta New York. Per anni l’attore dovette cercare di schivare insulti dai passanti quando passeggiava per strada e una volta in un bar è stato pure gonfiato di botte da un fan, immagino alticcio. La cosa divertente è che tutto questo non gli ha impedito di ricoprire praticamente lo stesso identico ruolo in “Die Hard” (il primo e il secondo) dove prendeva le botte anche da Holly Gennaro McClane.
Guardando ancora oggi “Ghostbusters” ad ormai 30 anni dalla sua uscita, si percepisce che è un film che è stato fatto con la fretta, i protagonisti provano gli zaini protonici sul campo, Winston nel giro di due minuti entra in scena, viene assunto e dopo due minuti fa da spalla per il monologo sul plumcake gigante come se fosse parte del gruppo da anni. Dopo la riuscitissima scena iniziale in biblioteca, il film procede con l’avanti veloce fornendoci degli Acchiappa Fantasmi a pieno regime, molto spesso è necessario affilare la creatività per far fronte al poco tempo a disposizione, nel cinema “Ghostbusters” è stato sicuramente il caso più eclatante, una lunga pre-produzione, per un film girato in pochissimo, lasciando libertà completa al cast. Dopo 30 anni e quaranta mila visioni, provate a dirmi se ha un momento di stanca, o se non fa ancora morire dal ridere ad ogni sua gag (“Era questo il tuo piano? ‘Pigliala’? Molto scientifico”)
Ammettetelo, non sarebbe il lavoro più figo del mondo?
Il film funziona così bene perché ha saputo coniugare due generi molto codificati e forse agli antipodi, ovvero l’Horror e la commedia, trattandoli entrambi in maniera serissima. Un budget da kolossal sufficiente a rendere credibile sullo schermo l’arrivo dell’Apocalisse, tutto al servizio della commedia, quando hai affidato gli effetti speciali ad un veterano come Richard Edlund, uno che ha lavorato a Guerre Stellari, I predatori dell’arca perduta e Poltergeist (l’originale, non quella schifezza di remake) allora puoi stare sereno, quelle poche parti in CG sono invecchiate, vero, ma sono così poche da non influenzare la credibilità del film. Ennesima dimostrazione che gli animatronici di 30 anni fa, battono i migliori effetti speciali di adesso e se hai una sceneggiatura che funziona (che poi è la parte più economica della realizzazione di un film) allora funzionerà sempre, anche dopo 30 anni.
Il miracolo di Ghostbusters è nel suo equilibrio tra commedia e Horror, confesso di essere stato attirato dal film da bambino più che altro dalla presenza dei mostri e dei fantasmi, infatti, quando il film decide di fare Horror, lo fa alla grande, ci sono scene di possessione degne di un Horror di primo livello e le creature sono state pensate per fare paura, da Zull alla trasformazione delle statue di pietra (“Oook, chi ha portato il cane?”) Ghostbusters ha opposto creature davvero spaventose, a protagonisti per cui è sempre stato un piacere fare il tifo, che permettono allo spettatore di ridere DEI mostri, superando così la paura. A mio avviso, Ghostbusters insieme ai Goonies, è stato il titolo principale che mi ha fatto innamorare del genere Horror, andate a spiegarlo a quelli che tagliano le gambe ai film moderni al grido di: “I Bambini! Perché nessuno pensa ai bambini!”.

Peter Venkman un icona di stile e una calamita per le femmine.
L’effetto comico è dato da una minaccia completamente credibile, il grosso budget utilizzato per creare l’umorismo per contrasto (un altro grande esempio?  Il super accartocciamento di macchine della polizia di Blues Brothers), qui l’apice è ovviamente quando Gozer evoca il Lovecraftiano distruggitore, l’elemento comico è che per colpa di Ray (“Ray è completamente partito Egon, di te che ne è restato?” , “Mi dispiace Venkman, il terrore travalica la mia capacità di razionalizzare”) assume le sembianze dell’omino dei Marshmallow (colpo di genio, contate il numero di volte in cui si vede nel film prima della sua colossale apparizione e capirete della cura dietro a questo capolavoro), per quanto in uno strambo Paese a forma di scarpa i gustosi “gnocchi di lichene” allora (oggi un po’ meno) non fossero tanto famosi, la somiglianza con il celebre omino Michelin, ha fatto sì che l’effetto comico rimanesse inalterato anche da noi, la forma coccolosa, il sorrisone beato, ancora oggi è impossibile non consideralo uno dei più temibili, ma allo stesso tempo improbabili, portatori dell’Apocalisse della storia del Cinema.

Nemmeno H.P. Lovecraft dopo un overdose di Marshmallow avrebbe potuto pensare ad una cosa come questa. 
Non mi fate nemmeno iniziare a parlare di Slimer, un culto totale addolcito solo dal cartone animato, per quello che ancora oggi, insieme a Beetlejuice il più pestifero spettro mai visto sul grande schermo, un adorabile e allo stesso tempo disgustoso inzaccheratore che incarna alla perfezione commedia e Horror, ma soprattutto il concetto di ridere dei mostri di cui parlavo sopra, poi ha alzato a Bill Murray la palla per una delle frasi più mitiche di sempre: “Mi ha smerdato!” (“He slimed me”). Ma inutile girarci intorno, il motore di tutta la vicenda è l’appassionatissimo Dan Aykroyd, che ha creduto così tanto nel progetto che ancora oggi è convinto di tornare un giorno ad indossare lo zaino protonico (Bill Murray è di un altro avviso…), inoltre da consumato frequentatore di palcoscenici da stand up commedy, non si parla mai di quanto Dan Aykroyd abbia il talento (e l’umiltà) di sapere quando prendere il proscenio, o di cederlo ad altri, sempre in funzione del risultato finale, una capacità portata al massimo con la sua collaborazione con Belushi, ma utilizzata anche qui, lasciando completamente carta bianca a Bill Murray, che in tutta risposta, si mangia il film.
Incontri ravvicinati dello smerdoso tipo.
Che Murray sia una cavallo di razza non lo scoprite certo da me, ma immerso nell’atmosfera creativa che è stata il set di “Ghostbusters” lui è stato sicuramente lo zippo acceso lanciato dentro il deposito degli esplosivi, con quella faccia che è allo stesso tempo malinconica, ma anche calamita per schiaffoni, il suo Peter Venkman è un personaggio impossibile, anche per la censura moderna, fumatore accanito, pigro, sarcastico, refrattario alla burocrazia e alle regole, attratto dal soldo e sempre impegnato a cercare la prossima ragazza da (tentare di) orizzontalizzare, entra in scena dando scosse elettriche ad un ragazzino, nel tentativo di fare colpo su una ragazzina, vero e proprio Frontman dell’operazione Acchiappa Fantasmi, ma sempre il primo a svincolarsi lasciando tutta la parte tecnico-teorica (ovvero il lavoro vero) a Ray ed Egon, più interessato all’attività sul campo, specialmente se gli permette di infilarsi in casa della bella Sigourney Weaver, che se l’avete vista qui (e in Alien) capirete facilmente anche il perché gli interessi tanto, ma con una regola (“…veramente è più un indirizzo che una regola!”), ovvero: “Mai possedere le possedute”.

Ricordatevi cosa vi ho detto delle possedute, poi questa ha preso a calci gli Xenomorfi, con voi ci si pulisce i denti.
L’impatto culturale di questo film non provo nemmeno a commentarlo, ma ho un modo tutto mio per misurarlo, ovvero le citazioni involontarie, il numero di volte in cui nel parlato ordinario, vi ritrovate a citare (volontariamente o meno) la frase di un film, sono sicuro che voi come me, citando situazioni apocalittiche avete detto: “Sacrifici umani, cani e gatti che vivono insieme! Masse isteriche!”, oppure vi siete ritrovati per la scale pronti a tirare la volata verso il ventesimo piano, a parlare di scarafaggi che staccano le teste a morsi, a dichiarare che la stampa è morta, oppure una delle mie frasi da celebrazione preferita: “Venimmo, vedemmo e lo inculammo!”. Quando in ufficio ho la meglio su qualche ostacolo particolarmente complesso la utilizzo sempre con grande gioia, tanto i miei colleghi lo sanno che sono un tipo strano, ma soprattutto ricordate sempre quando qualcuno vi chiede se siete un Dio, voi gli dovete dire sì!

Non fate il suo stesso errore, quando capiterà a voi, fatevi trovare pronti.
“Ghostbusters” è un Classido, forse il più facile che abbia mai battezzato, prende un gruppo di amici soli contro il sistema e li oppone all’Apocalisse, rappresentata da mostri Lovecraftiani, armati solo di armi laser ed un’automobile fighissima, in soldoni ha tutto quello che uno vorrebbe sempre vedere in un film, ma inzaccherato in toni da commedia riuscitissima, il risultato è che piace sia a chi cerca l’orrore sia a chi cerca la risata.
Un film che a 30 anni di distanza è rimasto imitato molte volte (anche dallo stesso Ivan Reitman nel sequel del film e in “Evolution” del 2001), che ancora oggi viene preso a modello con risultati più o meno riusciti e che minaccia da anni un terzo capitolo. Dan Aykroyd lo sta facendo di sicuro, il fortissimo no di Murray (“Nessuno vuole vedere dei vecchi che corrono dietro a dei fantasmi” ha dichiarato l’attore) ha generato un sicuro sequel al femminile, che potrebbe essere anche bello, ma mi sembra un modo per tastare il terreno presso il pubblico, anche se Paul Feig potrebbe essere l’uomo giusto… Bah, staremo a vedere, se non altro abbiamo un’incrollabile certezza: questo film, che ci accompagna da 30 anni e personalmente mi sembra che ci sia sempre stato, un punto fermo, un porto sicuro, di fronte a qualunque brutto sequel o tentativo di imitazione, sai sempre su chi puoi contare, se le cose si mettono male… E chi chiamerai?

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