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Ghostbusters (2016): e chi chiamerai? KEVIN!

Cos’avete fatto in questi mesi che hanno preceduto l’uscita del remake, reboot, recoso, di Ghosbuster, il capolavoro di Ivan Reitman del 1984? Vi siete disperati e stracciati le vesti? Avete scritto accorati appelli sui vostri blog, twitter, faccialibri, messaggi in bottiglia (i preferiti di Sting)? Vi siete schierati contro o a favore delle ridicole accuse sessiste, razziste, femministe, maschiliste, fantasmiste, generiche e miste? Avete fatto il tifo per questo film? Vi siete impegnati a sputarci sopra? Beh, ormai poco importa, in questo gran casino di sacrifici umani, cani e gatti che vivono insieme e masse isteriche, il film è uscito in sala e tutti noi abbiamo dimenticato la regola numero uno di Dennis Nedry: non gliene frega niente a nessuno.

Visto? la regola numero uno.

Sì, perché tanto visti i tempi in cui viviamo, tempo tre mesi, sarà tutta acqua passata, di questo film forse ricorderemo solo la pezzente polemica che lo ha preceduto, frutto della pavida campagna di marketing della Columbia Pictures che non ha creduto alla sue protagoniste e all’Internet, che in questi mesi riguardo a questo film ha mostrato il suo lato migliore, quello che mi fa ringhiare: “Benvenuti nel regno della razza umana”.

Ora, non so come la pensiate voi, personalmente, ho davvero fatto il tifo per questo film, perché per indole, per me è automatico schierarmi dalla parte di chi viene accusato di qualcosa di ridicolo, spernacchiato, ma che al momento della verità, tira fuori lo zaino protonico e sbatte il suo flusso in faccia a tutti e gli “haters”, come dicono i giovani, MUTI!

Voi non avete idea di quanto abbia fatto il tifo per queste quattro.

Così mi sono presentato alla visione del nuovo “Ghosbusters”, il cast mi piace, Paul Feig è il regista giusto per questa operazione, ero pronto anche a sorbirmi le strizzate d’occhio, le citazioni e i riferimenti ai film precedenti, tanto ormai nel 2016 i film si fanno così, no? Ho sperato fortemente che questo film potesse stare in piedi con le sue gambe e piacermi, con rammarico devo dire che tutta questa operazione è una grossa occasione sprecata. 

Iniziamo dalle note positive, che purtroppo non sono molte. Ho apprezzato le nuove acchiappa fantasmi, le dinamiche tra di loro funzionano, il fatto che siano tre scienziate (su quattro) è sensato e anche l’ultimo componete della squadra, Patty (Leslie Jones) entra nella band perché è l’esperta di New York, una motivazione molto più sensata di quella del Winston di Ernie Hudson, se vogliamo dirla tutta.

Melissa McCarthy ho già avuto modo di apprezzarla in “Spy”. sempre diretta da Paul Feig, qui è quella più in palla di tutti, seguita a ruota da Leslie Jones e Kristen Wiig (vista in Sopravvissuto – The Martian).

Prima di vedere il film, avrei giurato che Kate McKinnon sarebbe stata la mia preferita, con il suo look in puro stile Egon, ma della versione a cartoni animati di “The Real Ghostbusters”, con la sua eccentricità manifesta avrebbe avuto tutto per ambire al titolo, in realtà il suo ruolo mi è risultato più fastidioso che altro, tenetemi l’icona aperta che ripasso.

Esclusa quella che fa le facce strane, siete tutte promosse!

Il primo errore del “Ghostbusters” di Paul Feig sono le battute, non ne ho mai trovate di davvero memorabili, mi ha giusto fatto sorridere quella dello zaino protonico da testare e delle braccia lunghe di Erin, ma è davvero poca roba, con dei personaggi così affiatati, le battute sono fiacche e banali, non ho ancora avuto modo di vedere il film in lingua originale, ma anche il doppiaggio italiano non aiuta, ci sono proprio degli scambi di battute che non rigano, ma in fondo ho (quasi) sempre visto anche il film del 1984 doppiato, quindi non mi limiterei a questo.

Il Ghosbusters targato 2016 è fiacco in tutti i momenti in cui dovrebbe costruirsi la SUA iconografia. Avete presente il primo incontro con il fantasma della biblioteca del primo film? Sì, dai che ve lo ricordate sicuro! Ecco, quello terminava con un momento comico azzeccato (“Pigliala!” Era lì, tutto il tuo piano? “Pigliala!” Molto scientifico!”), qui il primo incontro tra le acchiappa fantasmi e uno spettro viene sottolineato da una battuta della bionda (due ore di film non ho imparato nemmeno i nomi…), in cui decanta la bontà di una celebre marca di patatine vendute in una confezione a forma di tubo che sta smangiucchiando durante la scena. Una cosa del tipo: una bella battuta può diventare memorabile, ma gratificare lo sponsor pagante garantisce il budget.

Ecco! Questo è proprio il momento migliore per parlare del nostro sponsor.

Quello che manca a queste nuovi cacciatrici di fantasmi è un minimo di logica interna nelle regola della caccia ai fantasmi. In soldoni, prima del gran finale, il numero di spettri catturati sono: uno (U-N-O), quello del concerto Metal. Ma non dovreste acchiappare i fantasmi? In questo film sulle acchiappa fantasmi?

«Perché acchiappare fantasmi quando potresti avere questa fantastica parrucca a soli 9.99!»

Ma anche una volta catturati, non sanno bene cosa farsene, dopo due film sui “Ghosbusters” e centinaia di episodi del cartone animato, per convenzione sappiamo tutti che serve una trappola per contenere gli spiriti e un grosso contenitore di stoccaggio che qui (fino ai titoli di coda) manca completamente, ad aggiungere confusione ci pensa la solita biondina dalle mille faccette buffe, che arma le sue compagna con bombe a mano, guanti protonici (per il sesso sicuro con i poltergeist?) e un “trita fantasmi” che riduce in poltiglia le entità, ma non li dovevano catturare? Capisco che dopo le patatine sia importante vendere dei gadget legati al film, quindi il ruolo della bionda e smascellante acchiappa fantasmi è il più importante del gruppo: accontentare gli sponsor e vendere il merchandising!

«Cerca di non venderti anche gli zaini protonici, quelli ci servono fino alla fine del film»

Chi s’imbarca nel difficile compito di rifare un film che negli anni è divenuto un classico, amato da miliardi di persone, dovrebbe almeno capire quali sono le caratteristiche che hanno determinato il successo delll’originale, prima di volerli rifare a tutti i costi, i film andrebbero prima di tutto visti e capiti. Uno dei motivi del successo del film di Ivan Reitman, era il fatto che i fantasmi fossero una vera minaccia, prendete la scena della possessione di Sigourney Weaver e mettetela identica in un horror dell’epoca, non aveva nulla da invidiare.

Qui i fantasmi sono pacioccosi, teneroni, la cosa più pericolosa che fanno è andare a rifugiarsi dentro dei palloni gonfiabili da parate (a forma di Marshmallow man, eh vabbè!) facilmente resi inoffensivi da un coltellino svizzero (storia vera!), speravo di cuore che Paul Feig volesse rendere omaggio anche alla serie animata, ma persino i fantasmi del cartone animato (per bambini) erano più pericolosi di quelli di questo remake. Paul Feig non ha capito che (the real) Ghosbusters funziona ancora oggi perché con le riuscite battute dei protagonisti si rideva DEI mostri, superando così la paura che erano in grado di evocare. Ma Paul! Cacchio! Ed io che pensavo che potessi essere l’uomo giusto per questo rilancio!

La minaccia: Un branco di palloni gonfiati (FACCIAPALMO)

A questo aggiungiamo il solito cattivo, ricalcato malamente sul Janosz di “Ghosbusters 2” (che già non era un capolavoro, ma fa ancora più ridere di questo Re-coso), mosso da una motivazione veramente campata in aria e alle prese con il solito piano assurdo, che serve solo a (tentare) di ricreare la scena finale dell’omino di Marshallow, ma con la noia al posto del genio.

Bow ties are cool (Cit.)

Anche gli attori del film originali sono buttati nel mucchio a sbuffo, le singole gag in cui compaiono sono appiccicate talmente malamente nella sceneggiatura del film, che non mi stupirei di scoprire siano state direttamente scritte su dei post-it incollati di corsa.

Ma tirare dentro i vari Dan Aykroyd, Bill Murray, Sigourney Weaver, Harold Ramis (sotto forma di busto in bronzo. Storia vera) e Ozzy Osbourne (!), sembrano trovate per cercare di raddrizzare la barra di un film che sembra nato come una tragedia annunciata, anche le varie battutine sugli “Haters” e sul sesso delle protagoniste sembra quasi una modesta risposta al gran casino mediatico che ne ha preceduto l’uscita.

«Fermatelo si sta mangiando le parti migliori della sceneggiatura!»

La cosa più profondamente sbagliata di tutto, è il panico manifesto della Columbia Pictures, colpevoli di non aver creduto in quella che era la vera forza del film (Acchiappa fantasmi DONNE), il loro modo per cercare di limitare i danni ha parecchi muscoli e un nome: KEVIN.

«Eccomi, ho portato anche il book fotografico del mio calendario»

Kevin Beckman, il biondo Chris “Thor” Hemsworth è uno dei più grossi disastri mai messi su schermo, non tanto per la prova di Hemswoth, che dimostra di non avere problemi a prendersi in giro, il problema è che in molti mercati (ad esempio in Inghilterra), il personaggio del segretario tutto muscoli e poco cervello è stato cavalcato per tentare di vendere il film e questa cosa ha un drammatico effetto anche nella trama. L’idea è paracula, bisogna dirlo: prendiamo uno su cui le signore paganti possono rifarsi gli occhi durante il film e lo sfruttiamo per far sembrare ancora più pronte e brillanti le nostre protagoniste, due piccioni con un manzo!

Idea balordissima perché dimostra che la Columbia non ha mai creduto per davvero alle protagoniste del film, il risultato è che durante tutta la pellicola, Kevin è al centro di tutte le scene. Avete presente la puntata dei Simpson in Homer viene scelto per doppiare Pucci il cane, il disastroso tentativo di rilancio del rodato successo “Grattachecca & Fichetto”? Ecco, dopo la prima messa in onda tutto il pubblico odia l’aggiunta alla storica serie è Homer cerca di proporre idee per rendere il cagnone più appetibile al pubblico, nella sua lista anche: “Quando Pucci non è in scena, tutti gli altri personaggi dovrebbero chiedersi, ma dov’è Pucci?”.

«Ragazze posso entrare in squadra anche io?»
«No grazie Kobe siamo al completo, faccio tutto io, l’uscita è da quella parte»

Ecco, qui è la stessa cosa: Kevin fa il suo esordio da svampito segretario, contornato da battute a doppio senso (non un grosso problema, anche il film originale ne era pieno), poi in ogni scena Kevin deve fare la sua fastidiosa comparsata per giustificare minutaggio minimo (e immagino salario) di Chris Hemsworth, un po’ come se Bill Murray e compagni si fermassero a chiedere: “Hey, chiediamo a Dana cosa farebbe in una situazione come questa”.

Non paghi, le cose scappano ulteriormente di mano quando [Inizio moderato SPOILER] Kevin passa dall’essere la spalla comica ripiena di bicipiti, al corpo ospite del cattivone, quindi, di fatto, vera nemesi (temporanea) dell’acchiappa fantasmi, per poi una volta liberato dalla possessione, tornare il Kevin di sempre [fine SPOILER, era moderato vero?]

Ma ci sono altri due momenti in cui il maledetto Kevin tiene banco. Quando “congela” i poliziotti in posa da ballerini (lasciatemi l’icona aperta su questa che ripasso) e nel finale, nel momento del trionfo, quando le nuove Ghosbusters dovrebbero godersi il bagno di folla e la meritata celebrazione, chi spunta? Di nuovo Kevin, che con una battuta moscia dirotta l’attenzione dalle protagoniste a se stesso.

«Ragazze! Se ci riuscite voi posso fare l’acchiappafantasmi anche io!»

Come se non bastasse, durante i titoli di coda (ecco l’icona lasciata aperta di prima che torna), si vede Kevin in versione ballerino, che costringe a ballare tutti i poliziotti, in quella che è a tutti gli effetti la stessa identica scena giù vista in “The Mask” (1994) con Jim Carrey. Evidentemente hanno avuto il buon cuore di sforbiciare almeno il momento ballerino del maledetto Kevin (conservandolo per i titoli di coda). In parole povere, guardando il film sono giunto ad una conclusione: Kevin è il Jar Jar Binks di questo film!

«No, No! Dio cosa abbiamo fatto! Tutto ma non Jar Jar!»

La spalla comica scappata di mano che trasforma il film nel suo (urticante) one man show, tutta questa attenzione ottiene l’effetto opposto, Jar Jar Kevin biondo e scemo ha comunque più attenzione di quattro donne (scienziate), ho come l’impressione che più di una femminista potrebbe avere qualcosa da ridire. Visto che l’andazzo intorno a questa pellicola è una spirale discendente e se ne parli male sei un razzista, sessista, misogino e membro del Ku Klux Klan o della Nazione Ariana (come ha giustamente dichiarato Dan Aykroyd rispondendo agli “Haters” di Leslie Jones), lo dico a chiare lettere: di questo nuovo “Ghostbusters” quello che mi sta più sulle palle di tutti è anche il personaggio più fuori posto del film, Kevin, quello maschio, bianco e anche vagamente ariano, tanto che interpreta un Dio nordico. Nella vita bisogna schierarsi!

«Se vendessimo Kevin? A peso faremmo un bel gruzzoletto»

“Ghostbusters” non è riuscito a divertirmi e non funziona nemmeno come nuovo punto di partenza, è un film che invece di farti dire “I ain’t afraid of no ghost”, ha paura della sua ombra, delle polemiche, e non ha avuto il fegato di credere alle sue protagoniste, che potevano essere la vera forza del film.

«Mi sento come il tappetino di un taxi» (Cit.)

Sempre per effetto della regola numero uno di Dennis Nedry, verrà presto dimenticato, forse insieme all’assurda marea di schifose polemiche razziste e sessiste che ha generato, meglio così? Bah, non so, forse faremmo tutti bene a ricordarci cosa di che razza di schifo può generare l’umanità armata di Internet su argomenti “Importanti” (satiriche virgoletto d’obbligo) come il remake di un film.

Sarebbe stato molto importante per Paul Feig, la Columbia Pictures e tutte le persone coinvolte nella produzione, rispondere a quello Tsunami di vergognosa ignoranza con un film clamoroso in grado di zittire tutti, sarebbe stato importante, sarebbe stato anche bello, invece “Kevin” era qui tutto il vostro piano? “Kevin” bravi molto scientifico!

Sepolto in precedenza venerdì 5 agosto 2016

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