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Ghostbusters II (1989): se piovono seguiti e qualcuno deve metterci un ombrello e chi chiamerai?

La verità è che nessuno vuole bene a “Ghostbusters II”, nemmeno i suoi creatori. Certo ci sono i super fanatici degli Acchiappafantasmi a cui basta vedere tute e zaini protonici per esaltarsi, badate bene lo sono anche io un esagerato appassionato di questi personaggi, sono cresciuto neglianni  ’80 e pago un debito di gratitudine enorme nei loro confronti, ma bisogna guardare in faccia la realtà.

Le vicissitudini produttive del primo “Ghostbusters” restano una delle più belle storie cinematografiche di sempre, persino io mi sono lanciato a raccontarvela, perché le trovo incredibilmente uniche e affascinanti. Esistono qualcosa come boh, se sessanta o settanta documentari che parlano del film di Ivan Reitman, ma beccami gallina se qualcuno di questi menziona anche per errore “Ghostbusters II”. Qualche mese fa mi sono fatto fregare da “Cleanin Up the Town – Remembering Ghostbusters” (2019), che in copertina prometteva almeno un accenno al secondo capitolo ed invece? Nisba, niente, nada, zip!

Bello, ma se cercate informazioni sul secondo film, questo non è il documentario che state cercando (con tanto di gesto Jedi fatto con la mano)

Qualche settimana fa invece, ho aggiunto alla mia collezione di gadget legati agli Acchiappafantasmi (ve l’ho detto che sono un mega fanatico no?) anche il cofanetto in Blu-ray con i due film, infilato nel lettore quello del secondo film e premendo su “Extra”, mi sono lanciato sul divano al grido di: «Ed ora dovrete parlare anche del seguito!» (Storia vera).

Se i contenuti speciali del primo film sono ore ed ore, quelli del secondo anche nel Blu-ray sono abbastanza una miseria. Dan Aykroyd e Ivan Reitman stanno seduti uno accanto all’altro, davanti alla Ecto-1, l’intervistatore tutto quello che riesce ad ottenere è l’inevitabile moto d’orgoglio da parte di quello che è sempre stato l’entusiasta del gruppo, il vero cuore di tutta l’operazione, il vecchio Dan infatti, facendo si tutto il tempo con la testa, ribadisce con forza che anche il secondo film è pieno di momenti incredibili, si lo è. Ivan Reitman lo guarda con espressione di circostanza sul volto, proprio lui a cui un minuto prima era scappata fuori quella che suona come una confessione: «Il seguito è arrivato molto tardi, forse troppo tardi». Su questa frase anche l’entusiasta Dan ha dovuto annuire confermando a sua volta.

«Siamo in missione per conto di Slimer»

“Ghostbusters II” esce nel 1989, cinque anni dopo l’orgia al botteghino e la grande sbornia di successo del primo film, un film che giova ricordarlo, era stato realizzato con la fretta nel cuore e una data di scadenza sul groppone che non lasciava troppo tempo per pensare, ma solo per agire. Ma questo come detto è qualcosa che vi ho già raccontato, quindi analizziamo lo scenario nel 1989.

Il successo del primo film aveva sganciato sul mondo un quantitativo infinito di merchandising a tema e soprattutto, una serie animata intitolata “The Real Ghostbusters” per distinguerla e risolvere finalmente la disputa sul nome, iniziata con i tipi della Animation, quelli del cartone con Jack Kong Jr., Eddie Spencer Jr. e il gorilla Grunt lo ricorderete di sicuro se siete della mia leva, la si guardava con gioia quando la versione animata con Venkman e soci non era in onda. “The Real Ghostbusters” era molto divertente e con alcuni episodi gustosamente spaventosi, come quello del Babau ad esempio ed è andata in onda con successo fino al 1991, per un po’ sono stati i veri acchiappafantasmi sul serio, visto che quelli ufficiali latitavano.

The Real Ghostbusters, che a lungo sono stati proprio i veri Ghostbusters, in attesa di quelli in carne e ossa.

Bill “Inculafantasmi” Murray (cit.) é da sempre quello con meno voglia di tornare ad infilarsi lo zaino protonico, sono miracolosamente riusciti a convincerlo per il prossimo “Ghostbusters legacy”, che avrebbe dovuto uscire tipo, adesso, ma è scoppiata una pandemia globale. Io mi farei due domande. Nel 1989 Bill, era nel bel mezzo del suo anno sabbatico dalla recitazione, Dan Aykroyd invece non ha mai smesso di voler dare la caccia ai fantasmi, d’altra parte è appassionato di occulto, scienza e millanta sempre un nonno pioniere dello spiritismo (storia vera, almeno secondo Dan). Ivan Reitman era pronto a tornare fresco del successo di “I gemelli” (1988), poi dovreste sapere che quando è il momento di rimettere insieme la banda, Dan Aykroyd non si tira mai indietro.

Sigourney resta l’effetto speciale migliore di tutto il film.

“Ghostbusters II” aveva due opzioni (in quanto due fin dal titolo): uscire a ridosso del primo film cavalcando la Ghostbustersmania generata dal successo, oppure essere un film incredibile capace di tenere testa alle aspettative del pubblico. Considerando che per la prima opzione era tardi e per la seconda, semplicemente non era fisiologicamente possibile, “Ghostbusters II” sceglie la regola aurea dei seguiti: uguale al primo, ma di più! Con particolare enfasi sulla porzione di frase “uguale al primo”, sul serio, identico.

Gli Acchiappafantasmi sono nuovamente degli spiantati come li abbiamo conosciuti, molti li considerano dei ciarlatani e altri sostengono che siano finiti zampe all’aria perché vendevano fumo e merda, di sicuro lo fa Jason Reitman (figlio di Ivan, oggi regista famoso e futuro responsabile di “Ghostbusters legacy”… Auguri ragazzo, ma proprio tanti) che compare nella scena della festa all’inizio, quella dove Ray Stantz (Dan Aykroyd) e Winston Zeddemore (Ernie Hudson) si presentano zaino in spalla come intrattenitori di ragazzini, ma vengono schifati in favore di Tri-Man. Ma lasciatevelo dire, sono completamente d’accordo con Evit di Doppiaggi Italioti, se guardando il film sentivate He-Man siete vittima di allucinazioni auditive, era chiaro che i bambini urlavano «Tri-Man!», posso garantirvelo io che sono anche duro d’orecchi.

«… E chi chiamerai?», «L’otorino se hai sentito Tri-Man!»

Egon Spengler è tornato a fare sadici esperimenti di laboratorio, il fatto che Harold Ramis sia ancora della partita mi fa intuire che il famigerato litigio con Bill Murray, quello per cui non si sono parlati per anni, almeno fino alla malattia di Ramis, sia arrivato dopo questo film, ma sto scivolando nel pettegolezzo più spinto, quindi torniamo alla trama che prevede Peter Venkman (Bill Murray) e Dana Barrett (Sigourney Weaver) non come una coppia felice, perché fa sicuramente più ridere vedere ancora una volta Murray cercare di scalare il monte Weaver, con i suoi tentativi di approccio conditi da battute, ma per far capire che sono passati cinque anni, ora Dana ha un figlio con un nome da statuetta, Oscar, interpretato da due gemelli, intesi come omozigoti non come segno zodiacale (Storia vera), frutto di una storia con un musicista sparito dai radar e dal film (tornato probabilmente nel Puzzaware) che serve più che altro a far cominciare la storia, a ricordare al pubblico invecchiato che i bambini dovrebbero essere una cosa bella ed etichettare Dana come una Milf. Andiamo, lo avete pensato tutti… Degenerati (quasi-cit.)

Mothers I’d like to frighten.

Una strana melma rosa fuoriuscita dal sottosuolo fa impazzire la carrozzina del piccolo Oscar e riporta in azione i protagonisti. Da qui in poi è un crescendo di tutto quello che ha reso grande il primo film, Louis Tully (Rick Moranis) è ancora in giro ma fondamentalmente vorrebbe essere un Acchiappafantasmi anche lui, mentre Janine Melnitz (Annie Potts) cerca di orizzontalizzarselo. Se per caso anche voi da ragazzini, vi siete sempre chiesti perché Janine in questo film sfoggiasse quei capelli ridicoli, la risposta è facile, ci ero già arrivato da gagno: nella serie animata la segretaria aveva i capelli rossi, quindi Annie Potts ha dovuto recitare con quella parrucca, con la piccola differenza che la Janine di “The Real Ghostbusters” era anche sexy, la povera Potts invece sembra solo scema con quel gatto morto rossiccio in testa.

In ogni caso la Janine del cartone animato resta più sexy (… Degenerato!)

Quello che invece non ho mai capito, nemmeno da bambino, è il perché se Janine nel film doveva diventare una rossa per allinearsi al cartone animato, Harold Ramis non è stato ossigenato per assomigliare alla sua controparte animata. Questione di buon gusto? Perché Annie Potts con quell’affare in testa invece!? Vabbè torniamo al film.

Il facente funzione di Louis in questo film si chiama Janosz Poha (Peter MacNicol nel ruolo della vita, davvero bravo) lo sfigatino novello Renfield ma più comico, servitore dell’oscuro male che in questo film non è una divinità sumera ma egli è Viggo (il grugno di Wilhelm von Homburg, uno dei terroristi di Trappola di cristallo) un tiranno carpatico del XVI secolo, sorta di immortale Rasputin raffigurato in un quadro grande come casa vostra e un pezzo di quella del vicino.

Lui è Viggo, terrore Carpazi e nemico di John McClane.

Il fattore catalizzante e anche l’unica, minima variabile rispetto alla struttura del primo capitolo (qui ripetuta ossessivamente) è proprio la melma rosa (che in bocca tua riposa), una specie di fiume che scorre nelle fogne di New York assorbendo la rabbia e il rancore di una delle città con la popolazione notoriamente più scortese (non Martin) del pianeta e malgrado tutto, la melma è di un rassicurante color rosa. Su questo principio se lo stesso fiume scorresse sotto Torino, sarebbe nera come una notte durante un’interruzione di corrente.

Un candido Rosa? Si vede che non siete mai stati a Torino. 

Che poi è anche il motivo per cui i Ghostbusters vengono arrestati e processati, indagando sulla melma senza autorizzazioni e fingendosi operai (con tanto di parlata piuttosto divertente), i nostri eroi si ritrovano ad affrontare il processo, che è anche la migliore scena di tutto il film. No sul serio, tra i due fantasmi, i fratelli Scoleri mandati alla sedia elettrica, con le sembianze ispirate a Jake ed Elwood (storia vera) e l’esagerata reazione del giudice («Io vi farei… Mettere al rooooogo!») la scena è davvero uno spasso. No sul serio, vi devo citare «Doo!», «Ree!», «Egon!» oppure la mia frase preferita del film, quella che ho finito per utilizzare un milione di volte durante la mia parlata quotidiana (specialmente sul lavoro): «Qualche volta se piove merda e qualcuno deve metterci un ombrello e chi chiamerai?».

A mani basse, una delle citazioni involontarie che amo utilizzare più spesso (storia vera)

“Ghostbusters II” ha dei momenti divertenti, forse quelli che citava Dan Aykroyd nei contenuti speciali del mio Blu-Ray, ma è innegabile che sia un altro modo di suonare la stessa canzone, oppure un modo appena diverso per suonarla identica. Le apparizioni di Slimer sono infilate giù per la gola al film con l’imbuto, perché il fantasmino verde inzaccheratore era protagonista nel cartone animato, quindi nemmeno qui può mancare. Ma più che altro è la struttura del film ad essere identica, anche se fa ridere veder finalmente il Titanic raggiungere New York («Meglio tardi che mai»), per altro pronunciato in un modo che faceva capire che Jimmy Cameron non era ancora passato a far dire a tutti “Taitanic”. “Ghostbusters II” è una copia fatta con la carta carbone del primo film, a ben guardare la fine dell’epoca dei comici del Saturday night live al cinema per certi versi.

Il fantasma della Céline Dion futura.

Inspiegabile invece come il film non abbia più utilizzato l’iconico pezzo di Ray Parker Jr. anzi, lo so perché, era un mezzo furto con rapina della canzone “I Want a New Drug” di Huey Lewis & The News, quindi per il seguito si è optato per una serie di orecchiabili pezzi rap che però ammettiamolo, non allacciano nemmeno le scarpe al tormentone del vecchio Ray, quello che potrei ascoltare all’infinito senza stancarmi mai (lo sto facendo anche ora in cuffia. Storia vera). Un peccato che il film abbia sbagliato mira in
questo modo, solo riguardo all’iconografia della saga, il logo degli Acchiappafantasmi nuovo, quello che con le dita indica il numero due un po’ come la “V” di vittoria, era invece un modo davvero azzeccato di aggiungere qualcosa al mito di questa saga.

Molto figo, lo possiamo candidamente ammettere.

Questo seguito non è un brutto film, non lo è affatto, sono convinto che Ivan Reitman non possa proprio scendere sotto un determinato livello qualitativo nemmeno se ci provasse con tutte le forze, ma è innegabile che si può fare leva sullo spirito patriottico dei New Yorkesi quanto vogliamo, la passeggiata della statua della libertà sulle note di “Higher and Higher” di Howard Huntsberry è iconica e genera una serie di battute spassose («Viene da chiedertelo, vero?», «Da chiedermi cosa?», «Se sia nuda sotto quel manto. É francese. Lo sai, no?»), ma non raggiunge la strapotenza dell’entrata in scena dell’omino dei Marshmallow, che per assurdo era ancora più radicato nella cultura americana della celebre statua (davvero qualcuno di voi ha mai mangiato quei candidi gnocchi di lichene? Domanda, ma anche cit.) però con il suo assomigliare all’omino della Michelin, oltre ad essere il più improbabile portatore dell’apocalisse mai visto al cinema, riusciva per assurdo ad abbattere le frontiere diventando internazionale.

«Un po’ lo capisco Charlton Heston»

Certo nella saga di “Ghostbusters” la città di New York ha sempre avuto un peso specifico incredibile, ma tra i tentativi di assomigliare al cartone animato e soprattutto al primo film, “Ghostbusters II” non ha mai una sua personalità perché la verità è semplice, in nessuna intervista nessuno dei protagonisti lo dichiarerà mai, ma la formula del primo film è rimasta irripetibile, come il siero del super soldato di Steve Rogers, non sono mancati i tentativi falliti di replicarla, anche da parte dello stesso Ivan Reitman, vi ricordate di “Evolution” (2001)? Io si, ero andato addirittura a vederlo al cinema (storia vera).

Il primo “Ghostbusters” è stato come la scoperta dello champagne, anche se avrei potuto citare la penicillina per far contenti Egon e Ray. I cambi in corsa degli attori, la fretta, una compagnia di effetti speciali tirata su dal niente solo per lavorare al film e soprattutto le battute spesso improvvisate dagli attori, sulla base di una sceneggiatura che era un eterno cantiere aperto. Ghostbusters è diventato un classico perché alla chimica forse irripetibile del gruppo, si è aggiunta l’unità d’intenti di raggiungere l’obbiettivo partendo da una condizione di spalle al muro, in cui l’unico modo per arrivare in meta era lavorare in fretta tirando fuori subito le idee migliori e più creative, posso dire la mia? È stato un allineamento di pianeti, il passaggio di una cometa che ha illuminato tutti noi bimbi degli anni ’80, per questo i tentativi di rilancio non funzionano e non funzioneranno, quindi ribadisco, Jason Reitman? Auguri ragazzo, ma proprio tanti.

«Guarda che ci devi recitare anche tu nel seguito di Reitman Junior caro Bill»

Tutto da buttare quindi? Proprio per niente. Ora, io dico sempre che ogni volta che ho la possibilità di scegliere, preferisco vedere un film, in lingua originale, perché voglio sentire gli attori recitare, non dei doppiatori “coprire” la loro prova di recitazione. Però non facciamo i cinéfili nell’era dell’Internét, non sono nato nel Delaware e nemmeno nel Puzzaware (ho fatto la doccia stamattina), da bambino i film li guardavo in Italiano e faccio parte della generazione che tanti film della vita, li ha visti a casina sua sul televisore di famiglia. La curiosità di rivedere anche i classici in lingua originale però resta fondamentale e anche qui sono completamente d’accordo con Evit di Doppiaggi Italioti (si capisce che vi sto invitando a leggere il suo pezzo vero?) “Ghostbusters II” in italiano fa molto più ridere che in lingua originale, ma non fatelo sapere al vecchio Dan altrimenti chissà come potrebbe reagire.

Ho importunato tutti gli elettrodomestici della mia vita, rifacendo la vecchia beffa del tostapane cannibale (storia vera)

«Momenti di melma» che mi ricordava “Momenti di gloria” (1981), la leggendaria «Ed è guarito?» dopo l’elenco infinito di tentativo di fare fuori Viggo, per non parlare della geniale «Noi redivivi, loro redimorti!», la frase che uso ogni volta che esco da una montagna di super lavoro, che risulta mille volte migliore dell’equivalente in originale piuttosto anonimo. “Ghostbusters II” è tutto così, quante volte avete fatto la vecchia beffa del tostapane cannibale? Io sempre, ogni volta che avevo un tostapane per le mani e sicuramente più volte di quante io abbia mai mangiato dei Marshmallow.

Mi rendo conto che potrei recitarvelo tutto questo film. 

Insomma “Ghostbusters II” è arrivato troppo tardi come sostiene Ivan Reitman, ma è la prova che un fulmine non può colpire due volte nello stesso punto. Ma questo non mi ha certo impedito di vederlo un milione di volte e di adottare molte delle sue frasi simbolo nella mia parlate quotidiana, in questo senso allora aveva ragione Dan Aykroyd, per numero di frasi mandate a memoria il secondo film pareggia il primo, vi dico solo che sto aspettando il giorno in cui mi si presenterà l’occasione giusta per rispondere al telefono con voce nasale, dicendo qualcosa tipo: «Acchiappafantasmi? Si siamo tornati».

«Pronto Bara Volante? Si siamo tornati»
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