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Giochi stellari (1984): congratulazioni Starfighter!

In un’epoca lontana ma non dimenticata, gli anni ’80, il vostro amichevole Cassidy di quartiere al tempo bambino, passava il suo discreto quantitativo di tempo libero, appeso ai cabinati del bar vicino a casa di mio cuGGGino. Storia vera, anche se sembra un pezzo degli Elii.

Uno dei miei preferiti era Toki, ma vi lascio immaginare la mia gioia quando, per un periodo incredibilmente breve, un vecchio negozio attaccato a casa mia venne riadattato a sala giochi. Non qualche cabinato in un Bar, ma una sala giochi vera, che frequentavo con un candore beh, tipico del bambino che ero. Tipi loschi, fumatori accaniti e il sospetto – più che legittimo – che le monetine infilate a ripetizione nei cabinati non fossero la principale fonte di introiti per il locale, chiuso dalla mattina alla sera, scomparso ma mai dimenticato. Come gli anni ’80. E il loro nemmeno velato consumo di sostanze a dirla tutta.

Nick Castle, regista, ripieno di Michael Myers, amico di Carpenter, eroe.

Dagli anni ’80 arriva anche il titolo di oggi, che spegne le sue prime quaranta candeline, un culto per me e molti altri della mia generazione per tante ragioni, ma per una più delle altre. Malgrado il ruffianissimo titolo di “Giochi Stellari” (a chissà cosa stavano pensando gli autori di questa storpiatura, non riesco proprio ad immaginarlo), il film diretto da Michael Myers, anche noto come Nick Castle, parlava, e per certi versi ancora parla, a tutti quei ragazzi che trovavano magici quelle enormi cabine del telefono con joystick, rese obsolete dalle prime console, in un film che altro non è che una fantasia adolescenziale: battere il record al cabinato, salvare la galassia, spupazzarsi la tipa. Anzi questo ultimo punto a ben guardare il film, non sembra nemmeno così fondamentale, malgrado la presenza della “Stupenderrima” (cit.) Catherine Mary Stewart.

Lui pensa solo al joystick e lei, beh, anche.

Scritto da Jonathan R. Betuel, quello di “Ritorno dalla quarta dimensione” (1985), la storia di “The Last Starfighter” oggi non ci verrebbe raccontata, perché un cabinato non può essere pienamente sostituito da una console con partite potenzialmente infinite e gratis, ma sicuramente sarebbe raccontato utilizzando l’animazione, visto che siamo davanti ad un film per ragazzi fatto e finito.

Alex Rogan (il quasi esordiente Lance Guest), vive in una cittadina che è più che altro un campo caravan semi organizzato, i cui eventi principali sono la nuova puntata della telenovelas oppure vedere Alex giocare a “Starfighter”, il gioco spaziale che inizia sempre con la stessa frase tormentone, quella che tutti sognavamo di sentire pronunciare appesi al joystick: «Congratulazioni Starfighter! Sei stato reclutato dalla Lega Stellare per difendere la frontiera contro Xur e l’armata di Ko-dan!»

Non ce la faccio, troppi ricordi (cit.)

L’apice della vita di Alex è rappresentato dal record battuto al gioco, perché tanto è chiaro che l’unica evasione del ragazzo sarà solo quella videoludica, i suoi amici vanno al lago, lui sistema l’impianto elettrico per la comunità di vecchietti stile “Cocoon” dove vive. Persino la borsa di studio gli viene negata, ma quando “Giochi Stellari” sembra destinato a prendere la china di “Incompreso” (1966), di colpo si ricorda di essere un titolo da Bara Volante introducendo l’elemento fantastico.

La fighissima auto di Centari
La fighissima auto di Centauri parcheggiata in Ritorno al Futuro Parte II.

Il record al cabinato di Alex ha attirato il creatore di Starfighter, un tale che dice di chiamarsi Centauri (Robert Preston), una sorta di Doctor Who che si aggira su un’automobile futurista e chiede a ragazzini come il protagonista di seguirlo e salire a bordo. Suona un po’ torbido? Si, ed ora che ci penso ricorda anche una scena identica di “Team America” (2004) anche per un’altra ragione, l’auto di Centauri improvvisamente mette le aaaaaaali (cit.) e decolla, rivelando che il pilota non solo è un alieno che si smonta la faccia in un fazzoletto (come quando sei molto raffreddato e starnutisci fortissimo) ma è anche un ben poco ortodosso selezionatore di piloti di Gunstar, i caccia spaziali di una vera guerra intergalattica che si sta combattendo tra le fila dei buoni, ovvero l’unione planetaria chiamata Lega Stellare e il malvagio Xur e l’armata di Ko-dan, proprio come recitava il videogioco, un avversario reso astioso dalla perdita di capelli preventiva e che ora vuole conquistare la galassia.

Bow ties are cool (cit.)

Il film dell’amico di John Carpenter, oltre che ripieno di Michael Myers, il mitico Nick Castle, altro non è che il cugino grande de Il piccolo grande mago dei videogames, che ridava un po’ di giustizia a coloro che dimostravano talento con le console collegate al televisore di casa, ma qui siamo davanti ad una sorta di rivincita dei Nerd in chiave spaziale, che è allo stesso tempo una dichiarazione d’amore a quelle astronavi, quei monoliti chiamati cabinati, perché il sottotesto del film, quello che capisci solo quando hai superato l’età anagrafica alla quale Nick Castle si rivolgeva, è che “Giochi stellari” parla a tutti coloro che alle ragazze preferivano i videogiochi o meglio, a quelli che sono in quella fase lì in cui anche Catherine Mary “Stupenderrima” Stewart, non smuove nulla al protagonista, in un film dove lui è un puro, il prescelto, l’ultimo Starfighter, la parabola dell’eroe “from zero to hero” come amano dire i nostri amici americani, quando intorno a lui sono tutti più carichi di ormoni del protagonista.

Il fratellino minore tiene i Playboy sotto il letto («Iolanda, che pupa!») e persino Beta Alex, lo spaventoso clone-sostituto, che spunta con la faccia pulsante da sotto le coperte, creato per impersonare Alex e non far sospettare della sua spaziale assenza, per lo meno un minimo di impacciato tentativo di approccio con la bella Maggie prova a metterlo su, anche se tra i dettagli che si notano solo quando ti riguardi “The Last Starfighter” alla stessa età anagrafica del film festeggiato oggi, diventa chiaro che Beta è il vero eroe dimenticato di questa storia.

Gli eroi sono tutti giovani e non per forza belli.

Non solo è stato programmato per abbracciare la parte meno “sexy” della vita di Alex (e ci credo che almeno prova a compensare con Maggie!), ma quando Xur mangia la foglia e manda sulla Terra un facente funziona di Boba Fett per eliminarlo, il nostro Beta caccia fuori un piglio da eroe sacrificandosi per tutti quanto noi. Di tutte le morti “motivazionali” del film (che comunque non mancano), quella di Beta passa totalmente in cavalleria.

Nick Castle, al suo secondo film da regista in una carriera piena di titoli per ragazzi, dal suo amico John Carpenter pesca due elementi: l’essenzialità dietro alla macchina da presa e le atmosfere dal più atipico dei titoli del Maestro, “The Last Starfighter” sembra la versione adolescente di Starman, io non riesco a non pensare a Nick nostro che corre dal suo amico a dirgli che ha per le mani una sceneggiatura che parla di videogiochi. Carpenter deve aver approvato.

Che meraviglia era? Peccato che sia rimasta un culto per pochi.

“Giochi stellari” se la gioca tutta di trucchi prostetici vecchia scuola, mescolati a rivoluzionari (per il tempo) effetti digitali, quasi tutti impiegati per realizzare le, anzi la Gunstar, che altro non è che la proiezione mentale dell’immaginaria navetta spaziale che ogni videogiocatore immagina di pilotare quando iniziava una nuova partita. Uso il singolare perché la trama spazza via tutti gli Starfighter in un solo attacco, una veloce mono-battaglia, dopo averceli mostrati durante la riunione pre-decollo, un misto tra i ribelli di Guerre Stellari e beh, la cantina-band, sempre dallo stesso film.

Gli sta spiegando che Greedo ha sparato per secondo.

Ma staremmo qui a parlare della fuffa se non fosse per il mitico co-pilota, quello che vorremmo tutti se Chewbecca fosse già impegnato. Con la sua calotta cranica, a metà tra quella de La Cosa dei Fantastici Quattro e una Tartaruga, ma sopratutto con quella risata che sembra un attacco d’asma di un fumatore di sigari Toscani, sto parlando ovviamente di Grig.

Quello che ancora oggi, a quarant’anni di distanza dalla sua uscita, molti non sanno su “Giochi Stellari” è che non solo il film è diretto da Michael Myers in persona, ma che sotto il trucco di Grig si nascondeva l’Irlandese Dan O’Herlihy. Ancora non vi dice niente? Se non lo ricordate per Halloween III allora vi ricorderete di lui come mega direttore galattico della OCP di RoboCop.

Il co-pilota asmatico dei sogni.

Gli effetti speciali in CGI erano piuttosto futuristici per il 1984, a rivederli oggi fanno un po’ l’effetto TRON, il che ha senso, visto che sempre di videogiochi si parla e il “Fiore”, alla fine, altro non è che l’arma finale, quella raccolta è conservata solo per il Boss finale dell’ultimo livello, una volta scatenata, da qui è tutta una discesa, verso il finale.

Lui con la sua lente a scatto e il suo laconico stile nell’affrontare la fine, ci ha dato lezioni di stile.

La conclusione di questa fantasia adolescenziale travestita da romanzo di formazione (tanto il lavoro sporco lo ha fatto tutto Beta) a questo punto può prevedere anche un po’ di gnagna, visto che l’apice del trionfo del videogiocatore ormai lo abbiamo raggiunto, una capatina sulla Terra per portarsi via “Stupenderrima” Catherine Mary Stewart ci sta. Non ho mai capito perché lei possa volare nello spazio senza casco spaziale, ma tanto con quelle tute spaziali lasche sul collo vale tutto.

Una sola parola: stupenderrima.

Anche perché quando parte il tema musicale del film che gli vuoi dire a “The Last Starfighter”? Il pezzo ufficiale che risuonava nelle teste di tutti noi, piccoli ex “pitonati”, intenti a svincolarsi appesi a qualche cabinato, sperando di fare così tanti punti, anche solo per sentire una volta: «Congratulazioni Starfighter! Sei stato reclutato dalla Lega Stellare per difendere la frontiera contro Xur e l’armata di Ko-dan!»

Lo dico? Lo dico! Era più o meno dal 2015 che sognavo di portare “Giochi Stellari” dove merita di stare, ovvero a bordo mio personale Gunstar, questa Bara (storia vera), missione compita e record raggiunto, auguri!

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  1. Eh ma pure io son vetusto e fuori target, ma forse per me sono i kilometri! Comunque credo che quel format abbia creato anche tanti cult che oggi sono franchise. Può darsi che questo cambiamento, questo stondare i bordi abbia a che fare con la nascita del pg13? Non sono ferratissimo sull’argomento, ma che sia più per una questione politica ed economica che artistica o pedagogica?

    • Il primoa cambiare è stato il cinema per ragazzi, ma il PG13 ha definito un prima e un dopo in tutto il cinema. Cheers

  2. C’è una cosa che mi ha colpito mentre lo stavo rivedendo: centauri gli dice che non gli dirà che succede perché è bello così. E poi aggiunge: “non sarai mica il tipo che salta a leggere il finale?”. O qualcosa del genere. C’era qualcosa di fiabesco, un gioco tra autore e ragazzino in cui per qualche attimo il re è nudo e centauri sta parlando proprio a te. Goditi l’avventura. Questa cosa C’era in explorers, nella storia fantastica, ammazzavampiri, howard il papero e molti altri. Anche un certo gusto orrorifico che dava pepe. Roba così non l’hanno fatta più in questi termini. Peccato. Per fortuna c’è ancora qualche formula di homevideo o streaming per rivederli. Certo ci sono ottimi film successivi, ma quella roba lì, fatta così, era uno stile di quel periodo.

    • Era la formula del film per ragazzi di allora, che se era anche un po’ pauroso, tanto meglio. Oggi hanno arrotondato i bordi, forse è un bene, ma non per i miei gusti, ma ormai sono fuori bersaglio per i film per ragazzi 😉 Cheers

  3. Ma come si può non voler bene a questo film, grafica computerizzata deluziosamente vintage compresa, con tutto il background di cabinato in comune che ci portiamo dietro? E, fra le tante cose che si potrebbero ancora elencare, ci ricordiamo chi era il bounty hunter mandato sulle tracce di Alex? Cioè nientepopodimeno che il futuro Gul Dukat di DS9, Marc Alaimo? Per quanto mi riguarda Castle aveva fatto un buon lavoro, all’epoca, e io continuo ancora a crederlo dopo quarant’anni… 👍
    Riguardo alla passione comune per il joystick che hai così ben sintetizzato nella didascalia lassù, mi viene in mente che ci sarebbe stato del materiale per un sequel (a maggior ragione, visto che Lance/Alex alla fine decide di portare con sé Maggie/Catherine Mary: li immagino su di un pianeta lontano, circondati da pargoli e pargolette (i loro) poi, mentre si guardano con espressione inequivocabilmente riproduttiva, la voce di “nonno” Grig annuncia il titolo del film… “The Last Starfighter Two: This is Dick,
    my fellow Joystick” (chiosando con una delle sue risate asmatiche) 😉

    • Ahaahha siamo sicuri che non esiste un seguito, come dire, per adulti? Di solito faccio molte ricerche per i post, ma non mi sono mai addentrato così in là in quella galassia 😉 Cheers

  4. Scusa Cass, ti segnalo anche un refuso, hai scritto Alex Guest ma sarebbe Alex Rogan…
    Nulla di che, solo per completezza!! Ciao

    • Me ne sono accorto ieri ma poi ho dimenticato di correggere la ripetizione, grazie Bro, ora è sistemato 😉 Cheers

  5. Altro film per me formativo, da molti considerato di serie B ma con una gran schiera di appassionati, tra cui il sottoscritto, proprio per il fatto che è un tributo gigantesco alla cultura nerd degli anni ’80.
    In più il protagonista non è il solito figo, sembrava davvero uno di noi, un pò sfigato e anche impacciato con le ragazze, non particolarmente portato per gli sport, però molto bravo con il joystick (ops)!!
    Per il resto ringrazio sempre il mio defunto papà per avermi fatto scoprire il mondo delle sale giochi. Negli anni ’80 erano veramente dei luoghi formativi, stile “Tana delle Tigri”. Entravi con (pochi) gettoni e ne uscivi con gli occhi rossi, per il fumo, gli olezzi vari e a volte anche per la fauna di tamarri che le bazzicava e con cui dovevi interagire (e anche per questo ringrazio sempre mio padre, perché sapevo che c’era ma mi lasciava sbrigarmela da solo contro questa popolazione variegata, anche questo mi ha fatto crescere).
    Beta indiscutibilmente è molto più figo di Alex. Intanto perché almeno ci prova con la bellona di turno, in più quando è il momento non ci pensa due secondi a buttarsi nell’azione e a sacrificarsi per noi. Avrebbe sicuramente meritato una sorte migliore o almeno una menzione speciale.
    A dire la verità molte volte mi sono identificato più in lui che nel protagonista, nel comprimario che fa la cosa giusta ma viene spesso dimenticato e anche facilmente… Ma noi ultimi starfighter non lo abbiamo scordato!!
    Ultima osservazione, sempre legata al fatto che sono della X-generation, spesso i film com questo non erano per nulla anticipati… Scoprivi magari la locandina nei cinema quando andavi a vederne un altro e ti creavi da solo l’aspettativa su come potesse essere (a me è successo così!).
    Erano tempi diversi, non per forza migliori, però era più facile sorprendersi…
    Buon vener!!

    • Capisci perché da tempo lo volevo su questa Bara no? Buon venerdì anche a te Starfighter. Cheers!

  6. Grazie a te, piuttosto.
    Quasi mi dimenticavo…notevoli anche gli effetti speciali, come hai fatto giustamente notare.
    Computer – grafica molto grezza ma davvero impressionante.
    I primi vagiti di una nuova tecnologia.
    Un vero assaggio di futuro.
    Prima di chiudere…una riflessione
    Oggi gli e-sports sono un business, tra gamer trattati come star e competizioni internazionali.
    Si dice diverranno disciplina olimpica, ben presto.
    Una volta era tutto più a livello locale.
    Era una specie di circuito underground. Dove tra sale giochi e bar di periferia, di paese o di citta’ (celebri quelli delle metropolitane, alle volte ricavati in stanzini angusti e appartati. La mia tana, specie in tempi scolastici, era per l’appunto in uno di quelli) nascevano vere e proprie leggende.
    Che speravi di incontrare, magari per caso.
    Perche’ era l’unico modo di entrare nel giro:affrontarli in doppio oppure venire notati intanto che facevi un partitone pazzesco, mentre si aggiravano in incognito alla ricerca di sfidanti o di qualche talento promettente.
    C’era qualcuno che provava a riunire videogiocatori da ogni parte d’Italia per partite, tornei o per scambiarsi trucchi e informazioni, con tanto di classifiche dei record e punteggi documentati.
    O addirittura una federazione con tanto di premi e medaglie, che provo’ a contattare persino il C.O.N.I.
    Iniziative coraggiose, ma destinate a finire ben presto.
    Mancavano i mezzi. Ma soprattutto erano idee troppo avanti, per i tempi.
    Scusa la divagazione (alle volte sorvolo sul fatto che si debba parlare principalmente di cinema), ma mi hai fatto fare un bel tuffo nei ricordi.

    • Bro-Fist 😉 Cheers!

  7. Usciti vivi solo per puro caso da un mondo pericoloso ma fighissimo, per citare la strofa di una canzone.
    Alle volte penso che siamo dei sopravvissuti, per certi versi.
    Coi nostri occhi di pischelli talmente rapiti da tutto quello che avevamo intorno da non renderci conto dei rischi che potevamo correre, forse.
    Comunque, do’ ragione al buon Calcare.
    Le sale giochi le dovevano fare patrimonio dell’Unesco, altroche’.
    In quale altro posto trovavi astronavi spaziali, guerrieri ninja, mostri mitologici, draghi, guerrieri in armatura e il codice d’onore del bushido condensati in pochi metri quadrati?
    Caposaldo della mia infanzia. E elemento imprescindibile del mio bagaglio di cinefilo.
    E di molti Baristi, immagino.
    Film che negli echi evoca Spielberg, Lucas e Zemeckis. E infatti sa di MAGIA.
    Ma che sa camminare benissimo sulle sue gambe, nonostante il chiaro riferimento a una certa trilogia.
    Pure nel titolo, almeno qui da noi.
    Le famose Guerre Stellari. Ma concentrate in un unica pellicola.
    Gli eroi si riuniscono, l’impero malvagio colpisce duro ma i ribelli superstiti si lanciano nell’assalto finale.
    E dalla parte opposta, sulla Terra, seguiamo un’avvincente vicenda parallela con tanto di bounty killer alieno e replicante buono dall’altra.
    Un po’ Terminator e un po’ Starman, vedendo la trasformazione del clone.
    Me l’ha un po’ ricordato, il film del Maestro John. Non a caso dirige uno dei suoi.
    E per concludere…un attacco suicida da parte di una sola navicella contro un’intera flotta. Con tanto di boss finale e smart bomba.
    Proprio come in uno shoot’em up dell’epoca.
    Da quanto tempo non usavo questo termine…purtroppo il genere e’ morto e sepolto, ormai.
    Non esiste piu’.
    E vogliamo tralasciare il finale, quasi in sapore di E.T.?
    E’ vero, staranno insieme. Ma probabilmente non torneranno piu’.
    Quasi ti scende la lacrimuccia. Anche in duri come noi.
    Ma una sola, eh. Non esageriamo.
    Film che adoro, dicevo.
    Perche’ stavo gia’ in fissa coi videogames, allora. Ma anche per come riprende una mitica e leggendaria figura che si aggirava nei bar come nelle sale giochi.
    Ma soprattutto nei bar, dove la presenza dei cabinati era ancora piu’ incisiva.
    Erano il tocco di modernità di cui noi sentivamo di avere il bisogno, in posti come il resto del paese erano rimasti fermi al dopoguerra.
    Se non era per quelle robe che venivano quasi sempre dal Giappone (come i cartoni) ovvero un posto misterioso, esotico e lontanissimo di cui si sapeva poco e niente, erano poco piu’ che osterie.
    Dicevamo di questa mitica figura.
    Il campionissimo.
    Quello che finiva i giochi con un solo gettone. E che se il gioco ripartiva da capo, con duecento lire tirava un intero pomeriggio.
    Quello che quando entrava le porte a momenti si spalancavano da sole. E che si avvicinava al cabinato fluttuando a mezz’aria, circondato da un’aura mistica.
    Con gli altri che si spostavano al suo passaggio, perche’ arrivava il professionista.
    Quello con dietro il pubblico, che oltretutto mentre assisteva alla partita prendeva da bere e da mangiare.
    E quindi faceva pure la fortuna del gestore, che aveva pure il coraggio di lamentarsi.
    Non per vantarmi, ma per qualche tempo ho avuto l’onore e il privilegio di rientrare nella categoria.
    Il mio momento di gloria. Grazie ai picchiaduro Capcom e SNK.
    Street Fighter 2, Fatal Fury e cosi’ via.
    Che ricordi…
    La cosa ironica e’ che provarono a fare anche il videogame, di questo film.
    Purtroppo naufrago’ tutto.
    Gran pezzo, Cass. Complimenti.

    • Grazie a te capo, anche per avermi ricordato uno dei miei preferiti, “Fatal Fury” 😉 Cheers

  8. Eh, questo era uno dei titoli che ho sempre voluto proporti di commentare, l’ho anche rivisto un annetto e mezzo fa ma non non ho mai trovato lo spirito giusto che meritava il film.

    Piezz’e core, tanto che nei ricordi d’infanzia questo era al pari di Guerre Stellari.
    A me gli effetti digitali però hanno proprio ammazzato l’entusiasmo perché fanno sembrare tutto di una lentezza esasperante. Avveniristici per l’epoca sì, ma anche bruttarelli. Sul resto degli effetti e del trucco tutto promosso. Grande stima per Centauri (personaggio che adoravo) e Beta mentre, lo dico? L’eroe non è che mi sia mai piaciuto tanto. E’ il tipico film di cui mi piace praticamente ogni personaggio tranne il protagonista.

    • Penso che sia anche parte del suo fascino, è un personaggio in divenire, lo comprendo davvero solo quando torna a riprendere “Stupenderrima” lì finalmente fa una cosa che avrei fatto anche io 😉 Cheers!

  9. Film che ho visto un numero spropositato di volte da piccolo … poi dimenticato in qualche angoletto del cervello fino a qualche anno fa quando chissà perché mi é tornato in mente e sono riuscito a recuperarlo per vie traverse . Grazie della recensione concordo su tutto ahahah 🙂 la cosa che mi era rimasta più impressa da bambino era proprio Beta che « respirava » con la pelle nel suo letto e da piccolo mi aveva parecchio traumatizzato anche perché non c’entrava davvero nulla col resto del film e non si capiva perché ci si sia infilata questa nota un po’ horror… ma vabbè 🙂 alla fine é un dettaglio e ci sta :).
    Comunque questo film fa vedere gli anni 80 veri con queste sale giochi che frequentavamo che erano davvero dei postacci (ma con carattere e atmosfera) non la versione edulcorata alla stranger things 🙂 e meno male!
    Alla prossima e grazie!

    • Grazie a te, mi fa molto piacere trovare altri Starfighter come me sparsi per la galassia 😉 Cheers!

  10. OCP: Oh Che Palle! da parte del grande Miguel Ferrer 😉
    Si dà il caso che io l’abbia rivisto da non molto, insieme guarda un po’ a “Ritorno dalla quarta dimensione” (gran trip), che non sapevo neanche fossero cugggini!
    Che dire? Quella del cabinato è una passione “dei maschi” che non ho mai capito, e le sale giochi erano antri oscuri dentro cui poteva nascondersi qualunque animale urbano, ma in quanto a selva qui a “Giochi stellari” non si fanno mancare niente. Avevo quasi scordato il Beta, un po’ da brividi, una parentesi quasi horror…
    Titolo un po’ “ammiccante” (diciamo così, va’) qui da noi però almeno rientra nella trama, bel recupero.

    • Mi piace tutto di questo film, tanto che mi piace anche suo cuGGGino. Mi piace che sia romanzo di formazione ma allo stesso tempo una storia che celebra e ti dice di mollare i giochi, mi piace che sia horror, commedia e fantascienza, mi piace che sia diretto da Michael Myers e interpretato dal capo dell’OCP, insomma roba da Bara Volante, finalmente sulla Bara 😉 Cheers

  11. Un pilastro della programmazione di odeon tv…mi sa che dopo 40 anni è giunto il momento di recuperarlo…

    • Ora che abbiamo un’altra età devo dirti, emoziona ancora e lo si guarda anche con occhi diversi, merita il ripasso, ci tenevo molto a questo compleanno anche se il film lo ricordiamo in pochini. Cheers!

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