Home » Recensioni » Giovani streghe (1996): crescere è già un casino, figurarsi con il potere assoluto tra le mani

Giovani streghe (1996): crescere è già un casino, figurarsi con il potere assoluto tra le mani

Per nostra fortuna, verso la metà degli anni ’90, Hollywood ha capito che l’adolescenza non era solo quella roba da film per ragazzi fatta di primi amori, biciclette e colonne sonore piene di chitarre smielate. No, a un certo punto qualcuno ha iniziato a sospettare che crescere fosse una faccenda molto meno ordinata, molto più vicina a un rituale fatto male, di notte, quando non sei sicuro di quello che stai facendo ma lo fai comunque perché non hai alternative migliori.

“Giovani streghe”, imbarazzante titolo italiano, rispetto all’originale “The Craft”, diretto nel 1996 da uno specialista come Andrew Fleming, che arrivava da “Bad dreams” (1988) era un titolo di mezzo, stavo in quello spazio in cui il teen movie smetteva di essere rassicurante e l’horror stava per tornare in vita, anche grazie a Neve Campbell che guarda caso, recita in entrambi i film di culto del 1996, a proposito di cast, parliamone!

Meteo dell’anno 1996: prevista Neve

Robin Tunney nel ruolo di Sarah, nuova arrivata con più bagagli emotivi che valigie, Fairuza Balk nei panni di Nancy, è un po’ la ragazza immagine del film pur essendo tutto tranne che una ragazza immagine, al massimo è una piromane con la voglia di dar fuoco ad un mondo sbagliato. Neve Campbell, appena prima di diventare il volto più urlante del decennio, e Rachel True, che completa un gruppo apparentemente unito ma in realtà tenuto insieme con lo scotch.

La chiamano stregoneria, ma secondo me è solo l’adolescenza.

La storia, detta così, sembrerebbe semplice: nuova ragazza arriva in città, fa amicizia con tre coetanee emarginate, scopre di avere poteri e insieme iniziano a praticare la magia. All’inizio piccoli incantesimi, roba quasi da passatempo, poi lentamente, ma nemmeno troppo, la situazione sfugge di mano. Fine della sinossi ufficiale, quella che puoi raccontare senza complicarti la vita.

Perché la verità è che “Giovani streghe” usa quella struttura solo come pretesto per raccontare qualcosa di molto più concreto: cosa significa essere fuori posto, e cosa succede quando finalmente trovi un modo per non esserlo più. Che poi se ci pensate, è il modello che molti titoli, anche successivi, hanno replicato quasi identico.

Nel 1996 bastava poco per sentirsi esclusi, non c’erano filtri, non c’erano community online pronte a dirti “sei perfetto così” (o “Fai schifo” dipende dai casi), c’era il liceo, che funzionava come sempre: gerarchie rigide, gruppi chiusi e margini pieni di gente che cercava di capire dove infilarsi senza farsi troppo male. Sarah arriva lì dentro e fa subito la cosa più naturale del mondo, ovvero provare a non farsi notare, ovviamente fallendo.

Must be the season of the witch.

Le altre tre sono già oltre quella fase, Nancy, Bonnie e Rochelle non stanno più cercando un posto, hanno già accettato di non averlo. Qui il film inizia a fare una cosa interessante: ti mostra come nasce un gruppo non perché le persone stiano bene insieme, ma perché stanno male nello stesso modo, una forma di appartenenza, sì, ma è anche una bomba a orologeria. Per questo il titolo italiano risulta banalissimo mentre quello originale, decisamente più a fuoco.

Dentro quel gruppo c’è un po’ di tutto, il bisogno di riconoscimento, il desiderio di cambiare, la rabbia accumulata, il dolore legato al proprio corpo, allo sguardo degli altri, alle umiliazioni quotidiane. Bonnie vive il proprio aspetto come una condanna, Rochelle si porta dietro il peso di un razzismo mai troppo nascosto, Sarah cerca un equilibrio che non ha ancora trovato e Nancy… Nancy è un caso a parte.

Per chiunque sia stato (o è) incazzato con il mondo e vestito di nero, Nancy diventa il modello di riferimento, anche perché Fairuza Balk sembra uno con addosso i traumi di Oz e pronta a lanciarsi nei traumi di una delle produzioni cinematografiche più pazze di tutti i tempi, nel mezzo, ha trovato il tempo di entrare nell’immaginario collettivo con un ruolo da incendiaria, come dicevo. Perché Nancy la struttura del liceo, razzista, sessista, …’ista, vorrebbe demolirla perché è solo la palestra della società che attende queste ragazze, tanto vale distruggere tutto fin da subito.

Modello per due o tre generazioni di ragazze Goth (ma non solo)

Quando entrano in gioco gli incantesimi, tutto quello che prima stava sotto la superficie viene amplificato, qui “Giovani streghe” si gioca la sua carta migliore, perché non parla davvero di magia, parla di potere. Non quello astratto, ma quello concreto: la possibilità di cambiare le cose, di ribaltare i rapporti di forza, di smettere di essere vittime.

Va anche detto che, per essere un film diventato manifesto di tante femministe, sfoggia una struttura piuttosto classica, da una parte la “brava ragazza” che vorrebbe solo far innamorare il bello di turno, Chris (Skeet Ulrich, la prova che questo è un film degli anni ’90), dall’altra la “cattiva ragazza”, che vorrebbe far fuoco al sistema perché marcio dalle fondamenta, ma quando ha il potere per farlo va fermata, perché il film devo concludersi ristabilendo l’ordine e lo status quo, anche se voglio dire, quando una delle ragazze rischia la violenza sessuale, è sempre Nancy quella che interviene a vendicare, poi dico, sarà che sono uno stramboide di lungo corso, ma ditemi come si fa a non patteggiare per Nancy.

“Giovani Streghe” si muoveva nel solco del cinema per tutti, quindi per sua natura, non poteva far esplodere tutto, per quello avremmo dovuto attendere qualche anno e guardare verso Nord, in attesa che dal Canada arrivasse “Ginger Snaps” per potersi permettere un po’ di più, in quanto titolo che arrivava dal un circuito più indipendente.

Ditemi se queste non sono tipe da Bara Volante al 100%

Va anche detto che per il sottoscritto, “The Craft” è sempre stato un film famoso, di cui ho sempre compreso il culto, senza, per ovvie ragioni, poterlo sentire pienamente mio, perché gente, ho il pene, questo film non potrà mai parlare al 100% al sottoscritto. Certo, fa leva e colpisce al cuore chi è sempre stato considerato uno strambo nero vestito per tutta la vita (…presente!), ma è pensato per un pubblico femminile, nel corso degli anni ho conosciuto tante appassionate di Horror, e non solo, che considerato questo film con effetti speciali che già facevano tenerezza nel 1996 quello che è, un culto che non potevo proprio ignorare in vista dei suoi primi trent’anni.

Forse non avrà avuto la capacità di svelare i trucchi, di aprire la tenda per mostrare a tutti cosa si trova dietro, i meccanismi di un Horror come ha fatto Scream, ma allo stesso modo è diventato di culto, lanciando Neve Campbell come eroina di una generazione, forse anche due, scusate se è poco.

4.8 4 voti
Voto Articolo
Iscriviti
Notificami
guest
8 Commenti
Più votati
Recenti Più Vecchi
Film del Giorno

Under the shadow (2016): quando sibila il vento delle bombe sventolano i veli della follia

Troppo facile un Horror per la “Spooky season”, troppo facile un compleanno Horror per questo mese, meglio il compleanno di un Horror iraniano molto bello, per voi, oggi, offerto da [...]
Vai al Migliore del Giorno
Categorie
Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
Chi Scrive sulla Bara?
@2025 La Bara Volante

Creato con orrore 💀 da contentI Marketing