Se per caso avete già visto su Netflix la quinta stagione di Orange is the new black, sicuramente l’addestrato paginone, vi avrà proposto alla voce “Potrebbe interessarti” anche la tanto strombazzata “GLOW”. Lottatrici di Wrestling donne? Il tutto ambientato negli anni ’80? Impossibile resistere!
Per altro, le
reazioni in giro erano tutte tra il “Capolavorò!” e il “Non guarderò mai più
altro con quei miei stupidi occhi dopo aver visto questo”, insomma, toni
dimessi, degni dell’entrata in scena di un Wrestler, per capirci.
schiaccio play, pronti via, scopro che la prima stagione di “GLOW” è composta
da soli dieci episodi, per di più da trenta minuti ciascuno. Bene dai, una
bella serie da bersi in scioltezza. Oh, ma sapete che ho fatto più fatica del
necessario ad arrivare alla fine? Alcune puntate poi, malgrado il minutaggio
più vicino a quello delle sit-com che delle serie drammatiche, mi sono sembrate a tratti infinite, spesso a metà episodio mi sentivo come se ne avessi già visti due
di qualunque altra serie. Male, molto male!
davvero ottima, ambientare il tutto negli anni ’80 non è solo una mossa
paracula per sfruttare lo tsunami di malinconia per il decennio dei jeans a
vita alta, trovata che, come altre serie Netflix hanno dimostrato, tende a sortire i suoi effetti presso il pubblico.
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| La reazione del pubblico, quando spuntano capigliature cotonate e jeans a vita alta. |
Proprio negli
anni ’80 il Wrestling dell’allora WWE ha raggiunto il massimo della popolarità
ancora me li ricordo i pomeriggi passati a devastare le molle del lettone dei
miei, zompandoci sopra esaltato dalle gesta dei lottatori, allora commentati in
tv da Dan Peterson, oddio commentati, diciamo che lui blaterava cose, poi si
metteva a discutere in solitaria con se stesso sull’interessantissimo (si fa
per dire) sistema di codici postali degli Stati Uniti. In pratica, quello che fa
ancora oggi quando “commenta” il basket su Sportitalia.
brillante anche l’idea di sfornare un’altra “Drammedy” con protagoniste donne,
sulla falsa riga proprio di “Orange”, peccato che la mossa di sfornare uno “Stranger
Orange” non abbia funzionato e le lottatrici di GLOW, purtroppo, non colpiscono
duro come avrebbero dovuto.
protagoniste sono un gruppo di totali “Outsider” (per dirla all’americana)
guidati da un altro disallineato totale, il regista di B-Movie di culto come “Gina
the machina” e “Blood Disco” (che forse sarebbero risultati più interessanti
della serie, se solo esistessero) Sam Sylvia, interpretato da un azzeccato Marc
Maron con occhiale alla Stan Lee.
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| Come passare dagli eroi in tutina di Stan Lee, alle eroine (sempre in tutina) del wrestling. |
Per trovare i
fondi per il suo prossimo film, Sylvia accetta di dirigere un programma tv da
mandare in onda nella fascia per famiglie del sabato mattina, ma il nostro è
piuttosto estroso e sogna in grande, sogna proprio delle Gorgeous Ladies of
Wrestling, che risplendano truccate, cotonate e in costumi appariscenti.
azzeccato il fatto che le protagoniste siano proprio donne, che la società
vorrebbe vedere al massimo ad allattare bambini, oppure a ricoprire ruoli
minori in film, perché tanto i personaggi interessanti vengono affidati tutti
ad attori veri, tipo Steve Guttenberg, no io dico: Steve Guttenberg.
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| Messa in panchina da quel ricciolone di Steve Guttenberg, colpo basso. |
In questo senso, l’attrice
drammatica Ruth Wilder (Alison Brie che mi ricorda che un giorno dovrò anche
vedere “Community”) che si ritrova a studiare le mosse di Hulk Hogan e Ric
Flair, oppure la bionda Debbie Eagan (Betty Gilpin) che scopre che il Wrestling
è l’equivalente maschile delle soap opera: stesse trame, ma con in più i pugni,
sono le perfette rappresentanti dell’altra metà del cielo, spesso messe alle
corde dalla società.
Ho trovato molto
sensato che la serie parta dall’allenamento, perché nessuna delle signore
conosce il Wrestling, figuriamoci come praticarlo, un espediente che serve a presentare
anche al pubblico una specialità che per essere praticata richiede parti uguali
di impegno in palestra e talento d’intrattenitore.
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| “Ah quindi il wrestling non sarebbe uno sport vero?”. |
Il Wrestling per
queste donne diventa l’occasione per riprendersi il loro corpo ed utilizzarlo
per qualcosa che non fosse una precedente imposizione della società, un modo
per essere davvero “Gorgeous” e ribadire il proprio ruolo nel mondo, perché essere
femministe non vuol dire per forza smettere di essere femminili, ma poi io di
che parlo? Io ho il pene, sono il meno adatto al mondo a parlare di femminismo.
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| Comunque la più spassosa è Britannica, con il suo rap in finto accento Inglese. |
Allora parliamo
di questo (del femminismo, non del mio pene), il problema di “GLOW” diventa
proprio questo, un tentativo di far diventare centrali nella storia le trame e
le sottotrame delle aspiranti lottatrici, allunga il brodo di una serie che
sembra dimenticarsi che quando hai già le “Gorgeous Ladies”, ad un certo
punto dovresti fare anche il “Wrestling”.
Alison Brie è sfigata, ma non in un modo che ti fa davvero patteggiare per lei,
mentre la Debbie Eagan di Betty Gilpin (l’unica che ha davvero il fisico per
risultare credibile come lottatrice), tutto sommato malgrado le sfighe non mi
ha convinto molto, per usare il vocabolario del Wrestling interpreta una “Face”,
ma ha la faccia di una “Heel”.
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| Chissà cosa penserebbero Rocky e Ivan Drago di tutto questo. |
Il resto dei
personaggi riescono ad essere davvero caratteristici solo quando
abbracciano la loro identità da lottatrici, non credo sia un caso che per buona
parte della stagione, l’unica che resta impressa è la donna-lupo, di cui però
sappiamo poco o nulla, se non che ha la fissa di conciarsi come beh… Una
donna-lupo.
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| Grossomodo questa è tutta la caratterizzazione del personaggio. |
Il cast inizia a
diventare caratteristico quando adottano le identità di Fortune Cookie (interpretata
dalla da Ellen Wong di The Void), Welfare
Queen, oppure Vicky the Viking, per altro incredibilmente simile a Terry
Gilliam nella sua comparsate vichinghe del Flying Circus.
nei panni della cattivona comunista Zoya the Destroya è assolutamente
fantastica, sembra la mamma di Yuri Boyka, ogni volta che Alison Brie mette su
quel finto accento russo, la serie migliora di due o tre punti percentuali!
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| Niente, finisco sempre a fare il tifo per i russi che vi devo dire? |
Non è un caso se
gli episodi migliori della stagione, siano quelli dove il Wrestling è davvero protagonista,
come l’episodio 1×07 (per altro dedicato alla memoria del mitico Chavo Guerrero
Sr.) dove Zoya e Liberty Bell si allenano con il più classico dei training
montage musicali, oppure l’ultimo episodio, dove finalmente vediamo lo spettacolo
vero e proprio, verrebbe da dire che era pure ora!
l’eventuale seconda stagione, di vedere solo Zoya e tanto Wrestling, perché
davvero ne abbiamo visto troppo poco per divertirci sul serio.
consiglio altri post legati a GLOW, quello del Cumbrugliume e Non quel Marlowe!










