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Godzilla e Kong – Il nuovo impero (2024): non c’è due senza Kaiju

L’uomo discende dalla scimmia, l’uomo ha inventato il cinema e quindi il cinema discende dalle scimmie no? Lo sapete, qui alla Bara Volante siamo scimmiologi DOC, crediamo in questa massima e sappiamo che tutto è iniziato con King Kong, anche il cinema.

Senza Kong non ci sarebbe mai stata l’ispirazione primaria per Ishirō Honda nel 1954 a creare il suo METAFORONE semovente, ovvero quel capolavoro di Godzilla. Lo so, l’ho presa un po’ alla lontana questa premessa, anche peggio di come faccio di solito ma lo faccio per arrivare ad un punto: Joseph E. Levine, influente produttore dell’epoca, fiutò il successo in patria del film di Honda e fece di tutto per importarlo negli Stati Uniti, anche rimontare una versione più occidentale del girato, con meno giapponesi e più Raymond Burr come protagonista, risultato? Successo anche in America per il nostro ‘Zilla e questo ci porta alla prossima fase di questa operazione di import/export internazionale.

«No, per il commento del film di oggi devi andare laggiù, la premessa quotidiana di Cassidy è più lunga del solito»

Da un’idea originale di Stefano Accorsi Willis H. O’Brien, nata come un film a passo uno intitolato “King Kong vs. Frankenstein”, il produttore John Beck fece un sacco di soldi (senza dividerli con O’Brien) vendendo alla Toho il soggetto, che ai giapponesi piacque, a patto di metterci dentro Godzilla al posto del vecchio Frankie. State capendo dove voglio arrivare?

Avanti veloce, altrimenti questo post finirete di leggerlo a Natale altro che Pasquetta, se da una parte per anni Kong ha imperversato in tante produzioni giapponesi, sempre interpretato da un nuovo sudatissimo figurante con la tuta da gorillone tipo Jim Belushi in Una poltrona per due, gli americani hanno sempre cercato di fare loro il mito di ‘Zilla, prima con Roland Emmerich nel 1998 e poi con la versione di Gareth Edwards, uscita ormai dieci anni fa, quella che ha dato il via al MonsterVerse, con un titolo che resta ancora un Kaiju una mosca bianca in questo universo di titani e schiaffoni, perché i film venuti dopo hanno avuti tutti un tono sempre più in linea con l’import/export che vi ho descritto a volo di Bara.

«’Sta zampa po esse fero o poesse pelo»

Dopo un paio di avventure soliste dal tono sempre più discutibile, Kong e ‘Zilla nemiciamici hanno fatto a schiaffoni per la prima volta, all’interno del MonsterVerse nel 2021, Godzilla vs. Kong è il film che ha messo in chiaro il fatto che i sogni di gloria che avevo per il regista Adam Wingard, dovevano essere pesantemente e mestamente ridimensionati, un grosso marchettone al neon, divertente il giusto che ora si è guadagnato un seguito diretto, che pare aver a suo modo assimilato le richieste di molto pubblico, tra cui il vostro amichevole Cassidy di quartiere: la prossima volta, meno umani grazie!

Ecco, l’ufficio reclami della Warner ha tenuto conto di questo in un modo un po’ bizzarro, in effetti in “Godzilla e Kong – Il nuovo impero” gli umani sono ancora meno centrali, ci sono anche passaggi in cui i Titani a loro modo dialogano tra di loro, lasciando intendere come in parte ha confermato anche Wingard, che un capitolo con solo mostroni giganti sarebbe anche possibile. Però va detto che la rappresentanza umana all’interno del MonsterVerse è stata ben utilizzata nella serie tv “Monarch”, legata al mostruniverso e prodotta da Apple, su cui non mi dilungherò perché avremmo modo di parlarne diffusamente a breve (a buon intenditor…), questo ci porta al tono generale del film di oggi.

… E parla coi rutti! (cit.), per altro in questa scena torna un personaggio mitico, sapevatelo!

Volete gli umani sviluppati con un senso e affidati ad un cast come si deve? Guardatevi “Monarch”, sembra proprio che Wingard ci voglia dire questo, perché il suo “Godzilla x Kong – The New Empire” con quella “X” nel titolo originale che sta lì a ricordarci che dobbiamo metterci una croce sopra, questo film è un po’ la versione con i soldoni degli scontri in costume di gomma tra Kong e ‘Zilla dei film giapponesi degli anni ’60, il sottoprodotto di lunghe trattative e ore di trasporto via nave sull’asse Tokyo/Washington, una baracconata? Certo, con una sua dose di fascino e con Wingard che sicuramente si è divertito, anche libero da un po’ di vincoli che lo tenevano imbrigliato nel primo scontro tra i due Titani, però una roba che per essere apprezzata in pieno, andrebbe vista come un bambino che rovescia i suoi giocattoli preferiti sul pavimento, pesca il pupazzo di Godzilla e quello di King Kong e si inventa una trama, che poi è un pretesto per farli combattere, BOOM! SBAM! Bada-BOOM! Avete presente Andy di “Toy Story” che ogni tanto faceva fare capolino nelle sue storie al malvagio dottor prosciutto? Stessa cosa, con la discriminante che per una volta qui l’andazzo sembrava chiaro e dichiarato ormai da tempo, ma su “Infernet” (e non solo) il film verrà giudicato da persone anagraficamente ben più grandi di Andy di Toy Story che però non rinunciano ai loro giocattoli.

Poi siamo alle solite, tre sceneggiatori di cui non ho voglia di riportare i nomi perché tanto nemmeno loro penso ci terranno molto a farsi pubblicità, per buttare giù un altro pretesto per fare incontrare i due titolari, eravamo rimasti con i due Titani, che dopo il loro scontro con Mechagodzilla ad Hong Kong, si sono spartiti il pianeta, Kong Re della Terra Cava e ‘Zilla difensore dell’umanità di stanza a Roma, dove lo ritroviamo a fare a sberle in faccia con Scylla (senza Cariddi) un ragno gigante che minaccia la capitale più del traffico o delle buche, perché se sei il Titano più grosso in circolazione, arriverà sempre qualcuno intenzionato a buttarti giù dal tuo trono. Per altro nello scontro, a farne le spese l’Altare della Patria, qualcuno potrebbe considerarla una trovata satirica, per tutti gli altri ‘Zilla che porta il buongusto nella Capitale.

«So Godzilla Romeo er mejo der Colosseo»

I difetti sono sempre gli stessi, Kong viene umanizzato fin troppo rispetto alla forza della natura che dovrebbe essere e ‘Zilla, sempre un po’ in secondo piano perché gli Yankee propenderanno sempre per il mostrone a chilometro zero, quindi abbiamo Kong un po’ depresso in cerca di una famiglia, che per ora sembra rappresentata dagli uomini e le donne di Monarch, il solito podcaster complottista e la sempre guardabile Rebecca Hall che zitta zitta, non ci può credere di avere uno stipendio quasi fisso, in una saga di film che non le chiede nemmeno di doversi infilare una super tutina di gomma aderente ma anzi, la fa recitare il minimo sindacale, bella Rebecca! Anche con il capello nuovo.

Soldi facili! (cit.)

Mentre sopra la panca Terra il nostro ‘Zilla inizia il giro delle sette chiese centrali nucleari per ricaricarsi in vista di una minaccia che ha avvertito, sotto la panca Terra Kong campa anche se ha male ad un dente, si perché un branco di scimmioni si sono agitati richiedendo il suo intervento, ed è qui che Wingard cala la maschera, perché non solo dimostra di essersi guadagnato un po’ più spazio di manovra, ma richiama un suo feticcio, Dan Stevens con cui aveva iniziato quando era una giovane promessa del cinema horror, anche se poi gli chiede di interpretare un bizzarro Ace Ventura in fissa con la musica Disco. Il suo personaggio Trapper alla fine è la spalla comica umana di cui non si sentiva il bisogno ma che dovrebbe far capire a tutti il tono, insomma gente parliamo di un film dove uno dei momenti chiave è King Kong che ha male ad un dente, essù! Accanirsi sarebbe roba da popolazione media dell’Infernet.

“Godzilla e Kong – Il nuovo impero” potrebbe essere un film d’animazione, per fortuna utilizza la CGI e basa ancora molto sull’impatto sonoro, in una lunga gara a chi urla e ruggisce più forte, ma di base è un grosso cartone animato in cui il cattivo, se così possiamo definirlo, sembra la versione sotto steroidi del Re Luigi del libro della giungla che di cattivo ha solo il nome, Scar King, un gorillone adiposo (cit.) che se ne va in giro con il suo lucertolone persone, una sorta di grosso drago di nome Shimo. Insomma, sono Shimo e più Shimo.

«Oh, yooh beeh dooh! Io voglio esser come te, parlare e ragionar come te, te!» (cit.)

Avete capito no? Se il gorilla cattivo ha un lucertolone come guardia spalla, magari per Kong è arrivato il momento di fare una telefonata a quello là con le scaglie che conosce lui, per un momento da “Buddy Movie”, per il classico ancora 48 ore, dove si fa squadra malgrado le differenze contro un nuovo nemico comune e quindi vale tutto, il fatto che Kong si guadagni un tirapugni speciale per picchiare ancora più forte oppure che ‘Zilla sia il lilla che invoglia, un grosso cannone spara raggi che non sono ancora arcobaleni, ma hanno il Pantone del rosa alla moda.

Non sto in piedi ma sto in posa, sexy scaglia tutta rosa (quasi-cit.)

Se lo prendete come un giro del mondo, una grossa lotta tra giganteschi pupazzoni, il film fa il suo dovere, intrattiene e verrà dimenticato domani, perché tanto il suo compito principale è quello di conquistarsi la platea dei bambini e di portare avanti la saga. Non è certo un caso se la sotto trama della famiglia (quella che troviamo nel 90% dei film americani e nel 100% dei film d’animazione yankee) ci sia anche qui è preveda un comunque filologicamente pensato “Figlio di Kong”, anche se posso dirlo? Posso lanciare la provocazione? Visto l’andazzo, perché il prossimo capitolo non lo facciamo direttamente dirigere allo Scimmiologo Supremo, il mio grande amico John Landis? Sai che pacchia ne verrebbe fuori?

Non so perché, ma ultimamente tutti i film nuovi che guardo mi ricordano “Shrek”.

Detto questo, rilassatevi, perché se ad una prima occhiata “Godzilla x Kong – The New Empire” vi sapeva di bambinata è soltanto perché proprio di quello si tratta, se non altro è una di quelle fatte bene perché rispetta esattamente l’obbiettivo che si è posto, se poi da una saga di mostroni che si picchiano voi desiderate qualcosa di più, io due domande me le farei, ma una di quelle prevede sicuramente come risposta Godzilla – Minus One, per fortuna avremo sempre Parigi la Toho.

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  1. Direi che con questo film il MonsterVerse ha trovato la sua anima. Certo la trama ripropone cose già viste, solo che lo fa nel modo giusto e originale per quella che è la sua natura cinematografica. Stevens può gigionare quanto vuole Ace Ventura e pure la Hall può farmi tutti gli spiegoni del mondo, sono funzionali ma ben incastrati nel ritmo della storia. Le avventure di Papà Kong & CatZilla (non mi stupisce che Wingard abbia preso ispirazione dal suo gatto) lo chiamerei, ovvio e poi abbiamo finalmente il ritorno di Mothra. Ho visto tanta era Showa, modernizzata e servita in stile americano e questo mi piace. Questo film è un blockbuster vecchia maniera: intrattenimento, spettacolarità e anche ironia. Per me possono farne altri quattro di film così se questo è l’andazzo.

    • Quello che fa ridere è che molti eroi di “Infernet” sostengono che sia peggio dell’era Showa che ricordiamolo, aveva Baby-Zilla tra i suoi punti più riusciti 😉 Cheers

  2. Visto venerdì in sala imax: sorrisone stampato sul volto tutto il tempo XD

    Finalmente mi pare abbiano trovato l’equilibrio giusto: meno umani, o meglio meno patemi umani; una mitologia ormai consolidata (dai film precedenti e a questo punto penso anche dalla serie tv); il tutto per avere una di quelle che io chiamo “cazzatone divertenti”.

    Ed il film infatti mi ha divertito su più livelli: le scene in sè, le botte da kaiju (come il juggle aereo in tag team contro scar king), ma anche le idee di back story per giustificare le cose in scena (perché se hai dei fantastillioni a disposizione, oltre a sviluppare nuovi mezzi volanti, vuoi non dedicarti a creare i giocattoli definitivi, tra cui un esoscheletro – o parte di esso – dello stesso colore di quello di ripley, per uno dei kaiju più potenti?! Geni! XD).

    L’unica cosa che non mi piace di questa serie è la propensione verso kong: io sono più da team godzilla.
    Per fortuna il nostro ha i suoi momenti: dalla cuccia “colossale” al power-up in stile dragon ball (con le scaglie rosate come un super saiyan god o forse il super saiyan rosè di zamasu/black goku).
    Tuttavia la mia scena preferita dedicata da questi film a godzilla resterà sempre il climax del combattimento del primo film: muso del muto preso tra le zampe e rutto atomico in fazza diretto in bocca fino a decapitare il muto dall’interno… come si può non voler bene a film del genere?

    Sul tema serie tv sono molto curioso di leggerti, perché monarch essendo su apple tv è fuori dalla mia disponibilità; inoltre mi pare di aver capito che esista una seconda seie tv o miniserie: è così?

    Ps: ma per non avere un avatar random, bensì un’immagine specifica (ho visto che anche qualche utente ce l’ha), come si dovrebbe fare?

    • Il film promette caciara e divertimento e questo offre, in tal senso è onestissimo, verrà fatto a pezzi da gente che da questo film vorrebbe altro, ma non è così che si valutano i film, non sola di base di quello che noi vorremmo, ma di quello che sono. Per ora la seria ha una sola stagione, quindi per ora è ancora una miniserie ma vedremo cosa faranno. Per quello credo che tu debba avere un profilo WordPress (o una Blogger). Cheers!

  3. Già… Poi, quando chiedi a questi fenomeni del “non toccatemi l’infanzia” di argomentare il loro punto di vista, cominciano i dolori veri (e le figure di merda) 👎

    • Aggiungo solo Amen, non avrei saputo dirla meglio. Cheers!

  4. Mi aggiungo a chi non capisce lo stupore dei tanti: Legendary/Warner, detto in soldoni, alla fine non fanno altro che riproporre l’era Showa di Godzilla e soci (compreso quindi l’incontro con Komg dell’epoca) dal secondo film in poi, disimpegnandosi al massimo per mostrare al pubblico mazzate a profusione, mentre la Toho è tornata alle origini riprendendo il metaforone e, anche se con tempi ancora incerti, potrebbe continuare su questa linea (magari pensando a dei kaiju antagonisti ad hoc, come già si iniziava a vociferare)… Due filoni paralleli ciascuno con un proprio pubblico di riferimento (di là botte da orbi, di qua una maggiore riflessività) e, per quanto riguarda i personaggi umani, si dirotta il tutto sulla serie televisiva che ha il potenziale per attirarli entrambi i pubblici di cui sopra, cioè “Monarch” 😉
    Poi ci sarebbe anche il nostro Barbiezilla (o Pink Godzilla) per attirare tutti gli entusiasti dek film di Greta Gerwig, certo… 😜

    • Eh no, perché ora il gioco consiste nel dire che ‘sta roba è mille volte peggio dei film dell’era Showa, quelli sono infanzia no? Quindi intoccabile, capito no? Infernet al suo peggio come al solito insomma. Cheers!

  5. A proposito, Godzilla con scaglie rosa scintillanti, sarebbe un testimonial perfetto per Vogue o Vanity Fair🤣😅

    • ‘Zilla è sempre di tendenza 😉 Cheers!

  6. Buona Pasquetta. Recensione spassosa, coglie alla perfezione lo spirito di questi film, che devono esser presi per quello che sono (senza pretese), giocattoloni di puro intrattenimento. Infatti è il film perfetto per mio nipote (ma anche un vecchietto come me sotto sotto è rimasto un po’ come Andy di Toy Story).

    • La verità è che siamo tutti un po’ Andy, la differenza è che alcuni di noi lo sanno, gli altri si rifiutano di capirlo, buona Pasquetta anche a te 😉 Cheers!

  7. Botte da orbi e qualche risata a denti stretti,alla fine il film è stato esattamente quello che ci vendevano,da guardare e digerire altrettanto velocemente,le alte ambizioni legate al nostro protagonista scimmione preferito(che tanto si è capito che Godzilla è solo accessorio ormai nel MonsterVerse) terminarono 18 anni fà,quando non interessava a nessuno,tranne che al perduto fratello della famiglia Raimi,di certo aspettarsi un filmone sarebbe stata una vera idiozia,una volta tanto il trailer è stato onesto!.

    • Infatti non capisco lo stupore di molti, era chiaro che l’andazzo fosse questo, per il resto c’è “Monarch” 😉 Cheers

  8. “Alla fine e’ un film di mostroni che si picchiano, come puoi farci qualcosa di serio?”.
    Eh, no. Dopo Minus One questa scusa non regge piu’, spiace.
    Ma pare che da quella parte non siano interessati a fare altro, almeno per ora.

    • Minus One è l’antefatto del film di Honda, quindi quando ‘Zilla era ancora una metafora anzi un METAFORONE. l’import/export porta a prodotti così, con un loro fascino ma scemotti fin dalla base. Cheers!

  9. Io comunque la carriera di Dan Steven non la capisco – ma non capisco tante cose 😅 da borghese imbolsito di Downtown Abbey a sexy soldato schiumato per Wingard 🤣

    Devo ancora recuperare il film prima. In compenso qui a casa abbiamo visto Monarch e non vedo l’ora tu ne parli :3

    • Secondo me non la capisce nemmeno lui 😉 Post in arrivo a stretto giro sulla Bara! Cheers

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