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Guardiani della Galassia Vol. 2 (2017): Raccoon on the run

Inutile girarci
attorno: il ritorno dei Guardiani della galassia era attesissimo. Quindi farò come si fa quando bisogna togliere un
cerotto: inutile tirare piano piano, uno strappo secco, fa male subito e poi
passa altrettanto in fretta. Questo volume 2 non è bello quanto il primo
capitolo ed è un peccato, ma funziona comunque così bene che può anche andare
bene così.

Non vorrei
scomodare Caparezza quando cantava che il secondo album è sempre più difficile
(nella carriera di un artista), preferirei concentrarmi su un fattore
fisiologico: James Gunn cresciuto sotto l’ala protettiva di Lloyd Kaufman, è
passato dalla Troma alla Marvel portandosi dietro lo spirito un po’ cazzone che
troppo spesso manca al cinema di serie A. Guardiani della Galassia è stato un
gran film anche perché il ragazzo ha avuto (quasi) tutta la vita per
prepararlo, per il sequel, invece, solo tre anni e la differenza di vede.
Speravo che
grazie all’enorme successo del primo film, James Gunn avrebbe potuto contare su
più libertà creativa, in modo da osare con battutacce e trovate tutte matte. Bisogna dire che la libertà creativa gli è stata concessa, perché questo “Guardiani
della Galassia Vol. 2”, conti alla mano (1980 + 34 anni), è ambientato nel 2014
(data terreste) e non nel nostro 2017, questo spiega come mai Groot è ancora un
bimbo e, a ben pensarci, vista la riuscita finale del personaggio, che risulta
ancora migliore di quello che mi sarei mai potuto immaginare, è stata una
grande idea.


Per chi non lo avesse capito, lui è Groot.

Inoltre, questo
“Vol. 2” è libero dai soliti vincoli di tutti i film Marvel, tipo dover
inserire volenti o nolenti dieci rimandi agli altrettanti prossimi film in
uscita, quindi (e lo dico da Marvel-Fan senza ritorno), nessun ammiccamento ai
prossimi “Thor: Ragnarok” o “Avengers: Infinity War”, ma solo un seguito del
film precedente, con la possibilità di raccontare una storia a cui James Gunn
teneva molto, ovvero le origini di Star-Lord e l’identità di suo padre.

Ultime righe
dedicate al film precedente giuro! I suoi pregi principali erano essere un gran film d’avventura ambientato nello
spazio, con personaggi divertenti, battute scritte davvero molto bene e,
soprattutto, un ritmo I-N-D-I-A-V-O-L-A-T-O, prima delle gag su Pollock o sulle
braccia da rubare, era proprio il gran ritmo la vera marcia in più del primo
film.
Questo seguito,
invece, purtroppo, non replica la formula, sacrifica l’avventura in favore delle
dinamiche interne al gruppo che siano esse amorose (come tra Peter e Gamora),
comiche (Drax e Mantis) e di rivalità tra fratelli (Rocket che qui fa quello
polemico del gruppo). Ci può stare, i personaggi azzeccati sono la forza di
questo film, peccato che sia tutto più sbilanciato rispetto al primo che,
invece, aveva un ingranaggio perfetto che filava via liscio come l’olio.


“Ok ragazzi ma vi vorrei un po’ più Shaksperiani, ecco lui è bravo”.

L’inizio del film
è micidiale, veramente micidiale, la scena di apertura con Baby Groot che
balla, mentre il resto dei Guardiani combatte un mostrone gigante, non è solo
un modo di far far sentire di nuovo a casa lo spettatore, ma anche un gran modo
di scherzare sulle scene di apertura di tanti blockbuster con l’ansia da
prestazione nell’apparire grosse grosse (vero Signor Bond?)

La trovata delle
batterie rubate è una scusa che serve ad introdurre il caratteraccio di Rocket
e l’impero della vendicativa Ayesha (Elizabeth Debicki in versione ragazza di Goldfinger), ma anche (e soprattutto) Ego che
rappresenta l’esordio nell’universo narrativo della Marvel di uno dei miei
preferiti di sempre… Ciao Kurt, lo sapevo che eri uno dei nostri!
Kurt Russell è
fantastico e non solo perché io sono Carpenteriano e, quindi, ho un occhio di
riguardo per il vecchio Kurt, ma per il semplice fatto che ha il vissuto
artistico giusto per passare per il padre di quell’adorabile idiota di Peter
Quill, ma anche per un pianeta vivente dotato di super… Ego (l’hanno fatta tutti
‘sta battuta lo so, lo so!).


“Stai scherzando vero? Sono nato pronto ben prima di te ragazzino”.

Fatemi issare il
vessillo: SPOILER MINORE NUMERO UNO!

Ok, ora che ho
messo il segnale internazionale di pericolo anticipazione possiamo parlare di
Ego. Se siete lettori Marvel, possibilmente di vecchia data e con la passione
per i personaggi galattici della Casa delle Idee, basta il nome Ego per
anticipare come procederà la storia e, visto che siamo in tema, ve lo dico: sto
già preparando l’ormai consueto post dettagliato con tutte gli omaggi, le
citazioni e le strizzate d’occhio che sono riuscito a notare (e in questo film
sono davvero tante!).
Kurt funziona è azzeccato
anche nella scena iniziale in cui è stato ringiovanito grazie alla computer
grafica, ma il suo personaggio Ego il pianeta vivente, funziona davvero quando
rivela la sua vera natura di minaccia. Peccato che lo faccia troppo avanti nel
corso del film e con ormai ben poco effetto sorpresa, il suo scatenarsi è
spettacolare, l’idea di un manipolo di eroi, in lotta contro un enorme pianeta
incazzato nero è fantastica, peccato che per arrivare a quello scontro, James
Gunn faccia l’infelice scelta di separare il gruppo, quindi Peter, Gamora, Drax
e Mantis sono messi in panchina e la parte centrale del film procede a stento,
in questa porzione di film mi sono ritrovato a sbuffare guardando l’orologio e
questo per me è IL difetto principale del film. Detto questo, iniziamo a
parlare dei lati positivi che, per nostra fortuna, non sono
nemmeno pochi.


“Dai qua! Ti faccio vedere, in Tombstone ne usavo due quasi uguali a queste”.

Bisogna dire che
Drax è assolutamente magnifico, James Gunn ha un grandissimo talento a scrivere
battute e nel gestire i tempi comici, non sapendo bene come riempire il tempo
dalla fuga iniziale dei Guardiani, allo scontro finale con Ego cosa fa?
Trasforma il film in un’infilata di gag una via l’altra, non tutte sono
riuscite, bisogna dirlo, ma quelle che vanno a segno (tipo quella su
“Taserface”) sono micidiali, roba da tenersi la pancia dalla risate, era
parecchio che non me la ridevo così di gusto al cinema, probabilmente
dall’ultima volta che mi sono rivisto il primo film, ecco!

Non ne ha bisogno
perché lo considero già un grande, ma Dave Bautista qui guadagna ulteriori punti
stima, ha i muscoli dipinti di verde come il Lou Ferrigno dei tempi d’oro, ma
sfoggia dei tempi comici micidiali: ogni volta che nel film apre bocca mi ha
ucciso dalle risate. Mantis (Pom Klementieff) è utilizzata davvero pochino, più
che altro alza gli assist per le battute che Bautista va prontamente a
schiacciare a canestro con risultati comici invidiabili e nella lista dei
personaggi che vorrei vedere protagonisti di uno spin-off, Drax è il nome che
compare in cima!

Drax mentre fa a pezzi il film prima di mangiarselo (MVP! MVP! MVP!).

A proposito di
personaggi, l’Awesome mix Vol. 1 del primo film era quasi un personaggio aggiuntivo alla storia, il suo successore,
l’Awesome mix Vol. 2 ci regala una lista di titoli micidiali che Gunn ogni
tanto utilizza un po’ alla rinfusa (e soprattutto non ha utilizzato “Ego The
Living Planet” dei Monster Magnet!!) nel pantano che è la parte centrale,
alcuni pezzi vengono buttati nel mucchio un po’ a caso, però ho trovato
significativo che tutti i pezzi migliori, siano concentrati nella parte finale,
quindi la colonna sonora non fa altro che seguire l’identico andamento della
pellicola.

Meno centrato
anche l’omaggio agli anni ’80 che, lo so, ultimamente va tantissimissimo di
moda, ma nel primo film era presente senza risultare invasivo, per quanto mi
possa divertire a sentir parlare di Cin Cin e vedere delle comparsate di David Hasselhoff,
mi sembra che anche qui Gunn non sia riuscito pienamente a replicare quel
riuscitissimo equilibrio del primo capitolo, ma bisogna anche dire che ho visto
strizzate d’occhio al decennio dei jeans a vita alta ben più ruffiane.


Maglietta “Yeah Baby”, prossimamente in tutti i negozi della galassia.

Ero tentato di
trasformare questo commento in una specie di analisi scena per scena, perché mi
è sembrato molto chiaro in più di un momento, James Gunn abbia preso
ispirazione a Star Wars, mi tengo
questa carta nel taschino perché sono molto più interessato a sottolineare un
altro dettaglio che riguarda gli attori.

In poche
settimane abbiamo visto due film che parlano di disfunzionali famiglie
allargate, per altro con cast del tutto simili (Kurt Russell e Vin Diesel sono due ottimi indizi). Ho trovato
clamoroso il fatto che a tenere su il film siano stato un ex Wrestler (Bautista),
Jena Plissken, l’attore feticcio del
regista, quel fenomeno di Michael Rooker e Cat Stevens.


Non vedevo pinna e denti così paurosi da un pezzo.

Mi rendo conto di
avere un occhio di riguardo per tutti questi signori, ma se i personaggi
migliori dopo di loro sono un procione scorbutico e un baby albero in computer
grafica (nella lista degli spin-off, mettere anche loro due!) è chiaro che
qualcosa non va. 
Tra gli attori
più giovani del cast, c’è un vuoto di carisma che andrebbe affrontato con la
tuta per lo spazio profondo che utilizza Drax nel primo inseguimento iniziale.

Chris Pratt che
nel primo film faceva fuoco e fiamme, qui è incastrato tra il tira e molla con Gamora
e quello con suo padre, mentre Zoe Saldana in versione She-Hulk continua a non convincermi, capisco che il suo ruolo sia
quella compassata del gruppo che come effetto collaterale non fa altro che
fare da spalla per le battute degli altri, ma è davvero un personaggio poco incisivo.


… Anche se si lascia sempre guardare.

Per assurdo, anche
sua sorella Nebula risulta più carismatica. Ok, sotto tutto quel viola e azzurro
c’è Karen Gillan che per me è un motivo più che sufficiente per guardare di
buon occhio il personaggio, ma anche Nebula riesce a strappare una
riuscita risata, rimanendo serissima. A differenza di Gamora ha saputo
sollevare il mio interesse (e non fate battutacce! Potete farla solo se siete
procioni o ex Wrestler dipinti di verde!), anzi, James!! Segna nella lista
degli spin-off, voglio vedere Nebula incazzata nera viola andare a fare
il culo al suo papà bastardo Thanos!

Altro che Avengers, date carta bianca a questa qui e la risolviamo in cinque minuti.

Non voglio
passare per quello che fa sempre il malinconico e pensa che una volta l’erba
era più verde, le persone più gentili e la musica migliore (anche se…), però se
escludiamo Nebula, davvero il film è tenuto su dalle vecchie glorie e qui mi
tocca issare la seconda banderuola di segnalazione nota come: SPOILER (NON) MINORE NUMERO DUE!

Trovo bellissimo
che James Gunn sia uno dei pochi registi ancora in grado di rendere davvero
omaggio al suo attore feticcio, qui non fa altro che ricordarci che questo
mondo appartiene a Michael Rooker, e che noi tutti siamo solo suoi ospiti.
La morte di Yondu è il motivo per cui il finale di “Guardiani della Galassia
Vol. 2” funziona così tremendamente bene salvando tutta la pellicola.


Yondu: Portrait of a Serial Whistler (oppure Yondu: Pioggia di fischi).

James Gunn si
salva grazie al suo mestiere e affidandosi al suo attore preferito dai tempi di
“Slither” (2006), Yondu è fantastico, non credo sia un caso che una delle scene
più divertenti del film (il recupero della “Cresta” di Yondu) funzioni mettendo
in scena un vecchio caratterista con pesante accento dell’Alabama e due
personaggi in CGI, per me basta questa scena a riassumere il cinema nell’anno
2017, anzi, bisogna quasi ringraziare che Sylvester Stallone (e Howard il
papero!) si veda solo per tre minuti (non consecutivi) in tutto il film,
altrimenti il vecchio Sly (e il vecchio Howard!) avrebbe reso il problema “Assenza di carisma giovanile” ancora più
marcato.

Se un mammifero da spazzatura e un rametto hanno più carisma di te, vuol dire che hai un problema.

Esaltazione
totale il super massacro di Yondu a colpi di freccia e fischi, poi James Gunn è bravissimo a colpirci al cuore con ancora più precisione di Yondu,
utilizzando Cat Stevens nel finale, una scelta che da solo mi fa decidere di
perdonargli l’orrenda (ma orrenda sul serio!) scena in cui Peter Quill ed Ego
giocano a palla, di cui non scriverò niente e a cui non voglio nemmeno mai più
pensare, ok?

Bisogna anche
dire che i titoli di coda, valgono da soli la visione di tutto il film, James
Gunn ha davvero esagerato inserendo ben cinque (CINQUE) scene post-credit, ma
il ragazzo è anche abbastanza intelligente da spalmarle lungo i titoli di coda,
certo poi bisognerebbe spiegare alle persone in sala che sono solo DIECI
ANNI che la Marvel inserisce scene post credit nei suoi film,  visto che le persone continuano ad alzarsi e
a sgominare per uscire camminandoti sui piedi per imboccare l’uscita (Oh the
humanity!).


Ci vorrebbe lui davanti all’uscita di tutti i cinema.

Ognuna di queste
scene ha fatto sobbalzare il mio cuoricino di Marvel-Zombie (tranquilli ne
parleremo!) e il cameo di Stan Lee, attenta ad essere il più bello di SEMPRE
mai visto in un film della Marvel, motivo per cui spero fortissimo che Giacomo
Pistola sia già al lavoro su una trama davvero degna dei personaggi che ha
saputo rendere così bene al cinema. Malgrado i difetti questo “Vol. 2” per me è
promosso a pieni voti, ma per il “Vol. 3” voglio i fuochi d’artificio e magari
quei sei o sette spin-off, hai tenuto il conto James?



Fox Raccoon on the run
You scream and everybody comes a running
Take a run and hide yourself away
Foxy Raccoon on the run
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