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Guardiani della galassia Vol. 3 (2023): no sleep till Knowhere

Bisogna dirlo, tra serie tv e film, gli ultimi titoli
legati al Marvel Cinematic Universe non sono stati certo pesche e crema, oh! Non
che la Distinta Concorrenza stia cavalcando grandi onde eh?
Insomma, tanto effetto telenovela per un numero limitato di gioie, a tutto
questo, aggiungiamo la situazione personale e professionale di James Gunn.

Si perché lo speciale di Natale dei Guardiani era uno
dei vincoli contrattuali che ancora legavano l’ex enfant terrible della
Troma alla Casa delle Idee (o meglio, alla Casa del Topo), perché ammettiamolo,
sarebbe facilissimo fare ironia sul fatto che volendo, “Guardiani della
galassia Vol. 3” potrebbe essere presentato come il film della Marvel prodotto
dal nuovo capo della DC. Sembra una battuta scritta da Gunn, in realtà è il punto della situazione della sua carriera.

«Tu sei la mia Gamora o sei passata alla DC anche tu?», «Devi chiedere a Gunn, è lui che frequenta quegli uffici»
Dopo aver annunciato tutti i prossimi film della Distinta
Concorrenza e già al lavoro sul suo film di Superman (dita incrociate), Gunn
completa l’opera, alla Marvel doveva ancora un film prima di chiudere con la
sua fase da dipendente sotto Kevin Feige, prima di diventare a pieno titolo
beh, suo diretto concorrente e pari grado. Sulla carta, la situazione ideale
per un disastro, per un film realizzato a tirar via fatto solo per svincolarsi, per
nostra fortuna Giacomo Pistola ci tiene alla sua professionalità ma soprattutto
ha a cuore i suoi Guardiani.

“Una banda di idioti” (cit.) che un tempo erano nomi che solo noi
quattro Nerd lettori di fumetti ricordavamo, ma che ora sono i preferiti di
tutti, a ben guardare un percorso simile a quello del loro padre putativo Gunn, che con questo terzo capitolo applica una massima sempre molto in voga: meglio
farsi rimpiangere che compatire.

Giacomo Pistola ci lascia una sua foto, prima di portare le sue labbra ad un indirizzo nuovo (cit.)
Avete presente quei titoloni un po’ acchiappa-click, sbrigativi e
sommari, con cui cercano di vendervi l’ultimo film della Marvel come il migliore
degli ultimi anni? A furia di utilizzare questa espressione è accaduto davvero,
“Guardiani della galassia Vol. 3” è indiscutibilmente il primo bel film targato
MCU da diverso tempo a questa parte, semplice nel suo svolgimento, piuttosto
curato nei dettagli, realizzato con parti uguali di cuore e cervello, insomma
era parecchio che non uscivo dalla sala dopo aver visto uno di quei famigerati
“Cinecomics” (uhhhhhhh! Paura eh?) soddisfatto. Anche perché in questo film i Guardiani
dicono un sacco di parolacce, ammazzano parecchia gente (tranne uno in
particolare, ma ci sta) e recuperano un po’ di quella sana irriverenza che con
il Volume 2 si era un po’ diluita, in favore dei rapporti
padre-figlio tra i personaggi, perché oh! Anche “Guardiani della galassia Vol.
3” è un altro film sul trovare degli amici e una famiglia, identico in questo
all’85% di tutti i film americani in circolazione (non per forza targati Disney), quindi criticarlo da questo punto di vista ha ben poco senso, visto
che è un strada che Gunn ha fatto percorrere ai suoi guardiani fin dal primo
capitolo. A questo punto si trattava di tirare le fila, portare a compimento gli archi
narrativi e uscire di scena nel miglior modo possibile, tre obbiettivi, tutti
centrati da Giacomo Pistola. Da qui in poi ve lo dico… SPOILER! Un
avviso più che altro per chi li tema, perché a ben guardare c’è ben poco da
anticipare, al massimo c’è da godersi l’ultima cavalcata.
«AH-AH Tu hai paura degli Spoiler… AHIA! Piano con quegli Spoiler!» 

La terza ed ultima avventura di questa incarnazione dei Guardiani
comincia dove li abbiamo lasciati dopo le feste, su Knowhere, per un
altro inizio in musica malinconico, sulle note della cover di “Creep” dei
Radiohead che detta tutto il tono, d’altra parte siamo nei primi cinque minuti
no? Quelli fatidici per farlo. Ecco perché un po’ come tutto questo “Volume 3”
anche la prima scena ruota attorno a Rocket, anche se l’atmosfera del pezzo dei
Radiohead ben si adatta anche a Peter Quill (Chris Pratt), uno straccio d’uomo
dopo aver perso la sua Gamora (Zoe Saldana), o per lo meno, la versione che
ricambiava il suo amore, sapete tutto no? Bene andiamo avanti.

Saranno anche dei “creep” ma invece di strisciare amano camminare in parata a rallentatore.

La guardia abbassata da questo momento di malinconia generalizzata ha
effetti devastanti, perché Adam Warlock in tutta la sua sconfinata potenza si
scatena contro il quartier generale dei Guardiani in quella che è la più
classica delle fagiolate. Con gran fatica il gruppo resiste all’attacco
MacGuffin scatena eventi del biondo, ma a terra ferito gravemente resta Rocket, i danni riportati hanno attivato un “Killswitch” (eh vabbè!) che il miglior doppiaggio del mondo
non prova nemmeno ad adattare, un dispositivo sul cuore del
procione-che-non-è-un-procione che lo sta uccidendo rendendo impossibili le
cure, ed è qui che James Gunn cala la maschera.

Dopo aver preparato il campo per l’entrata in scena di Adam
Warlock alla fine del secondo capitolo, qui il personaggio di Will Poulter e di
sua “mamma” Ayesha (Elizabeth Debicki) si rivelano di fatto la versione in
bella copia di una lunga battuta sui biondi, e già mi sembra di sentirli, tutti
quelli che non hanno mai letto mezzo fumetto su Adam Warlock, che piagnucolano
per via della caratterizzazione di Adam Warlock, un bambinone super potente,
scemo come l’acqua fresca, di fatto una funzione narrativa con uno sviluppo in
divenire per i prossimi capitoli della Marvel-telenovela. Dovessi fare una
critica, direi l’ennesimo cattivo voglioso di diventare un buono dell’MCU, ma a
ben guardare una scelta pensata per Warlock, in linea con le atmosfere del film
e la strada scelta da Gunn, perché ammettiamolo, senza più Thanos e le sue gemme
il personaggio del buon Adamo perde buona parte della sua funzione, inoltre
dovreste saperlo dopo venti e passa anni di MCU che la Marvel non adatta quasi
mai i suoi personaggi come copie esatte delle controparti cartacee, quindi non
tenete il muso!

Potrebbe essere la creatura più potente della galassia però, beh è biondo.

Il “Piano B” di Gunn, annunciato in varie interviste, sarebbe stato uno spin-off intitolato “Rocket & Goot”, per fortuna il successo dei film sui Guardiani gli ha permesso di continuare lungo la sua strada, quindi la scelta azzeccata del regista è stata quella di mettere al centro del “Volume 3” quelle idee che altrimenti sarebbero rimaste non raccontate, ecco perché questo terzo capitolo della trilogia ha come cuore della vicenda il mio Guardiano preferito, Rocket.

Da un certo punto di vista, questo “Volume 3” recupera lo spirito
del primo capitolo, un film d’avventura in cui i protagonisti devono svolgere
delle micro-missioni, per provare a salvare la vita al loro amico, va detto che
ancora oggi trovo il primo Guardiani della Galassia ben più riuscito
anche a livello di ritmo, difficile non notare come la sortita nell’Orgosfera
risulti un po’ slegata rispetto alla seconda “missione”, perché è quando i
Guardiani sbarcano sulla Contro-Terra creata dall’Alto Evoluzionario (Chukwudi Iwuji, vecchia conoscenza di Gunn), il film entra a pieno titolo nel vivo,
mettendo su un ottimo ritmo da battaglia.

Attenzione! Abbiamo finalmente un cattivo, uno vero! Ormai avevo perso la speranza.

 

La parte nell’Orgosfera permette finalmente a Nathan Fillion di
recitare senza trucco, ennesimo cameo dell’attore in un film di Gunn, qui all’interno
di una tuta organica che come tutta l’Orgosfera, in alcuni momenti risulta “carnosa”
il giusto, in altri sembra davvero solo un set di plastica, così come il
personaggio di Uhura che lascia libero accesso al sistema con un po’ troppa
facilità, ma sono comunque dettagli secondari, perché è grazie al personaggio dell’Alto
Evoluzionario che questo terzo volume si gioca un buon asso.

Il corpo del dottor Zoidberg e la testa di Nathan Fillion.

 

Finalmente un cattivo che lo è davvero! San Jack Kirby grazie! Chukwudi
Iwuji interpreta l’equivalente Marvel del
dottor Moreau con tanto di frase su
Dio che mette in chiaro la sua megalomania scappata di mano, un malvagio con
una missione, determinato a portarla avanti, che non si fa problemi a
sterminare anche un’intera civiltà (da lui creata) pur di portare avanti quella
che lui ritiene una santa missione, nel farlo risulta sadico, folle, completamente
isterico e la prova di Iwuji aggiunge carisma, finalmente un cattivo, era ora!

«Non sono cattivo, è che mi sono evoluto per essere così»

 

Visto che per quanto io mi sia divertito, non metto mai da parte
lo spirito critico, bisogna dire che la scelta di Gunn di opporre l’Alto
Evoluzionario e la sua creatura più bizzarra, ovvero Rocket, risulta molto
funzionale anche dal punto di vista drammatico, la scelta di narrare il doloroso
passato del mio Guardiano preferito è il vero cuore pulsante di questo “Vol. 3”,
non discuto affatto il contenuto dei tanti flashback, purtroppo alcuni sono
stato inseriti nella storia in maniera molto riuscita, altri invece, davvero
con poca grazia, quasi cacciati giù per la gola nel montaggio finale usando l’imbuto.

Minchia i Teletubbies nello spazio!

Un
peccato perché trattandosi dei ricordi di Rocket e considerando quanto Gunn è
sempre così attendo nello scegliere le canzoni per la colonna sonora (ottima
anche questa, che inizia con i Radiohead e finisce con Bruce Springsteen, purtroppo solo sui
titoli di coda), avrebbe potuto utilizzare proprio quella come scintilla in
grado di far partire i flashback, d’altra parte è una delle caratteristiche
principali della musica quella di evocare ricordi, quindi un pochino più di grazia
avrebbe giovato, ma questo per spirito critico, perché tutte le parti dedicate
a Rocket rappresentano veramente il meglio del film.

Non potrete resistere a quegli occhioni cerchiati, altro che le occhiaie di Jenna Ortega!

La sua trasformazione da creaturina spaventata a tostissima
anomalia, si sposa alla perfezione con la poetica di Gunn e con il tono che ha
scelto di dare ai film di questa banda di idioti con il cuore dal lato giusto.
Ci sono echi di esperimenti e test sugli animali in questo terzo volume, poi ribadisco, quando
riesci a tenere il pubblico sul filo grazie ad un procione, un coniglio, una
lontra e un grosso tricheco montato su ruote, vuol dire che sai il fatto tuo, inoltre la
scelta di “I’m always chasing rainbows” di Alice Cooper è perfetta. Mai
avrei pensato di vedere un riuscito adattamento di Noi3 di Grant Morrison
sul grande schermo, eppure questo “Guardiani” a tratti me lo ha ricordato e
sono sicuro che Gunn quel fumetto lo ha letto.

Occhio James, perché Morrison ha la querela facile.

Anche tutti gli altri Guardiani, facendo quadrato attorno a
Rocket, portano avanti i loro rispettivi archi narrativi, Drax (Dave Bautista)
riesce a essere spalla comica, muscoli del gruppo, ma anche a completare il suo
percorso, iniziato proprio da padre che aveva perso la sua famiglia. Gunn ci
racconta le torture subite da Rocket e di riflesso è un po’ come se ci stesse
dicendo anche dell’inferno passato da Nebula (Karen Gillan), insomma si vede
quanto il regista voglia bene ai suoi personaggi e li abbia voluti raccontare
con la giusta cura, non dimenticandosi il tono da film d’avventura che ha reso
grande il primo capitolo.

Su questa Bara ci sarà sempre posto per zio Sly Stallone, sempre! 

Dall’arrivo sulla Contro-Terra fino al finale, questo “Vol. 3”
mette su un passo da battaglia notevole, le gag e le battute ci sono, ma infarciscono i buoni dialoghi e non solo l’unico modo per mandare avanti la trama,
come accade in troppi film della Marvel (specialmente ultimamente), le scene
movimentate ci sono, ma abbiamo sempre chiaro dove si trovino i singoli personaggi nel mezzo dell’azione, anche quando si separano e questo genera una serie di situazioni molto
efficaci, anche dal punto di vista dell’azione.

Mai presentarsi ad una sparatoria senza un albero. 

L’apice è sicuramente la battaglia in (finto) piano sequenza,
vitaminizzato dal digitale, ma dannatamente efficace, sulle note di No sleep till Brooklyn che ci tengo a sottolinearlo, è da sempre uno dei miei pezzi
preferiti dei Beastie Boys, anche prima di questo film, lo dico solo perché ora
salteranno tutti sul carro del vincitore dopo quella bella scena spaccatutto.

I Beastie Boys dentro una scena fracassona nello spazio ci stanno sempre alla grande.

Non so voi, ma in questi giorni mi sono ritrovato circondato da persone in preda alla
maledetta “Ansia da Spoiler”, forse perché si tratta di un capitolo comunque
conclusivo per la grande telenovela MCU, ma secondo me Gunn ha saputo giocare
molto bene con il “toto-morto”, ricavando coinvolgimento proprio dalle
aspettative del pubblico, i giovani userebbero l’espressione “trollata”, io
preferisco pensare al fatto che Giacomo Pistola abbia davvero a cuore i suoi
Guardiani e abbia voluto uscire di scena nel modo migliore possibile.

Non solo ha lasciato il tavolo apparecchiato per il futuro di
questi personaggi, ma è riuscito a chiudere un capitolo con classe, sono
piuttosto certo che nel panorama dei “cinecomics” (anche se odio questa
espressione), finiremo per rimpiangere la passione e il tocco da autore con cui
Gunn ha pilotato la nave dei Guardiani della Galassia in questi anni, vorrei sperare
che la Marvel (o magari la sua Distinta Concorrenza) continueranno su questa
via, ma sappiamo tutti che forse questa banda di idioti rappresentano ancora l’eccezione,
piuttosto che la regola.

Finalmente hanno anche le divise storiche, quelle delle prime apparizioni a fumetti. 

 

Ecco perché mi sono goduto ancora di più questa ultima cavalcata, proprio
come il
primo capitolo, mi sono ritrovato nuovamente coinvolto e
divertito dalle vicende di una tipa verde, una azzurra, un altro tizio verde, un
albero, un procione, una tipa con le antenne e un idiota terreste, per un’altra
avventura piena di parolacce, sicari ammazzati male, un cattivo finalmente
riuscito (persino quella “faccia di gomma” un po’ brutta copia di
Robocop
che mi disturbava, nel finale trova una sua logica), insomma un ottimo modo per
uscire di scena signor Gunn, meglio essere rimpianti che compatiti e questa non
è una metafora.
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