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Guerre Stellari (1977): tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana….

Siamo tutti
cresciuti con “Guerre Stellari”, andate indietro con la memoria, ricordate un
tempo in cui per voi Luke, Leila, Ian, Obi-Wan e Chewbecca non sono stati
personaggi familiari? Secondo me no e se così fosse, quando avete fatto la
loro conoscenza, sono sicuro che è stato un po’ come tornare a casa… Classido?
Troppo facile!

“Star Wars”
non è un film, non è nemmeno una fede, è uno stile di vita.
Due fan della
saga creata da George Lucas possono riconoscersi a distanza, anche in una
stanza piena di persone, come Cavalieri Jedi che avvertono la presenza di un
loro simile, provate a dire “It’s a trap!” e qualcuno si volterà verso di voi
con gli occhi luccicanti, se ha capito la frase, è uno che sa, se sa, è uno di
noi.

“Star Wars” è
il metro di paragone con cui abbiamo paragonato la vita, in perenne equilibrio
tra il rigare dritto, o abbracciare il Lato Oscuro della Forza comportandosi
male. Se siete appassionati di Cinema come me (e so che lo siete) sono sicuro
che anche voi siete in grado di rendere la vita di chi vi circonda un incubo di
nomi di registi, date, titoli di film, ma chi ci conosce sa bene che il film
più ingombrante con cui hanno dovuto dividerci è di certo “Guerre Stellari”. Le
persone che ci hanno voluto come amici, amanti, fidanzati, marito, moglie,
fratelli e sorelle per prendersi noi, hanno dovuto abbracciare tutta la
cosmologia di cavalieri Jedi, droidi, spade Laser, camminatori imperiali ed
X-Wing. Il più classico caso di “O me o il cane” solo che il cane in questo
caso è un Wookie di due metri che parla con i rutti e guida il Millennium
Falcon.
L’altra faccia
della medaglia, siamo proprio noi piccoli cavalieri Nerd-Jedi, sempre pronti a
saltare su gridando: “Come fai a non aver mia visto Star Wars nella tua
vita?!!?” Come? Cooooomeeeeee??”. Pronti ad utilizzare questo film come prova
d’amore suprema, se tu ami me, amo te e Star Wars, allora anche tu devi amare
Star Wars per riportare l’equilibrio della Forza e la pace nella galassia.


Chissà che casino cercare di parcheggiarla in centro…

Non lo faccio
mai, ma dedico questo pezzo alle fidanzate/fidanzati del mondo che hanno
scoperto di amare “Star Wars” per amore, vi è andata male, potevate innamorarvi
di qualche fanatico del pallone o della Formula uno…
Cosa si può
dire su questo film che non sia già stato detto nei suoi 38 anni di vita? Penso
davvero nulla, ma visto che il 16 Dicembre arriverà il nuovo atteso (e temuto)
capitolo della Saga, proverò a dire la mia su un film che ha cambiato per
sempre l’immaginario culturale, ha generato quintali di iconografia e merchandising,
ha cambiato il modo di concepire i Blockbuster e il marketing. Un film che ha
colpito le menti degli spettatori con la stessa potenza con cui la Morte Nera
ha colpito Alderan.
Nel 1977 le
menti di un’intera generazione in sala (tra cui mio padre, che non perde
occasione per ricordami che ha trascinato mia madre a vedere il film… Fate
Ciaone al Sig. Cassidy Sr.) sono state stupite come non succederà MAI più, non
c’è stato e non ci sarà più un “Signore degli Anelli”, “Matrix”, “Harry Potter”
capace di tenere testa, “Guerre Stellari”, che ora si chiama “Episodio IV – Una
nuova speranza”, ma per me sarà sempre “Guerre Stellari”, ha rivoluzionato il Cinema e la società di quella generazione, di quella successiva e delle
prossime a venire… Scusate mi siedo un attimo, solo a ragionarci su ho
avvertito una perturbazione nella Forza.


“Chewbe, pronti per il salto a velocità luce! Prossima fermata, storia del cinema!”.

Tutta questa
grandezza, come spesso succede, ha origini modeste, anzi ha origini A
Modesto, California, cittadina natale di George Lucas. Il giovane Giorgio (che
mi immagino barbuto fin da bambino) cresce insieme al suo cagnone, un Alaskan
malamute di nome Indiana, per comodità chiamato Indy… A questo punto nella vostra
testa dovreste sentir schioccare una frusta e tuonare un certo tema musicale di
John Williams, ma questa, è un’altra storia.
Il nostro
Giorgio è un bello scapestrato, grandissimo appassionato di storie di
fantascienza e di film di guerra, specialmente quelli con i piloti di caccia
della seconda guerra mondiale. Ha anche un’altra passione: le gare di
automobili, nei weekend sistema macchine da utilizzare per gareggiare, finché
proprio durante una gara ciucca una curva a si ritrova abbracciato ad un albero
con la sua Fiat Bianchina, sì, quella di Fantozzi… Anche tu George, usi una Fiat, è normale che ti schianti, cacchio!
Il padre di
George prende bene la notizia e dice al figlio: “Hai rotto ‘er ca##o con ‘ste
gare de merda! Ti devi mettere a studià! Te schianto la faccia! Ti spello a
cinghiate!”… Beh, non gli ha detto proprio così, ma qualcosa di molto simile,
credo. Detto fatto, George Lucas si iscrive alla University of Southern
California di Los Angeles, con l’idea di scegliere un corso facile, una cosa di
tutto riposo per accontentare papà, sul modulo segna le uniche due cose di suo
interesse: “Fotografia” e “Cinematografia”, salvo sentirsi dire che per il primo
corso non c’era più posto.


Vengo a prenderti stasera, con la mia Bianchina bianca…

Malgrado
l’inizio turbolento, il giovane George si appassiona, cose che succedono quando
i tuoi compagni di classe si chiamano Steven (Spielberg) e John (Milius)… Storia vera.
Dopo aver diretto “THX1138 – L’uomo che fuggì dal futuro” e “American Graffiti” (toh, un film dove gareggiano in auto!), fa la conoscenza del suo mentore, o per dirla meglio, del suo padrino: Francis Ford Coppola, con cui contribuisce a fondare la American Zoetrope, casa di produzione dello zio di Nick Cage.
Ma l’idea di
George Lucas è quella di rendere omaggio alla fantascienza avventurosa che ha
sempre amato, le prova tutte per mettere prima le mani sui diritti di
sfruttamento di Buck Rogers e successivamente vede sfilarsi quelli di Flash Gordon da Dino De Laurentiis… Sapete come è andata a finire. Non potendo
adattare l’opera sci-fi di qualcun altro, Lucas fa la cosa più logica: ne
scrive una tutta sua.
La sua space
opera è divisa in sei capitoli, ci butta dentro tutto quello che ha sempre
amato incluse le battaglie tra astronavi ricalcate sui combattimenti aerei dei piloti
della Seconda Guerra Mondiale e dopo varie riscritture (nella prima bozza Luke
era una donna e Han Solo un alieno) arriva a definire i personaggi, ci mette
dentro tutto, anche Indy, nel senso del suo cane, ispirazione per Chewbacca…
Bau!


Il cinefilo cinofilo George Lucas (quello a sinistra).

Dopo un
telefonata a Ralph McQuarrie, illustratore di cui Lucas ha sempre ammirato il
talento, insieme iniziano a tratteggiare il look dei personaggi, come Darth
Vader (Darth Fener nella semplificazione italiana dei nomi) si dice ispirato al
Dottore Destino storico avversario dei Fantastici Quattro, o almeno, i tipi
della Marvel sono anni che se la spacciano per questa cosa.
Ovviamente, i
soldi per tradurre tutto questo cucuzzzaro intergalattico in un film non ci sono,
quindi Lucas è costretto ad iniziare a raccontare la sua storia grossomodo da
metà, questo spiega la scritta “Episodio IV” che ha sempre mandato in crisi
l’ossessivo/compulsivo in me… Come fa ad essere il quarto se è il primo!?!?
Tanti anni e un Jar Jar Binks dopo ho avuto la risposta, così imparo a farmi i
cazzi miei.
Da
appassionato di Cinema sono sempre alla ricerca sugli aneddoti più gustosi sui
film che amo, quello che segue è uno dei miei preferiti in assoluto, sono
sicuro che lo conoscete già tutti, proverò a raccontarvelo alla mia maniera:
Lucas
organizza una proiezione privata di quanto girato fino a quel momento, tra gli
spettatori ovviamente il suo padrino, Francis Ford Coppola, che in quanto
rappresentante della New Hollywood, fa venire giù anche i suoi amici Martin
Scorsese e Brian De Palma… Quando pensate di aver affrontato dei colloqui di
lavoro difficili fatevi venire in mente il povero Lucas.


Metti che questi ti invitano a cena…. Cosa porti? Il Dolce? Una bottiglia di vino? Un vigneto?

La proiezione? Un disastro, Coppola non è convinto, il cattivo gli sembra una cosa da
niente, Scorsese (immagino gesticolando un casino) chiede a Lucas se questa
storia della Forza, sia una specie di metafora. Brian De Palma è il meno
convinto di tutti, il tono della storia non gli piace, in compenso gli
piacciono ancora meno i capelli di Carrie Fisher. L’unico che non si è espresso
è Steven Spielberg, che fa la voce fuori dal coro e dichiara una cosa tipo:
“George, tu questo film lo devi fare, le persone lo ameranno”.
Su questa,
anche il più compassato del gruppo, Zio Martino Scorsese, sbraga! Gente che si
rotola sul pavimento e pernacchie assortite, ma Spielberg è convinto, infatti
parte la scommessa, in busta chiusa e successivamente sigillata, Spielberg
scrive la cifra che secondo lui il film avrebbe guadagnato, il pronostico
diceva 20 milioni. Spielberg aveva capito tutto, ma nemmeno lui poteva azzeccare
il numero giusto: 460 milioni di ex presidenti spirati stampati su carta verde
nei soli Stati Uniti, ancora oggi il secondo maggiore incasso di sempre dopo
“Via col vento” … Boom baby!
La forza di
“Guerre Stellari” sta nella sua semplicità, ho sentito molte persone che non
hanno mai visto questo film, giustificarsi dicendo: “Non mi piacciono i film di fantascienza”
… Cazzate! “Star Wars” è prima di tutto una favola, ok ci sono le astronavi e
le creature aliene, ma è una favola che inizia proprio come tutte le favole del
mondo “Tanto, tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…”, c’è la
principessa in pericolo che in realtà si salva da sola (“Non sei un po’ basso
per appartenere alle truppe d’assalto?”) e un mago di nome Obi-Wan (“Obi-Wan…
Sai, questo è un nome che non sentivo da tanto tempo… tanto tempo”), ma
se volessimo essere ancora più essenziali potremmo dire che il buono è un
ragazzino vestito di bianco e il cattivo un gigante mascherato con un mantello
e un casco nero.


Solo che i Fratelli Grimm non avevano le spade laser, Tiè!

Questo è il
motivo per cui ancora oggi “Guerra Stellari” ha così tanta presa sul pubblico,
è un archetipo popolato di personaggi fighissimi, in cui ogni riga di dialogo è
diventata mitica e mandata a memoria da milioni di persone per decenni. Non
esiste un’opera originale che riesce a farti apprezzare tutti i personaggi in
questo modo e prima di sentire i fanboy di Tolkien dire: “Il Signore degli
anelli” rispondo subito… Chi mai vorrebbe essere Pipino? Pipino!? Noi
abbiamo droidi, cacciatori di taglie e Wookie, tornate pure nel vostro bosco a
parlare con gli alberi, via via, camminare…
Ma se la
storia sullo schermo è una favola, girare questa pietra miliare del Cinema non
è stato certo una passeggiata: Harrison Ford prestato a Lucas dal suo Padrino
Coppola si era (intra)visto nel cast di “La conversazione”, ma anche in quello
di “American Graffiti”, fu proprio lui ad avere lo scontro più duro con Lucas,
con la sua ormai celebre frase: “Tu questa merda la puoi scrivere, ma non è
detto che io possa recitarla”, lievissima critica ai dialoghi dattilografati da
Lucas.
George Lucas
NON ha mai amato dirigere i suoi film, sul set di “Guerre Stellari” è finito in
ospedale per un mezzo esaurimento nervoso, dopo una visita ai rispettivi set,
ci fu la famigerata scommessa su una percentuale degli incassi dei rispettivi film, tra lui, Milius e Spielberg… Fatevi due conti, io con i miei amici al
massimo scommetto una birra.


“Cosa ne pensi C1?” , “BI-Bi-Bo-Bee” , “Hai ragione! Ottima idea”.

George Lucas
si tenne molto stretti i diritti sul marchio “Star Wars”, lo ha fatto per più
di 30 anni prima di vendere alla Disney e dare di fatto il suo benestare per
Episodio VII, ma l’incasso esorbitante del film del 1977 va ricercato anche
nella strategia di marketing, presa in prestito da quella de Lo Squalo, ovvero:
un massiccio utilizzo di spot televisivi, che oggi sono la normalità, ma nel
’77 un po’ meno.


“Alzi la mano chi ha già visto il film sei volte”.

Anche gli
attori erano una novità: Mark Hamill e Carrie Fisher erano quasi degli
esordienti, mentre Harrison Ford, come detto, aveva fatto qualche piccola parte,
ognuno ha interpretato un personaggio che ha saputo diventare un’icona, ma se chiedete a me, non c’è nessuno che tenga il passo di Han Solo.
Faccia da
schiaffi con la battuta sempre pronta, avido ed egoista, ma capace di tornare
indietro ad aiutare, Luke incarnando da solo il ruolo della cavalleria (“Facciamo
saltare quest’affare e andiamo a casa!”), ogni volta che Solo apre bocca, snocciola
una frase destinata a diventare di culto, vi giuro che mi sto trattenendo per
non citarle tutte a memoria. Se un personaggio si valuta sull’influenza avuta
negli anni, allora Han Solo è quello che (da Solo… Scusate non ho potuto
resistere) ha sparso più cloni di se stesso in tutta la galassia, il Mal
Reynolds di Firefly è modellato a sua immagine e somiglianza e potremmo dire
la stessa cosa anche dello Starlord di Guardiani della Galassia.


Have no fear, Han is here!

Le uniche
facce note del film sono due vere leggende: Peter Cushing nei panni di Tarkin,
è l’unico personaggio in sei film di “Star Wars”, che ha il carisma per zittire
anche Darth Vader, se consideriamo il fatto che molte scene le ha girate in
pantofole (troppo scomodi gli stivali del suo costume) questo vi da un’idea
della grandezza del personaggio.
Alec Guinness,
invece, bollò la sceneggiatura come “Spazzatura” senza stare a girarci troppo
attorno, poi, però, si lasciò convincere e malgrado gli anni passati a gettare
via le lettere dei giovani fan che lo conoscevano solo per il ruolo di Obi-Wan,
sul set si comportò con enorme professionalità, attore ed essere umano di
un’altra epoca. Anche se nella sceneggiatura originale, la morte del suo
personaggio era completamente assente, la leggenda vuole che sia stata la moglie
di George Lucas a suggerire al regista l’idea, ci voleva almeno un momento
drammatico forte per dare spessore al film.


Obi-Wan il personaggio con cui George Lucas ha venduto biglietti anche ai proseliti di Padre Pio.
“Guerre Stellari” ha dato una massiccia spallata alla storia del cinema, rivoluzionando il modo di utilizzare gli effetti speciali (riuscito mix di modellini ed computer grafica), ma anche le tecniche sonore, la parte audio di “Star Wars” è sottovalutata, ma potente. Il tema di John Williams è semplicemente uno dei più riusciti della storia del Cinema e non era propriamente il primo e nemmeno l’ultimo sfornato dal grande compositore.
Quello che non
si dice mai è che Williams non ha solo composto il tema musicale principale di
“Star Wars”, ma anche la celebre “The Imperial March” che è a tutti gli effetti
diventata il tema dei cattivi, un pezzo talmente evocativo che avrebbe
potuto essere il tema principale in qualsiasi altro film, qui invece, è
solo quello che serve ad introdurre i cattivi… Scusate se è poco.
Ma sono
proprio gli effetti sono di “Star Wars” che hanno condizionato intere
generazioni, trasformandoci tutti in cani sperimentali di Pavlov, che
scodinzoliamo (o sbaviamo) ogni volta che sentiamo il classico PIUN-PIUN degli
X-Wing oppure lo SHOOOOOOOOO di una spada Laser, lo so che vi esaltate anche
voi, non nascondetevi sotto la sabbia come i Sabbipodi!


I nonni di Google translator e del vostro iPhone.

Dei vari
rimaneggiamenti applicati da Lucas negli anni non mi va nemmeno
di parlarne, come avrete notato sono un purista, infatti ho iniziato a parlare
di questa gloriosa saga seguendo l’ordine che secondo me è l’unico possibile
immaginabile per guardare “Star Wars”, ovvero: quello cronologico, ma avremo
tempo modo e maniera per parlare anche dei seguiti (restate tonnati!).
Mi rendo conto
che parlare di “Guerre Stellari” nel 2015 sia quasi impossibile: troppi aneddoti,
troppo mito, non credo nemmeno serva raccontare i passaggi della trama o citare
a memoria tutti i dialoghi (anche se sono abbastanza convinto di poterlo
ridoppiare tutto a memoria…), sarebbe solo un modo per complicare una cosa
semplice, efficace e tanto potente da colmare quel bisogno di avventura di intere generazioni di spettatori, che hanno rischiato di crescere senza i suoi
eroi spaziali. I ragazzi che erano in sala nel 1977 sono cresciuti e hanno
cresciuto i loro figli trasmettendo loro l’amore per questo film, puoi tifare
la squadra che preferisci, puoi andare a letto con chi vuoi, l’importante è che
tu sappia sempre chi ha sparato per primo tra Solo e Greedo (Han shot first!),
o qual è la nave che ha percorso la rotta di Kessel in meno di 12 parsec!


Un tramonto con due lune, le idee semplici sono sempre le migliori.
Quindi, torno a quello che dicevo lassù: “Star Wars” non è un film, è uno stile di vita, questo spiega le reazioni (esagerate? Naaaaa!) ad un brutto sequel o alle modifiche apportate alla storia originale da Lucas. “Star Wars” è il film a cui vuoi così bene da volerlo trasmettere alle persone a cui vuoi bene, non è la base su cui costruire e i rapporti, ma è dell’ottimo collante per cementarli, “Guerre Stellari” è un campo energetico creato da tutti i rapporti affettivi viventi, ci circonda, ci penetra e tiene unita tutta la galassia… Qualunque cosa farete, sarà con voi, sempre.
Il mondo alla fine si divide in due: chi crede alla Forza di Guerre Stellari e gli scettici come Han Solo che alla fine finiranno per abbracciarla. Esiste un solo modo possibile per concludere: “Che la forza sia con voi!”.
Vi ricordo lo speciale della Bara dedicato a Guerre Stellari!
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