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Guillermo del Toro’s Cabinet of Curiosities (2022): ai confini della Guillermità

Guillermo del Toro
ha raggiunto un tale stato di culto presso il pubblico, da potersi permettere
quasi tutto, o meglio, visto che ha lanciato l’amo e Netflix pare aver
abboccato, tra il regista e la nota piattaforma streaming è nata una nuova
collaborazione.
In attesa di vedere
la sua versione di Pinocchio, finanziata dalla casa della grande “N” rossa, in
programma per Dicembre, il regista messicano ha portato a casa un altro
progetto perfetto per lui, visto che gli permette di metterci il nome e la faccia, ma poi il
grosso del lavoro lo deve fare qualcun altro, insomma una mossa che sta a metà
tra “Alfred Hitchcock presenta” e Ai confini della realtà, otto episodi,
centellinati due al giorno, dal 25 ottobre al 28 ottobre 2022, per accompagnare
il pubblico alla festa di Halloween.
Manca solo un po’ di musica a tema.

Condizione ideale
per Guillermone, che cento ne annuncia ma poi di fatto, meno della metà ne
dirige, quindi questa sua condizione di presentatore di una serie antologica a
tema Horror è ghiotta per tutti, anche perché devo ringraziare il regista, si
vede che da fruitore di antologici, anche lui aveva il mio stesso problema, dover attendere fino ai titoli di coda per scoprire il nome del regista
della puntata o del segmento, quindi nelle sua introduzioni, ha pensato bene di
concluderle tutte con il titolo e il nome del regista, grazie signor del Toro!
A mia volta, seguo l’ordine per presentare tutti gli episodi.

1×01 – Lotto 36
Diretto da un
fedelissimo di del Toro, il suo direttore della fotografia Guillermo Navarro,
la storia è la versione horror di un episodio di quel programma di Real Time
tipo “Affare fatto”, con l’asta per accaparrarsi magazzini abbandonati e il
loro contenuto. Che questa storia sia tutta scritta di pungo dallo stesso
Guillermo del Toro è chiaro dalla caratterizzazione del suo odioso
protagonista, maschio, bianco, razzista ed ex militare, interpretato alla
grande dal sempre ottimo Tim Blake Nelson, ma ormai aderente allo schematico
modo del regista messicano di scrivere i personaggi, ogni riferimento a fatti,
cose, persone o Michael Shannon in La forma dell’acqua è puramente
voluto. Il problema di “Lotto 36” sta tutto qui, sarà anche divertente scoprire
quale orrore contiene il lotto del titolo, ma con un protagonista così
schematico, non aspettatevi grossi colpi di scena.
«Si era detto Netflix non Real Time o sbaglio?»

1×02 – I ratti del
cimitero

Va meglio con i
topastri diretti da Vincenzo Natali, che continua a trovare coerenza con le sue
tematiche, visto che il ladro di tombe di questo episodio (che ricorda molto il
Landissiano “Burke & Hare” del 2010) è un altro protagonista incastrato in
un luogo angusto, insomma la materia di cui è fatto il cinema di Natali.
Topo topo squit topo!

Questa volta la
storia è l’adattamento di un racconto breve di Henry Kuttner, che secondo me
Stephen King ricordava bene, visto che ricorda molto il suo “Secondo turno di
notte” contenuto nella raccolta “A volte ritornano”, visto che la minaccia dei
topastri è davvero la stessa, anche se sono realizzati con ottimi effetti
speciali, al resto ci pensa l’esperto di luogo angusti Natali.

1×03 – L’autopsia
Scritto dal
prezzemolino David S. Goyer e basato su un racconto di Michael Shea, la storia
dell’anziano F. Murray Abraham che da patologo ammalato, deve affrontare un
orrore mutaforma, alieno, tanto chiacchierone e dall’aspetto orribile posso
dirlo? Quando si manifesta mi ha scatenato lo schifo anche a me, che di norma
non faccio una smorfia, eppure con quel suo aspetto ho capito il perché della ragione del
disgusto, vecchi ricordi da cinefilo per un episodio che ha il difetto di tutti
gli altri, troppo lungo, con un secondo atto che fa melina a centro campo, ma
esplode nel finale, ennesima gran prova per il grande Abraham.
Non si scherza con lui, ha ucciso Mozart!

1×04 – L’apparenza
La regista di A girl walks home alone at night, ovvero Amy Lily Amipour dirige la storia di
un brutto anatroccolo come Stacey (bentornata Kate Micucci!) che in competizione estetica con le
colleghe di lavoro, si abbandona anima e corpo ad una crema di bellezza che
dolorosamente mantiene quello che promette.
«Ehm hai cambiato pettinatura? Stai benissimo cara»

Di suo il segmento
è sfizioso perché mette alla berlina più che l’apparenza (che comunque ha il
suo bel peso), quello che siamo disposti a fare per essere accettati
socialmente, insomma un ottimo modo per giocarsi il tema del consumismo, con una puntata che risulta comunque abbastanza magnetica, si
guarda proprio per vedere fino a che punto si spingerà la protagonista.

1×05 – Il modello di
Pickman

Keith Thomas (regista
di The Vigil e Firestarter) si gioca la quota Lovecraft, se
conoscete il racconto originale, tutto sommato possiamo considerarlo un
episodio decente anche se ricorda più “La casa del sortilegio” di Lenzi che Lovecraft. Forse la vera trovata è aver affidato
il ruolo dell’eccentrico Pickman (chiamiamolo così…) a Mister Eccentricità per
eccellenza, ovvero Crispin Glover, che trova ancora il modo di fare il matto ed
essere pagato. Io l’ho ammiro quell’uomo!
«Ehi tu Lovecraft, levale i tentacoli di dosso!»

1×06 – I sogni nella
casa stregata

Catherine Hardwicke,
colei che verrà eternamente ricordata per “Twilight” quando ha fatto molto di
più (e meglio) altrove, becca la pagliuzza più corta, un altro adattamento di
un racconto di Lovecraft che però mi dispiace, va sotto bevendo dall’idrante
nel confronto diretto con il lavoro fatto da Stuart Gordon in un episodio di Masters of Horror. Mi dispiace signora Hardwicke ma il suo topastro con la faccia
da umano qui sembra un esserino simpatichino uscito da una storiella fantasy (e
non aiuta avere come protagonista l’amichetto rosso di Harry Potter), quando
quello di Stuart Gordon era una orrore capace di arrampicarsi su lungo una
gamba fino al cervello. Mi dispiace, qui vi rimando tutti al regista di
Chicago, quando si parla di Lovecraft lui è stato una vera autorità.
Perdonali Stuart, non sanno quello che fanno.

1×07 – La visita
Panos Cosmatos mette
insieme Peter “Robocop” Weller e la bellissima Sofia Boutella per l’episodio
più acido di tutta l’operazione, lo stile vorrebbe essere quello del suo Mandy,
però il muro di dialoghi infiniti mi ha spento ogni entusiasmo. Al figlio del
mitico George Pan si vuole tanto bene, però niente, qui ancora si vede tutta la
distanza con papà.

1×08 – Il mormorio
Jennifer Kent (The babadock e The nightingale) è un’autorità, non si discute, qui
dirige lo sceriffo di TWD in versione occhialuta in un episodio che è una
storia di fantasmi, quindi di lutto, di dolore da cercare di superare, lo fa
con momenti anche toccanti, ma anche qui, la mia memoria di cinefilo volava via
(ah-ah) a ricordi precedenti, l’uso paranormale dei pennuti della storia, ha
troppo de La metà oscura di Romero per non sembrarmi una replica in
misura minore, forse solo differente perché la regista vuole parlare di
elaborazione del lutto, ma sta di fatto che non mi ha sorpreso o coinvolto come
sperato.
Avverto del George “Amore” Romero in tutto questo.

Il problema di tutti
gli episodi è quello delle serie tv moderne, troppi minuti da riempire, troppo
tempo per tenere incollato l’abbonato allo schermo di Netflix, se davvero del
Toro avesse seguito gli esempi (e i minutaggi) di zio Hitch e Rod Serling,
sarebbe stato meglio per questo suo scrigno di oscure e spaventose meraviglie,
che resta un’ottima operazione con delle punte molto alte, ma strangolata dal
minutaggio Netflix, che ci vuole tutti spalmati sul divano anche quando la
trama si trascina.

Oh Guillermo! Se nel
tuo chiacchierare con i vertici Netflix, non ci scappa fuori magari anche un
bel finanziamento per il tuo “Alle montagne della follia”? Brutto? Buttati
Guillermo, ora o mai più, prendi i soldi di Netflix e scappa a fare il film!
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