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Halloween II (2009): la famiglia è per sempre

Manca poco al nuovo “Halloween” prodotto dalla Blumhouse e diretto da David Gordon Green, quindi completiamo il ripasso con la rubrica a tema intitolata… I remember Halloween!

Squadra che vince non si cam… Seee vabbè, spiegatelo a Rob Zombie che dopo la sua esperienza con Halloween – The Beginning, non ne vuole proprio sapere di tornare a dirigere un altro capitolo della saga di Michael Myers, convinto di poter puntare a qualcosa di più di un semplice remake. Peccato che il suo film non sia poi andato così male al botteghino, un incasso tale da giustificare un secondo capitolo, quindi tra la Dimension Films e Roberto Non-Morto inizia un lungo valzer di corteggiamento.

Se per caso avete seguito un pochino la questione, sicuramente ricorderete la martellante campagna pubblicitaria messa su per annunciare questo secondo capitolo, un bombardamento mediatico che improvvisamente, si è interrotto di colpo. Un vuoto nelle comunicazioni, un silenzio radio che più o meno coincideva con la notizia che Zombie non avrebbe diretto il film. Almeno fino al momento in cui, colpo di scena! Roberto Non-Morto ha firmato, fumata bianca! Ed ora corsa disperata per arrivare in tempo per la data di distribuzione del film, già fissata molti mesi prima.

Non so cosa abbiano promesso a Zombie pur di tornare, ma mi piace pensare che il problema fosse trovare un modo di far tornare in scena anche sua moglie Sheri Moon Zombie, anche se il personaggio da lei interpretato era morto nel film precedente. Sta di fatto che la seconda parte della campagna promozionale è tutta basata su Rob Zombie che torna per completare la sua visione su un personaggio leggendario della storia del cinema Horror, e si gioca una frase di lancio molto efficace: “Family is forever”.

«Uhhhhh sono la dama del bosco» , «Sheri, ogni tanto un po’ di tabacco dentro mettilo!»

Vi ho già raccontato che a me, gli horror a tema familiare mi comprano sempre molto facilmente e quale horror resta più in famiglia dello scontro tra Laurie Strode e Michael Myers? Ecco peccato che “Halloween II” noto anche come “H2” (perché avevano così tanta fretta di farlo uscire che si sono dimenticati tutte le lettere nel mezzo), affronti la questione familiare prendendola un po’ alla larga e anche per quella faccenda dell’interpretazione di un’icona horror da parte di Zombie, diciamo bene ma non benissimo.

Pronti via si parte con un flashback con mamma Deborah Myers (Sheri Moon Zombie, così il marito è sistemato) alle prese con il piccolo Michael, di cui per fortuna hanno cambiato il giovane attore che lo interpreta, uno che non sfoggia il faccione rubicondo di Daeg Faerch, almeno quello. Scrivendo la scena con un pennarellone a punta grossa, Rob Zombie si gioca il simbolismo più didascalico possibile immaginabile, quello del cavallo bianco garantendo così a ste stesso la possibilità di infilare nel film qualche momento onirico, e a sua moglie Sheri Moon di portare a casa l’assegno.

Metaforoni delicatiiiiiiiissimi.

Dopodiché, come vuole la tradizione il film comincia un minuto dopo la fine di quello precedente, con Laurie Strode (Scout Taylor-Compton) ferita dopo la lotta con il mascherato assassino, che viene soccorsa e portata al vicino ospedale. Qui Zombie senza tirar mai via la mano dai primi piani su suture e sofferenze assortite, ambienta tutta la parte iniziale della pellicola tra le corsie dell’ospedale. Alt fermi tutti, Time out Cassidy!

“Halloween – The Beginning” si giocava la strada di un primo tempo almeno innovativo, dedicato alle origini di Michael Myers, per poi trasformarsi in una copia con sangue del capolavoro del Maestro John Carpenter del 1978, mossa che per altro, è stata criticata quasi da tutti. Quindi il grande innovatore Rob Zombie, il regista chiamato a completare la sua “Visione” sul personaggio cosa fa? L’esatto contrario, inizia il film con la fotocopia in piccolo (in termini di durata) ma sempre con sangue di Halloween 2 – Il signore della morte, e poi fa andare il film in un’altra direione. Eh vabbè ma questa è vera coerenza! Gli è stato chiesto di dirigere “Halloween 2” e Rob Zombie ha rifatto “Halloween 2”, si però quello di Rick Rosenthal!

Se non è il film di Rosenthal, allora è la puntata di “Scrubs” più sanguinaria di sempre.

Siccome la materia che Zombie padroneggia meglio è il sangue, devo dire che tutta la parte iniziale del suo “Halloween II” mi piace, una lunga sequenza piena di morti ed emoglobina con una Laurie Strode ferita e sofferente, peccato che poi Zombie risolva tutto con uno dei trucchi più vecchi del genere Horror, sorpresa! Era tutto un sogno, ok va bene, ma intanto 22 minuti di film sono andati, che su una durata totale di 105 minuti, non sono proprio pochissimi.

«…85, 86, 87, 88… Tranquillo a 1000 mi fermo»

“H2” (mi allineo anche io alla fretta generale) parte da uno spunto interessante, tenendo conto delle conseguenze del film precedente, come dovrebbero fare tutti i seguiti, si interroga su come potrebbe essere la vita di una sopravvissuta ad un massacro perpetuato da un maniaco, nello scoprire che l’assassino che ti ha rovinato la vita, è anche l’unico tuo parente in vita. Mettiamola così, non è proprio un indovinello di difficile risoluzione, infatti malgrado i tre finali alternativi girati da Rob Zombie, il film prende l’unica direzione possibile per una storia così, ma lungo il percorso riesce a sbagliare quasi tutto, con una sciatteria e una generale mancanza di voglia che trapela da ogni fotogramma.

Halloween – The Beginning, prima di dare un calcio al secchio del latte, cercava in qualche modo di dare forma ad una maschera horror idealmente accostabile ai vecchi mostri della Universal, creature palesemente orribili e pericolose, ma con una componente di empatia che lo spettatore poteva comprendere, almeno fino al momento in cui Zombie ha deciso di far ammazzare barbaramente Danny Trejo da Michael Myers, spiazzando completamente la percezione che il pubblico aveva di questo gigante silenzioso e mascherato.

Dite che farà abbastanza “Frankenstein” così?

All’inizio di questo sequel del remake, Michael (per la seconda volta interpretato dai due metri di Tyler Mane) vaga senza meta, con la maschera devastata come se fosse il senza tetto più alto e pericoloso del mondo, e con una notevole capacità di percorrere chilometri e chilometri a piedi in pochissimo tempo, nemmeno fosse dotato di teletrasporto, mentre tutti pensano che lui sia morto e vanno avanti con le loro vite.

Laurie Strode ad esempio passa il tempo a piagnucolare in terapia, salvo ritrovare la gioia di vivere quando può intonare l’inizio di “Kick out the jams” degli MC5, giusto per sottolineare insieme ai vari poster di Alice Cooper che al regista piace la musica Rock. Hai degli ottimi gusti Rob, niente da dire, ma mi sa che Halloween non fa proprio per te.

Le stesse occhiaie di Alice Cooper, ma senza bisogno del trucco.

La “Visione” di Zombie dell’iconografia di Halloween si riduce grosso modo alla nuova versione del Dott. Samuel Loomis, caratterizzato da un Malcolm McDowell pericolosamente sopra le righe, intento a renrere particolarmente fastidioso un fighetto inebriato dal successo, che fa i capricci se non gli portano il suo caffè all’eucalipto o qualche altra diavoleria del genere. Una macchietta irritante che per tutto il film raccoglie solo insulti e minacce di morte, conquistandosi l’odio degli spettatori un minuto alla volta, rendendo così del tutto poco convincente (e coinvolgente) la sua svolta finale, di fatto un tentativo di redenzione da parte del personaggio che ormai arriva fuori tempo massimo. Ci credo che poi viene istintivo affezionarsi più allo sceriffo interpretato da Brad Dourif, che qui si lancia anche in un’imitazione di Lee Marvin in “Cat Ballou” (1965), se non altro perché almeno distrae dai pessimi dialoghi scritti da Zombie per i suoi personaggi.

«Cat Ballou! Non conosci Cat Ballou? Ma guardate solo film horror voi giovani!?»

Il punto più basso il personaggio di Loomis lo raggiunge quando ospite in un talk show, offre al comico “Weird Al” Yankovic (nella parte di se stesso!) l’occasione per fare la battuta che quasi tutti pensano quando sentono il nome di Michael Myers: «Ma chi? Quello di Austin Powers?» Ora possiamo dirlo, la “visione” del personaggio offerta da Rob Zombie è completa!

Se gli avesse affidato anche la colonna sonora la vecchio Weird Al, il film ne avrebbe giovato.

Una menzione speciale la merita Danielle Harris, che per la quarta volta compare in un film della saga di Halloween, pareggiando con Jamie Lee Curtis, ma per assistere al contro sorpasso di Jamie Lee bisognerà aspettare il film di David Gordon Green, quindi ormai possiamo dire che è fatta.

Per un numero infinito di minuti Roberto Non Morto sembra più interessato a portare in scena quello che la gente pensa sia la normale giornata nella vita di Rob Zombie, uno che per fortuna sua, vive come farebbe qualunque fanatico dei film dell’orrore se avesse soldi illimitati, una specie di lunga giornata di Halloween che sembra quasi un modo di dire: Vedete gente? Io vivo così!

Let’s do the Time Warp again!

Quindi per lui è normalissimo che i personaggi femminili parlino come scaricatori di porto o vadano alle feste vestite da Frank-N-Furter, quando mi capita di rivedere “Halloween 2” mi sembra tutta un’auto celebrazione al mondo immaginario che esiste solamente nella testa di Rob Zombie, che voglio dire, è un posto in cui sarebbe divertente essere invitati per una serata di festa folle, ma che poi rischia, se preso troppo sul serio, di dare alla testa e convincere Zombie che so, di essere un arrivato e visionario autore, insomma si inizia con le feste selvagge e poi si finisce ad ammorbare il mondo con porcate come “Le streghe di Salem” (2012).

«Oh ragà! Dopo tutti a casa mia a girare le streghe di Salem!»

Si perché le scenette oniriche, che sembrano prese di peso dai primi videoclip delle sua canzoni, che Rob Zombie dirigeva, fanno colore ma non impressionano poi granché, specialmente quando avresti l’occasione di esplorare il personaggio di Michael Myers in questa versione, chiamiamola da mostro della Universal, non più silente assassino (tanto che quando assesta i suoi colpi, qualche grugnito per lo sforzo gli sfugge pure) ma un pochino più umano, peccato che tra la trovata del sogno iniziale, le scenette finto visionarie e lisergiche, l’auto celebrazioni delle feste di Halloween alla Rob Zombie, se ne vadano tre quarti di film e poi tocca improvvisare un finale che infatti risulta frettoloso e telefonato per quanto è prevedibile. Roba che tu sei lì a guardarlo, ma Rob Zombie ti ha chiamato ieri per dirti come va a finire il suo film. Ma non per invitarti alla sua festa.

Michael Myers impegnato a tirare giù Ognissanti dal calendario.

Cosa resta di un film così? Il citazionismo sfrenato? Se volete divertirvi ci trovate dentro cose come, il gruppo che suona alla festa, che si chiama “Terror Train” come uno degli horror girati da Jamie Lee Curtis nel 1980, oppure il cameo di Margot Kidder (la migliore Lois Lane di sempre) nei panni della psicologa, vedete un po’ voi se vi sembra roba di vostro gradimento, io vedo se trovo il modo di imbucarmi ad una delle feste organizzate da Rob Zombie, di sicuro più divertenti di questo film.

Capolinea gente! Questo era l’ultimo titolo, almeno fino alla prossima incarnazione di Michael Myers quella del film di David Gordon Green, ormai ci siamo quindi, chiudetevi in casa, presto sarà di nuovo Halloween!

Non perdetevi lo speciale di Halloween di Non c’è paragone

… Ma nemmeno quello del Zinefilo!

Perché nella blogosfera, ogni giorno è Halloween! Invece, per notizie e informazioni quotidiane sul Maestro John Carpenter, fate un salto sulla pagine del Faccialibro de Il Seme Della Follia – Fan Page italiana dedicata a John Carpenter.

Sepolto in precedenza giovedì 18 ottobre 2018

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