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Hardcore! (2016): Videogiochi e film violenti fanno male? Ma chissenefrega!

Dead Space,
Call of Duty, Duke Nukem, Wolfenstein, se avete familiarità con questi nomi,
allora questo film farà decisamente per voi, se guardando il trailer vi siete
posti la domanda vi rispondo subito: sì, è tutto in soggettiva, sì, traballa un
casino… Ma è anche molto più figo di quello che avrei mai creduto!

Parliamo
subito dell’elefante Hardcore parcheggiato nel soggiorno, a sua volta Hardcore,
se i vostri dubbi su questo film vertono su argomenti come: “Ma che differenza
c’è tra questo e un videogames?”, oppure: “Ma non ti viene mal di testa a
guardare sta roba?”. Vi rispondo subito: il traballamento, l’ondeggiamento e
una certa dose di sbatacchiamento sono il prezzo da pagare per guardare
“Hardcore Henry”, ma se devo dirla tutta, non ho trovato la visione più
fastidiosa di un qualunque found footage.
Parlando di
quel filmaccio di Grace – The Possession,
mi ero sbilanciato dicendo che la tecnica del found footage ormai ha stufato
anche i registi che decidono di utilizzarla (figuriamoci noi spettatori), la
cosa positiva di un film interamente in soggettiva, è che almeno non dobbiamo
assistere alla solite scene “Spegni quella maledetta telecamera!” o il
protagonista che riprende tutto in qualunque momento, anche quelli meno
probabili.
Quindi, se
siete sopravvissuti a
[INSERIRE-QUI-TITOLO-DI-FILM-FOUND-FOOTAGE-PARTICOLARMENTE-ODIOSO] potete
guardarvi anche “Hardcore Henry” che non esaurisce tutte le sue idee
montando una GoPro in faccia al protagonista (o meglio, agli stuntmen che hanno
impersonato Henry in base alla scena da girare), perchè mi sono trovato di
fronte un film con più idee di quelle che mi sarei aspettato, realizzato bene,
con tanti stunts tutti matti e soprattutto: fottutamente divertente, no, non
divertente, ho detto fottutamente divertente, perché rende meglio l’idea.



“Fatemi salire a bordo! Sono un cliente frequent flyer!”.
Qualche
settimana fa leggevo un’intervista al Maestro George A. Romero, dopo aver doppiato il personaggio di un
videogames è stato intervistato sulle potenzialità del media, paragonato al
cinema. Zio George che non è un videogiocatore, ha snocciolato una perla molto
interessante che vi riporto: “Un film ha un respiro più ampio, contiene
molto del suo creatore, ha una sua vita individuale. Il regista ha la
responsabilità di offrire un punto di vista diverso. I giocatori di un
videogioco, invece, vedono solo il loro punto di vista importando nel gioco tutti
i loro pregiudizi. Ma non credo che uno dei due soppianterà mai l’altro”.
In questo
senso l’Henry protagonista del film è davvero un personaggio vuoto, tanto che
non parla nemmeno (non c’è stato il tempo di installargli il software della
parole nei suoi impianti bionici), quindi quello che sostiene Romero è valido,
eppure “Hardcore Henry” riesce ad essere incredibilmente cinematografico, anche
se non è un film che sembra un videogames, è un film che VUOLE essere a tutti i
costi un videogames, ripetendone la struttura sul grande schermo, in maniera
quasi ossessiva.



“Vai tranquillo, sei bravissimo, ha iniziato così anche Marlon Brando”.
Prodotto da
quel matto di Timur Bekmambetov (già produttore di quell’esperimento intitolato
Unfriended), “Hardcore Henry” è
scritto e diretto da Ilya Naishuller e non è altro che la versione estesa e
distribuita al cinema dei suoi due videomusicali The Stampede (2011) e Bad
Motherfucker (2013) del gruppo Biting Elbows, entrambi girati con la stessa
identica tecnica, che sono valsi ad Naishuller il biglietto di sola
andata per il cinema.
Dopo un breve
discorso motivazionale di papà Tim Roth (cameo lampo dell’anno!), Henry si
risveglia in uno strambo laboratorio, accanto a lui una bionda mica male che
dice di essere sua moglie Estelle (Haley Bennett già vista in Kristy), il tempo di sostituire gli arti
mancanti con delle protesi cyborg e pronti via, fanno irruzione gli sgherri
armati del cattivissimo Akan (Danila Kozlovsky) un albino rosso vestito con
tanto di poteri telecinetici che lo rendono un brutto cliente (deve essere il
mostro finale o no?), da qui in poi è tutto un corri corri, spara spara, salta
salta, intervallato solamente dalle comparsate di Jimmy (Sharlto Copley), uno
strambo individuo che ha il compito di illustrare al protagonista la prossima
missione e poi morire ogni volta malamente, come il Kenny di South Park, ma
solo per tornare con un travestimento sempre più matto, il mio preferito?
Facile: Sharlto Copley in versione Punk!

“Miiiii non ci posso credere!! Sharlto Copley il mio attore preferito!”.
Nel basket si
definiscono “Mulligan” (da noi “Tiri ignoranti” come battezzati da Gianluca
Basile), quei tiri senza senso che fanno partire le coronarie al
tuo allenatore, ma di solito vanno dentro, “Hardcore Henry” è così: esagerato e
senza coscienza, un tiro ignorante applicato al cinema, lo potremmo quasi
definire un film ignorante, ma guardandolo è chiaro che ha troppi contenuti
validi per bollarlo così. Il rapporto tra azione sullo schermo e spessore della
trama, fa sembrare Crank, un film di
fratelli Dardenne, di fatto, la trama di “Hardcore Henry” è la stessa di “Super
Mario Bros.”: bisogna salvare la principessa, ma è come se Mario prima di
partite per la missione, si sia fatto un giro dentro GTA per raccattare un po’ di
armi.
Un film
bulimico come tutto l’action moderno sa essere (tantissima azione visiva al
netto di una trama lineare, tipo Mad Max Furiostrada per capirci) e con una voglia di esagerare manifesta,
ma soprattutto, guardandolo è impossibile non ritrovarsi a ridere forte pensando:
“Ma voi siete completamente matti!”.



Guidate sicuri (pubblicità progresso)

O almeno di
fronte ad alcune trovate volutamente cazzone io mi sono divertito come un
bambino, se avete chiaro in testa che tipo di film è, “Hardcore Henry” è un’esperienza cinematografica che nessuno dovrebbe negarsi, anche solo per l’alto
livello di spasso.

Per quanto riguarda trama è più “complessa” (virgolette d’obbligo) di quello che avrei pensato,
senza rovinarvi nulla, basta guardare il Jimmy di Sharlto Copley
per capire quanto Ilya Naishuller conosca bene i videgiochi e voglia ricrearli
nel dettaglio sul grande schermo. Jimmy sembra la Cortana di “Halo”, ogni volta
viene ucciso, ma solo per tornare come se avesse sbloccato l’opzione “Vite
infinite” e nella scena del bordello, forse complice la moquette rossa, ho
avuto continui dejà vù delle ore passate a giocare a “Duke Nukem”.



Una scena del film “Hardcore!” … Ehm, no ho sbagliato.
Il
personaggio di Sharlto Copley ha un suo arco narrativo interessante,
costruito apposta per far scatenare l’attore Sud Africano in tutto il suo
mattissimo talento di mattatore, ma i motivi di interesse per i non-giocatori
sono parecchi, perché in “Hardcore Henry” c’è davvero tantissimo cinema ed è
tutto lì da guardare e scoprire.
Il risveglio
di Henry ad inizio film mi ha ricordato la soggettiva della “nascita” di
Robocop, nel film omonimo di Paul Verhoeven e se pensate che aver messo una
GoPro sul protagonista sia l’unico asso nella manica di Ilya Naishuller, è
bello stupirsi e trovarsi a pensare: “Ma come
cacchio l’hanno girata quella scena?”



“Me lo compro io per un dollaro!” (Cit.)
Sì, perché l’apparente
assenza di montaggio può essere un limite per alcune delle sequenze dirette da Naishuller,
ci sono alcuni stunt che sono davvero degni dei migliori film di arti marziali indonesiani, mi basta citare una scena per vincere facile: l’inseguimento sull’autostrada
è veramente qualcosa di pazzesco, che non puoi dirigere solamente usando una
GoPro, vedere per credere.
L’uso della
musica, come tante cose in questo film, sembra una soluzione casuale, come se
stessimo ascoltando la musica sparata nelle cuffie del giocatore che tiene in
mano il joypad, ma in realtà ogni pezzo musicale è stato scelto in maniera
pensata: quando Henry sale a cavallo, parte il tema de “I Magnifici sette” (un
trovata che mi ha fatto esclamare amichevolmente “Siete dei cazzoni!”) e in
una mega battaglia verso il finale, di cui non vi dirò nulla, parte “Don’t stop
me now” dei Queen, che dopo “Shaun of the dead” è ormai la canzone ufficiale
per le scene di lotta di massa.



Don’t stop me now (‘cause I’m having a good time).
Quello che
stupisce è quanto cinema ci sia, in un film che sembra così tanto (e
volutamente) un videogioco, basta dire che il cattivo albino, sembra uscito da
un film di James Bond, tra un inseguimento e un sparatoria in soggettiva, “Hardcore
Henry” butta nel mucchio discorsi sull’identità, sulla conservazione della
memoria, mandando in scena una trama meno banale di quanto il trailer avrebbe
fatto pensare. Insomma un film ignorante nel senso migliore del termine, ma non
stupido, sulla scala del divertimento un dieci pieno ed ora: date ad Ilya
Naishuller tutti i soldi di cui ha bisogno per dirigere un film su “Duke Nukem”!
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