
Un libro che si intitola “Hardgore” io lo leggerei solo sulla base del suo titolo, anche se a scriverlo non fossero stati quei due adorabili matti di Marco Crescizz e Simone Corà, autori, il primo di “Venezia Metal” e Alieni coprofagi dallo spazio profondo e il secondo di “La mia vita con le blatte”.
Il loro nuovo lavoro a quattro mani (che detta così, sembra una cosa porno… Uhm, ha senso) è stato pubblicato da Acheron Books il 17 luglio, gli avevo già messo gli occhi addosso da tempo e me lo sono ovviamente divorato, a fine lettura mi sono chiesto: «Ma quanti film porno guardano Crescizz e Corà?»
La risposta che mi sono dato è: abbastanza (credo), perché “Hardgore” è ambientato nel mondo dei film per adulti e segue le vicende di Alex Landini, attore porno che sprofonda in una grave crisi personale, fatta di alcool e valium, dopo un doloroso lutto che lo colpisce nel prologo, che per una storia Horror, è sempre il momento che serve ad acchiappare il pubblico.
Quando piove grandina, perché proprio nello stesso periodo, la casa di produzione, che da sempre lo tiene sotto la sua ala protettrice, ha per le mani un grosso affare con gli americani, i produttori Sergio e Valeria, hanno agganciato l’attrice di cinema per adulti più calda del momento e vuole sfornare una grande film, ovviamente porno, che per altro, mi ha strappato più di una risata, visto che quei due pazzoidi di autori sembra che abbiano tirato su la versione per adulti dei tanti – troppi – programmi con chef che cucinano e che affollano i palinsesti televisi.
Problema: depressione, alcool e sostanze hanno avuto un effetto concreto e molto negativo sulle prestazioni di Alex. Avete presente “Boogie Nights” (1997) di Pitì Anderson? Tra la particolare “famiglia” di professioniste e professionisti che circonda Alex e i suoi problemi, sembra Dirk Diggler verso l’ultimo atto di quel film.

La soluzione gli arriverà – per caso o per predestinazione – da Sergio, a cui scapperà il nome di tale Romeo Quercia, misconosciuto collega, famigerato nel giro per una serie di film amatoriali, che diventeranno la nuova ossessione di Alex e la soluzione ai suoi problemi. Se “Hardgore” fosse un libro porno, ma siccome si tratta di un Horror, potete immaginare come continua, anzi, non potete.
Non potete perché, se la ricostruzione dell’industria dell’intrattenimento per adulti fatta da Crescizz e Corà è accurata ma non gratuita, in quanto del tutto funzionale alla storia, la vera domanda che mi sono posto leggendo “Hardgore” è stata: «Ma quanti film Horror guardano Crescizz e Corà?», tanti, proprio tanti.
A partire dall’omonimo “Hardgore” del 1975 di Michael Hugo, ovviamente citato nei dialoghi, anche solo per smaccare la questione titolo, ma il bello del libro di Crescizz e Corà è che da quando l’ho letto, ho iniziato anche io ad usare l’imprecazione «Gesù in pausa pranzo!» e che ogni capitolo della ricerca di Alex, abbraccia diverse tipologie di genere Horror.
La ricerca di Alex lo porta nel sottobosco dei collezionisti, i video di Quercia sono roba che mi ha fatto pensare al sottovalutato “8mm” (1999) di Joel Schumacher se non proprio alla ricerca del padre protagonista di “Hardcore” (1979) di Paul Schrader, che lo so, non erano Horror in senso stretto, ma lo ricordano per il modo in cui bisogna calarsi in quel mondo, con tanto di VHS a loro modo maledette, ma senza ragazzine con i capelli tutti davanti alla faccia. Anche se delle ragazze ci sono in quei vid… Ok, la smetto!

Più il viaggio di Alex procede, più il romanzo affonda le grinfie in vari generi e momenti Horror, si passa da trovate weird a momenti splatter e addirittura l’orrore cosmico, con un intelligente ribaltamento della abitudini letterarie rese canoniche da quell’autore diventata aggettivo, a volte usato a sproposito e fin troppo spesso, non serve citarlo, avete capito.
Ora, io potrei anche scendere un po’ più nei dettagli, la forza di “Hardgore” non sta nell’andamento della storia, lo sappiamo cosa succede ai protagonisti delle storie Horror quando provano a sostituire un’ossessione con un’altra, il bello di questo romanzo è come Crescizz e Corà riescano ad esagerare. Il classico patto faustiano, secondo voi, in un libro del genere, come può essere firmato se non con una roba che sarebbe risultata troppo anche per Natalino Balasso? Sì, perché quando distribuivano la timidezza, i due autori erano in coda per la birra.
Il finale, con derive da Body Horror e momenti che non possono non far pensare a Society, è il punto di arrivo di una storia che esagera per il gusto di farlo, ma non solo per quello, perché tutto quel massacro e quella follia, non avrebbero avuto il minimo senso se gli autori non ci avessero fatto affezionare ad Alex e la sua strana famiglia di attrici, attori, colleghi e rivali.
Risultato finale, se cercate una storia ben scritta capace di portare in scena trovate che alzano l’asticella, sapete cosa fare e se qualcuno dovesse contestarvi letture troppo spinte, dite che vi mandano Crescizz e Corà e che è tutto Horror, di quello buono.


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