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Heist (2016): Si stava meglio quando si stava in “B”

Non ci sono più le mezze stagioni. Si stava meglio quando
si stava peggio, ma soprattutto: non ci sono più quei bei film di Serie B di
una volta, adesso al massimo ci toccano porcheriole come questo “Heist”.

Lo so, è una carta che mi gioco spesso, però a costo di
passare per pedante e ripetitivo (cosa che sono) torno su uno dei miei
argomenti di punta: la quasi totale estinzione dei film di Serie B.

Ho sempre pensato che i “Figli di un Dio minore”
cinematografici abbiano una loro dignità, ma anche un valore nell’economia dell’industria
cinematografica, i film di Serie B sono sempre stata la palestra per la Serie
A, un luogo dove testare tutte le idee un po’ matte, che non avrebbero mai
trovato i finanziamenti e la fiducia dei produttori “importanti”. Il realtà, il
discorso è molto più ampio e dettagliato, so di stare generalizzando, ma provate
a seguirmi nella tana del Cass-Coniglio.
I film di serie B erano il ring su cui mettere alla prova
tutti i soggetti (anche quelli scarsi, se non addirittura pessimi), per vedere
quali di questi erano in grado di restare in piedi, per sperare di arrivare,
riveduti, corretti e vitaminizzati da alti budget, a diventare soggetti per la
serie A cinematografica.
Il problema è che il cinema costa e chi finanzia vuol
rientrare (largamente) della spesa fatta, quindi i film di serie B sono sempre
meno (ma tengono botta!), l’effetto collaterale è che tanti soggetti veramente
pessimi diventano titoli di punta, oppure Blockbuster al centro di campagne di
marketing milionarie. Sono sicuro che avete in testa almeno dieci film che
rispondono a queste caratteristiche.
Cosa c’entra tutto questo con “Heist”? C’entra e basta
guardare il cast per capirlo: cosa ci fa Robert De Niro insieme a Dave Bautista
e Gina Carano? Sembra l’inizio di una barzelletta (Bob De Niro entra in un bar…)
e forse sarebbe stato meglio se lo fosse stata.

“In ogni caso non mi ha fatto ridere”.
Luke
Vaughn (Jeffrey Dean Morgan…
Lasciatemi l’icona aperta su di lui) è l’ex
braccio destro del Boss e proprietario di Casinò Bob De Niro. Da quando è
diventato padre ha cambiato vita iniziando a rigare dritto, ora fa il croupier
(sempre nel sopra citato Casinò) e il babbo dal cuore d’oro a tempo pieno, fino
al giorno in cui la sua bambina si ammala e i soldi per curarla in ospedale
non bastano più. Lo contatta il buttafuori Dave Bautista con un piano: serve
qualcuno che conosca la cassaforte, per ripulire il Casinò notte tempo… Voi
direte: “Da qui in poi, segue un “Heist Movie” come suggerisce il titolo, no?”
Sbagliato! Segue il remake brutto di “Speed”, quello con Keanu Reeves e Sandra
Bullock (storia vera).
La parte “Heist” del film dura davvero poco, Jeffrey Dean
Morgan, Dave Bautista e gli altri due compari, preparano il piano seduti in una
tavola calda, utilizzando, piatti, posate e saliera (FACCIAPALMO, ma anche
storia vera), dopodiché la rapina vera e propria dura pochi minuti, a tener
banco è la fuga dopo la rapina. I nostri quattro rapinatori da strapazzo
salgono su un bus notturno (clamorosamente pieno di persone, tra le quali un uomo
con un costume da orso… Storia vera) e tentano la fuga, sulle loro piste
interviene la poliziotta Gina Carano, che non si sa per quale ragione, non
pattuglia in coppia con un altro poliziotto, no, lei gira di notte (con le
anime perse) da sola. Beh, trattandosi della Carano non ha certo bisogno di una
guardia del corpo, forse questa è la cazzata minore di un film strapieno di
idiozie.

“Hai letto la sceneggiatura Jeffrey? Uno spasso, da spisciarsi dalle risate”.
Fare un film di rapina, che per l’80% del tempo mostra
solo la fuga dopo la rapina e intitolarlo “Heist”, sarebbe come fare un film
Western su una carovana diretta ad EST e intitolarlo “Western”, perché il logo
del titolo sula locandina poi, ricordi la “M” di Metallica, penso che vada da
ricercare nei gusti musicali del tizio che ha curato la grafica, non ho altra
spiegazione.
Voi direte: “Ok, non è un Heist movie, però è
adrenalinico, scritto alla grande, pieno di personaggi sfaccettati e diretto
bene”. Ecco: no, proprio no, ma quando il destino vuole essere beffardo, sa
esserlo davvero, infatti il regista si chiama Mann… Scott Mann. Nessuna parentela
con quello bravo, che di solito da materiale come questo tira fuori dei
capolavori.
Per quei due che avranno ancora voglia di vedere questo
film (“Fuggite Sciocchi!”) non aggiungerò grossi dettagli sulla trama, vi dirò
solo che l’immancabile colpo di scena finale, che non può mai mancare in un
Heist movie (o presunto tale come questo) si basa su due svolte della trama che
non hanno alcun senso.
I due sceneggiatori Stephen Cyrus Sepher e Max Adams (si
vede che sono nomi finti che hanno dato per non farsi riconoscere, dai uno si
chiama come Max Power!) mettono su prima una scena in cui il personaggio di Jeffrey
Dean Morgan, dovrebbe perdere la sua purezza d’animo, falciando un ostaggio in
diretta Tv, ma già nella scena successiva, quando l’inseguimento tra polizia e
autobus ricomincia, è chiaro che le due cose non possano funzionare.

“Voglio una sceneggiatura decente o giuro che lo ammazzo!”.
Ma il massimo del non-sense sta nel fatto che ad un certo
punto viene automatico chiedersi: “Ma dove è finita la Carano? E come ha fatto a
trovare l’ospedale dove sta la figlia di Jeffrey Dean Morgan senza sapere nulla?”
basta non posso dirvi altro.
 Ma se riuscissimo
ad andare oltre tutto questo (no, non si può!), il problema principale
dove “Heist” si schianta di faccia è sull’utilizzo degli attori, la famosa
icona lasciata aperta lassù.
Jeffrey Dean Morgan (William, Frank, Michael, Robert…)
per anni è stato ricordato come “Quell’attore che somiglia un pò a Javier Bardem
senza il talento e a Robert Downey Jr. senza il carisma”, ora che il nostro Jeffrey
Dean Morgan (Paul, John, George, Ringo…) inizia ad ingrigire, somiglia sempre
meno agli altri due, ma purtroppo non ha imparato a spiccare sul grande
schermo, quindi affidargli tutto il dramma, non è stata una grande idea. Se penso
che a breve lo vedremo nei panni di Negan nella serie de I Camminamorti già
inizio a spiaccicarmi il palmo aperto sulla faccia da ora.

“Pronto? No, Javier non è in casa. No anche Robert è uscito, ci sono solo io… Pronto? Pronto?”.
Robert De Niro aggiunge al curriculum l’ennesimo ruolo alimentare, in cui nei primi cinque minuti iniziali di film, gli viene chiesto di gigioneggiare andando TANTISSIMO sopra le righe, con l’unico scopo di poter regalare a Scott Mann la possibilità di raccontare ai suoi nipoti di quella volta che ha diretto De Niro mentre faceva il Gangster. Per dirvi della caratterizzazione dei personaggi: De Niro proprietario di un Casinò. Bravo Scott, la prossima volta cosa farai? De Niro che guida un Taxi? De Niro pugile? Bah…
Dave Bautista è credibile come buttafuori (e ci credo!)
solo che gli tocca il ruolo del compare pazzo, che in un film di rapina non
manca mai, quello che nel momento di crisi, vorrebbe risolvere tutto sparando.
Ammiro Bautista perché anche se ormai lavora stabilmente in film di Seria A e incarna un personaggio della Marvel Comics al cinema, non ha l’arroganza di
dimenticarsi le sue origini e non disdegna mai nemmeno i film più scarsi,
certo, se questo “Heist” se lo fosse fumato, non si sarebbe certo dispiaciuto
nessuno.
Per il reparto polizia dico solo che il Detective al
lavoro sulla crisi ostaggi sul bus, è Mark-Paul Gosselaar (più serie B di così
si muore!) talmente sornione da nascondere ovviamente qualcosa e no, non il
fatto di essere quello che interpretava Zack in “Bayside school” (Storia vera).

“Ragà, ma perchè siamo tutti al telefono? E’ un film d’azione o la pubblicità della Vodafone?”.
Il disastro finale Scott Mann lo manda a segno con la
Carano, ma porco mondo! (cit.) hai Gina Carano in un film e le fai fare mezza scena di combattimento frettolosa? No, dai, ma basta! Io rivoglio i bei film di Serie B di una
volta! Si stava meglio quando si stava in B!

“Si inizia facendo film con Scott Mann e guardate come si finisce!”.
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