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Hellblazer di Garth Ennis (1991-1999): un bastardo alle porte dell’inferno

Per anni ho ronzato attorno al ciclo di “Hellblazer” scritto dal mio prediletto Garth Ennis come una mosca su… Vabbè lascio a voi la fine della metafora. Nella mia collezione avevo qualche volume di questo lungo ciclo mentre altri li ho letti di straforo, poi ho deciso di farmi un regalo con l’omnibus ristampato (non senza pochi problemi) da Panini Comics, un post sulla Bara mi sembra doveroso.

Per il ragazzo nato ad Holywood nell’Irlanda del Nord (occhio al numero di “L” che fanno la differenza), l’incontro con John Constantine è quello che gli ha cambiato la vita, la carriera e lo scenario del mondo dei fumetti. Garth Ennis è stato il più giovane tra gli autori della cosiddetta “British invasion”, quel manipolo di talenti arrivati dalla umida Albione per rigirare come un calzino i fumetti americani, i primi a mettere gli occhi sul talento di Ennis furono i tipi della Distinta Concorrenza, che pensarono bene di proporgli di scrivere Dottor Fate: tutina blu, mantello giallo, una campana usata come elmo sulla testa, avrei voluto essere la mosca del primo paragrafo per vedere la faccia di Ennis davanti a questa proposta di lavoro.

Lui, che negli anni si sarebbe fatto la fama dell’uomo che odia i super eroi a scrivere Dottor Fate? Non scherziamo, per fortuna da quelle parti bazzicava quella santa donna di Karen Bergen, che con il suo fiuto per il talento ha avuto un ruolo fondamentale nella creazione della linea “per adulti” della Distinta Concorrenza, la Vertigo che negli anni ci ha regalato tante gioie a fumetti. Se la DC voleva affidare ad Ennis le storie di un mago, Karen Bergen pensò di fare lo stesso, ma il mago in questione era quanto di più distante dal Dottor Fate o dal Doctor Strange della Marvel, un mago proletario, con un cappotto al posto di un mantello e le sembianze ricalcate su quelle del cantante Sting, mi riferisco ovviamente a John Constantine, nato come personaggio di contorno nel ciclo di storie di Swamp Thing scritte da Alan Moore, il nostro John era davvero troppo tosto per continuare a fare da tappezzeria nella storie altri.

Un gran bastardo per dare fuoco al mondo (del fumetto)

Ecco perché la sua serie regolare intitolata “Hellblazer” ha attirato le attenzioni del pubblico fin da subito, grazie alle storie scritte da Jamie Delano che hanno saputo dare a John Constantine una connotazione del tutto realistica, un personaggio che bazzica la magia ma con i piedi ben piantati in un contesto contemporaneo, come quello delle gravi tensioni sociali dell’era thatcheriana, che erano al centro della gestione Delano.

Quando Garth Ennis accettò di subentrare a Delano sulle pagine di “Hellblazer”, aveva ventun anni, ve lo ripeto, ventuno, due, uno. Cosa facevate voi a quell’età? Momento di pentimento. Ennis era un ragazzo che si era fatto le ossa sulle pagine della leggendaria rivista inglese “2000 A.D.” e aveva dimostrato una certa predilezione per i tipi tosti come Judge Dredd, ma era anche l’ultimo arrivato con un compito che avrebbe fatto tremare le ginocchia a chiunque, intendo chiunque non fosse cresciuto nell’Irlanda del Nord degli anni ’70, quando vieni su con da una parte l’esercito inglese che spara e dall’altra l’IRA che fa esplodere le bombe, non hai proprio il concetto di paura di tutti gli altri tuoi coetanei.

Non fidatevi, Garth non viene in pace, porta il suo inimitabile stile come arma.

Il colpo di genio di Garth Ennis è proprio quello di non negare le sue origini – ci sono quitali di cultura Irlandese tra le pagine della sua gestione di “Hellblazer” – dando una forma più precisa al carattere di John Constantine, rendendolo per certi versi l’anti-eroe perfetto: somiglia a Sting quindi ha una certa dose di fascino, ma è anche un personaggio dal senso dell’umorismo affilato, che fuma, beve e fa troppo spesso a botte, un misto di carisma, arroganza e consapevolezza dei propri mezzi per un personaggio diviso tra luci ed ombre. Impossibile non tifare per lui, con quel suo modo di vincere sempre, anche nelle situazioni più impossibili sembra il lato oscuro del Doctor Who (per restare in terra di Albione), con quella faccia come il culo Constantine troverà sempre un modo di fregare il diavolo, come nella tradizione delle storie antiche, dove un uomo fa un patto con un demone e poi lo frega mettendogli il sale sulla coda, stessa cosa solo che qui Ennis ci mette del suo e fa di Constantine il bastardo perfetto, l’amico di merda dal passato segnato che lascia attorno a se una scia di morti, spesso proprio tra amanti e amici.

Notevoli facce da schiaffi, ispirate al cantante dei Police.

Siccome gli Autori (quelli con la “A” maiuscola) si ripetono, in “Hellblazer” troveremo tanti, tantissimi dei semi che poi Ennis avrebbe fatto germogliare altrove, ad esempio l’idea dell’amico perfetto per uscire a far serata, il bastardo divertente con la faccia da schiaffi, che però poi ti pugnala alle spalle e ti frega la tipa sono ancora convinto che sia stato un elemento autobiografico, su cui Ennis ha sviluppato il vampiro Cassidy di Preacher (a cui ho, diciamo preso in prestito il nome), ma per certi versi le prove generali il vecchio Garth le ha fatte proprio con Constantine.

Ventun anni e la responsabilità di portare avanti un fumetto rinomato, come ha pensato di giocarsela Garth Ennis? Prendendo i lettori per le palle, colpendoli dove fa più male, il suo primo ciclo di storie “Abitudini pericolose” mette Constantine spalle al muro, in un parallelismo ideale con il suo nuovo sceneggiatore: tre pacchetti di Silk Cut al giorno richiedono il loro tributo di sangue, John Constantine ha il cancro ai polmoni, incurabile.

Come incentivo, meglio delle foto sui pacchetti di sigarette.

Quello che segue è un dettagliato sprofondare nella malattia, un lungo addio per John che saluta i parenti come la sorella Cheryl, oppure gli amici come il tonto ma fedelissimo taxista Chas, oppure Brendan, avvinazzato Irlandese che insieme a Kit detta “Miss Irlanda” (mora, carnagione chiara, occhi verdi, insomma Miss Irlanda) non solo aumenteranno il numero di comprimari della serie, ma saranno tutti personaggi fondamentali del ciclo di storie scritte da Ennis.

Mai provare a bere contro una irlandese!

L’idea, che sprizza Irlanda in ogni vignetta, del trucco utilizzato da Constantine per fregare il diavolo, potrebbe sembrare uscita dallo spillatore per la birra di Ennis, ma in realtà è stato un suggerimento di Stuart Moore, allora editor della serie e per certi versi padrino dello scrittore Nord Irlandese durante tutta la sua gestione del personaggio. “Abitudini pericolose” pur essendo un pugno di storie fondamentali (quel filmetto con Keanu Reeves pescava a piene mani da qui), denota ancora un certo grado di inesperienza da parte di Ennis, la sua prosa è molto lunga e caratterizzata da dei discreti “muri di testo”, che sono sempre un po’ stati uno dei marchi di fabbrica dello scrittore, ma qui risultano ancora un po’ macchinosi, anche per colpa di una mancanza di chimica con il primo disegnatore della serie, il bravissimo Will Simpson che qui crea alcune delle tavole più iconiche di “Hellblazer”, ma nel corso della gestione piuttosto iconoclasta (se non proprio eretica per certe trovate), non si è sempre trovato a suo agio con Ennis (storia vera).

Quando vuoi dire al diavolo che lui è il numero uno.

Nel secondo ciclo di storie, entra finalmente in scena uno dei disegnatori con cui Ennis ha sempre lavorato meglio fin dai tempi di Judge Dredd, mi riferisco proprio a Steve Dillon, riformando così la coppia che avrebbe successivamente dato fuoco al mondo con Preacher. Le loro prime storie sono per scaldare i muscoli, mi riferisco alla festaiola “Il signore delle danze”, ma Dillon come disegnatore ospite, sarebbe diventato regolare più avanti, quando Ennis avrà già scaldato i muscoli e affilato il suo stile, anche grazie a cicli di storie sopra le righe come “Stirpe reale”, un delirio iconoclasta in cui un certo principe inglese destinato al trono di Inghilterra se solo sua madre la regina reale abdicasse (see aspetta e spera!), viene posseduto dallo spirito di Jack lo squartatore. Un trionfo di trovate grottesche, violenze e sfottò verso le autorità in puro stile Garth Ennis.

Una picconata ad un’istituzione Inglese per una bella copertina di Glenn Fabry.

Nel corso della sua gestione di “Hellblazer” ci sono elementi narrativi anche importanti, che Ennis avrebbe sviluppato in maniera anche molto più esplosiva altrove, ad esempio l’idea di un figlio nato dall’amore tra un angelo del paradiso e una demoniessa dell’inferno, sarebbe stato in futuro la pietra d’angolo su cui Ennis avrebbe fondato il successo di Preacher, a ben guardare anche le motivazioni del diavolo che perseguita Constantine avrebbero avuto un riscontro tra le pagine del fumetto con Jesse, Tulip e Cassidy.

Una delle trovate più azzeccate da Ennis è stata quella di far invecchiare Constantine quasi come una persona reale, nella storia della sua festa di compleanno per i quarant’anni, non solo entrano (o rientrano) in scena tanti personaggi chiave del cast, ma il nostro John dopo averne bevete più di un paio, finisce per errore a pisciare sulle scarpe dello Straniero Fantasma. Ma considerati fortunato Straniero, Ennis è lo stesso che ha fatto vomitare Tommy Monaghan sugli stivali di Batman!

Non è una vera festa senza il contributo “verde” di Swampy.

Un altro elemento propedeutico per il futuro della carriera di Ennis passa dalle copertine, per la prima volta sulle pagine di “Hellblazer”, lo scrittore Nord Irlandese incrocerà il suo cammino con Glenn Fabry, lo stesso artista che avrebbe firmato le sessantasei copertine di Preacher, che qui ci regala porzioni abbondanti del suo talento.

Ma quando “Hellblazer” entra nel vivo, Steve Dillon torna e questa volta trova un Ennis al massimo della sua forma, se posso aggiungere una piccola parentesi personale, grazie a questo ominbus finalmente completo ho avuto modo di leggere alcune storie che mi mancavano, firmate da una coppia di autori responsabili della mia passione per la nona arte, visto che per ovvie e tristemente note ragioni non potrò più leggere storie di Ennis e Dillon, questo viaggio indietro nel tempo nella riscoperta mi ha fatto doppiamente piacere, anche perché parliamo di cicli di storie che sono uno meglio dell’altro.

Steve Dillon un pochino sapeva disegnare, voi che dite?

Mi riferisco a “Paura e odio” oppure ad “Amore corrotto”, dove per certi versi funziona tutto, tranne il vampiro cattivo che rappresenta una minaccia davvero da poco, nobilitato solo dal modo in cui ancora una volta, Constantine lo frega come fa tutte le volte. Malgrado questo, proprio in “Amore corrotto” la chimica tra Ennis e Dillon fa scintille, il primo sarà sempre quello capace di scrivere dialoghi lunghissimi, ma talmente curati e cesellati da far sembrare davvero reali i personaggi, Dillon invece sapeva far “recitare” i personaggi che disegnava, regalando loro una gamma di emozioni ed espressioni facciali invidiabili.

Ho trovato curioso il fatto che nel voluminoso omnibus (1351 pagine per quasi due chili di libro, un piacere da tenere sullo sterno leggendo a letto che non vi dico!), il nostro John Constantine tocchi il fondo delle sue cattive abitudine e dei rapporti umani quando? Proprio a pagina 666 (storia vera) per poi mettersi a scavare ma se la trovata è voluta, da Ennis o da chi ha curato l’impaginazione per Panini Comics, vi meritate dei complimenti!

Il punto esatto in cui John Constantine tocca il fondo. Tranquilli, poi peggiora.

Ennis sa tenerti incollato alla pagina grazie a storie dove a volte non succede una mazza, dove i personaggi parlano spesso al pub, come nella bellissima storia di Kit tornata nella nativa Belfast, eppure lo fa così bene che sembra di sentire il tintinnio dei bicchieri e le chiacchiere da bar sono così realistiche da dare spessore anche ai personaggi. Ma nel suo ciclo di storie sulle pagine di “Hellblazer”, Ennis ha dato fondo a tutto l’armamentario, ci sono racconti intimisti e cicli di storie grotteschi, come il viaggio negli Stati Uniti di Contanstine in “La fiamma della dannazione”, una storia lisergica in cui il mago proletario della Vertigo, finisce per interagire con il fantasma di JFK (impegnato a tenersi insieme le parti di cervello esposte dal colpo alla testa ricevuto), in uno scontro tra cultura Inglese e tradizioni americane che nel tempo, sarebbe diventato un altro caposaldo della “poetica” di Ennis.

Who’s got the brain of JFK? (cit.)

Dopo aver toccato il fondo ed essersi in parte ripreso dopo un viaggio degli Stati Uniti, Ennis fa un po’ tirare il fiato al suo protagonista con tre storie molto intime, in “Comunione” ci viene raccontato il passato di Kit e Brendan, attraverso una serata tra amici passata a bere e fumare, un’esperienza che abbiamo fatto tutti e proprio per questo ha il doppio dell’effetto sul lettore.

“Confessione di un ribelle irlandese” è un gioiellino, il ricordo di un amico e delle loro serate folli Dublinesi, tra ipocrisie personali, pinte di Guinness come se non ci fosse un domani e un magone che levati, ma levati proprio, non dico l’Ulisse di Joyce in salsa Ennis, però quasi, voi che dite, brutto?

Gente di Dublino (o giù di lì)

“E la folla impazzisce” invece approfondisce il rapporto tra John e Chas, una storia di amici che mette in chiaro come noi maschietti possiamo anche litigare brutalmente, ma prima o poi ci passa. Anche se il ciclo di storie chiave è quello intitolato come un pezzo dei Pogues (gruppo preferito di quel buongustaio di Ennis, storia vera) “The rake at the gates of hell”, dove lo scontro finale tra John Constantine e il diavolo raggiunge il suo apice.

Il volume si conclude poi con “Figlio dell’uomo”, una storia con gangster e dosi abbondanti di trovate grottesche che non è altro che un ricordo di un’avventura passata di Constantine, anche perché i veri saluti finali Ennis li aveva già firmati anche prima della storia Irlandese di Kit intitolata “Heartland”. Un numero di “Hellblazer” che si conclude come tutto è cominciato, con Constantine che si accende una sigaretta, sorride con quella sua faccia da schiaffi, ed idealmente si congeda da tutti i lettori a suo modo: «Buonanotte e Dio ti benedica. Ora vai a dormire, cazzo.»

Le parole migliore possibili per congedarsi con stile.

Insomma ho amato moltissimo questo viaggio alle origini del talento di Garth Ennis e di un personaggio fondamentale con Constantine, non solo ha finalmente aggiunto alla mia collezione il ciclo completo di storie di “Hellblazer”, ma ho anche fatto addominali, 1351 pagine che hanno il loro peso specifico, letteralmente.

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