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Hidden (2015): You’ve got to (Hidden) your love away…



Genere?
Horror/Thriller.
Regia e
sceneggiatura? Due esordienti che si fanno chiamare Duffer Brothers, probabilmente
i prossimi registi preferiti di Homer Simpson.
Chi produce?
La Warner Bros.

Già capito che
finisce male! Invece… Sorpresa! Il film mi è piaciuto, è sempre bello essere
smentiti in questo modo.
Si inizia
subito forte, niente titoli di testa, solo il titolo del film e si parte!
Papà Ray (Alexander
Skarsgård, figlio di Stellan), mamma Claire (Andrea Riseborough vista in
Oblivion e Birdman) e la loro bambina di sette anni Zoe (Emily Alyn Lind) sono
impegnati in un classico dei momenti famigliari: la bimba si è svegliata nel
cuore della notte dopo un incubo.
L’unica
differenza rispetto a qualunque altra famiglia dello stesso tipo è che il
nostro trio vive in una specie di bunker sotterraneo, corridoi di cemento e una
botola dalla quale si accede alla superficie.
Da circa 300
giorni hanno fatto di questo luogo tetro e inospitale la loro nuova casa, un
rifugio dalla pandemia che è esplosa a Kingsville, North Carolina. Un virus
misterioso trasforma le persone in pazzi assassini, con tutte le dinamiche del
nostro classico Outbreak zombesco. Il tempo nel bunker passa a fatica e per
sopravvivere la famiglia si è auto imposta alcune regole base, la più
importante di tutte quella di restare nascosti (da qui il titolo del film),
anche perché in superficie capita spesso di sentire il respiro di quelli che Zoe
chiama i “Breathers”, dei simpaticoni che non si fanno mai vedere, ma dai quali è
molto meglio tenersi a debita distanza…
Questo è tutto
quello che vi serve sapere per godervi il film, un piccolo riassunto della
sinossi della pellicola e di quello che vediamo nei primi minuti. Se pensate
che questo tipo di storia sia qualcosa nelle vostre corde, aggiungo solo: buona
visione. Sappiate che la storia migliora e magari potrebbe anche sorprendervi.



“Lo so che sembro un sosia di Rick Grimes, ma credetemi, il film merita…”.
Da qui in poi
aggiungerò alcuni dettagli, non sono SPOILER, ma nel dubbio vi avviso lo stesso
perché non voglio rovinare il film a nessuno.
Quando si
parla di film horror commerciali, la situazione è abbastanza tragica, là fuori
abbiamo un sacco di storie di fantasmi prodotte con un budget equivalente al
costo di un sacchetto di noccioline, oppure cose molto convenzionali fatte per
impacchettare insieme qualche jump scare facile da vendere al pubblico. Quando
ho visto che “Hidden” è stato prodotto dalla Warner Bros e affidato a due
esordienti, ho storto il naso, lo ammetto candidamente, eppure il film restando
all’interno dei limiti del film horror commerciale (ovvero: sangue e budella
ridotte al minimo sindacale, solo per descrivere un parametro) si è rivelato
una bella sorpresa.
Matt e Ross
Duffer, i Duffer Brothers per questo loro esordio hanno saputo prendere le
distanze dai tanti Brothers qualcosa che spesso s’incontrano guardando film
dell’orrore, non riuscirete a smettere di pensare al fatto che si chiamino
quasi come la birra preferita di Homer, ma solo se avete visto tanti episodi
dei Simpson.
Non pretendo
di saperne abbastanza da poter spiegare a tutti cos’è che identifica un film
dell’orrore, in base ai gusti personali c’è chi ama vedere in un Horror metri
di intestini e secchiate di sangue, oppure chi ama saltare sulla sedia dallo
spavento, tutte cose che amo anche io, ma quello che secondo me non dovrebbe
mai mancare in un film dell’orrore è il senso di minaccia. “Hidden” è tutto
basato sul non mostrato e i Duffer fanno un ottimo lavoro trasformando il
Bunker-Casa in un claustrofobico ambiente post-apocalittico.



“Andrà tutto ben…” , “Pa, risparmiatela, lo sai che negli horror quella frase porta sfiga”.
In 84 minuti,
durata perfetta per un film come questo, Matt e Ross si concentrano
sulla famiglia di protagonisti, facendo un ottimo lavoro nel portare in scena
le dinamiche famigliari, come la mamma, quella responsabile e con la testa sulle
spalle che vorrebbe far mangiare a ZoZo (nomignolo che la bambina proprio non
sopporta) i fagioli in scatola, mentre papà, quello permissivo della coppia, spalleggia la bambina che vuole cenare con le pesche in scatola,
decisamente più buone da mangiare… Zoe non è una da “Fagioli alla Bud Spencer e
Terence Hill”.
Il trio di
attori funziona molto bene, Alexander Skarsgård è già pronto per ereditare dal
padre il titolo di “Quello Svedese nei film americani” qui, però, dimostra di
essere totalmente credibile anche come tipico papà americano e in coppia con
la bravissima Andrea Riseborough sono molto affiatati, i due avevano
già lavorato insieme nel melodrammatico “Disconnect”, il film che riassumeva
nel titolo lo status del mio cervello.
Anche la
piccola Emily Alyn Lind funziona alla grande, è interpretata e scritta molto
bene, per fortuna i Duffer Brothers (eh eh mi fa ancora ridere…) sono riusciti
a tenersi a debita distanza dello stereotipo Hollywoodiano del bambinetto pedante
e fastidioso, il che per me è già un valore aggiunto alla pellicola.



“Da adesso in poi solo commedie, giuro…”.
Guardando tutta
la prima parte di “Hidden”, mi sono ritrovato spesso a pensare ai primi film di
M. Night Shyamalan, quelli riusciti, di quando eravamo ancora tutti convinti
che l’Indiano avrebbe spaccato tutto e sarebbe diventato il prossimo
[INSERIRE-QUI-IL-VOSTRO-PRONOSTICO-MANCATO]. I “Breathers” non vengono mai
mostrati, tutta la paura e le tensione viene fuori da un costante senso di
minaccia e, siccome i Duffer si sono presi il tempo necessario (quello giusto)
per farci affezionare alla famigliola, tutto funziona molto bene. Personalmente
il personaggio che ho sentito più vicino è stato Ray, perché del trio è…
Quello scemo! No, scherzi a parte, è quello che cerca costantemente di fare
quadrato per proteggere le persone a cui vuole bene.
Lo fa quando
il pericolo si fa reale, ma anche quando cerca di rendere le giornate nel
bunker meno pesanti, la scena del gelato, mangiato usando solo la fantasia è la
classica trovata che in mani meno capaci, rischierebbe di risultate noiosa,
melensa o involontariamente comica, invece devo dire che l’ho trovata efficace
nel definire il rapporto padre e figlia.



Meglio la fuga, che vivere in un mondo senza campi da basket…
Ma Shyama… Shiama… Shiamal… Michael Night! Rifaccio…
Ma Michael
Night aleggia su questo film quasi quanto i Breathers, per tutto il tempo ho
avuto il sospetto (anche qualcosa in più di un sospetto) che “Hidden” fosse
terreno fertile per il trucco preferito di Shyam… Michael Night, ovvero il
twist finale che scombina tutte le carte.
Il film
procede punteggiato da alcuni flashback, che hanno il compito di spiegare allo
spettatore il passato dei personaggi, i primi giorni della diffusione del virus
e come la famiglia abbia raggiunto il bunker, in questo senso i Duffer Brothers
hanno dimostrato di aver fatto i compiti, facendoci concentrare sui
protagonisti e sulla minaccia dei Breathers. Per tutto il tempo convincono lo
spettatore a guardare le carte, invece della mano che le mescola, esattamente
come faceva Michael Night nei suoi film, questo spiega come mai siano riusciti
a farsi produrre il film d’esordio da un colosso come la Warner Bros.

Il risultato è molto riuscito, per tutta la durata di “Hidden” ti ritrovi a
pensare che quello che stai venendo non ti quadra tanto, ma solo quando il film
raggiunge il suo climax e si gioca la carta della rivelazione (il twist
appunto) capisci che quel sospetto era concreto e tutto il film assume
caratteristiche nuove.



“Papà è adesso che facciamo il twist?” , “No cara, siamo in esterni, è il momento del flashback”.
Non mi va
proprio di rivelarvi cosa accade, quello che mi sento di dirvi è che “Hidden”
riesce ad incastrarsi in un filone molto in voga, offrendo il punto di vista
opposto, quello che solitamente non ci viene mai raccontato… Basta, non aggiungo
altro!
L’unico
difetto che ho potuto riscontrare è stata una singola scena nel finale, che io
ho ribattezzato “la scena in stile Riposseduta”, per fortuna dura molto poco, perché
i Duffer si affidano nuovamente alle dinamiche tra personaggi costruite nei
minuti precedenti e riescono ad evitare l’effetto risata involontaria… Bravi
ragazzi, vi siete meritati una Duff.
L’esordio dei
Duffer è molto valido, restando all’interno dei canoni del film
Horror commerciale, i due fratelli sono riusciti a sfornarne uno che un po’ per
il tema in voga, un po’ per il twist finale, potrebbe piacere ad una
larga porzione di pubblico ed essendo prodotto dalla Warner Bros rischiamo
anche di vederlo in sala… Per una volta è un pericolo che non mi dispiacerebbe
correre.
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