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High-Rise (2016): Se il palazzo è così, figuriamoci la riunione condominiale

In principio
fu James Graham Ballard e il suo romanzo “Il condominio”, in originale
High-Rise, così abbiamo anche spiegato il titolo del film.

Pubblicato nel
1975 è considerato ancora oggi un capolavoro di satira, balzo in avanti a
circa, l’anno scorso direi, guardo qualche minuto del trailer (sto cercando di
smettere…): persone bene dentro un palazzo lussuoso e
tecnologicamente avanzato, poi qualcosa va storto e come direbbe la volpe di
Von Tier -“Il caos regna”-, solo che lei direbbe: “Il caaaAAAaaaooooos reeeeeegnaaaaaa!”.



La copertina del romanzo originale di Ballard.
Fermo il
trailer a metà, ho visto tutto quello che mi serve sapere, il film
mi interessa, sapete perché? Perché mi ricorda nella trama e nella atmosfere,
un film del mio secondo Canadese preferito, David Cronenberg, ovvero “Shivers”
(Il demone sotto la pelle) che, guarda caso, è uscito proprio nel 1975. Se fossi
Lucarelli vi direi qualcosa tipo: “E’ un caso? Questa è una storia strana, una
storia che fa paura.”.
Sì, va bene Cassidy, ma dove vuoi andare a parare?
Non lo so, però
se Cronenberg forse si è ispirato al romanzo di Ballard, sicuramente si sono
ispirati gli autori della storica serie inglese “Doctor Who”, che nel 1987,
proprio prendendo spunto dal lavoro di Ballard, hanno prodotto l’episodio “Paradise
Towers” con protagonista il settimo dottore, Sylvester McCoy, la trama si
complica, sapete chi ha diretto due episodi di Doctor Who con Peter “Twelve” Capaldi, non nel 1987, ma nel 2014? Ben
Wheatley che, guarda caso, è proprio il regista di “High-Rise”.



“Io odio i piccioni”.
Cosa vuol dire
tutto questo? Non lo so, se fossi intelligente vi spiegherei il legame e tutti
direbbero “Come sei intelligente Cassidy ci hai spiegato il legame”, voi
intanto tenete a mente tutti questi nomi che adesso parliamo della trama, ma
tra un po’ tornano utili.
Londra 1975,
Robert Laing è un giovane, elegante ed affascinante medico con la faccia di Tom
Hiddleston, siccome lui è Tom Hiddleston, è stiloso quando fa il portiere dinotte, figuriamoci quando fa il medico! Si becca un super appartamento al
25esimo piano del super palazzo costruito dall’architetto Anthony Royal, uno
che è regale anche nel cognome, infatti vive con l’eccentrica moglie al piano
attico, con tanto di giardino chilometrico popolato di animali stile valle dell’Eden. Chi interpreta Royal? Jeremy Irons, toh guarda! Uno che Cronenberg lo conosce
molto bene.



Poi dite che non penso alle mie lettrici… Tutte e quattro.
Siccome Tom
Hiddleston è figo anche quando fa il fratello cattivo di Thor e quando cammina
per strada le donne urlano e svengono ai suoi piedi (non necessariamente in
quest’ordine), come extra si becca pure la vicina di casa, si può dire porca
parlando di un personaggi interpretato da Sienna Miller? Facciamo finta si possa
dire. Insomma: va tutto bene e gli abitanti del palazzo, per quanto eccentrici,
vivono le loro vite agiate.



La vicina di casa che i miei lettori (tutti e quattro) vorrebbero avere.
Oddio agiate,
in base al piano in cui abitano agiate, come succede a quel dandy di Pangbourne
(James Purefoy che passa agevolmente dal riccone inglese al Texano spiantato Lansdaliano con la
stessa disinvoltura) che essendo lassù passa da una festa all’altra, mentre i poveri cristi come il documentarista con poster di Che Guevara in
casa, Richard Wilder (Luke Evans visto anche ne Lo Hobbit), vive una vita un po’ meno agiata ai piani inferiori.



“Posso fare due mosse alla Bruce Lee che fanno subito anni ’70?”.
Il condominio
gradualmente inizia a creare problemi dovuti alla sua stessa complessità
tecnica (siamo entrati in zona METAFORONE!), piccoli blackout che diventano
sempre più frequenti, sembrano essere il vero termometro delle dinamiche
interne al palazzo. Quando la tecnologia viene meno e il cibo comincia a
scarseggiare, lo scontro tra le classi sociali dei piani alti e di quelli
sottostanti diventa inevitabile. Questo è il momento in cui cito una delle mie
frasi preferite di sempre: Benvenuti nel
regno della razza umana!
Cronenberg ha già portato un libro di Ballard sul grande schermo (Crash, 1996),
non si è mai cimentato con “Il condominio”, anche se non mancano i punti in
comune. Bisogna dire che a Ben Wheatley l’imitazione di Cronenberg viene bene,
ma non benissimo, il regista inglese si sforza di mettere in scena certi
passaggi della trama che al canadese vengono fuori con una naturalezza
disarmante.



Prima: Quando il problema maggiore era ritrovarsi in smoking ad una festa in costume.
Non ho letto
il romanzo originale di Ballard che conoscevo solo di fama, Ben Wheatley
fa un buon lavoro, rimanendo molto lineare nella narrazione nella parte
iniziale del film, per diventare sempre più spezzettato e volutamente caotico
(anche nel montaggio). Quando la situazione va fuori controllo, si arriva ad un
punto in cui le motivazioni di mischiano: chi cospirava un
minuto prima, aiuta quello successivo.
Per i più
recalcitranti di voi all’idea della metafora, no, i protagonisti non lasciano
mai il palazzo nemmeno nei momenti peggiori, o quando sarebbe logico farlo, ma considerando il condominio come la nostra società, come si fa ad
abbandonarla?
Ben Wheatley
fa un ottimo lavoro, non inventa molto perché alla fine la storia è un
classico: metti tanti umani nello stesso posto, togli il minimo sindacale di
tecnologia e stai a guardare cosa succede (un gran casino!), eppure, Wheatley
dimostra di aver fatto i compiti, apre il film con un piccolo sguardo tre mesi
nel futuro della storia, una piccola scena di umorismo nerissimo (non
scomoderei A boy and his Dog, ma un
cane ha i suoi quindici minuti di gloria), con un Tom Hiddleston
devastatissimo, poi riavvolge la storia e ci racconta come tutto è degenerato.



Dopo: Quando tutto è andato a rotoli…
Lo
fa da studioso del cinema, passando dalla violenza all’orgia satirica,
dimostrando di aver guardato per ore il lavoro di tutti i registi giusti, con
le differenze del caso alcuni momenti li “suona” alla Ken Russell e altri alla
Stanley Kubrick, ottenendo un ottimo risultato.
Considerando
che negli anni questo romanzo ha rischiato di essere portato al cinema da nomi
non da poco come Nicolas Roeg, Richard Stanley o un altro canadese come Vincenzo Natali, sicuramente Ben Wheatley ci ha regalato la sua interpretazione
della storia, anche la ricostruzione degli anni ’70 è rigorosa, nel film tutti
fumano, il cibo finisce prima delle sigarette e non riuscirete a togliervi
dalla testa le due interpretazioni di “S.O.S.” degli ABBA, la prima del
compositore Clint Mansell e l’altra dei Portishead, un pezzo che non solo
fa subito anni ’70, ma sembra quasi il grido di aiuto di un palazzo che
potrebbe farvi rivalutare quello in cui vivete anche voi, vi assicuro che a
vicini molesti e fuori di melone, non ho niente da inviare a Tom Hiddleston,
tzè!
So when you’re near me
darling can’t you hear me S.O.S.
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  1. Forse è giunto il momento di rivederlo, forse. Ma si passa prima dal libro e poi da Cronny.

    • I giusti passaggi per apprezzarlo in pieno. Cheers!

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