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Highlander II – Il ritorno (1991): Ne resterà soltanto uno (e sarà Michael Ironside)

Settant’anni per un immortale non sono poi molti, ma il 12
febbraio compie i suoi primi settant’anni uno dei preferiti di questa Bara, quindi abbiamo scelto di festeggiare
Michael Ironside come merita!

Non perdetevi il post del Zinefilo che anche lui festeggia
il compleanno di Michael Ironside!

Dalla sua vasta filmografia ho scelto un ruolo direttamente
dal seguito di un film che ad oggi, è ancora il post più cliccato di sempre di
questo blog, il mitico Highlander. Lo
confesso candidamente, il primo capitolo è un film che ho visto e rivisto
tantissime volte da bambino, e visto che sono in vena di trasparenza, anche il
secondo film è passato parecchie volte sul televisore di casa mia, forse più di
quante sarebbe stato lecito anche se da allora, non l’ho mai più rivisto.

Ripassandolo per questo compleanno mi sono stupito nello
scoprire quanti passaggi ricordassi ancora così bene a memoria (la sortita
oltre lo scudo, Ramirez nel negozio di abiti da uomo, Ironside che si mangia la
scena e via dicendo…) ma non ricordavo un dettaglio, marginale, quasi
secondario: ragazzi se fa schifo questo film!

“Cassidy non ti sembra di esagerare, il povero Russell qui, potrebbe offendersi”

Highlander era un
film con un montaggio a tratti abbastanza bizzarro, forse un lascito della
lunga e prolifica carriera da regista di videoclip del talentuoso Russell
Mulcahy. Ma “Highlander II – The Quickening”? Siamo ben oltre i semplici
problemi di un montaggio che ha sforbiciato il film più della lama di Kurgan, si perché dopo l’enorme successo
al botteghino del primo film, il seguito è stato quasi automatico, ma la sua
produzione? Un mezzo bagno di sangue.

Se siete più o meno della mia leva ricorderete che prima di Greta
Thunberg e dei Fridays for future, prima del grave problema del
surriscaldamento globale e prima ancora del negazionismo di Trump, il problema
era lo strato di ozono con più buchi di un groviera. Faccio parte della
generazione cresciuta con l’incubo di questo povero ozono, a girovagare intorno
alla stazione a chiederti «Ehi tipo c’hai cento Lire?» tutto pieno di buchi,
pensare che una volta era tanto un bravo ragazzo, studiava anche al
conservatorio.

Mi sembra il caso di dirlo, la regia di Russell Mulcahy fa scintille!

Ecco, William Panzer già produttore del primo film, deve
aver pensato che il tema ecologista caldo, doveva diventare centrale per questo
seguito, quindi la sua idea è quella di ambientare la storia in un remoto
futuro (il 2024, tra quattro anni… Brrrr!) minacciato dalle radiazioni
ultraviolette, ma che soprattutto facesse finalmente contenti i fan,
rispondendo alla loro domanda ricorrente: Da dove arrivano gli immortali di HighlanderSi perché è risaputo che
assecondare i fan di una saga è il modo migliore per avere successo, ceeeerto!
Infatti Panzer è andato dritto beh, come un Panzer (questa battutaccia ve
l’aspettavate fin da quando avete letto il nome vero?) puntato verso il
disastro.

Il regista Russell Mulcahy non era affatto d’accordo nello
svelare l’aurea di mistero attorno alle origini degli immortali, ma la
sceneggiatura scritta da Peter Bellwood (lo stesso del primo capitolo) era
tutto sommato gagliarda, prevedeva anche il ritorno di Kurgan tra i sicari del
super cattivo interpretato dal nostro Michael Ironside, almeno fino al momento
in cui Clancy Brown ha detto grazie, ma no grazie, decidendo di lasciare il suo
personaggio al mito del primo capitolo. Decisione saggia che Christopher
Lambert non ha voluto imitare, anzi, per tornare il francese ha preteso di
riavere a bordo Sir Sean Connery, perché tra i due sul set del primo film, era
nata una grande amicizia (storia vera).

“Io sarò sempre qui…” (Cit.)

Come dite? Ramirez lo spadaccino interpretato da Connery nel
primo film ci lascia le sue vistose piume di pavone? Eeeeh vabbè come siete!
Qualcosa ci inventeremo per farlo tornare no? Abbiamo Sir Connery ben felice di
ritrovare il suo amico Francese che facciamo? Lo sprechiamo? Ma va anzi, si va
tutti in Argentina a girare, un buon metodo per tenere bassi i costi di
produzione, visto che il Paese vacillava sull’orlo di una crisi economica
grave.

Sfiga! I trenta milioni di fogli verdi con sopra facce di
altrettanti ex presidenti defunti stanziati per il budget non bastano (cose che
capitano se a Connery dai quattro milioni di cucuzze per nove giorni di lavoro)
quindi bisogna chiedere un finanziamento ad una compagnia locale, che però
infila dentro una postilla: scuciamo il grano solo se possiamo avere l’ultima
parola sul montaggio finale del film. I soldi arrivano, ma a quel punto e Russell
Mulcahy a voler andare via.
Il regista insoddisfatto dalla trama e dalle interferenze,
cerca di abbandonare il film ma per vincoli contrattuali è costretto a restare,
non ottiene nemmeno di firmarsi Alan Smithee, lo pseudonimo ufficiale di chi
vuole abdicare, ma anzi è costretto a vedere il suo nome in bella mostra sulla
locandina, anche se poi alla prima del film, ha abbandonato la sala dopo
quindici minuti di proiezione (storia vera). Che dite avrà esagerato il vecchio
Russell? Vi racconto la trama, giudicatelo voi.

Di fatto la scena volante iniziale di Spider-Man 3 in largo anticipo (tanto per stare in tema di film riusciti)

Nel futuro (agosto 1994) il strato di ozono ci protegge dalle
radiazioni ultraviolette più o meno come una parola gentile davanti ad una palla
da demolizione. L’Africa è un ricordo e la signora MacLeod muore in un letto d’ospedale
per le ustioni riportate, al suo capezzale un visibilmente sconvolto Connor, in una scena che Christopher Lambert interpreta con un’espressione molto… Christopher
Lambertiana, anche perché tanto, ha solo quella.

Per rispettare l’ultimo desiderio della moglie morente, Connor
si impegna un casino per salvare il mondo, e collaborando con un gruppo di scienziati
lancia lo scudo spaziale che si, salva tutti dalla distruzione imminente, ma fa piombare il
pianeta in una lunga notte senza fine. Perché Connor MacLeod avrebbe le
conoscenze per fare una cosa del genere non è chiaro, cosa faceva di mestiere MacLeod
nel primo film? A parte essere schifosamente ricco intendo? Vabbè diciamo che
molto Christopher Lambertianamente MacLeod scuce il grano e spegne la luce per
sempre.

La faccia (sempre quella) di chi ha appena fatto la gioia dei vampiri sul pianeta.

Facendo questo MacLeod salva l’umanità ma si guadagna l’odio eterno
dei fanatici della tintarella, che si ritrovano a vivere per 25 sotto lo scudo,
in un futuro che pare uguale a quello di Blade Runner, perché l’ispirazione per Russell Mulcahy arriva proprio da lì.
Metti una sera a cena all’opera e Connor, ormai rincoglionito e invecchiato
da un trucco che lo fa sembrare Christopher Lambert che cerca di recitare la
parte di un vecchio (ma sempre con la stessa faccia da Christopher Lambert), il
nostro ormai non più immortale si ricorda tutto, ed è qui che “Highlander II –
The Quickening” si gioca la sua grande idea, che per comodità chiameremo: L’IDEONA.

Gli immortali sono alieni provenienti dal pianeta Zeist, un
posto che sembra il pianeta di Dune (perché l’ispirazione per Russell Mulcahy
arriva proprio da lì) guidato con pugno di ferro dal temibile generale Katana (il
nostro Michael Ironside), solo che mentre guardo il film capisco “Catania” ed
inizio ad interrogarmi sul fatto che Ironside non sembra per niente siciliano in
questo film. Il che per un po’ mi distrae dalla successiva scena Fantozziana,
in cui Ramirez (Sean Connery) indica Connor (Christopher Lambert) come colui
che guiderà la rivolta perché ha sentito su di se il tocco della Reminiscenza.
Il tutto mentre Lambert come il celebre ragioniere, sta in fondo alla stanza
nascosto dietro una pianta di ficus.

Ehi! Ma Virginia Madsen recitava proprio in Dune!

Il resto è leggenda, una battaglia mitica che dura beh… Due minuti,
in cui i ribelli guidati da Connor le prendono dagli uomini di Katana e per
questo subiscono una punizione durissima: Verranno esiliati come i Kryptoniani
di Superman sul pianeta Terra dove
diventeranno immortali, ma non potranno mai più tornare su Zeist, a meno che di
non aver sterminato tutti i loro compagni, potendo così raccogliere il premio e
tornare a casa… Ma fucilarli sul posto come fanno tutti i dittatori? Brutto?

“Sì, sono finti, ma comunque sono molto belli” (Cit.)

Questo colpo di genio voluto fortemente dal produttore William
Panzer da un calcio al secchio del latte di tutta la credibilità (e il fascino)
del film precedente, tutti gli
immortali con cui Connor combatteva quindi erano solo sicari mandati da Katana
per ucciderlo? Allora perché si uccidevano anche tra di loro per ottenere l’agognata
Reminiscenze? Inoltre se come vediamo qui, Connor può richiamare il suo amico
dal mondo dei morti (hanno la tariffa “You and Ramirez” chiami il tuo migliore
amico senza scatto alla risposta) quando si trova nei guai, perché non lo ha
fatto quando ha dovuto affrontare Kurgan nel primo film? Ma soprattutto, perché
mandare dei sicari ad uccidere il vecchio Connor MacLeod? Ormai è anziano,
rincoglionito che non si ricorda di essere stato un immortale e si abbiocca all’opera, come fa zia Vincenzo davanti alla televisione, perché accanirsi? Le cose sono due Katana è il
generale di U.C.C.S. (Ufficio Complicazioni Cose Semplici) oppure la storia è
stata scritta con parti non nobili del corpo.

Christopher invecchiando ha perso la sua espressivit… Ehm
no, è sempre uguale.

Diventa chiaro vedendolo che questo “Highlander II” é partito da
un’idea balorda per diventare ancora più insensato a causa dei tagli e del gran
casino in fase di produzione, un macello che azzoppa anche le poche trovate
azzeccate, quasi tutte farina del sacco di Russell Mulcahy. Ad esempio di due
sgherri mandati da Katana hanno un aspetto strampalato il giusto da risultare
efficaci, Corda e Reno anticipano di parecchi anni i gemelli di uno dei
seguiti di Matrix (tanto fanno tutti schifo) però sembrano i loro cugini Goth,
in più uno dei due ad una lingua alla Gene Simmons, abbina anche una risata da
pazzoide mica male. Il problema è che il loro combattimento con MacLeod, più
che Corda e Reno, li fa sembrare Crucco e Tonto del “Robin Hood” della Disney,
visto che muoiono in un modo cretino.

“É l’una di notte e tutto va beneee!” (Cit.)

Un gran peccato davvero perché l’occhio
di Russell Mulcahy è notevole, la scena della cisterna con la bocca disegnata
sopra, che va fuori strada e da un “bacio” (mortale) a MacLeod facendolo
apparentemente morire tra le fiamme, è un gran momento, un po’ stemperato dal
fatto che dalle fiamme spunti fuori Christopher Lambert, di nuovo giovane e bello, ma
sempre con la sua unica espressione da Christopher Lambert.

Di nuovo bello, giovane e molto espress… Vabbè lasciamo perdere!

Non so se Mulcahy abbia deciso di prendere qualcosa in
prestito anche da Brasil, perché la
bella (eco)terrorista che s’innamora di MacLeod sembra un’idea che arriva dal
film di Gilliam, anche se qui è interpretata da Virginia Madsen, che dopo un
torrido bacio per strada (in realtà una scena al limite del tragicomico), prova
a fare il punto della trama: Tu eri normale là, però ti hanno mandato qua, dove
sei immortale se non ti tagliano la cappocia, però adesso quelli là vengono qua, perché qui e quo erano impegnati, ma tu credi a quelli là? O credi a questi
qua? Dimmi qual è la verità, chi la merita? La vita non è là, la vita non è qua,
né là né qua (ma nell’acqua).

L’oreal. Perché noi valiamo.

Insomma
nessuno ci capisce più niente ma MacLeod ha una risposta per tutto, ed è sempre
la stessa, come la sua faccia: «È una specie di magia» anche se i Queen sono
andati, e a sostituirli é arrivato Stewart Copeland, direttamente dai Police
che fa un ottimo lavoro, che però si perde nel gran casino di questo film.

“Adesso recitiamo anche Shakespeare? Avevo firmato per fare Highlander”

Si perché i momenti tragicomici si sprecano, vogliamo
parlare del ritorno immotivato di Ramirez? Improvvisamente il maestro di Connor
ricompare letteralmente con un fulmine nella sua amata Scozia, nel mezzo di uno
spettacolo teatrale dove comincia a mettere in dubbio il contenuto della
battute di un attore impegnato a recitare con il teschio di Yorick in mano,
roba che dovrebbe far riderissimo ma in realtà è solo tediosa, anche se Sir Sean
Connery da lezioni di stile a tutti. Letteralmente!

Oh, I’m an alien, I’m a legal alien, I’m an English Scottish man in New York the future.

Si perché una delle scene più riuscite del film prevede proprio
Ramirez che ritornato in questo strambo futuro, pensa bene che la priorità sia aggiornare il suo abbigliamento recandosi nel più antico negozio
di sartoria di tutta la Scozia («Non potevo scegliere meglio visto che io sono
il più antico gentil uomo della Scozia»). Ma poi io dico, Ramirez nel primo film
non diceva di essere uno spagnolo con origini egiziane? Nessuno qui ci capisce
più niente, ma a togliere completamente credibilità al film ci pensa anche una
mancanza di direzione generale.

Pensate che il capo della società che ha lanciato lo scudo
spaziale – che con enorme sforzo di fantasia si chiama Scudo Corporation -, è
comandata da John C. McGinley, il dottor Cox di Scrubs! Che per sua ammissione in quel periodo era in fissa
durissima con il suo mito, Orson Welles, e per questo ruolo ha pensato bene di
provare ad imitare il vocione del grande regista, con il risultato che in
originale, lo sentiamo cazziare tutti i sottoposti come faceva con JD nella
popolare serie televisiva, ma con una voce assurdamente bassa e senza senso.

“Mi dispiace JD non è potuto venire”, “Ho appena rivalutato Bob Kelso, a tuo confronto lui era buono”

Sul set era chiaro che vigesse l’anarchia più totale, tanto da anche i momenti più iconografici del film (Connor MacLeod e l’ecoterrorista
che rivedono il cielo oltre lo scudo, prima di decidere di distruggerlo. Lo scudo non il cielo), intervistato
in merito il nostro Michael Ironside ha dichiarato che la sensazione sul set
era più o meno quella di persone che cercavano di fare ognuno la sua parte,
senza una direzione precisa, ma cercando di divertirsi oppure impegnarsi a
seconda delle priorità personali. Non credo sia un caso se dopo il disastro di
questa pellicola Christopher Lambert abbia dichiarato di aver sofferto per un
po’ di depressione (ma con quella faccia, nessuno deve essere riuscito a
diagnosticargliela) mentre Sir Sean Connery ha preferito dichiarare che non
avrebbe mai più interpretato la parte del “pavone spagnolo” (allora vedete che
era spagnolo!?), incassare l’assegno e prenderla con filosofia.

Sir Connery e il tagliacarte che ha usato per staccato l’assegno.

Ma il nostro Michael invece? Beh lui da ottimo professionista
annusa l’aria, capisce tutte le debolezze del film (il fatto che lo facciano
recitare con dei capelli posticci piuttosto “Berlusconiani” era un ottimo
indizio) e fa quello che gli viene meglio: decide di andare tantissimo sopra le
righe. Sapete che vi dico? Ha avuto ragione lui!

“Quanto mi piace essere cattivo!”

La scena che ricordo molto ben fin dalle mie visioni
infantili del film – volevo anche io il visore doppio usato da uno dei
viaggiatori -, è sicuramente quella della metropolitana, in cui Michael Ironside fa
il bello e il cattivo tempo, la mia passione per le scene in metropolitana
forse parla per me, ma è uno spettacolo vedere Ironside agguantare un bimbo dicendogli «Vorresti
guidare uno di questi? …Anche io!» per poi decidere di farlo davvero, lanciando la
metro a velocità folle, facendo una strage, perché tanto lui è immortale e soprattutto
cattivo, quindi può permettersi questo e altro.

“Nicolas Cage… Scansaaaaati!”

Il finale di “Highlander II – Il ritorno” merita un
discorso, il montaggio scellerato decide bene (cioè male) di montare i due combattimento
di MacLeod e Katana, come se fossero una sola scena, per altro molto confusa,
il risultato è bizzarro e abbastanza anti climatico, ma siccome in uno strambo
Paese a forma di scarpa non vogliamo proprio farci mancare niente, abbiamo trovato il modo di distinguerci, se siete proprio masochisti
interessati a vedere il famigerato finale ribattezzato “fairy tale ending” è in
Italia che dovete venire!

“Guarda che forma strana ha quel Paese, sembra proprio una scarpa”

Questo geniale finale prevede un MacLeod sbrilluccicante che
svolazzando a mezz’aria, mentre invita Virginia Madsen a svolazzare con lui verso
Zeist, come se fossero Peter Pan e Wendy (facciapalmo!). Davvero la ciliegina sulla torta di questo
enorme casino, e anche una delle scene più ridicole che abbia mai avuto la
sfortuna di vedere in tutta la mia vita di cinefilo.

Facciamo un minuto di silenzio, per uno dei finali più brutti della storia del cinema.
Visto che per un immortale il tempo è relativo, proviamo ad
analizzare come sono andate le cose per i principali interpreti di questo
disastro intitolato “Highlander II – Il ritorno”. Cominciamo da Christopher
Lambert, io non so dove si trovi in questo esatto momento, proprio ora mentre
sto scrivendo questa frase, non lo posso sapere, ma sono sicuro con che faccia
lo stia facendo, quello lo so. Sei un mito Chris resta sempre così, si proprio
così.
Sir Sean Connery dopo un’infilata di filmacci più o meno
della stessa forza di questo, ha pensato bene di tornare davvero in Scozia e
dedicarsi ad una ricca e meritata pensione, passata giocando a golf, un signore
come sempre!
Virginia Madsen è ancora una bella signora che ogni tanto compare e fa piacere
rivedere, quello a cui è andata peggio di tutti è stato Russell Mulcahy, che è
andato sotto bevendo dall’idrante con il disastro di questo film, giocandosi
definitivamente la carriera. Finito a sgomitare nella tonnara delle pellicola a
basso budget, è riuscito a firmare un film con un budget decente solo nel 2007
con “Resident Evil: Extinction” e solo perché il regista titolare Paul W. S.
Anderson, aveva mollato momentaneamente l’osso.

Eugenio dice che io sono rinnegato perchè ho rotto tutti i ponti col passato (Cit.)

Questo film per Mulcahy è diventato la sua balena bianca,
tanto da voler far uscire la sua versione della pellicola, ribattezzata “Renegade
Version”, in cui tutta la menata degli immortali alieni è molto ridimensionata e
il risultato finale, è un film migliore, ulteriormente aggiornato dalla “Special
edition”, che ha ristrutturato e rimasterizzato il comparto audio e video. Un
piccola rivincita, quasi una vittoria di Pirro.

Quindi quello a passarsela meglio alla fine è il nostro
Michael Ironside, l’unico a potersi vantare di essere uscito a testa alta (e
ancora attaccato al collo) da questo gran casino, auguri Michael!Non perdetevi la pagina dove il Zinefilo ci racconta tutti (proprio tutti!) i film del Canadese! Ma non perdetevi nemmeno i titoli di testa del film in Italiano.

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