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Hit Man – Killer per caso (2024): un sicario (finto) incontra una ragazza (vera)

Dopo aver attirato le giuste attenzioni all’ultimo festival del cinema di Venezia, sbarca anche nei nostri cinema “Hit Man”, appesantito dal solito sottotitolo italiano urticante, l’ultima fatica di Richard Linklater che zitto zitto, ultimamente riesce a piazzare quasi un film l’anno, anche grazie alla collaborazione con Netflix.

Il suo Apollo 10 e mezzo lo abbiamo visto sulla piattaforma, questo “Hit Man” invece sbarca al cinema mettendomi a dura prova, perché Richard Linklater è un po’ il campione del mondo del cinema Indie che più Indie di lui solo Harrison Ford (brrrr…), eppure è lo stesso che ha firmato parecchi titoli che mi piacciono, quindi non sarà proprio uno da Bara Volante al 100% ma se decide di spararsi (brrr…) la storia di un sicario potrebbe esserlo, con un grosso asterisco, fatto a forma di Glen Powell.

Asterischi (in bianco e nero)

Glen Powell il Miracolato, uno con una faccia che in un altro periodo storico cinematografico, gli avrebbe garantito il ruolo dell’infame, nel caso migliore Gorman o Burke di turno, invece ora che i ruoli per i maschietti bianchi stanno cambiando peso specifico, per qualche oscura e misteriosa ragione è riuscito ad imbucarsi alla festa dei Mercenari di Stallone ritagliandosi un ruolo anche in Top Gun Maverick, gli è andata male con il modesto e carico di retorica “Sulle ali dell’onore” (2022), ma siccome non sarebbe il Miracolato se non fosse Glen Powell, ad un certo punto è stato preso per il ciuffo da Linklater e compresa una vera, finta o studiata ad arte storia con la protagonista, aveva un ruolo chiave anche in “Tutti tranne te”, che in molti hanno visto, io? Anche no grazie, malgrado Sydney Sweeney in bikini che comunque va detto, attira, ma ve lo lascio senza rimpianti.

“Hit Man” è una trama che Richard Linklater aveva in testa da un po’, in particolare da quando ha letto la notizia del mite professore universitario che in realtà, era un agente sotto copertura, il suo compito? Fingersi un sicario a pagamento, avvicinare i potenziali clienti, pronti a pagare un professionista per uccidere qualcuno e segnalarli alla polizia, una sorta di Pre-Crimine ma senza la tecnologia futuristica, un soggetto che posso dirlo? Urla «FRATELLI COEN!» a pieni polmoni, infatti inizia come da tradizione del regista a due teste, con una frase che ci avverte che questo film è una storia (abbastanza) vera.

Uno, nessuno e centomila Powell.

Ma visto che i Coen sono in altre faccende affaccendati, su questa storia è arrivato per prima Linklater che ha scritto la sceneggiatura a quattro mani proprio con Glen “Miracolato” Powell, sensato visto che buona parte della fatica di impersonare tutti quei personaggi è sulle sue spalle, perché va detto, lo spunto alla base di “Hit Man” ha dei numeri.

Gary Johnson (Il Miracolato) è il più classico mite professore di filosofia di New Orleans che nel tempo libero lavora come consulente informatico per il dipartimento di polizia cittadino. Per caso, come il sottotitolo italiano ci tiene a sottolineare, viene incaricato di avvicinare un committente, l’idea di calarsi nel ruolo di un sicario lo intriga, per lui che ha una vita monotona con due gatti di nome Io ed Es e che ai suoi studenti propina gli stessi argomenti, non gattofili ma filosofici.

Ma anche cinofili, ha un cagnetto, non fa una piega.

Possono anni di studio della filosofia aiutarti nella vita reale? (quasi-cit.) in teoria si, in pratica anche perché Gary ad ogni nuovo potenziale cliente, offre il sicario adatto alle situazioni, ai committenti più ricchi si presenta in giacca e cravatta, chiedendo più soldi per essere credibile, da altri più spiantati accetta anche giochi usati della Playstation o pagamenti in motoscafi usati, alla Miami Vice. Il gioco è entrare nella testa delle persone, un mago dei travestimenti pronto a dare al prossimo l’idea di assassino che ci si aspetterebbe di incontrare quanto sei tanto determinato da voler pagare qualcuno per uccidere qualcun altro.

Powell impegnato a rimproverare Harry Potter.

«Tutto quello che serve per fare un film sono una pistola e una donna» sosteneva Jean-Luc Godard, visto che la pistola da (finto) sicario c’è, manca l’altra metà del cielo, ovvero Madison “Maddy” Masters (la notevole Adria Arjona che ricorderete per Andor o vabbè, Morbius) di cui Gary ovviamente si innamora, problema? Quando sei una sorta di uno nessuno e centomila, come fai a conquistare una? Restando te stesso?

Gary Johnson per Richard Linklater non è tanto quello che Zelig era per Woody Allen, più che altro è una riflessione bipede sull’Es, l’Io e il Super Io, con quest’ultimo nel mirino, ironicamente (ma ironia intelligente, mica le mie caSSate) che per trovare la pace, dovrà uccidere il suo Super Io in una lunga commedia degli equivoci piena di dialoghi brillanti in cui lo zampino di Netflix si nota (nel cast anche una delle “Good Girls” l’attrice Retta), infatti mi aspetto sfaceli quando il film sbarcherà sulla piattaforma, al momento devo dire che devo essere oggettivo, malgrado un paio di elementi che in teoria dovrebbero rendimi repulsiva la storia, “Hit Man” fa il suo dovere, anche se a mio volta devo mettere parecchi asterischi.

Asterischi, asterischi ovunque.

Lo dico sempre che un film simpatichino, calato nella dimensione di un programma di un Film Festival, spesso ne esce come uno dei migliori titoli di Mel Brooks o giù di lì, passati una settimana con i drammoni e poi ci credo che chiunque sia in grado di strapparti un sorriso verrà accolto come il Secondo Avvento, ma va detto che “Hit Man” non è solo simpatichino, a tratti ti tira proprio dentro al suo giochino davvero solo grazie a quei dialoghi scritti così bene, anche se concettualmente parte come un film dei Coen e poi diventa Linklater al 100%, perché i fratellini del Minnesota avrebbero sparso il sangue e il cinismo ovunque, il buon Richard invece parte da una premessa buona per un Thriller e trasforma tutto in una commedia romantica? O una degli equivoci? Fate voi, ed è qui che mi tocca ammettere che il Miracolato è perfettamente nel suo.

Badate bene, non voglio sembrare più cattivo del necessario con Glen Powell è uno che ci ha provato a cavalcare i ruoli muscolari (che si stanno purtroppo estinguendo) e gli sta andando bene, lo troveremo anche nel rifacimento di Twister di cui sento il bisogno come di un tornado a scoperchiarmi la casa. Però Powell era anche quello che rubava la scena nei panni dello scemone Chad Radwell nella sottovalutata Scream Queens, serie spassosissima finita (male) troppo presto, quindi intelligentemente – perché di materia grigia quell’uomo nel cranio ne ha parecchia – Linklater non ha fatto altro che prendere Glen Powell per mano e riportarlo all’interno del genere che gli appartiene. Ora, se ci fosse il modo di lasciarlo lì, ne guadagneremmo tutti, purtroppo come detto, ci tocca almeno il già citato remake, poi si vedrà.

Powell mentre cerca di passare per un eroe della Bara. Niente Glen, non è per te.

Ultimamente faccio seriamente fatica ad esaltarmi per i film, figuriamoci per uno con Glen Powell, ma devo dire che i 115 minuti di “Hit Man” filano alla grande, così bene che passa quasi non dico inosservata, ma come naturale evoluzione della storia, la svolta da Rom-Com, ma anche il modo intelligente di trattare i temi filosofici alla base della storia, senza lanciarli in faccia al pubblico. A quello ci stanno pensando le penne stipendiate, che ovviamente non possono semplicemente scrivere di aver apprezzato una commedia degli equivoci senza darsi un tono, tirando in ballo il padre della psicologia e una serie di filosofi nella gara a chi spara più nomi grossi.

Alla fine Linklater nella sua intelligenza ha capito anche questo, convivono un sacco di “noi” nella nostra pancia, a turno spunta quello che la situazione, la società o l’educazione impartita ci fa percepire come l’abito giusto. Lo stesso vale per i recensori che un Linklater da Film Festival devono per forza analizzarlo con un certo grado di spessore, cento volte meglio l’entusiasmo più spontaneo di Lisa, decisamente più in linea con lo spirito del film.

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  1. Tutti tranne te è quel film che ha fatto dire ad una produttrice che Sydney Sweeney “non è carina e non sa recitare “

    • Baum deve essere cieco, perché se non è carina lei non so chi debba esserlo e se non sa recitare, forse perché non ha visto Immaculate 😉 Cheers

  2. Entusiasmo magari è un parolone, però che questo film sia (almeno) un gioiellino di sceneggiatura è innegabile: la trama è una bomba a orologeria… e ti assicuro che questo film all’ultima Mostra di Venezia poteva (anzi, doveva!) benissimo stare nel Concorso principale!!

    • Lo è, mi dispiace solo che in sala fossimo in due a vederlo, lo scopriranno quando sbarcherà sulla piattaforma che lo ha prodotto. Cheers

  3. Il Chad me l’ero un po’ perso, al di fuori di Scream Queens l’ho sempre trovato assai bietolone, ma che piacere ritrovarlo qui, ironico e piacione come lo ricordavo!

    • Allora non ti sei persa niente, hai seguito la parte giusta della sua carriera, o giusta per lui almeno 😉 Cheers

  4. Si’, infatti.
    Vedi il titolo originale e il pensiero corre subito al buon Tommy (a quando il film, James?) o all’agente 47.
    Poi vedi l’ennesima aggiunta inutile e ti viene in mente il trascurabilissimo film del nostro Ezio nazionale.
    Vien da sospettare che sia un film dalle due anime, che mal si amalgamano.
    E invece pare sia pure divertente!
    Una sorpresa, considerando che i film di Linklater non sono proprio per tutti.
    Il solito mio amico di vecchia data, Vanzinaro da una vita, avrebbe detto che sono film da seghe mentali.
    Ne’ belli ne’ brutti, intendiamoci.
    Semplicemente non li trova adatti a lui, non ne capisce il senso.
    Diciamo che e’ convinto che al cinema ci si debba solo divertire e basta.
    Oh, a ognuno il suo.
    Considerando che lo ha prodotto Retepellicole (sarebbe ora che cominciasse a distribuire di piu’ al cine), aspettero’ la sua uscita in streaming.
    Vero, comunque.
    Mi ricorda quell’aneddoto dove, guarda caso sempre a Cannes, i critici dopo essersi fatti un paiolo tanto con un film – mattone dei Taviani (“Tu Ridi”, mi pare che fosse), si sono precipitati nella saletta a fianco a vedersi “The Dentist” del grande Yuzna.
    Cosi’, per rinfrancar lo spirito tra una pizza di pellicola e l’altra.
    Si saranno divertiti un sacco, senz’altro. Pero’ non si può’ dire.
    Siamo critici, dopotutto.

    • Spero mai, sospetto già una cagata su Authority. Mi tengo i fumetti, piuttosto che che un “The Boys 2.0”. Cheers!

  5. Grazie per il passaggio e, beh, c’hai preso: quando a un Festival arriva il film leggero si grida sempre al miracolo. Qui poi il film leggero funziona benissimo, è scritto benissimo e Glen Powell ci recita benissimo in mille ruoli cuciti su di lui.
    E a chi gridava alla chimica perfetta con Sweeney, forse non aveva ancora visto questo…
    La voglia di rivederlo è alta, ma il doppiaggio mi spaventa e resto pigra. Lo aspetto su Netflix, mi perdoni Linklater, che sempre venererò!

    • Mai stato estimatore delle botte di culo che guidano la carriera di Powell, ma ho sempre gradito il suo Chad di “Scream Queens”, perché la commedia sa farla e qui va detto che è proprio nel suo e funziona alla grande. Cheers!

  6. Concordo su tutto, film delizioso e divertente

    • Peccato che al botteghino farà un buco nell’acqua. Cheers!

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